L';amica di mia zia

Mia zia Monica ha circa trentanni. Fisico molto esile, lunghi capelli neri e una terza abbondante di seno. Insomma tutto sommato è una bella fica anche se i lineamenti del viso non sono il massimo e osservandola con attenzione la si potrebbe definire bruttina emana un fascino particolare.
Il fascino della troia suppongo.
Non è un segreto che nonostante sia sposata ed abbia persino due figli la zietta vada in giro a farsi sbattere da un paio di focosi amanti alle spalle del marito.

Tutti in famiglia sapevamo che quando la zia usciva di casa con tacchi a spillo, calze a rete e minigonna il più delle volte stava andando a farsi una bella scopata.
Comunque….
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino dice il proverbio e così fu anche per lei. Beccata dal marito tutta nuda in macchina a tirare un bel pompino ad uno sconosciuto.
La troia aveva pagato le sue colpe.

Ciò almeno in apparenza visto che il marito si mostrò subito comprensivo, ammise le sue colpe, soprattutto quella più grave di cui lo incolpava zia Monica ossia di averla trascurata sessualmente per troppo tempo.
Insomma non la scopava abbastanza. La sostanza era un po’ questa.
Il maritino, ossia lo zio, la perdonò. Misero una pietra sopra a tutta la faccenda e lei promise di non fargli altre corna o meglio di non farsi scopare da altri uomini.

Questa frase è molto importante se pronunciata da una zoccola vogliosa come mia zia Monica e si presta a parecchi doppi sensi.
Infatti, dalla vicenda delle corna allo zio erano passati appena tre mesi, la beccai a far di nuovo cornuto lo zio.
Era in salotto. Sul divano bianco a cui la nonna teneva tantissimo.
Maiala.
Tutta nuda con le gambe oscenamente spalancate e un cazzo di plastica color giallo limone piantato nella fica.

Era la prima volta che vedevo la sua fica pelosa e appena mi resi conto di cosa stava accadendo mi nascosi meglio che potevo dietro ad una tenda.
Da quella posizione potevo vedere benissimo le belle tette della zia Monica e la sua fica ben disegnata e circondata da un pelazzo nerastro piuttosto rado.
La zia convinta di essere sola in casa mugulava ad ogni colpo mentre quel cazzo giallastro la perforava sempre più in profondità spinto con sagacia dalla mano di un ignota signora.

Anche quest’ultima era completamente nuda e mi mostrava il pelazzo rosso della sua ficona.
Doveva avere almeno una decina d’anni più della zia, non bellissima, sul viso aveva tutti i segni dei suoi cinquanta e passa anni ma sufficientemente troia da suscitare ancora voglia e curiosità.
Nel suo sguardo assatanato potevo leggere tutta la sua immensa porcaggine notando quanto godesse ad ogni colpo con cui perforava Monica.
Era una rossa naturale, come si poteva dedurre dalla fica, coi capelli corti di un intenso color carota e sembrava avere in mano quell’intenso gioco lesbico mentre guidava la zia passo dopo passo.

Insomma la zia porcona per togliersi la voglia che lo zio continuava a non soddisfare si era trovata l’amichetta lesbica.

A un certo punto la rossa prese dalla borsetta un secondo fallo di plastica stavolta di colore bianco e se lo infilò nella fica con un unico colpo secco. Era così bagnata che quel cefalo la perforò senza alcuna difficoltà.
Ora le due si erano messe una accanto all’altra, e si masturbavano reciprocamente pompando una col cazzo finto dell’altra.

“Angela quanto sei brava” esclamò ad un certo punto e l’altra, per ringraziarla le si avvicino è le infilò la lingua in bocca baciandola con passione.
Fu a quel punto che da dietro la tenda mi tirai fuori il cazzo dai pantaloni e iniziai a toccarmi.
Le due porche intanto continuavano a pompare coi loro cefali finti perforandosi sempre più velocemente e a giudicare dai loro urli stavano venendo come vacche da mungere.

Anche io ero sulla soglia di una bella sborrata.
Evidentemente però mi stavo agitando troppo con la mano perchè a un certo punto intercettai gli occhi di Monica che mi fissavano.
Non disse molto. Si limitò a fissare nella mia direzione ed era sufficiente a capire che mi aveva visto anche perchè aveva smesso di masturbarsi.
Avvicinatasi all’orecchio di Angela la rossa le sussurrò qualcosa e quest’ultima iniziò a ridere.

Ora non si masturbavano più ma si limitavano a fissare la tenda.
Che fare? Mi avevano chiaramente visto.
Ero parecchio in imbarazzo ma, in fondo che avevo da temere? Non ero mica io la madre di famiglia che faceva sesso saffico alle spalle del marito. Certo ero lì col cazzo duro e questo andava nascosto in fretta.
Tirata fuori la camicia dai pantaloni la feci scendere più che potevo e tenendola tirata con una mano occultai il cazzo duro.

