PADRE E FIGLIA-prima parte

Qualche estate fa, 5 o 6 non ricordo, avevo come tutti gli anni affittato un ombrellone e un lettino in riva al mare in uno stabilimento balneare che andava molto di moda. Per lo più era frequentato da ragazzi giovani, ma soprattutto non da gente del posto e non da famiglie con bambini. Amavo andarci in settimana perché l’ambiente era molto tranquillo e ci si poteva rilassare. Il primo ombrellone della prima fila proprio a ridosso della battigia era ormai mio.

Il padrone sapeva che non doveva darlo a nessun altro. Ero l’unico del posto ad avere questo privilegio. Gli altri erano tutti forestieri di città, chi veniva giornaliero, chi per una settimana. Quindi i miei vicini di ombrellone erano sempre diversi. Era luglio, e un lunedì dopo pranzo con lo scooter mi recai al mare. L’ombrellone vicino al mio era stato affittato per tutta la settimana da un signore padovano. Un bell’uomo sulla quarantina, molto distinto, riservato, sempre con occhiali da sole e una barba nera molto curata, che gli conferiva ancor più un aria seriosa.

Quando arrivai al mio posto lui era già steso sul lettino, un po’ all’ombra un po’ al sole. Indossava un classico costume a slip da uomo, stretto al punto giusto, che gli faceva un bel pacco davanti. Pensai che stesse dormendo, quindi non lo salutai e iniziai a spogliarmi. Dopo essermi steso anche io sul lettino, sentii una voce che mi chiamava ” Ehi ragazzo, piacere sono Mario ” , mi alzai seduto e vidi che era lui che mi tendeva la mano.

” Piacere, io sono Guerrino ” risposi ricevendo una stretta di mano forte e vigorosa. ” Che nome strano, Guerrino…sei di queste parti?”. Gli risposi di si , e che il mio nome era appunto un nome tipico chioggiotto. Mi chiese se avessi una sigaretta da offrirgli, perché le sue etc etc …manco lo ascoltavo, intento a prendere il pacchetto dallo zaino. Vi sfilò una sigaretta e se la mise tra le labbra coperte dalla barba nera e ne tirò fuori un altra e me la mise in bocca.

Gli passai un accendino e prima accese la mia e poi la sua. Fu un gesto molto galante. Così fumando iniziammo a parlare. Venne fuori che lui era fresco di divorzio, che lavorava in tribunale, e che aveva una figlia poco più che dodicenne, che viveva con la madre. Ma che forse l’avrebbe raggiunto li al mare per qualche giorno. Se la troia della madre le avesse dato il permesso. Testuali parole. Mi racconto’ della sua situazione familiare molto complicata, mentre io lo ascoltavo e ogni tanto gli fissavo il pacco.

Aveva un bel pelo nero folto, che gli usciva dai lati del costume. Poi il discorso si fece stucchevole, e la sua voce grossa e profonda rotta dal pianto, e smisi di guardargli il pacco. Insomma gli mancava sua figlia, erano molto legati, la madre gliela faceva vedere poco, bla bla bla. Persi l’interesse. Nei due giorni seguenti ci conoscemmo meglio, era un uomo colto e intelligente, mi piaceva ascoltarlo. Mi affascinava. E pure io gli stavo simpatico, visto che mi ripeteva continuamente ” Se viene mia figlia te la presento, se viene mia figlia….

“. Durante quei giorni, ogni tanto, veniva a salutarmi qualche amico che era anche lui in quella spiaggia. Tutti gay. Qualcuno palesemente gay. E qualcuno con il solito tatto da checca si lanciava in sproloqui e battute decisamente tendenziose. Mario si stendeva sul lettino, ascoltava, e quando se ne andavano ritornava come nulla fosse a chiacchierare con me. Pensai che di sicuro avesse capito che ero gay, ma molto educatamente si faceva gli affari suoi.

Il mercoledì restammo al mare più del solito. Verso le sette della sera si stava da Dio, e il mare era una tavola piatta. Mi propose di fare un bagno. Era un momento ideale, e quindi accettai. Ci alzammo e dopo due passi avevamo già i piedi in acqua. Era ancora calda. Camminammo un po’ prima di raggiungere un livello sufficiente per tuffarci. Mario conto’ fino a tre e ci tuffammo assieme. Una sensazione piacevolissima.

