La caduta di Serena Capitolo 5 (direttamente dal v

Visto che qualcuno si diverte a rubare le nostre scritture e a spacciarli per suoi…lo facciamo direttamente noi, che siamo gli unici veri autori.
Subbywife

Buona lettura

Capitolo 5.

“Non… non puoi chiedermi anche questo…” iniziò a dire, disperata “mi hai fatto di tutto, ti rendi conto?? Ho sbagliato con te in passato, ma mi pare di aver saldato adesso!!!”
Marco era freddo come il ghiaccio.
“Conterò fino a tre… uno…” scandì.

“Ma… è solo andare in bagno… un minuto, non chiedo nulla di più di un minuto!!!!” continuò Serena, resa isterica dalla piega degli eventi.
“Due…”, proseguì indifferente lui.
Serena non poteva crederci… non poteva credere di essere giunta a tale profondità nell’abisso… Sapeva cosa voleva dire andare oltre quel conteggio… si rendeva sempre più conto dell’assenza di limiti nelle perversioni di lui… non era il gesto ad umiliarla, inginocchiarsi dopo quanto successo era il meno… no… era quell’invasione che punto dopo punto voleva spingersi in tutti gli angoli della sua vita…
E a cui non poteva opporsi…
Si inginocchiò davanti a lui, senza guardarlo.

Lui mise due dita sotto il mento di lei, alzandole delicatamente il viso. “mi dicevi, puttana?”
“Posso andare in bagno adesso?” chiese trattenendo i singhiozzi.
“Intendevi dire, posso andare in bagno, Signore, immagino…. ” Precisò lui.
Serena inghiottì amaro. Strinse gli occhi, e tutto d’un fiato riformulò la richiesta “Posso andare in bagno, Signore?”
“Brava la mia puttana…” disse lui, raggiante in viso, accarezzandole la testa come ad un cane “vedi che non ci vuole poi molto… alzati e seguimi.


Serena eseguì, ed entrambi uscirono la stanzetta… solo che Marco non le aveva ancora detto se poteva andare o meno. Si diressero verso Paola, seduta comodamente al posto che era stato il suo… dietro al bancone… mentre alcune persone nel negozio facevano il loro giretto. Potenziali clienti.
La raggiunsero. La donna al bancone era raggiante.
Senza alzare la voce, si dedicò a Serena.
“Mamma mia, se c’è una che sa di cazzo appena preso, sei tu Sere… e hai l’aspetto di chi ne prenderebbe ancora e ancora…” disse, guardandole la scollatura profonda.

Lei non ebbe il tempo di reagire, Marco intervenne.
“La puttana deve andare in bagno. Accompagnala, falla pisciare e riportamela subito, che abbiamo qualche commissione da fare… bado io qui per il momento. ”
Serena rimase a bocca aperta… si era illusa per un istante, e aveva sbagliato. Non le avrebbero concesso un minuto da sola. Umiliazione su umiliazione… nessuna deroga a quanto avevano promesso… nessun cedimento riguardo alla linea che adottavano verso di lei.

Usata, degradata, trattata come un giocattolo… Non osava dire nulla, specie nel vedere Marco con l’espressione di chi repliche non vuole sentirne… Occhi imploranti, l’unica cosa che si concedeva… mute implorazioni che raccoglievano solo l’indifferenza o il divertimento dei due.
“Oh!” sorrise la donna, “subito, signore. Vieni Sere, su, dai. ”
Serena dava un peso anche al gesto che la bastarda aveva fatto… l’aveva invitata a seguirla verso il bagno picchiettando la mano sulla coscia… come fosse un a****le da addestrare… Andò con lei, che sempre con sorriso smagliante le teneva aperta la porta del piccolo bagno.

Paola fece passare Serena, e richiuse. Si voltò verso la preda.
“Svelta, gran signora, che ho un negozio da mandare avanti. ” Lo disse con una soddisfazione immensa. Serena la guardò schifata, scrollando lenta il capo.
“Io ti ho insegnato a lavorare qui e tu… tu… sai cosa mi hai fatto! Paola, io e te eravamo amiche e…”
“Amica” la interruppe l’altra “non ho tempo per i discorsi. Siediti e falla, qui, davanti a me.