Non era un gran nascondiglio anche perchè si vedeva bene che l’erezione era piena e l’uccello duro come il marmo ma andava bene.
Con un gesto veloce uscii da dietro la tenda.
“Mio nipote Roy” disse Monica appena mi vide.
“Ciao” mugolò la rossa con la voce roca da fumatrice incallita.
“Salve” salutai io mentre notavo con quanto interesse mi fissasse la camicia.
Restammo lì ammutoliti a fissarci l’un l’altro finchè Angela non disse col massimo della naturalezza “Visto che sei qui tanto vale che ce lo fai vedere no?”.

Già che male c’era a far vedere il cazzo dritto ad una sconosciuta nuda? Secondo i parametri da troie che avevano quelle due nessuno. Lasciai andare la camicia e mostrai il cazzo dritto.
“Urka che bel tarello -sorrise la rossa- cos’è 30 centimetri?”.
“Ma no sono a malapena 25” dissi io che me lo ero già misurato più volte a andavo ben fiero di quell’asta modello cavallo che tanto successo e piacere mi aveva dato in passato.

Già. Non faccio per vantarmi ma pur avendo solo 22 anni scopavo con tutte le porche disponibili riscuotendo sempre un notevole successo.
Insomma le misure sono importanti no?
Certo preso a rimorchiare troie in giro per il mondo non avevo mai fatto caso a quanto fosse vacca mia zia Monica.
Non ci avevo fatto caso o forse non avevo voluto farci caso visto che a livello personale mi era sempre stata un po’ antipatica.

La trovavo stupida, vuota, parecchio ignorante e tutto questo contribuiva a non renderla appetibile sessualmente.
Ma sbagliavo.
Me ne resi conto in quel momento.
Forse la rossa pensava fossi un pivello segaiolo che vedeva per la prima volta una donna ma non sapeva nemmeno quanto si stava sbagliando.
Quando in un batter d’occhi mi levai tutti i vestiti mostrandole il mio fisico sommariamente atletico le vidi entrambe strabuzzare gli occhi.

Ormai era fatta.
Mi avvicinai alla rossa poggiandole quasi il cazzo in faccia “Vedi sono solo 25”.
“Sempre tanti” annuì lei con un sorriso.
Io subito mi avvicinai alla zia che le stava a fianco e senza nemmeno chiederle l’invito le poggiai il cazzo sulle labbra.
“Magari se la zia lo ciuccia cresce ancora un pò”.
“Una bella gonfiatina dalla zietta” ridacchiò Angela e la zia, che forse non aspettava altro spalancò la bocca e iniziò a spompinarmi con foga.

Angela intanto aveva rimesso mano al cazzo di plastica e glielo muoveva su e giù per la fica stimolandola più che poteva.
Pochi istanti dopo Angela si avvicinò e mi mise la testa vicino ai coglioni. La porca ci sapeva fare anche più della zia. Così ora mentre Monica continuava a succhiarmi avidamente la cappella Angela mi succhiava con gran foga i coglioni eccitandomi al massimo.
Alla fine non ci vedevo più dalla voglia di chiavare.

Presi zia Monica e le feci divaricare velocemente le gambe. Lei accucciata di tre quarti mi porgeva tutta la sua splendida fica in cui infilai tutto il cazzo in un colpo solo.
Intanto fissavo Angela che godendosi la mia chiavata si trastullava allegramente col cazzo finto continuando a masturbarsi.
Zia Monica era in mio potere e guaiva ad ogni colpo mentre pompavo a tutta forza tentando di sfondarla come una vacca.

Stavo godendo e il piacere aumentò quando Angela cessato di masturbarsi mi mise una mano sui coglioni stuzzicandoli delicatamente. Ogni tanto lo tiravo fuori dalla fica di Monica e lei amorevolmente me lo stuzzicava con qualche lunga leccata che mi attizzava ancor di più spronandomi a infilarlo ancora in fica a Monica con ancor più vigore.
Quando poi mentre ormai sbattevo la zia come un martello pneumatico sentii la lingua ardente della rossa lapparmi dal buco del culo ai coglioni il piacere fu così tanto che la sborrata arrivò come una tempesta.

Sborrai una colata da un litro nella fica della zia e la provocai dicendole “Si lavatela tutta troia, lavatela con la mia sborra”.
Monica era ormai sottomessa e non provò nemmeno a sottrarsi anche se sapeva benissimo che poteva restare incinta “Si sborrami tutta… Si sborra la tua zia troia” mugulò ancheggiando a tutta forza.
Alla fine si alzò in piedi esausta. Le facevano male le anche e la fica colava il mio sperma appiccicoso ovunque.

