Le mie storie (57)

Ho notato con piacere che le mie avventure con il giovane Davide non vi sono indifferenti, beh neanche a me direi. Per la verità credevo che fossero un po’ ripetitive anche perché nonostante la sua fantasia, la sottoscritta ormai la conoscete piuttosto bene. Invece i vostri commenti mi lusingano e mi portano a raccontarvi ancora di questo periodo che sto passando.
Lunedì (27 marzo), forse un po’ in colpa per non esserci visti durante il fine settimana, per tutta la mattina mi ha messaggiato non rendendosi conto che stavo lavorando.

Per un po’ ho dovuto addirittura spegnere il cellulare anche perché mi trovavo in certi posti dove ci vuole silenzio e concentrazione. Per la verità inizialmente mi sono addirittura un po’ arrabbiata con lui, per la sua insistenza, nonostante gli avesse detto che non c’era nessun problema, non faceva niente se per qualche giorno non ci si vedeva. Tornando in ufficio, in 1 pullman affollato quanto non mai, mi sono un po’ calmata ed abbiamo chiarito.

Ad ora di pranzo quando finalmente mi stavo per recare a casa, all’uscita del portone, me lo trovo tutto sorridente appoggiato alla portiera della macchina. Naturalmente mi fa salire, e quando gli chiedo di accompagnarmi a casa, mi risponde che non se ne parla proprio, quella giornata di sole non può essere sprecata così. Io non è che fossi vestita per 1 scampagnata, anzi avevo 1 tailleurs nero con i righini bianchi che arrivava fin sotto le ginocchia (finalmente libere dalle calze), sopra 1 camicetta bianca e la giacca con lo stesso motivo della gonna.

Gli chiedo dove stessimo andando e lui mi risponde ridendo di aspettare, nel frattempo mi appoggia 1 mano sulla coscia e si lamenta che la gonna che porto è un po’ troppo stretta (effettivamente più di tanto non riesce a salire). Fa molto caldo, soprattutto in auto, così mi tolgo la giacca e rimango soltanto con la camicetta che lascia intravedere il reggiseno bianco sotto. Lui mentre guida vorrebbe toccare, è 1 polipo in genere, ma nonostante la sua mano destra si muova con particolare velocità e audacia, non riesce ad arrivare nei posti da lui preferiti.

Io sorrido e gli dico che è meglio aspettare piuttosto che fare 1 incidente. Lui invece mi chiede di alzare la gonna piuttosto che aprire la camicetta, io gli dico di no, su certe cose meglio non scherzare. Usciamo a varcaturo e dopo aver costeggiato alcuni lidi molto improbabili, finalmente vedo del movimento. Lui parcheggia leggermente in disparte rispetto alle altre macchine, mi chiedo il perché, lo capisco appena esco dalla macchina quando lui mi salta letteralmente addosso.

Con le due mani mi solleva la gonna fino a quando non intravede la mutandina e con il dito ci si fionda sopra. Comincia a baciarmi mentre sono spalle alla portiera della macchina, con la mutandina spostata di lato e le sue dita che oramai sono dentro di me. Sono eccitata da morire, ma da lontano vedo arrivare un’altra macchina. Mi ricompongo, anche lui si allontana solo dopo aver assaggiato le sue dita bagnate.

Mi guardo allo specchietto dell’auto, abbasso la gonna il più possibile e finalmente entriamo. Il posto è bellissimo, ci sono tante persone, quasi tutte coppie, secondo me la maggior parte in incognito. Ci fanno accomodare un posto abbastanza appartato, poi finalmente arriva il menù. Io prendo un antipasto di mare e dei paccheri con le vongole; lui del riso alla peshitora. Poi incominciano a guardarci ed a fare gli sciocchi; io mi alzo un po’ la gonna ed allargo le cosce, lui si abbassa e guarda sotto al tavolo.

Poi mi alzo e vado in bagno. C’è una donna che si trucca, poi come se nulla fosse, davanti a me si sfila le mutandine, le mette nella borsa, mi sorride e se ne va. Io resto interdetta, poi faccio lo stesso e torno al mio posto, ma prima di sedermi le infilo nella tasca della camicia di Davide. Lui inizialmente non capisce, poi le prende e dopo averle guardate se le mette in tasca dandomi letteralmente della “porcona”.

