Io e la mia “sorellina” P. …. continua

Questa storia è dedicata a Funny.

Come tutte le estati, mio papà ha organizzato una piccola cenetta in compagnia. Quest’anno c’era, oltre che mio padre, mio fratello e la mia sorellina P. , anche la mia matrigna (ora capite perché dicevo che P. non è la mia vera sorella, è la figlia della mia matrigna con un altro uomo) ed una coppia di amici di famiglia coetanei di mio padre. Ci troviamo nel tardo pomeriggio in modo da goderci gli ultimi raggi di sole prima dell’imbrunire e per avere tutto il tempo di farci un bel aperò in tranquillità.

Appena scendo dall’auto mi viene incontro P. che gettandomi le braccia al collo mi da un fortissimo abbraccio e mi stampa un bacione sulla guancia. Io da quel giorno al lago non l’avevo più né vista né sentita, ed era passato forse un mesetto, ma la cosa non era anormale perché capitava che passassero settimane o mesi senza vederci o sentirci. Mi sento quindi sollevato che anche per lei, sembra almeno in apparenza, nulla sia cambiato e che nulla sia successo.

Il tema del menu della serata è Messicano. Così assieme alle nachos, al guacamole e un po’ di salumi vari, c’è una marea di birra e margarita. Io di certo non lesino sul bere e quindi mi fiondo all’attacco della margarita che adoro. Dopo poco più di un’oretta ci mettiamo a tavola dove veniamo serviti dalla mia matrigna che porta una miriade di cose da mangiare tra chili, tortillas e tacos. È un’abbuffata tremenda accompagnata da un ottimo vino rosso.

Durante la cena si chiacchiera del più e del meno, si ride e si scherza, e mio papà tira fuori la storia del lago. Io in un attimo impallidisco e guardo di sfuggita P. che non sembra preoccuparsi della cosa, aspetto di sentire cosa dice. Per fortuna l’unico commento è stato che il giorno dopo eravamo tornati tutti e due in uno stato diciamo un po’ pietoso, abbruttiti dai postumi della bevuta della sera prima.

Il discorso finisce lì, ma ritornare al pensiero di quella serata mi ha fatto tornare in mente quello che era successo e quanto mi ero eccitato a vedere P. nuda e poter sfiorare la sua pelle, il suo seno e, anche se in maniera fugace, le sue intimità.
La serata continua in divertimento e allegria. Terminato di mangiare, prima che venga servito il dolce, visto che avevo mangiato come un porcellino e bevuto anche di più, mi alzo ed inizio a camminare intorno al tavolo.

Notato lo sguardo strano di mio padre, chiedo scusa e dico che vado a fare due passi perché devo digerire un pochino prima del dolce e dei digestivi.
Incurante mi allontano nell’oscurità. Di sorpresa sento qualcuno che mi salta in schiena abbracciandomi da dietro. Capisco subito che è P. Le chiedo, forse in maniera un po’ sgarbata: “che vuoi?”. Lei mi tira un pugno sul braccio e mi risponde, ridendo: “non vedi che pancia mi è venuta? Vengo a smaltire con te…”.

Terminata la frase fa un’altra piccola risatina e si mette di fianco a me. Mi sento un po’ in imbarazzo, non so perché, ma quella situazione mi ha messo per un attimo a disagio.
Camminato fino oltre la casa e mi metto seduto tra il prato e le scale che dal retro dell’abitazione portano nella proprietà sottostante. P. si ferma e mi fissa non capendo perché mi fossi fermato e mettendosi di fronte a me mi chiede se fossi diventato scemo.

Io le rispondo di piantarla di rompere altrimenti le avrei fatto una ripicca. Lei ridendo mi risponde a sua volta che ero talmente pieno che l’unica cosa che potevo fare era quella di rotolare giù dalle scale o dal prato.
Lei si trova di fronte a me, a portata di mano, allora incurante del gesto ho teso le braccia e mettendole le mani dietro le ho appoggiate sul suo sederino e le ho dato una palpeggiata.

Lei, che non si aspettava una cosa simile, indietreggia di un passo giusto per allontanarsi quanto basta dalla mia “presa” e con uno sguardo sbigottito mi dice: “Oh, ma che fai? Sei scemo?”. Io la guardo e le rispondo: “Un pochino sì (con una risata), ma te l’avevo detto di non rompere!”. Lei mi fissa e dopo un attimo mi risponde a tono dicendo: “ma se continuo cosa fai?”. Io allora faccio finta di diventare serio e le dico di provare.

Ammetto che non era mia intenzione dare il via ad un gioco particolare, era una risposta che mi è venuta spontanea, ma che poi si rivelerà essere stata molto azzeccata!
Lei si avvicina di nuovo e con l’indice inizia a picchiettarmi sulla fronte dicendo in continuazione “scemo”. Io la lascio fare per un attimo, ma poi, di shitto, le mie mani la afferrano di nuovo per il sedere e la tiro con forza verso di me.

Lei si lascia tirare e non fermandosi mi viene addosso facendomi cadere all’indietro con la schiena sull’erba e lei cade sopra di me. Io non lasciando mai la presa dal suo sedere mi trovo a pochi millimetri dal suo volto ed in un attimo, dopo averla fissata negli occhi, le stampo un bacio sulla bocca. Le si spinge leggermente via con le braccia perché sorpresa dalla mia reazione, ma, al contrario di quello che in quel momento avevo pensato avrebbe fatto, si lascia di nuovo cadere sopra di me e contraccambia il bacio dicendo che non devo farci l’abitudine.