Monica prese un fazzoletto e iniziò a pulirsi.
Forse non si era resa conto di una cosa.
Una cosa che invece Angela aveva notato benissimo.
Il mio cazzo era ancora perfettamente dritto.
Stavo li seduto sul divano e lei mi si sedette sopra dandomi la schiena. Due, tre rapide carezze del suo pelo pubico alla cappella e il gioco era fatto.
Angela mi si era seduta sul cazzo e si stava facendo perforare lasciando che le scivolasse dentro fino ai coglioni.

“Dio che clava” sospirò mentre io sentivo di averla ormai infilzata fino ai coglioni.
Ora faceva tutto lei. Io in pratica ero un cavallo e lei il mio cavaliere.
Facendo leva sulle ginocchia mi cavalcava di gran foga strillando ed urlando il suo piacere.
La sua fica era bella e calda e io avevo già deciso che l’avrei inondata come avevo fatto con quella della zia.
Intanto Monica seduta sul divano a gambe larghe si stava asciugando ben bene l’intimo ma era talmente divaricata che non potevo far a meno di vederle il bel buchetto del culo stretto ed invitante.

Portata Angela all’orgasmo la feci alzare mentre la sua sbroda le colava lungo le cosce fino ai piedi. La rossa si doveva essere bagnata come mai prima di allora.
“Sei davvero bravo” mi disse mentre si asciugava le cosce.
“E non ho ancora finito” le dissi io.
Approfittando della posizione di Monica le sollevai ben bene le gambe sopra la testa. Ora il suo buco del culo era perfettamente alla portata della mia cappella.

Si vedeva chiaramente che Monica doveva già averlo preso dietro ma mai nulla di grosso come il mio.
Tanto meglio. Avrei goduto di più.
Considerando che tutto lo sperma e la sbroda femminile che mi avevano avvolto il cazzo sarebbero stati sufficienti a favorire la penetrazione. Inizi a pompare ignorando del tutto i suoi lamenti.
Pompavo e la inculavo con forza e vigore e lei a mano a mano iniziò a guaire dal dolore al piacere “Si, si o si”.

Urlò un si che dovettero sentirlo fino in fondo alla strada.
Era forse il suo primo orgasmo anale.
Certo ora il culo le bruciava da morire ma sapevo che non aveva mai goduto tanto.
Si alzò in piedi massaggiandosi le natiche. Il culo ovviamente le bruciava da morire ma è un piccolo pegno da pagare di fronte ad una gran scopata.
Angela, che mentre mi guardava inculare mia zia si era masturbata a raffica mi fissò con un mezzo sorriso molto eloquente.

Velocissima si mise a pecorina sul divano.
“Fai piano che io il culo ce l’ho vergine” disse.
“Ma non dire cazzate” ridacchiai io mentre già avevo iniziato a spingerle la cappella dentro all’ano.
“Si sente subito che sei spaccata”.
“Solo roba artificiale -ribadì lei- cazzi veri mai. Sei il primo”.
“Ma che onore -risi io- allora bisogna romperti il culo piano piano”.
“Si, rompilo. Rompilo tutto ma fammi godere” reclamava lei.

E la accontentai.
Andai avanti ad incularla per quasi un quarto d’ora trattenendomi dallo sborrare ancora. Un orgasmo anale, poi due, tre…. e alla fine furono cinque di fila.
“Ma quanto duri?”.
“Quanto voglio” mormorai continuando ad incularla.
“Mi brucia tutto”.
“Lo so capita a prenderlo troppo nel culo”.
“Facciamo una pausa?” propose esausta.
“Ok” annuii io “Chiudiamo in bellezza”.
Rapidamente uscii dal culo della rossa e la invitai a mettersi in ginocchio sul pavimento facendo in modo che la zia facesse altrettanto.

“Brave così ora tirate fuori la lingue e leccatemi la cappella metà per una”.
Loro obbedirono ed io feci una seconda sborrata non meno copiosa della precedente schizzando tutto il mio seme caldo sui volti di quelle due troie assetate di sesso.
Già sapendo che quella non sarebbe stata l’ultima volta stanchi ma appagati andammo a lavarci e ci rivestimmo.
Quando un ora dopo mia nonna Graziella tornò a casa non v’era più traccia di quel che avevamo fatto.

Il divano era stato ripulito, Angela era sparita e Monica ed io eravamo vestiti e a posto.
Solo nell’aria aleggiava uno strano odore di sesso che la nonna non potè fare a meno di notare.
“Cosè questo odore?” chiese a Monica.
E li menti dicendole che era il nuovo profumo della sua amica Angela.
“Che odore strano ma che fragranza è?” chiese la nonna.
Io facevo finta di niente ma trattenevo a stento le risate.

“Non so nonna io non sento nulla”.
“Molto intenso comunque” notò la nonna.
“Si. -annuì Monica- molto intenso”.
“Mi ricorda qualcosa” concluse la nonna.
“Anche a me” dissi io e me ne andai in camera mia per non riderle in faccia.

FINE.

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