Io rido, perché quando gli escono queste parole, è troppo spontaneo e tutto sommato ha pure ragione. Mangiamo benissimo, poi lui, dopo aver pagato mi dice di aspettarlo nel bagno degli uomini. Attraverso tutti i tavoli, poi vado verso il bagno delle donne, guardo di fronte un attimo e con uno shitto sono dentro la toilette dei maschietti. Sento uno scarico, entro nella cabina di fianco ed aspetto letteralmente “fottuta” di paura. Sento il rubinetto aprirsi e dopo poco chiudersi, il rumore della porta d’ingresso, poi finalmente dietro la mia cabina lui mi dice “apri non c’è nessuno”.

Lo faccio entrare, gli dico che prima c’era uno, non finisco la frase che la sua lingua è nella mia bocca e le sue mani mi hanno già sollevato la gonna fino ai fianchi. Gli apro il pantalone, il suo uccello è già fuori dal boxer in erezione. Lo prendo in mano ed incomincio a segarlo mentre lui mi apre la camicetta completamente. Con una mano tira fuori una tettona, con l’altra mi tocca il culo sollevandomi una coscia.

Io cerco un appoggio di lato, lui prima mi spinge con la schiena sul muro, poi mi sussurra all’orecchio “fa una cosa, girati”. Io obbedisco e lui finalmente entra dentro di me e comincia a scoparmi. Io assecondo i suoi movimenti con il respiro affannoso, poi sentiamo aprirsi la porta del bagno; lui mi mette una mano sulla bocca e si ferma, io mi giro e gli sorrido silenziosa. Lui continua a entrare ed uscire dalla micia lentamente, sentiamo nitidamente di fianco il rumore della pipì e poi quello dello scarico, appena la porta principale si richiude, riprendiamo la nostra scopata, lui mi dice all’orecchio che sta per venire, io lo sposto mi siedo sulla tazza e lo prendo prima in mano e poi comincio a succhiare.

La sua cappella esplode completamente tra le mie labbra, riesco a salvare la camicetta, lo guardo con la bocca piena di sperma e mando tutto giù (non so da quando non mi capitava). Lui esce ed io resto dentro a rivestirmi, poi mi fa un segno ed io lo seguo… appena usciti però incrociamo un signore molto distinto che evidentemente capisce tutto e sorridendo ci saluta. Ma io ancora non mi sono abituata al fatto che il mio “amante” sia letteralmente nel pieno del suo sviluppo ormonale, così mi avvio in macchina piuttosto soddisfatta, mentre lui evidentemente non lo è ancora del tutto.

Appena entrata il tempo di cercare di mettere la cintura che una sua mano è di nuovo sopra il mio seno. Gli chiedo come fosse possibile una sua nuova eccitazione quando lo avevamo fatto meno di un quarto d’ora prima. Mi risponde che, non sa perché, ma da quando mi ha conosciuta sta sempre con l’uccello diritto. Un po’ mortificato per le mie parole allora mette in moto e si avvia a tornare verso Napoli.

Io lo vedo piuttosto mogio, che quasi non mi parla e mi risponde a monosillabi. Arrivati all’altezza di Pozzuoli, gli dico di uscire. Anche io ho i miei posti isolati, le zone dove all’età sua facevo la “bella vita” facendo l’amore in macchina. Così lo porto in uno spiazzo verde che da sul mare. Non ci andavo da almeno vent’anni, ma devo dire che non è cambiato gran che, c’è sempre un panorama meraviglioso.

Esco dalla macchina lo prendo per mano e lo porto sul ciglio di questo immenso prato da dove si vede il mare. Lui mi abbraccia da dietro e mentre mi godo la vista, sento le sue labbra esplorare il mio collo fino a arrivare ai lobi delle orecchie. Mi giro e comincio a baciarlo, mentre sento che le sue mani cominciano a tirare su la mia gonna stretta. Torniamo verso la macchina, mi appoggio alla portiera e dopo avere sollevato la gonna fin sopra i fianchi, allargo le cosce e lo prendo di nuovo dentro con tutta la sua irruenza che mi tiene sospesa letteralmente in aria mentre si muove.

Mentre lo facciamo mi dice che con me farebbe sesso tutto il giorno, gli rispondo tra un affanno e l’altro che lo prendo in parola prima o poi. Godo, poco dopo gode anche lui in mezzo al prato… anche questa volta siamo felici entrambi.

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