Patty porca 01

Mi chiamo Patrizia; ho 48 anni, sono divorziata; ho una figlia di 22 anni che abita con me e un compagno che non vive con me. Sono bionda, alta un metro e sessanta, gli occhi azzurri; penso di essere una donna piacente; sono un po’ tettona, porto una quarta, e il mio fondoschiena è ancora ragionevolmente sodo. Vivo in una città di mare del nord Italia in un appartamento al piano terreno di un piccolo condominio.

Lavoro come infermiera.

Era una domenica; mia figlia Daniela era partita alle sei perché era parte del collegio arbitrale in una gara sportiva, sarebbe tornata nel primo pomeriggio; si era fermato per la notte il suo ragazzo, Simone, con cui si frequentavano da tempo.
Simone ha 26 anni, quattro più di Daniela. E’ un bel ragazzone alto, moro, muscoloso; lavora in una ditta di informatica.
A giudicare dai rumori e dai suoni che provengono dalla camera di mia figlia, confinante con la mia, sembra che i due scopino allegramente; qualche volta mi sembra di sentire dei mugolii soffocati, quasi di dolore.

Non parlo molto con mia figlia riguardo a faccende di sesso, ma per quello che mi è dato di capire credo di essere più aperta di lei. Fisicamente non mi assomiglia molto, probabilmente ha preso dal padre. Lei è alta, longilinea; ha una seconda di seno e questo è un po’ il suo cruccio, in compenso non ha bisogno di sostegno particolare. Le gambe le ha lunghe slanciate, il culetto piccolo e sodo.

Patrizia, la mamma di Daniela, la mia ragazza mi è sempre piaciuta.

Per me è proprio la MILF ideale; è una donna tutta curve, sensuale, con una certa propensione a mostrare le sue grazie; credo lo faccia spontaneamente, senza secondi fini. Al mare porta il bikini, non ha un filo di cellulite e se lo può permettere. Ha due belle tette valorizzate da ampie scollature; le gambe ma sopratutto il culo sono notevoli. E’ un po’ che frequento casa e mantiene quindi una certa libertà
Quando fa caldo, come in questi giorni, porta delle vestagliette di cotone leggero sotto le quali il seno si muove liberamente.

Quando si china un po’ in avanti riesco quasi a vederle i capezzoli. Seduta rimane con le gambe abbronzate quasi completamente scoperte offrendomi fugaci visioni dei suoi slip che mi sembrano assai ridotti.

Mi ero alzata prima di Simone, e fatta la doccia, sono andata in cucina a preparare la colazione; ero in accappatoio, uno di quelli corti e leggeri in microfibra che si usano nei mesi più caldi.
Nel frattempo si era svegliato anche Simone, era seduto in cucina con addosso solo le braghette del pigiama.

Uscì il caffè, lo versai nelle due tazzine e le presi in mano dirigendomi verso il tavolo; in quel momento il nodo che chiudeva la cintura dell’accappatoio, evidentemente mal fatto, si sciolse, la cintura cadde a terra e l’indumento si aprì completamente offrendo al ragazzo una panoramica completa delle mie tette e della mia figa.
Avevo le tazzine con il caffè bollente in mano e non potevo fare nulla.

Patty era davanti a me con l’accappatoio aperto: il mio sguardo scorreva sul suo corpo nudo.

Sulle tette abbondanti e toniche sporgevano i capezzoli grossi e scuri, circondati da ampie aoreole più chiare che risaltavano sulla pelle bianca non raggiunta dall’abbronzatura. In basso un triangolo perfetto di pelo biondo nascondeva la figa che immaginavo socchiusa in attesa di un cazzo che la riempisse.
Mi alzai per raccogliere la cintura mentre Patrizia posava le tazzine sul tavolo e chiudeva l’accappatoio.
– Grazie; me la dai? – mi chiese indicando la cintura
– Sei una bella donna, veramente –
– Detto da un ragazzo con la metà dei miei anni è proprio un bel complimento –
– E’ quello che penso… e che ho visto –
– Pensa alle ragazze! –
– Anche tu.. però.. mica male –
– Dai, basta scherzare –
– Sei proprio una MILF ideale –
– Cos’è una Milf? –
– In inglese “Mother I’d Like to Fuck”
– non capisco –
– la mamma che mi piacerebbe scopare –
– adesso basta – mi sorrise – dammi la cintura –
– Prendila! – avevo arrotolato la cintura e me l’ero infilata nelle braghette
– Dai, non scherzare – mi disse mentre con una mano teneva chiusa l’accappatoio porgendomi l’altra perché gli dessi la cintura
– Non scherzo, puoi prenderla –
– non importa – cercò di superarmi ed uscire dalla cucina ma mi misi sulla porta impedendoglielo
– non hai il coraggio di prenderla? –

La situazione era molto imbarazzante.

