Ventisei. (storia vera)

“Sorpresa sorpresa, una quarantenne!” Pensai dopo aver visionato la posta elettronica del social network che ero solito bazzicare nei miei ormai sempre più lontani 26 anni.
Ella mi scrisse parole piuttosto focose e colorite, ma io rimasi signorilmente distaccato per evitare di fare la figura del “solito macho da social network”.
Rincoglionito dai miei stessi ormoni e abbindolato dalle bollenti promesse della mia interlocutrice all’altro capo della connessione, decisi di mettere da parte un’ intelligente prudenza per un’intrepida follia under 30.

Diciamo che le buone maniere telefoniche non erano il suo forte e che fu piuttosto brusca nel farmi capire che era leggermente in ritardo.
Quando si presentò all’appuntamento non era sinceramente ciò che mi aspettavo e pensai che è stata fortunata a trovare uno come il sottoscritto che non si tira indietro di fronte ad una curvy.
Vestiva di nero contrastando con la sua pelle lattea, i capelli di un rosso irlandese e il rossetto di una tonalità vermiglio che circondava un’arcata dentariaperfetta.

Il seno prosperosissimo era graziosamente punteggiato di lentiggini che andavano perdendosi nella sua profonda scollatura.
Andammo in un piccolo pub qualche Km più in là rispetto casa sua, buona occasione per sondare chi avevo davanti sperando che il luppolo la aiutasse a sollevare un po’ il suo sguardo che si faceva costantemente elusivo.
Quando il fegato iniziò a bypassare l’alcool sbriciolando sotto i suoi cingoli qualche inibizione, ella mi raccontò della mamma anziana e del suo lavoro di segretaria.

Mi aspettavo avesse altri argomenti, ma tutta la sua vita girava intorno a quello e a qualche incontro hot.
Iniziò ad approcciarmi fisicamente e la lasciai fare, le parti basse si inondarono di plasma e abbassai leggermente la camicia davanti alla patta per evitare una volta usciti, che la cameriera pensasse che fossi armato per una rapina.
Le effusioni continuarono in macchina, in modo piuttosto fastidioso anche perché stavo guidando. Nonostante i ripetuti inviti a smetterla considerando la pericolosità della cosa, lei continuò.

Finimmo in una stradina di campagna, alle spalle di una vecchia cascina, immersi nei campi e illuminati scarsamente dai lontani lampioni.
Le nostre lingue si intrecciarono ripetutamente, le mani strisciarono eccitate sotto i nostri vestiti, sfiorando capezzoli, scivolando verso le inguini e successivamente iniziarono a spogliare di qualche indumento.
Poggiai la bocca sul suo seno e scesi verso il suo sesso che era bagnato, caldo e incredibilmente ampio. Lei mi ripetette spesso quella sera che le piacevano le mie mani, per cui terminato di assaggiarla, feci scivolare indice e medio dentro la sua vagina.

Con l’altra mano sfregai le dita sul clitoride, con i suoi gemiti che crescevano di intensità e aggiunsi pian piano dita alla penetrazione sino ad arrivare a inserirne quasi 5 fino alle nocche.
I suoi umori vaginali bagnavano il sedile e vederla sgocciolare goduta fu piuttosto eccitante.
Dopo aver raggiunto l’orgasmo slacciò la patta dei miei pantaloni e inghiottì il mio pene quasi per intero.
La calda e soffice sensazione delle sue labbra sulla mia zona più intima era qualcosa che non avevo provato in modo tanto piacevole prima di allora e quando svariati minuti dopo allontanò le labbra per continuare con la mano, zampillai di orgasmo per un tempo che speravo non finisse mai.

-fine prima parte-.

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