” Sentenziò.
L’urgenza imponeva a Serena l’impossibilità di scegliere… si alzò la gonna quel tanto che bastava per sedersi, continuando a guardare fisso Paola, con tutto l’odio che poteva esprimere…
Veniva ricambiata da un sorriso, mentre la faceva… ovvio, pensò Serena, sono qui davanti a lei a far pipì a comando… dopo che mi ha toccato ovunque… ed il pensiero divenne parola…
“Sei solo una pervertita Paola… solo questo… troverò il modo di fartela pagare, stronza che non sei altro…”
Lei non si scompose, mentre osservava Serena ripulirsi.

Aspettò si alzasse dalla tazza. Poi, guardando Serena che si dirigeva verso la porta, le rispose.
“Sai perché sorrido? Ti ascolto mentre dici che me la farai pagare, mentre penso al fatto che tra non molto avrò la mia prima ricompensa…” disse parlando alle spalle di Serena, che vedeva irrigidirsi… “quindi se ti va di dirmi quello che pensi, in tutti i modi possibili, fai pure… Serve solo a farmi eccitare ancora di più.

Attenta però, se fossi in te, non direi queste cosette davanti a Marco…”
Serena rimase un istante immobile… poi mise la mano sulla maniglia per uscire dal bagno. Non si accorse di quanto fosse importante il gesto successivo… eppure, il fatto di ritrarre la mano, e lasciare che fosse Paola ad uscire per prima, era enormemente significativo… Inconsciamente, si rendeva conto che non avrebbe saputo cosa fare, una volta uscita… avrebbe avuto il timore di sbagliare… di essere punita…
Paola per contro aveva inteso la portata di questa piccola sfumatura, e passò davanti a Serena con l’atteggiamento della dominatrice…
“Seguimi, gran signora.

” Le disse, e tornarono verso Marco. Nel negozio c’erano vari clienti, alcuni dei quali guardarono affascinati Paola, e molti tra il voglioso e l’incredulo Serena… la scollatura continuava ad essere un magnete per gli occhi delle persone attorno…
“Ha creato problemi, la mia puttana?” chiese Marco, diretto, ignorando Serena.
“Uhm…” fece finta di riflettere Paola, divertendosi a vedere il viso della preda divenire implorante… chiedeva tacitamente di non rivelare le offese dette poco prima…
“Svelta è stata svelta… peccato quella linguetta lunga…” disse alla fine Paola.

Marco si accigliò, guardando Serena, ma vedendo una coppia avanzare verso il bancone per pagare un indumento, disse solo “Dopo ne parleremo per bene… ora andiamo a fare compere. ”
“Come… dobbiamo uscire dal negozio?? Un attimo… mi devo cambiare…” aveva risposto a precipizio, con il cuore in gola. Ingenuamente, per quanto usata in tutti i modi, si aspettava che niente si spostasse al di fuori di quell’ambiente… era inconcepibile per lei mostrarsi in quel modo là fuori, lungo il centro commerciale, dove in molti poi la conoscevano…
Marco le fu all’orecchio…
“Io ora esco di qui… appena sulla porta, voglio voltarmi e vederti dietro di me… oppure vuoi che il caro maritino veda quanto godi con il mio cazzo nella figa? Nel video penso si noti piuttosto bene…” e detto questo si avviò verso l’uscita.

Serena si sentiva persa… Paola nel mentre stava servendo i clienti, sogghignando. Marco era a due metri dalla porta… non c’era tempo per riflettere… lo seguì, sentendosi il volto in fiamme per l’imbarazzo…
Lui la guardò dall’alto in basso, prima di sorridere.
“Molto bene, facciamo due passi, ho voglia di mostrare la mia puttana in giro…” disse avviandosi con lei al fianco lungo la galleria di negozi.
Serena era nel panico… non portava intimo, e quella camicetta lo rendeva evidente… incrociò le braccia sul petto, mentre camminava, allo scopo di mettere almeno una difesa a quell’esporsi…
Il gesto non sfuggì all’uomo.

La fermò. Piano, quasi con delicatezza, le prese entrambe le mani nelle sue, distendendole le braccia lungo i fianchi…
“Non devi assolutamente coprirti… voglio che tutti godano dello spettacolino…” e riprese a camminare con lei al fianco, ubbidiente nella postura.
“Marco… per favore, si vede tutto… qui mi conoscono… cosa penseranno…” disse Serena ad occhi lucidi.
“Ti conoscono? Conoscono forse la gran signora che se la tira… adesso conosceranno la puttana in calore che sei…” le spiegò lui.

