Il piacere all’improvviso

Non ho mai avuto molta iniziativa con le donne, specialmente quando ero ancora un ragazzino. La prima ragazza che mi dichiarò, non capii neanche cosa volesse dirmi, e così la resi infelice, ma capendolo solo più tardi.
Oggi una vecchia amica, si trovava da me per chiedermi un consiglio su un lavoro.
“Non si tratta di un impiego troppo faticoso o mal pagato, è solo che non so se mi convenga lasciare il certo per l'incerto… Ad oggi sai come vanno le cose…” si aspettava una mia risposta, ma rimasi silenzoso, quasi a cercare le parole adatte.

“Che ne pensi?”, “Non saprei, Anna, io non…” Sentendo queste parole, si alzò di shitto: “Vedi? Il tuo problema sta qui! Non lo sai neanche tu quello che vuoi! Mica ci siamo trovati come te, con un lavoro già prenotato appena finiti gli studi, e una casa tua!”
“Anna, ecco, volevo dire che forse potrebbe essere un'opportunità, ma non saprei se convenga o meno cambiare impiego oggigiorno” Mi guardò come a dirmi: ‘Davvero? Bel consiglio mi dai! Hai praticamente rimescolato quello che ho detto prima!'.

Mi aspettavo questa risposta invece la vidi dirigersi in camera. La trovai seduta sul letto (non l'avevo mai vista con questa luce, le sue forme sono molto generose; mi stupisce che non trovi nessuno con cui stare).
“Vorrei davvero che ti aprissi, Valerio. Ci conosciamo da tempo, ma non ti ho mai sentito sbilanciarti su qualcosa… Compreso ciò che pensi di me” Seduta sul letto, accostava le gambe al petto, lasciando intravedere una minima parte delle mutandine…
“Sarebbe il caso che mi dicessi veramente quello che pensi, perchè se vuoi andare avanti, impara a dire, quando serve, quello che pensi veramente”.

Mentre ascoltavo le sue parole, il suo sguardo si posò sulla mia erezione.
“Ecco, questo ne è un esempio”, alzandosi dal letto e stringendo nelle mani la mia asta. “Se ti faccio eccitare, dimmelo, se mentre ti stringo il  cazzo pensi di volermelo dare, dillo!! Che cazzo vuoi fare!? ” Dopo queste parole, il mio controllo scoppiò, “Lo vuoi veramente?! D'accordo, allora!!”, uno spintone la fa finire sul letto, tra il suo stupore e la soddisfazione.

Le salto spora ed inizio a palparle il seno, mentre sfregavo la mia asta su di lei. Il suo stupore si trasformò in voglia, mi spinse la testa sulle sue tette, dicendo “Fammi sentire cosa vuoi, uomo!”, spalancando le gambe.
Mentre stringevo il suo seno nelle mani, scesi con la bocca sul suo ventre, inalando il suo profumo di donna, anche se mediato dai vestiti. Allora risalii di colpo, slacciando il vestito e sfilandolo dal suo corpo, che ora mi si parava davanti nella sua voluttà.

Mi fermai prima sulle labbra, carnose come non le avevo mai viste, succhiando uno con l'altra la nostra saliva; mi disse: “Se ti fermi ora, non avrai mai quello che vuoi. Sono qui: prendi ciò che desideri”.
Ogni residua esitazione sparì e così scesi con la lingua sui suoi seni, accarezzandole con la punta il canale, mentre le toglievo le coppe. La loro visione, libere dalla prigione di seta nera, la resero quasi fragile sotto il mio peso… Allora, mettendomi di lato, iniziai a leccarle i seni, iniziando dall'aureola, sempre in cerchi più vicini ai capezzoli.

La loro consistenza nella mia bocca era celestiale, e i suoi sospiri mi facevano impazzire “Cosa fai?” mi chiese. Le risposi: “Prendo quello che voglio: il tuo piacere”. Mentre mi guardava un po' stupita, la toccai tra le gambe, facendola sussultare per l'inatteso tocco. “È davvero questo che vuoi? Non mi oppongo più allora”, e, alzando le gambe, si sfilò le mutandine. La vidi completamente nelle mie mani, ancora più fragile di prima; forse per questo non spostai lo sguardo tra le sue gambe.

Accorgendosi di questo, mi guardò negli occhi, dandomi un bacio e sussurrandomi : “È questo che ti tenevi dentro? Scusami…” a queste parole le ricambiai il bacio, dicendole : “Temevo di ferirti; adesso mi scuserò anch'io, per la mia indecisione”. Incominciai a scorrerle la lingua sul suo collo, scendendo poi sul seno, sentendo i capezzoli indurirsi al passaggio della mia lingua, poi andai oltre. Mentre mi avvicinavo in basso, sentivo nelle mie narici aumentare sempre di più il profumo della sua essenza, una fragranza tra il sandalo e il muschio, che raggiunse l'apoteosi non appena posai la mia bocca sul suo pube.

Allora vidi il tempio del piacere e della vita, che si mostrava nella sua perfezione: un monte rosa carne che sprigionava una forza tale da domare qualsiasi uomo al suo cospetto. Allora volli rendere omaggio alla sua visione, iniziando ad odorare il suo profumo, intenso ed avvolgente, che mi fece eccitare ancora di più. Posai il naso direttamente sul canale, premendo con la punta fino ad entrare per un piccolo tratto. Il suo sussulto mi fece insistere su quel punto, spingendomi più in basso: lei si eccitava per la pressione tra le sue labbra, ed io mi eccitavo per il suo profumo e il suo respiro, sempre più scandito.

Ritirando il naso, volli appagare anche il senso del gusto, passando la lingua sulla sua coscia interna, facendola sobbalzare. Insistetti ancora, risalendo quei pendii che portavano al monte del piacere, fino ad arrivarvi poco dopo, assaporandole per la prima volta la sua femminilità. Il gusto si inebriò, eccitandoci ancora di più, e decisi di concederle il piacere che le avevo promesso. La lingua si spostò prima sul suo interno, una caverna umida di piacere, che aumentava in continuazione.

Il suo umore iniziava a scivolare fuori, bagnandola sempre di più. Affondai ancora la lingua all'interno, quasi a voler richiamare ogni suo umore, come se fosse rimasto intrappolato al suo interno per troppo tempo. L'eccitazione era al massimo, a quel punto Anna disse: “Se non mi fai venire adesso, esploderò!” Allora le diedi il colpo finale: mentre la mia lingua continuava i suoi affondi all'interno della vulva, con le dita le dilatai le labbra che erano fuoriuscite, spingendomi ancora oltre, fino a toccare con la punta il suo intero più remoto.

Allora in un attimo ci fu l'estasi, una liberazione per il suo interno che la fece bagnare come se stesse sotto la pioggia. Non potevo stare lontano da quel momento, ed assaporai ogni goccia della sua essenza mentre Anna gemeva per la venuta.
Poco dopo, esausta per la liberazione del suo piacere, mi accostai accanto a lei, prendendo tra le braccia. Allora mi guardò con occhi mai visti, dicendomi: “È questo che volevi fare da tempo?”.

Risposi :”Quello che volevo prima non importa. Ora voglio che tu rimanga in questo letto; voglio darti quello che vuoi. Dimmelo: Cosa vuoi, adesso?”. “Non voglio altro che piacere”. E quella notte, per tutta la notte, fu davvero così.

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