Una giornata afosa parte 1

QUESTO RACCONTO NON È i****tUOSO, PERCIÒ CONTINUATE PURE A LEGGERE!!!

Era una di quelle estati afose, col un caldo torrido che ti fa fare la doccia almeno 3-4 volte al giorno. Il mio amico Andrea mi aveva invitato a casa sua a chiacchierare del più e del meno. All’inizio non ero molto intenzionato ad uscire di casa. A differenza sua, in casa nostra abbiamo il condizionatore e si può stare decentemente. Lui non aveva il condizionatore ma un misero ventilatore da tavolo.

I suoi avevano divorziato e il padre doveva pagare gli alimenti alla moglie per la figlia più piccola che era andata ad abitare con lei.
Il mio amico Andrea, invece, era rimasto con il padre per il forte legame che aveva instaurato negli ultimi anni di adolescenza.
Mi raccontava di come il padre fosse un dannato porco, un tipico siculo contadino rozzo che, con un bicchiere di troppo, iniziava a parlare volgarmente.

Era abbastanza alto, robusto e con la pancia sporgente. Grossi baffi grigi e un alito che stenderebbe un toro. Ogni tanto girava per casa con dei pantaloncini molto molli e si riusciva a vedere come il suo cazzo penzolasse. A volte si riusciva a vedere persino le erezioni. Era sempre là a toccarsi le palle grosse. Aveva istruito Andrea, durante la sua adolescenza, sul sesso e sulle donne.

“A ficcari sempri, una ri cosa cchiù mportanti.

Viri chissa cu si ru viertuluna (indicando una donna con due grosse tette), la mintissi a picurina e la mprinassi. “

“Devi sempre trombare, una delle cose più importanti. Vedi quella con quelle grosse tette, la metterei a pecora e la metterei incinta. “
Toccandosi le palle.

Una volta mi raccontò che, durante una delle tante giornate in cui lo aiutava in campagna intorno ai 14-15 anni, si fermarono stremati dal caldo e dalla fatica.

Iniziò a parlargli di donne e di come va il mondo secondo lui.

(Tradotto dal siciliano)
“Non c’è niente di meglio di una bella figa. Sai cos’è vero? Vedi, è quella cosa che hanno le donne tra le gambe. È come se avessero una seconda bocca, spugnosa, rossa, che ti annebbia la vista quando la vedi.
Quella di tua madre me lo fa sempre diventare duro. La prima volta che la vidi, 30 anni fa, la guardai e le dissi: vieni ccà ca ti fazzu fari 5 figli (vieni qui che ti faccio fare 5 figli).

Ci sposammo col consenso dei tuoi nonni materni e la notte del matrimonio la misi sottosopra. “

Ad Andrea piaceva ascoltare questi discorsi, aveva preso dal padre.

“Tornando a te. Sai come ci si masturba, vero? – Andrea lo faceva già da un anno ma preferì non rivelarglielo. – Ma come? Io alla tua età mi facevo ogni giorno almeno 2 seghe. Ora me ne faccio il doppio ahahah.
Guarda, ti faccio vedere”

Si abbassò le braghe e iniziò a menarselo.

Una grossa verga con vene pulsanti, mi descriveva, e con un paio di palle che iniziavano a diventare un po’ cadenti vista l’età.

“Forza figliolo, menatelo pure tu”

Gli fece vedere come fare e si masturbarono a vicenda. Naturalmente Andrea venne subito.

“Bravo mio figlio, guarda quanta ricotta hai fatto, come tuo padre”

Il padre si rimise prima le mutande con un po’ di fatica, il cazzo ancora duro sembrava sbucarle.

Le palle erano visibilmente quasi fuori per via appunto del cazzo duro e dal fatto che ormai le mutande erano vecchie. Mentre i pantaloni, rimessi su, erano visibilmente rigonfi dal pacco.

Ero sempre eccitato dai suoi racconti, non avevo mai detto ad Andrea che ero bisessuale e che mi eccitavano gli uomini come il padre.
Quel giorno, andai da lui con solo indosso i pantaloncini da tuta e una canotta.
Mi aveva aperto in fretta e furia dopo avergli suonato al campanello ripetutamente.

“Si schiatta fuori, fai presto!”

Ero arrivato presto, intorno alle 3. Ci mettemmo in cucina. Il ventilatore era costantemente acceso e pregavo gli dei, ogni volta che andavo da lui, che non fondesse.
Parlavamo di che università scegliere.
Guardammo diverse facoltà ma finimmo per annoiarci.
Bevevamo acqua in continuazione e facevamo le corse al bagno.
Ad un tratto arrivò il padre. Era tutto sudato. Indossava dei jeans ed una maglietta grigia per non ustionarsi dal caldo.

“Ciao ragazzi, ne sentite caldo?”

Gli jeans stavano per cedere dalla cinta, si riusciva quasi a vedere l’inguine.
Si sedette su una seggiola nello stanzino di ingresso e si tolse le scarpe. Girai dietro di lui con la scusa di prendere la bottiglia d’acqua. Lanciai un’occhiata verso i pantaloni caduti da cui si riusciva vedere il segno dell’abbronzatura e quasi la metà delle natiche pelose.

“Scusate ragazzi ma io vado a farmi una bella doccia fresca.

Entrò nel bagno e socchiuse la porta. Intanto si parlava di una ragazza, che avevo visto in spiaggia, che aveva il costume inferiore visibilmente storto e si riusciva a vedere la figa.
D’un tratto di nuovo l’esigenza di andare in bagno. Chiesi ad Andrea se era il caso di entrare mentre il padre si stesse facendo la doccia e fece un cenno per dire di chiederglielo attraverso la porta.
Andai verso la porta socchiusa, non si riusciva a vedere il box doccia in quanto la porta era disposta verticalmente rispetto al bagno lungo e stretto orizzontalmente.

“Mi scusi signore, posso entrare a fare la pipì un attimo?”

“Entra pure a pisciare, ragazzo, io sto ancora sotto la doccia. “

Continua….

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