Serena riceveva quelle risposte come sberle, mentre la vergogna andava a mille… chi le fissava la scollatura, chi la guardava sdegnato, con scritto in faccia cosa pensava di una donna che girava a quel modo…
E a Serena pareva di vederli tutti quegli sguardi… mentre il suo seno veniva trattenuto a stento dall’indumento, mentre i capezzoli facevano ben capire che oltre ad esso, lei non portava nulla…
Quanto doveva durare quell’oscena sfilata? Già aveva dovuto rispondere al saluto di alcune facce conosciute… gente che era rimasta o stupefatta, o piacevolmente impressionata… Risultato sempre identico… occhi su di lei…
Marco, dal canto suo, manteneva un aspetto austero di facciata.

Dentro godeva. Senz’altro scoparsi Serena era qualcosa di magnifico… averla totalmente, lo era ancor di più. Lo riempiva una furia cieca quando percepiva in lei quel che di ribellione derivante dai loro passati rapporti, una furia che ora poteva stemperare immediatamente, soggiogandola a suo piacere. Vederla ora in quello stato, dipendente dai suoi capricci, esposta come non lo era mai stata, era un dolce nettare…
Ma la strada era molto lunga… sogghignò, pensando che la sua schiavetta di certo si illudesse che tutto fosse una brutta avventura momentanea… che caduta nel precipizio, poi si potesse solo risalire…
No.

Sul fondo, lentamente, ma senza esitazioni. E la prova stava anche nel negozio che stavano raggiungendo…
Serena si bloccò di colpo. “Marco! Che intendi fare??” disse impaurita.
Il viso di lui era la quint’essenza dell’innocenza.
“Cosa, puttana? Stiamo semplicemente per far compere…” rispose soave.
Lei indirizzò lo sguardo verso la loro meta… il negozio sportivo. Quello di Gianni.
“Sei…” stava per offenderlo… le parole le salirono in gola… prima di rendersi conto che lui l’aveva privata di quello sfogo… sarebbe accaduto senz’altro di peggio, se non avesse misurato quanto stava per dire… Cambiò subito tono…
“A-ascolta… non lì… ti chiedo solo questo, solo questo! Gianni tornerà alla carica di sicuro se mi vede vestita a questo modo! E’… viscido!!” concluse lei, seriamente convinta che quelle motivazioni sortissero qualche risultato.

Marco finse di riflettere, davanti a lei.
“Pensa, puttana… quanto diviene importante la tua ubbidienza ora… noi entreremo lì, perché ho deciso così, e sarai, per così dire sotto esame… Se sarai ubbidiente come dico io, compreremo quello che serve, ed usciremo… se però non ti giudicassi soddisfacente, beh, immagina con quanta soddisfazione ti scoperebbe uno che hai rifiutato…” disse flemmatico.
“N-no… ti scongiuro, questo non può…” piagnucolò Serena.
Il dito di Marco, a segnalare il silenzio.

E lei prontamente tacque.
“In pratica, dipende da te, puttana… brava e ubbidiente, oppure il suo cazzo glielo svuoterai tu. Intesi?”
Serena era avvilita. In altre occasioni, si sarebbe sentita addirittura ammirata per la sottigliezza di un gioco simile… Marco praticamente non la concedeva di suo spunto, stava in lei la volontà di umiliarsi davanti a chissà quale nuova perversione per evitarne una assolutamente drammatica… E, come ogni volta, diveniva un gioco senza uscita… che le imponeva un’unica risposta…
Guardando a destra e sinistra, occhi lucidi, si rassegnò…
“s-sì, ma ti prego…” tentò di aggiungere, lui fu però perentorio.

“Seguimi, puttana. ” E si avviò dentro il punto vendita, piuttosto grande ed affollato.
Dapprima, l’ingresso della coppia fu anonimo. Un minuto dopo, quando si avvicinarono ai primi scaffali, cominciò la stessa scena della galleria… la scollatura di Serena calamitava come al solito e, secondo gli ordini, lei non doveva far nulla per tentare di coprirsi.
Marco passeggiava tranquillo, guardava tutto e nulla. In realtà, vagliava… tutti i visi di chi indossava la maglia “staff”… Finchè trovò quello che cercava, confermato poi dalla velocità con cui Serena abbassava il viso, per fare in modo che i capelli la celassero…
Gianni.

