Ossession. Cap. III

Il sesso con M

Quella sera, uscendo dalla doccia, M era stupenda. Abbronzata, come se il suo corpo fosse stato intagliato nell’ebano, era uscita dal bagno del nostro appartamento a Ibiza, avvolta in un morbido asciugamano bianco. Aveva i capelli bagnati raccoti tutti sul lato destro del collo, mentre la sua pelle era ancora lucida per l’acqua che non aveva asciugato. Il suo seno, strizzato in quel salviettone bianco, sembrava volesse esplodere. Mi guardava, avanzando lentamente in direzione del letto sul quale ero sdraiato, nudo, godendomi l’aria fresca della sera, la quale faceva il suo piacevole ingresso dalla vetrata aperta sul balcone.

Ero nudo e il mio sesso aveva subito risposto a quella vista, iniziando a gonfiarsi per il sangue pompato. Mi si stava chiudendo la gola.
Quando M si comporta così, io non so resistere. Potrebbe farmi fare qualsiasi cosa.
Era arrivata al bordo del letto e aveva abbandonato la presa sull’asciugamano, lasciandolo cadere a terra. Le sue mani, con le unghie smaltate di rosso vivo, si erano allungate verso le mie gambe nude, percorrendole dai piedi verso le ginocchia.

Le sue labbra si erano posate sulle mie estremità inferiori, depositando sulla mia pelle piccoli baci umidi. Mi leccava i piedi, risalendo piano, mentre ora le sue ginocchia salivano sul letto. Era fatta d’ebano, intagliata perfettamente, con quei suoi addominali che per la posizione, le scolpivano il pancino.
“Che fai, M?” le chiesi, cercando i suoi capelli umidi con le mie mani. Volevo tesserli, come trame di un canto, ma prima che potessi ricevere risposta, sentii chiaramente la sua lingua umida posarsi sul mio sesso.

Poi il caldo della sua bocca.
Le piaceva sentirlo crescere in bocca, le piaceva sentire la pressione del sangue pompare tra le sue labbra. Reclinai la testa all’indietro.
Sapevo che mi avrebbe succhiato fuori anche l’anima. E così fu.
M non mi fece un pompino, M mi fece il miglior pompino che io abbia mai ricevuto nella mia vita.
Mentre con le mani mi massaggiava abilmente i testicoli, prendendosi qualche libertà di troppo con il mio ano, la sua bocca si era stampata sulla mia cappella, che sentivo gonfia come non mai.

La teneva chiusa nella sua bocca, mentre la sua lingua non mi dava tregua. Succhiava e leccava, succhiava e leccava, senza darmi tregua, senza darmi nemmeno il tempo di poter occupare la mia mente con qualsiasi tipo di pensiero.
Succhiava e leccava, succhiava e leccava, mentre sentivo la sua saliva e i miei umori colare caldi lungo l’asta, fino ai miei testicoli. Con le palle bagnate, il massaggio che M mi stava riservando divenne ancora più piacevole, fino a che, in completa balia di lei, la invitai a spingere il suo indice dentro il mio culo.

Lei lo fece, stimolandomi sapientemente la prostata. E io venni, prendendole rabbiosamente i capelli e spingendole il mio cazzo gonfio a dismisura fin giù in gola. Lei non fece una piega, ritrovandosi i miei coglioni attaccati al suo mento, mentre io, completamente fuori di testa, riuscivo solo a gridare “Sborro! Sborro!”.
Non avevo mai provato nulla del genere. Quando le scosse che sentivo nel basso ventre cessarono, lasciai andare la presa, buttandomi indietro sul cuscino.

Respiravo a pieni polmoni, quindi riaprii gli occhi, cercando il suo sguardo.
Lo sperma e la saliva le erano colate sul tutto il viso. Lei stava li, con la testolina posata sulla mia coscia, con il mio pene semi duro tra le mani. Mi fissava, senza dire nulla. Poi sorrise, mi diede un bacio sulla cappella e si alzò, perfetta, dirigendosi in bagno.
“Hai sborrato anche l’anima. ” disse, poco prima di aprire il rubinetto per lavarsi.

Amo M, dio quanto la amo.

Il balcone.

M giaceva sul letto, addormentata. Quel pompino mi aveva sconvolto, non credevo nemmeno fosse possibile provare tutto quel piacere. Non fumavo da giorni, ma avevo voglia di una sigaretta. Avevo bisogno di fumare, avevo maledettamente bisogno di fumare. Quindi mi alzai, mi arrotolai una sigaretta correggendola con un po’ d’erba e mi andai ad accomodare sulla sedia di plastica sul balcone.

Fumavo, assorto nei miei pensieri, quando notai qualcosa oltre la parete di lamiera forellata che divideva il nostro balcone da quello del vicino. Una figura, una figura femminile seduta esattamente come mei.
Quando misi a fuoco il suo volto, attraverso i piccoli fori della parete divisioni, sentii il cuore scoppiarmi in gola.
Era Chiara, la ragazzina di 18 anni che tre giorni prima mi aveva preso il pene in mano durante un bagno in mare.

Smisi di respirare, cercando di non emettere nessun suono. Spensi la sigaretta nel posacenere e feci per alzarmi e tornare in camera.
Ma non lo feci.
Restai li per un attimo a fissarla, attraverso la grata, sicuro che lei non mi avrebbe visto, sicuro che lei non mi avrebbe notato.
Lei era li, seduta sulla sua sedia, con i capelli ricci e biondi sciolti, i quali le ricadevano su una maglietta azzurrina a manica corta.

Sotto, solo gli slip.
La osservavo, silente, ripensando al suo seno scoperto, al suo tocco leggero sul mio sesso.
E in quel momento, incrociai il suo sguardo attraverso la lamiera forellata.
E lei sorrise. Sorrise in un modo che mi fece aspettare che si, che lei mi stesse aspettando.
Fu in quel momento che abbassò la mano tra le gambe, scostando le mutandine, iniziando a toccarsi tra quelle labbra rosse, incorniciate dalla sua pelle chiarissima.

Si stava masturbando per me. E io sentivo il mio cazzo gonfiarsi di nuovo, con tutti i dolori dovuti al sesso orale precedentemente ricevuto. Solo in quel momento mi resi conto di essere nudo. Nudo, seduto di fronte a lei, con il mio cazzo duro, separato da quella fichetta giovane da una semplice lamiera forata.
Mi alzai di shitto, rientrando.
Volevo scoparmela e me la sarei scopata.

To be continued.

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