Non so perché ma quella posizione, quel bacio, e magari un po’ i ricordi del lago, mi hanno fatto eccitare ed il mio membro era già diventato abbastanza turgido da sentirsi attraverso i jeans. Così, dicendo tra me e me: “ormai la frittata è fatta…”, con una mano sul suo sedere ed una sulla sua schiena, la stringo ancora più forte e vicino a me in modo che possa sentire la mia eccitazione. Come se questo non bastasse faccio un leggero movimento verso di lei con il bacino in modo da avvicinarmi ancora di più e farle sentire quanto mi stavo eccitando.

Lei dopo un attimo di esitazione, e dopo avermi fissato intensamente negli occhi, si solleva leggermente con le braccia e mi sussurra: “non ti muovere…”. Io obbedisco ignaro di quello che stava per accadere ma sicuro che mi avrebbe fatto qualche tiro mancino. Ma quanto mi sbagliavo! Dopo avermi dato un bacio sulla guancia scivola sul mio corpo, io la lascio andare incuriosito da quello che avrebbe fatto. Arrivata con la faccia all’altezza del mio bacino sento che con le mani apre delicatamente i pantaloni, li abbassa leggermente fino a far affiorare le mutande che orami a stento trattengono il mio membro.

Preciso che non sono uno superdotato, ma nemmeno sottodimensionato, penso di essere nella norma. Dopo un attimo di esitazione P. abbassa anche le mutande che lasciano apparire il mio membro orami eretto ed eccitato. Io mi lascio andare, chiudo gli occhi e aspetto di scoprire quello che vuole fare la mia sorellina. Sento le sue dita che iniziano ad accarezzarmi il pube e le palle. Poi con un dito inizia a risalire il mio membro fino ad arrivare sulla punta dove, con tocco delicato ma veramente eccitante, inizia a fare dei piccoli cerchietti con la punta del dito.

In un attimo sento, oltre al suo tocco delicato ma eccitante, un tocco caldo e umido. È la sua lingua che si alterna al suo dito fino a sostituirlo iniziando a leccarlo tutto. In un attimo sento la sua bocca avvolgere quel membro che in più occasioni era stato masturbato e toccato col pensiero della mia piccola P. È bravissima, non credevo, me lo succhia e lecca con maestria. Mentre lo prende in bocca la sua lingua gioca con la punta del mio uccello e le sue mani mi accarezzano la pancia fino a scendere a giocare e stuzzicare le mie palle.

Probabilmente presa anche lei dalla situazione e dall’eccitazione cambia improvvisamente, e dal dolce succhiare e leccare, passa ad un succhiare più insistente, rapido e profondo. La sua lingua passa in modo spasmodico su tutto il mio membro. Le mie mani si avvicinano alla sua testa, le mie dita scivolano tra i suoi capelli e, dopo averla afferrata con fermezza ma in maniera delicata, inizio a farle fare su e giù. Lei ansima ad ogni movimento e il respiro si fa sempre più affannoso quando al movimento delle mie mani aggiungo anche il movimento del mio bacino.

La sento gorgogliare e capisco che probabilmente, nonostante le mia dimensioni modeste, il mio pisello le è arrivato fino in gola, ma questo non la ferma dal continuare a succhiare con avidità. Non resisto più e con voce fioca e tremolante dovuta al mio ansimare dall’eccitazione, le dico che sto per venire. Lei non si cura minimamente delle mie parole e continua a succhiare e leccare come una forsennata. Non so quanto sia passato, forse pochi secondi, forse alcuni minuti, il tempo non esisteva più, in quel momento c’eravamo solo noi due, lei ed io, la sua bocca e le sue mani ed il mio membro.

Cerco di resistere il più possibile, non voglio venire e far finire quel momento idilliaco, ma il suo succhiare non mi lascia scampo e mi lascio andare inondando la sua bocca con il mio sperma caldo. Lei sembra non essere turbata dalla cosa, ma accortasi che sono venuto, diminuisce l’intensità del suo lavorare di bocca fino a tornare ad un delicato succhiare e leccare per gustarsi al massimo quel momento e quel sapore. Le sue mani continuano ad accarezzarmi mentre io non riesco a togliere le mie mani dalla sua testa, allento solo leggermente la presa.

Sento la sua lingua che inizia a scorrere dappertutto sul mio uccello, sui testicoli e tutto intorno. Sembrava quasi che volesse ripulire tutto prima di continuare. Dopo avermi tirato di nuovo su le mutande e come poteva anche i pantaloni, è scivolata di nuovo sul mio corpo fino all’altezza del mio viso dove, dopo averla guardata intensamente negli occhi, potevo notare un sentimento di compiacimento sul suo volto. Sapevo che aveva appena bevuto il mio seme, ma non ho potuto resistere e le ho dato un bacio sulla bocca, prima sulle labbra poi cercando un bacio più appassionato al quale lei acconsentì, così le nostre lingue hanno iniziato ad intrecciarsi.

Ero di nuovo eccitato e le mie mani hanno iniziato a scivolare su tutto il suo corpo con la speranza di riuscire a sfiorare la sua pelle. Ma lei avvicinando la bocca al mio orecchio, dopo avermi morsicato con delicatezza il lobo, mi sussurra: “non adesso, non oggi, è tardi e dobbiamo andare a mangiare il dolce”. Io non so quanto tempo sia passato da quando siamo andati via, ma effettivamente era meglio tornare.

Dopo averle sussurrato a mia volta grazie all’orecchio ed averla dolcemente baciato il collo, mi sono alzato e mi sono sistemato i pantaloni. Intanto P. si era già incamminata verso la festa. Arrivati al tavolo mio padre esclama: “finalmente, ora possiamo mangiare il dolce”. La mia sorellina, con sguardo compiaciuto, dice che non ha voglia del dolce perché già soddisfatta, ma gradirebbe solo un digestivo.

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