Stava riordinando della merce in una corsia. Non aveva visto Serena, era di spalle. Marco era però sicuro fosse lui. Sui 45, a impartire indicazioni a dipendenti più giovani… sì.
Marco si voltò verso Serena.
“Puttana, adesso devi essere gentile… so benissimo che quello è Gianni…” disse, e trovò nuova conferma nel silenzio di lei, e proseguì “non devi poi fare molto… salutarlo, come si fa tra due persone civili… e coglierai l’occasione per scusarti per il tuo comportamento eccessivo nei suoi confronti…”
“Ch-che cosa??? Il mio?? Lui ci ha provato con me e io dovrei…” disse incredula lei.

“Esattamente. Qualche problema?” chiese lui, duro.
Serena ricordava bene con quanta durezza aveva respinto le avances di Gianni, per altro volgari. Con durezza, certo, e con grande senso di soddisfazione… l’aveva fatto andare via con la coda tra le gambe…
Lo ricordava… e senza dubbio, lo ricordava anche Gianni. Ed ora le si chiedeva di domandare scusa… facendogli così capire che lui aveva avuto il diritto di provarci, e gli offriva la porta aperta per un’altra occasione… si sentiva bruciare… di rabbia, di disperazione…
Di vergogna.

E l’altra incognita… Marco come l’avrebbe chiamata… da quando l’aveva calata nella trappola, “puttana” era diventato il suo unico nome… Non poteva… non poteva…
Marco notò l’esitazione. Non fece discorsi. Nessuna minaccia.
Cominciò a contare.
“Uno…” disse con calma.
Il cuore di Serena batteva all’impazzata… e se… e se cosa?? Ubbidienza… solo quella accettava lo stronzo!!
“Due…” continuava Marco, troneggiando su di lei…
Lo guardò fisso… scaricandogli addosso con un solo sguardo tutto quello che provava… stringendo i pugni, un muto urlo rabbioso… che però portò all’inevitabile…
“Va bene… va bene, bastardo!” disse alla fine.

Un tremito le prese le gambe, mentre seguiva Marco, mentre si avvicinavano al padrone del negozio, sempre indaffarato nel suo lavoro…
Un’occhiata di Marco fu sufficiente per far capire a Serena di richiamare l’attenzione dell’uomo.
Un respiro profondo… un annullarsi…
“Buongiorno Gianni…” sussurrò…
Lui si voltò, con la faccia di chi viene infastidito mentre sta facendo un lavoro importante…
Fu con divertimento che Marco lesse i cambiamenti di umore sul volto di lui… prima il fastidio, appunto, poi quel che di indispettito… del resto, si trovava davanti chi l’aveva rifiutato seccamente… per poi passare allo sbigottimento, quando si accorse delle grazie di Serena così in vista…
E la bocca arcigna di Gianni si aprì infine in un gran sorriso…
“Serena! Buongiorno! Che sorpresa!!” disse entusiasta.

Lei, imbarazzata, fece i discorsi di circostanza.
“Passavo di qui… per… compere… ti… ti presento Marco… il mio… il mio capo. ” Disse accennando con la mano a quello che in realtà era il suo padrone.
I due si strinsero la mano e si presentarono. Un brevissimo silenzio, una nuova occhiata di Marco.
Intransigente.
“Gianni…” sussurrò lei, mentre l’altro lanciava sguardi nella sua scollatura, sguardi percepiti, pesanti…
“Dimmi pure, cara.


“Io…” iniziò con un groppo in gola che la strozzava “io volevo… cioè…” alzò lo sguardo verso Marco, inflessibile nel ricambiarlo.
“Volevo… scusarmi per averti trattato male, tempo fa…” disse d’un fiato.
L’altro fece tanto d’occhi… sorpreso, oltre il descrivibile… e poi, un sorriso furbo, da piacione, si dipinse sul suo viso…
“Oh cara… si vede che ci siamo capiti male… non preoccuparti, magari ne parliamo a quattr’occhi un’altra volta…” disse sornione, passandole due dita sul viso.