Simone si stava chiaramente divertendo, o anche qualcosa di più, visto il bozzo che gli stava comparendo sotto al pigiama. Poteva essere mio figlio anche se il suo sguardo, nei pochi secondi in cui mi aveva visto seminuda, era stato assai poco filiale. Pensavo a mia figlia. Pensavo anche che se il ragazzo era così, era forse meglio perderlo che trovarlo. Mi passarono davanti agli occhi alcune sue occhiate nella mia scollatura o sul mio fondoschiena.

– certo che ce l’ho –

Mi infilò una mano nel pigiama, la cintura era arrotolata attorno al mio cazzo, sentivo le sue dita che nel cercare di liberarla me lo toccavano portandomi così ad un’erezione completa.
Intanto l’accappatoio si era riaperto;
– hai delle belle tette Patty – dissi sfiorandole un capezzolo con un dito
– non toccarmi –
– e tu allora? –
Aveva il mo cazzo in mano; le presi un seno con una mano, palpandolo.

Non disse nulla, ma la sua mano si strinse sul mio uccello. Presi anche l’altro.
– ti piacciono? –
– me le immagino piene di latte, con i capezzoli ancora più grossi di adesso –
Le aprii completamente l’accappatoio, tirandolo giù fino ai gomiti, presi i capezzoli tra le dita, prima massaggiandoli, poi stringendoli; infine tirandoli verso di me. Intanto lei mi segava, lentamente…
– sei una vacca! –
– allora montami –
– prima la tua bocca

Il suo pene era duro ed eretto nella mia mano, lo pensai piantato nella fighetta di Daniela, la immaginavo sotto di lui con le gambe attorno ai suoi fianchi mentre quel cazzone le devastava la passerina.

Mi pose le mani sulle spalle, costringendomi ad inginocchiarmi, il viso all’altezza del suo inguine.
Gli abbassai i pantaloncini, ripresi il suo cazzo in mano, lo avvicinai alla mia bocca, me lo spinse dentro.
Mi prese la testa con una mano, usava la mia bocca come una figa, il suo uccello entrava e usciva; andava sempre più a fondo; non riuscivo quasi a respirare; andò avanti così qualche minuto, mi colava la saliva.

– sei proprio una gran troia, quanti cazzi ti fai a settimana? –
Mi sfilò il cazzo dalla bocca, mi spinse contro il tavolo, le tette contro il marmo freddo. Mi scoprì completamente.
– hai un bel culo, mammina – mi arrivò uno schiaffone sulla natica
fottimi
Non ebbe nessuna difficoltà a penetrarmi, ero vergognosamente bagnata; pensai ancora a Daniela. Doveva leggermi nel pensiero.
– tua figlia ha una fighettina stretta, si lamenta quando la prendo così, di brutto.

Non è una vacca sfondata come te –
mi arrivò un altro schiaffone
– Daniela ha il culetto delicato, devo stare attento, perché ho le mani pesanti, il tuo mi sembra allenato…. –
mi colpì ripetutamente ridendo
– Tua figlia è ancora vergine li dietro; ma provvederò presto, forse le farò un po’ male; magari finchè non vuole darmi il suo mi rifarò sul tuo –
giunsero altri sculaccioni mentre mi arava violentemente la figa; ero completamente in sua balia.

Mi squassava tutta a colpi di cazzo, forse faceva con me quello che non poteva fare con mia figlia. Mi teneva per i fianchi spingendo la sua verga sempre più profondamente; ansimavo, gemevo.
– ti basta vaccona? –
stavo venendo, strinsi la mia vagina intorno al suo bastone duro
– Ora ti do la prima dose della giornata –
Mi riempì del suo sperma, come una vacca alla monta. Alla fine estrasse il cazzo, sentii la sua sborra colare; la raccolse con le dita, mi fece girare la testa verso di lui
– leccale, sei una porcona, ti piace di sicuro –
gli succhiai le dita, aveva ragione.

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