Quando emersi in superficie , l’acqua mi arrivava appena sotto l’ombellico. Ma non vidi Mario. Dopo qualche secondo riemerse anche lui, a circa tre metri da me. Mi avvicinai a lui nuotando a rana. L’acqua era limpidissima , e subito mi accorsi che Mauro non aveva il costume. Piuttosto un bel pesciolone che galleggiava appena sotto la superficie del mare. Lui con le mani si asciugò gli occhi, ma del costume non c’era traccia.

” Mauro , che fine ha fatto il tuo costume?”gli chiesi sbalordito. Lui si guardò sotto, si tocco’ il pacco e disse ” Cazzo!!!! Vuoi vedere che mi si è sfilato durante il tuffo?”. Non credetti nemmeno per un attimo a quella eventualità, ma stetti al gioco. ” Sarà sott’acqua allora , bisogna trovarlo!!!” Dissi. ” Ma io non riesco a tenere gli occhi aperti sott’acqua, mi bruciano!!!! Per favore guarda tu se lo trovi!!!” Rispose con tono preoccupato.

Allora due erano le cose, o era serio e veramente aveva perso il costume, o era furbo e molto bravo a recitare. Ero curioso di scoprire quali delle due era quella vera. Così mi tuffai piano sotto acqua. Per prima cosa gli guardai il cazzo. Uno spettacolo , un pezzo di barriera corallina!!! Poi subito dopo guardai il fondale, e vidi che teneva il costume sotto un piede. Beccato!!!! Mauro era un bel furbetto!!! Riemersi per respirare, a distanza ravvicinata, e lui mi chiese ” Lo hai visto?”.

E io risposi” Il costume che tieni sotto il piede o il cazzone che tieni tra le gambe?”. Lui allora, per la prima volta dopo tre giorni sorrise, e il bianco dei denti che risaltavano ancor più tra il nero scuro della barba fece di quel sorriso uno dei sorrisi più sexy che avessi mai visto. ” Dai scemotto, ti ho fatto uno scherzo!!! Ora spostati che devo fare la pipì !!” Esclamò Mauro , mentre il cazzo galleggiava davanti alla mia faccia.

” E che scherzo sarebbe spiegami!!” Dissi, non spostandomi di un centimetro. ” Dai volevo solo giocare, mica te la sarai presa? Se non ti sposti però ti becchi una pisciatona addosso, e allora si che ti incazzi!!!”. Senza dire una parola, gli afferrai i fianchi e tornai con la testa sott’acqua e gli presi il cazzo in bocca. ” Che fai guerrino??? Ti ho detto che devo pisciare, e ne devo fare così tanta che dubito che resisterai senza respirare sott’acqua!!!! E ‘ questo che vuoi? Affogare col mio piscio? Vediamo, io vado eh…Ecco,ecco che arriva!!! Aaaahhhh!!!”.

Giuro che piuttosto che dargliela vinta sarei stato disposto pure ad annegare. Ma non successe, ho dei buoni polmoni io!!! E solo quando finì di pisciare, mi staccai dal suo enorme pesce e riemersi. ” Non credevi che ci sarei riuscito eh? Di la verità !” Gli dissi con espressione soddisfatta. ” Sono allibito !!!! Ma in senso piacevole, intendiamoci!!! Mi hai stupito. Mi viene da pensare quante altre cose mi stupirebbero di te!!!!!” ” Ah guarda, non puoi nemmeno immaginare!!!! Mettiti il costume va, che torniamo a riva!!” E mentre ci incamminammo verso terra , lui disse una cosa che mi lasciò perplesso.

Disse ” Eh si, devo proprio farti conoscere mia figlia!!!” Ci asciugammo, ci vestimmo, ci salutammo e tornammo a casa. Ma quella frase mi tormento’ per tutta la notte. Il giorno dopo andai al mare più che intenzionato a cercare di capire quale fosse il nesso tra quello che era successo e l’ossessione di farmi conoscere la figlia. Mauro non c’era. L’ombrellone era chiuso, il lettino vuoto. Pensai che forse sarebbe arrivato più tardi.