Marco intervenne.
“Bene, sono felice che vi siate chiariti. Ora, Gianni, facciamo un giro, dobbiamo fare acquisti… potremmo aver bisogno più tardi. ”
“Quando volete” gli rispose l’uomo, che non staccava gli occhi da Serena.
Marco fece due passi, poi richiamò Serena con quel modo umiliante che lei aveva già vissuto… due colpi sulla gamba, come a richiamare un cane… Un gesto che, lei vide, non era sfuggito a quel coglione di Gianni…
Come a richiamare un cane…
E come un cane, lei seguì Marco.

Un cane bastonato, a testa bassa, incapace di alzare lo sguardo…
Lui sorrideva, cingendola con un braccio, un contatto che le fece venire la pelle d’oca, ma da cui non osava sottrarsi.
“Vedi, puttana, non è stato poi così difficile…” considerò lui.
Serena a testa bassa, gli rispose “Tu ci godi… ci godi proprio a farmi sprofondare…”
“Oh, mia cara puttana, lo chiami sprofondare questo? Siamo solo all’inizio… ma con l’ubbidienza, tante cose le potrai evitare… dipende da te, puttana, da te… Ferma un attimo” disse Marco all’improvviso.

Si trovavano davanti all’abbigliamento da fitness, che sembrava aver catturato l’attenzione di lui. “Sì…” mormorò Marco, prendendo alcuni capi velocemente. Si voltò verso Serena “al camerino, puttana. ” Ordinò, indicandone uno piuttosto isolato.
Lei vi si diresse, scortata da lui. Giunti davanti al primo camerino disponibile, Marco fece scorrere la tendina.
“Dentro, e fammi vedere come stanno questi. ” Disse, tirando la tenda per metà e mettendosi in attesa, poco fuori la stanzetta.

Un sorriso gli spuntò, notando come Gianni fosse lì in zona, inventandosi chissà quale lavoro da fare, ma in realtà facendo la figura del calabrone impazzito attorno al fiore…
Riportò l’attenzione sulla sua schiavetta. A causa della tenda aperta per metà e il grande specchio sulla parete del camerino, Serena si stava spogliando in maniera impacciata stando appiccicata alla parete.
Nonostante le prove a cui era stata sottoposta, Serena non si capacitava di rimanere nuda per lui… avvilita, dopo essersi tolta la camicetta, si copriva il seno con un braccio, mentre pescava un indumento dal piccolo mucchio che Marco le aveva consegnato.

E scosse il capo…
Era una canotta per la palestra… di un colore azzurro pallido… senza dubbio troppo piccola per contenere le sue forme. Guardò Marco sospirando.
“Indossala, puttana. ” Fu l’unica reazione di lui, fermo appoggiato allo stipite a controllarla.
Serena si chiedeva a quale assurdo gioco dovevano servire quegli indumenti… cosa le riservava lo stronzo? Aveva già chiesto scusa all’altro porco… cosa voleva di più??
Ubbidiente… totalmente ubbidiente, almeno fin quando si trovava in quel punto vendita, altrimenti era certo che Marco avrebbe messo in atto la sua minaccia…
Finì di infilarsi la canotta… come previsto, era strettina, e più che un indumento da palestra, addosso a lei diveniva un’attrazione attira cazzi… Questo almeno era l’immagine che lo specchio le rimandava…
“Provvedi con i leggins ora, puttana.

” Ordinò Marco.
Serena sfilò la gonna con quel finto atteggiamento di sicurezza di chi non vuole far capire l’imbarazzo che prova… nuovamente la sua figa sotto gli occhi di lui…
Veloce, si infilò i leggins, che completarono l’opera già iniziata dalla canotta… Aderenti… mostravano semplicemente tutto… l’assenza di mutandine faceva sì che il taglio fosse molto più che evidente… per non parlare del culo, che sembrava pronto per ben altro piuttosto che ginnastica…
Marco, compiaciuto, aveva l’acquolina… a stento si trattenne dallo scoparla ancora lì e subito.

