Cosa succede nei sogni ?

E’ la mia terza doccia.
Mi sento sporca, sporca sulla pelle, sporca nella vagina, sporca,
sporca, sporca.
Una sporcizia sulla quale non basterebbe strofinare un’intera
saponetta ne un intero flacone di detergente intimo.
Mi sento sporca nell’animo.
Sporca di una sporcizia che solo il tempo riuscirà a lavare via, via
da quella donna che è stata abbastanza stupida da pensare che un po’
di sesso fosse la giusta medicina.
Sono le tre e mezzo, i vicini non hanno ancora picchiato sul muro ma
credo che non ci vorrà ancora molto.

Ma è più forte di me, forse
un’altra doccia o due riusciranno a ripulirmi abbastanza da farmi
passare il disgusto.
La giusta medicina…
Non mi fa nemmeno ridere l’ironia del pensiero. Mi sento stupida,
perché ora ci dovrò convivere, con una nuova ferita che mi sono auto-
inflitta.
Era il sesto uomo, ho tenuto il conto, tutti con un bel fisico, un
modo di porsi che, onestamente, quasi ogni volta è stato piacevole.

Tutti curati, intelligenti. Ma… Ma ogni uno di loro più o meno nello
stesso modo, un primo incontro, per capire se poteva piacermi, poi a
cena, perché non è bastato il primo incontro per decidere, poi…
Così con l’ultimo, il sesto, al terzo incontro ho ceduto, pensando che
ci fosse qualcosa di sbagliato in me, che il non sentirmi attratta
almeno da uno di loro fosse causato dalle mie ferite del passato. E
che, dopo qualche mese senza sesso – mi correggo: senza sesso con un
uomo – avessi perso contatto con la realtà, con quel che desiderasse
veramente il mio corpo.

Non mi è piaciuto il suo primo bacio; un primo allarme che non ho
voluto ascoltare. Allora l’ho lasciato fare, l’ho lasciato entrare in
casa.
L’ho lasciato baciarmi, spogliarmi.
Ansimare nel mio collo.
Leccarmi il seno, toccarmi la vagina, sporcandomi ad ogni suo tocco.
Penetrarmi.
Mi sono sentita violentata. Ma da me, non da lui.
Sorrido al pensiero. Mi immagino dai carabinieri.
“Devo denunciare una violenza sessuale”.

“Chi è la vittima?”
“Io. “
“E l’aggressore lo conosce?”
“Si, sono sempre io. “
Non sono sicura di avere finto bene, e non ero neanche bagnata. Mi ha
fatto male. Ma non ha capito. O forse non ha voluto capire, ma che
fosse l’uno o l’altro in fondo non fa molta differenza. Lo si sa bene
che non ci si può aspettare questo tipo di sensibilità da un uomo.
Credo che la capacità di ragionare d’un uomo sia inversamente
proporzionale al suo grado di eccitazione.

Da gentleman, a cena, ad orangutan, a letto.
Mi fermo qui! Non posso prendermela con lui per qualcosa che mi sono
fatta da sola. Anche se l’orangutan, se lo merita tutto.
Un brivido mi percorre tutto il corpo. Dovrebbe fare caldo ma ora mi è
venuto freddo. Contemplo l’ironia del momento, sotto la doccia,
saponetta in mano a lavare una sporcizia che so bene di non poter
lavare. Mi risciacquo velocemente, mi asciugo e torno a letto sperando
di poter dormire almeno due o tre ore.

Dopo essermi girata e ri-girata per mezzora, finalmente il sonno mi
viene all’improvviso, e l’ultimo pensiero chiaro prima di
addormentarmi è, devi perdonare te stessa Rebecca, in fondo l’hai
fatto pensando in bene.

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