E mentre lo aspettavo mi addormentai sotto il sole. Non so per quanto tempo dormii. Forse qualche ora. Finché nell’oscurità del sonno sentii una voce dapprima flebile ” Guerrino, Guerrino” poi più forte tanto da riportarmi nel mondo reale ” Guerrino, Guerrino, su svegliati!!!” Aprii piano piano gli occhi, abbagliato dal sole. Mi ci vollero alcuni minuti per destarmi del tutto. Fu allora che vidi in piedi di fianco a me una ragazzina, coi codini, molto molto carina.

” Chi sei tu?” Gli chiesi. ” Sono Anna e tu se Guerrino vero?”. Anna, Anna, ah si mi venne in mente che la figlia di Mauro si chiamava proprio così. ” Sei la figlia di Mauro per caso?” Le chiesi, buttando l’occhio sul l’ombrellone, che però era ancora chiuso. ” Si sono io , tu se un amico del mio papà!!!”. La osservai bene. Era davvero bella, con un vestitino rosa, molto simpatica e solare.

” Scusa Anna, ma dove è il tuo papà??? Come sei arrivata fin qua?” Non riuscivo a darmi una spiegazione. ” La mamma mi ha fatto prendere la corriera a Padova, e sono arrivata qua da sola, volevo fargli una sorpresa,vedi ho la borsa!” E mi fece vedere una piccola valigia. ” E come facevi a sapere che questa è la spiaggia dove ha l’ombrellone il papà? E come facevi a sapere chi sono io???!!”.

Per un attimo non mi resi conto che la stavo quasi sgridando, e che forse era pure spaventata. ” Scusami Anna, vieni siediti qua vicino a me che cerchiamo insieme di capire cosa è successo” le dissi con tono rassicurante. Lei si sedette sul lettino con me e mi spiegò ” Tutte le sere io e papà ci telefoniamo. Mi ha raccontato tutto, il nome della spiaggia, e che ha come vicino di ombrellone un ragazzo simpatico che si chiama Guerrino, che avete fatto amicizia e il bagno insieme.

Sono venuta qua oggi per fargli una sorpresa. Ma non c’è il mio papà. Per fortuna che ci sei tu, ho capito subito che sei l’amico di mio papà. Ma lui dove è????” Mi fece una tenerezza immensa. ” Il tuo papà non è venuto oggi, non so perché, anche io pensavo di trovarlo. Ma tu non sai dove dorme, in quale albergo???” Le chiesi. Lei mi disse che il padre aveva affittato un appartamento, ma non sapeva dove.

” Non hai il numero di cellulare di tuo papà , lo chiamiamo subito. ” Dalla borsetta tirò fuori un telefonino, me lo diede e mi disse ” Cerca papà nella rubrica e chiamalo tu, ho paura che si arrabbi con me!!!”. Piccola!!! Cercai il numero e lo trovai. Chiamai Mauro. Quasi subito rispose ” Ciao piccola zoccoletta di papà!!! Come stai???”. ” Mauro, sono Guerrino, dove sei???” Dissi un po’ imbarazzato. ” Guerrino??? E perché chiami col telefono di Anna? Mi è apparso il suo nome!!! Che minchia succede?” Mai sentito così incazzato.

Gli spiegai tutta la situazione, gli passai sua figlia. Poi parlò ancora con me. La sera prima si era slogato una caviglia e non riusciva a guidare la macchina. Mi spiegò dove aveva l’appartamento. Mi vestii. Mi caricai sullo scooter la ragazzina e il bagaglio e mi diressi verso casa di lui. Quando arrivai, feci scendere Anna, presi la sua borsa e ci dirigemmo verso casa del papà. Suonai il campanello, e quando Mauro ci apri era completamente nudo!!! La figlia gli saltò addosso per abbracciarlo tutta felice, e lui le mise una mano su per là gonnellina e le palpò il culo.

CONTINUA.

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