Non che qualcosa glielo impedisse…ma i suoi programmi erano altri. Sorrise. “L’addestramento è l’addestramento”, pensò. Tornò serissimo, quando Serena si voltò verso di lui.
Lei lo vide solo fare un cenno con la mano, in direzione di Gianni, poco distante, che prontamente si indirizzò verso di loro. E il terrore la riempì.
Tentò di afferra i suoi vestiti, attaccati al gancio, ma Marco glieli strappò di mano, appoggiandoli fuori dalla stanzetta, fuori dalla portata di Serena, che si sentì persa.

“Ubbidiente ora…” le sussurrò Marco “O ti faccio scopare immediatamente…”
“Oddio… ma cosa devi dirgli… cosa…” disse atterrita l’altra, ma fu interrotta dall’arrivo del proprietario.
Che rimase a bocca aperta, nel vedere quella femmina. Rapidamente, Serena si voltò dando la schiena, in ogni caso, Gianni era già molto soddisfatto di quello che vedeva… quanto aveva già fantasticato su quel culo…
Ciò che soddisfaceva uno, però, non soddisfaceva l’altro…
“Signor Gianni… ero un po incerto… secondo lei, il completino è del colore giusto?” chiese Marco, pensieroso.

Gianni si leccava le labbra, teso… eccitato…
“Direi… sì insomma…” stava iniziando a dire.
“Che stupido…” riprese Marco “così vede ben poco. Voltati. ” E lo disse accompagnando la parola ad uno schiocco di dita.
Serena si sentì gelare. Nuovo esporsi, nuovo umiliarsi… e il gesto… nello specchio vedeva la perplessità di Gianni… vedeva come riconosceva in Marco un qualcosa che non era solo un capo… e poi, la lingua sulle labbra… mentre si lei si voltava, occhi che le passavano su tutto il corpo…
“Vede meglio così, signor Gianni?” chiese Marco, ironico.

L’altro non riusciva a staccare gli occhi da Serena… che a sua volta deviava lo sguardo a destra e a sinistra, istintivamente iniziando il gesto di portarsi le braccia al seno, ma mai completandolo… le regole… le regole si stavano attaccando a lei… alla sua pelle… regole di ubbidienza… totale, a costo di esibirsi davanti ai peggiori maiali lei conoscesse… non poteva dare niente di meno di questa…
Gianni intanto , per quanto su di giri, per quanto in estasi davanti a quelle forme, rimaneva con quella punta di imbarazzo, di confusione rispetto alla situazione.

“Sì, meglio… direi che è perfetta… proprio perfetta…”
Marco invece assunse un’aria perplessa…
“No… c’è qualcosa che non mi convince ancora…” disse, e Serena lo guardò incredula… cos’altro voleva farle fare??
“Forse il colore… non so…” continuò il suo padrone “No! Ecco ci sono! Sarebbe meglio questo!” disse Marco, raggiante, pescando dal ridotto mucchietto di indumenti che aveva scelto poco prima…
Tese quello che aveva in mano a Serena, che con gesto di rabbia lo prese, accorgendosi di quanta poca stoffa stava stringendo… guardò Marco, al limite del pianto…
“Voltati, e provalo.

Subito. ” Sibilò Marco, serio. Un contrasto notevole, rispetto a Gianni, estasiato.
Non era un uomo, pensava Serena. Era una sorta di diavolo… Era qualcosa che la voleva giù… sempre più giù, a strisciare… I tremiti erano evidenti, mentre tornava a girarsi… doveva fare lo spettacolino per il pubblico a quanto pareva, doveva far vedere quanto era ubbidiente, davanti al capo e a chi lui desiderava…
E messa nella condizione di nascondere il meno possibile… Marco l’aveva studiata ancora una volta bene, voltata, ma con lo specchio davanti a sé… Il tremito.

Non se ne andava. Un ultimo sguardo allo specchio… Marco con il mezzo sorriso di chi ha tutte le carte in mano, Gianni… dio mio… faticava a dominarsi… il gioco perverso di Marco raggiungeva l’obbiettivo. Lo sextenare l’eccitazione del padrone del negozio, il farla apparire come totale puttana davanti a lui, renderla in tutto e per tutto vulnerabile agli occhi di chichessia…
Ma poteva accadere di peggio… lo sapeva, quello era il giogo, o accettava un’umiliazione di quel genere, o…
O cosa? Non poteva saperlo.

Di sicuro, c’era solo il fatto che Marco non aveva limiti. E l’avrebbe dimostrato, in caso di disubbidienza…
Veloce… doveva essere veloce. Presa tra i due maiali e lo specchio, Serena si sfilò la canotta, coprendosi rapidamente con un braccio, per arginare almeno in parte l’inevitabile…
Il risultato fu spettacolare, visto dai due uomini. La schiena nuda di lei, completata da quel culo contenuto solo dai leggins e poi… tette impossibili da nascondere, nonostante tutto l’impegno che Serena metteva per celare le sue forme.

E ancora veloce, ad indossare quello che voleva essere qualcosa che copriva…
Al solito, un rimedio quasi peggio del male… Era un top, corto, a lasciare scoperto il ventre. Su altre forme, più contenute, avrebbe fatto intuire senza svelare. Marco aveva però scelto qualcosa adatto ad una terza, non ad una quinta. La parte superiore del seno era completamente nuda, il rosa delle areole ben visibile…
Serena strinse le braccia attorno al corpo, ammutolita.

“Voltati. ”
Marco. Che dentro sé, non solo voleva mostrare la sua bella puttana, ma anche come la dominava.
Un centimetro alla volta, Serena eseguì, sempre con le braccia strette al corpo, testa bassa.
Gianni, che non sapeva quale santo ringraziare per la fortuna inaspettata di quello spettacolo, cercava ora di ritagliarsi una parte più ampia, fu infatti lui ad esordire “Non capisco come le stia… con le braccia così…”
Serena alzò la testa di shitto, furente.

Gianni , da baldanzoso, abbassò immediatamente la cresta vedendola a quel modo. Sarebbe stata una piccola vittoria per lei. Marco però non aveva gradito l’atteggiamento della donna.
“Le braccia. ” Semplice. Diretto.
Serena tratteneva le lacrime a stento. Riposò lo sguardo su Gianni, che a braccia incrociate era tornato a fare il grand’uomo… Maledetto porco… pensò lei… e d’improvviso il terrore completo, essendosi accorta di aver esitato. La punizione poteva essere… no, non ci voleva pensare….

Le braccia finirono lungo i fianchi.
Gianni perse un battito del cuore, ma senza scomporsi… forse forse, dopo queste prime pietanze, avrebbe gustato anche il dolce… del resto, il corpo di Serena se l’era sognato mille volte… e in tutte quelle mille volte, se la scopava a più non posso… Senza contare che l’essere stato respinto a suo tempo rendeva ancor più eccitante il fatto di averla semi nuda nel suo negozio…
“Sì… decisamente questo ti sta meglio…” disse Marco avvicinandosi di un passo a Serena “certo, il tuo girare senza intimo mette un po in risalto i capezzoli” proseguì “ma se proprio non sopporti reggiseno e mutandine, questo mi sembra perfetto.


Serena voleva sprofondare. Non esisteva fine… Gianni la guardava come se fosse già sua, e difatti fece il gesto di allungare una mano verso di lei.
E Marco fu rapido a scostarlo quel tanto che bastava e chiudere la tendina. Prese i vestiti di Serena, glieli passò scostando appena il divisorio.
“Rivestiti. Ti aspettiamo qui. Prendi quello che hai provato, compriamo tutto. ”
Gianni rimase indispettito dal finire di quell’interessante commedia.

“Ma… forse era il caso di farle provare qualcos’altro” disse con occhio malizioso.
Marco aveva un’espressione inflessibile mentre lo fissava.
“Oggi non abbiamo altro tempo. Sicuramente acquisteremo altro in futuro. ” Precisò.
Il disappunto dell’altro era evidente, mentre sentiva Serena rivestirsi al di là della leggera barriera… era completamente infoiato… gli sembrava di essere arrivato a due centimetri dalla meta, e ora…
“A ripensarci” disse “dovevo passare anch’io da voi in questi giorni a comprare qualcosa…” disse speranzoso.

Marco sorrise, sinceramente divertito.
“E noi l’attendiamo… Serena è una commessa a dir poco cortese… direi servizievole. ” Gli disse Marco, certo che Serena stesse udendo ogni singola parola.
E difatti, quando comparve tirando piano la tendina, sembrava un pulcino bagnato. Stringeva gli indumenti appena provati al petto, a capo chino.
Marco le cinse i fianchi dolcemente con un braccio, ed insieme si avviarono verso le casse. Gianni li seguiva a ruota.

Pagò Marco, velocemente, con accanto una donna che ancora non riusciva a proferire parola. Adesso che gli acquisti erano riposti in una busta portata da lei, la scollatura della camicetta faceva di nuovo bella mostra di sé.
Gianni li sentiva sfuggire… ebbe solo il tempo di aggiungere “allora ci vediamo presto… e grazie di TUTTO Serena”, aggiunse con un gran sorriso.
Marco le bisbigliò all’orecchio… lei chiuse gli occhi, sconfitta.
“G-grazie a te… a presto…” salutò Serena, ripetendo quanto le aveva suggerito il suo padrone.

Con gentilezza, le aveva raccomandato Marco… come se non fosse bastata la commedia di poco prima. Avrebbe schiacciato quei due vermi sotto i piedi con tutta la furia che poteva… Ma le catene che Marco le aveva messo addosso pesavano… stringevano… E c’era una cosa che il gioco di Marco generava. Lui aveva dato l’impressione, con Gianni presente, di fare da padrone ma anche da guardia.
Era il modo sottile di lui di dire “Ubbidienza, e nessuno ti tocca…”.

Sorrise amaramente, mentre ripercorrevano la galleria del centro commerciale. A parte lui, e Paola, naturalmente… Loro potevano usarla, toccarla… Marco poi… l’aveva scopata nel modo più umiliante, portandola subdolamente ad essere come creta nelle sue mani… Almeno con Gianni avevano finito, se l’era cavata e….
“Non mi sei piaciuta, poco fa, puttana. ” Disse di punto in bianco lui.
“Cosa??” esclamò esterrefatta lei.
“Voglio una risposta più pronta ai miei ordini.

Ho visto troppe esitazioni. ” Disse serio.
“Tu sei pazzo… mi hai fatto esibire come un a****le… un a****le da circo davanti a…” diceva esasperata la donna, continuando a camminargli a fianco.
“Un a****le… sì, certo. Ma non da circo. Più da compagnia. Devo solo decidere che a****le…. ” Disse lui pensieroso “ed è proprio il senso dei nostri prossimi acquisti, puttana. ”
Serena non capiva. Odiava, però. Non sapeva se lo stronzo lo facesse per divertimento, o se realmente si aspettava da lei un’ubbidienza così totale… standolo ad ascoltare, pareva quasi non accontentarsi dell’umiliazione, voleva una specie di degradazione… Ma doveva pure esserci un limite… oppure no?
Di sicuro, Marco manteneva le sue promesse… la rete in cui l’aveva invischiata la colpiva su mente e corpo, rendendo trasparente ogni sua debolezza o segreto… Se solo non l’avesse mantenuta in quella condizione di costante vergogna e imbarazzo… Non poteva far nulla per il desiderio che leggeva attorno a lei… Marco la chiamava puttana costantemente, e come dovevano chiamarla quelli che le fissavano il seno mentre li incrociavano… che fissavano i capezzoli assolutamente intuibili, sotto il tessuto.

Erano stati la sua piccola croce fin dalla giovinezza, quando aveva cominciato a svilupparsi… ricordava ancora la divisa da pallavolo, a scuola, quella maledetta maglietta che strusciava e la facevano diventare un argomento di scherno eccitato per i ragazzini…
Odiava esporsi. Andava fiera del suo aspetto, ma era sempre stata di classe… mai volgare… mai apparsa così… così…
Puttana. Pochi giri di parole. Era così che appariva, lo sapeva.
Si era persa nei suoi pensieri, cosa che doveva imparare a non fare, se ne rendeva conto ora, davanti alla nuova meta…
“Che… che significa?” chiese Serena.

Marco si fermò. Lo sguardo verso di lei era estremamente eloquente.
“Abbiamo molti acquisti da fare in questi giorni, puttana. Molti negozi da visitare. E questo sarà una frequentazione che ti diventerà familiare. ” Puntualizzò.
Lei era al limite del panico.
“Ma questo… questo è il negozio per a****li!! Che diavolo…” quasi strillò.
“I guinzagli migliori si trovano qui. ” Rispose l’uomo con tutta calma.
Serena non potè fare altro che prendersi il volto tra le mani.

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