Suocera

Carmen, mia suocera, nonostante i suoi 60 anni è sempre una gran bella donna e mi ha aiutato a scoprire come i piedi siano per me la mela del peccato. Da quando era rimasta vedova veniva spesso a trovarci, tranne quando Elena era di turno la notte. Le avevamo dato anche una copia delle chiavi considerato che si era offerta di tanto in tanto di aiutarci a tenere in ordine la casa. Tutto regolare fino a questa estate.

Non avevo mai guardato Carmen nei dettagli ma quel pomeriggio sulla terrazza di casa notai per la prima volta i suoi piedi. 40 è un numero importante per una donna, sebbene Carmen sia alta almeno 1 e settanta e certamente in carne. Stava seduta sulla sdraio, appena tornata dal bagno dove si era sfilata i sandali sostituendoli con un paio di comode infradito. Due bei piedi curati con le unghie smaltate di un bel rosso fuoco.

Non facevano certo il paio con la sua personalità così sempre misurata e discreta. L’avevo sempre considerata la madre di mia moglie e mi sembrava quasi i****tuoso avere per lei pensieri libidinosi. Tant’è con una scusa banale scesi giù a piano terra e imbucai il bagno. Chiusi la porta dietro di me e raccolsi i suoi sabot. Li annusai. Potevo sentire ancora l’afrore dei suoi piedi accaldati. Fui sorpreso nel ritrovarmi ad accarezzarmi il pacco attraverso i pantaloncini.

Non ero mai stato un feticista per quanto non indifferente a certi dettagli femminili. Comunque riuscii a reprimere quell’impulso e pensai ad altro. Quando fu l’ora di andare salutai mia suocera e salendo le scale la sentii che chiamava Elena. “Mi manca un sabot, li avevo appoggiati sotto la finestra del bagno…ah, eccolo, è sotto il bidet” “L’avrà scalciato Claudio, lo sai che è sempre maldestro”. Lasciai sapientemente cadere la cosa, non volevo grane, figurarsi se con Carmen.

Da quel giorno tuttavia qualcosa cambiò. Mia suocera iniziò a farsi vedere più spesso, anche quando Elena non era in casa. Un paio di volte me la trovai in bagno senza bussare, salvo poi ritirarsi pronunciando mille scuse. Iniziai a fantasticare. La immaginavo affamata di sesso ma senza l’occasione per sfogarsi. Decisi di giocare un po’ con questa cosa. Una sera Elena era al telefono mentre io e mia suocera guardavamo la tv. Silenzioso mi alzai dal divano e senza dire nulla andai in bagno.

Dopo poco sentii i suoi passi avvicinarsi. Colto da una violenta pulsione erotica esitai un attimo a tirarmi su i pantaloncini e quando lei aprì la porta mi trovò in piedi e con l’uccello semi eretto. “Ooh! scusa Claudio, scusami tanto!” disse richiudendo la porta ma non potei fare a meno di notare la sua occhiata indugiare per un istante fra le mie gambe. Rimasto solo fui assalito da una specie di senso di colpa.

Sarebbe finito tutto lì. Così almeno pensavo. Il mese dopo iniziai a praticare un corso di massaggi. Carmen si mostrò subito interessata ed iniziò ad inventarsi di tutto per farsi toccare da me. Massaggi al collo ed alla schiena indolenzita, braccia spalle. Quando Elena non c’era si toglieva restava in reggiseno che abitualmente portava color nudo look, ovvero velato quanto basta per farmi intravedere i suoi grossi e scuri capezzoli che sormontano due tettone da 5a taglia.

Riuscivo agevolmente a rintuzzare le sue avances senza far insospettire mia moglie. Tornò l’inverno ed una sera che Elena era di turno sentii aprirsi la porta di casa. Era Carmen, si disse stupita, come sempre simulando malissimo, che Elena non fosse in casa e mi disse che già che era lì avrebbe approfittato della mia manualità per un massaggio. Aveva camminato parecchio ed aveva i piedi un po’ gonfi. Il cuore mi balzo in gola.

Avevo quasi rimosso l’episodio dell’estate passata. Sentii la libidine salirmi dalla base delle palle fino alla cappella che con un sussulto iniziò ad irrigidirsi. Mi sedetti sul divano e le tolsi gli stivaletti. I piedi accaldati dalla passeggiata emettevano quello stesso afrore dei sabot. Con la gola secca e la voce rotta dall’eccitazione le dissi che senza le calze avrei potuto massaggiarla con dell’olio di mandorle e sarebbe venuto certamente meglio. Si disse d’accordo e senza preoccuparsi di me che la guardavo (ma probabilmente attenta a farsi vedere bene) rimanendo seduta sollevò la gonna e mentre si sfilava i collant sollevò le gambe.

Lo fece con una lentezza calcolata e non potei fare a meno di osservare le sue ridotte mutandine nere che le erano entrate fra le labbra della fica efin giù nel solco fra le chiappe. Mi appoggiò i piedi in grembo senza curarsi di riabbassare la gonna. Avevo sotto gli occhi le sue belle cosce formose. I suoi piedi erano un po’ umidi e toccandoli sentivo sempre più intenso il loro odore mescolarsi all’odore di fica che proveniva da sotto la gonna.

Mi guardava ed il suo sguardo era quello di una giumenta in calore. “lo so che quest’estate sei stato tu a spostare i miei sabot…” ero impietrito “li hai annusati vero?” le sue parole mi stavano facendo perdere ogni freno “sì, li ho annusati e mi sono pure toccato il cazzo facendolo”. Alzò il piede nudo e incurvandone il dorso mi porse le dita smaltate all’altezza della bocca. “allora perché non ti servi alla fonte e non mi fai vedere se nel frattempo il tuo uccello sa fare di meglio dell’ultima volta che l’ho visto? Non è niente male sai? Anche io quella sera mi sono toccata a lungo” La mia lingua le si insinuava tra le dita mentre mi calavo calzoni e mutande lasciandole ammirare il cazzo ormai durissimo.

Mi strofinava la pianta sulle labbra mentre a sua volta si abbassò le mutandine a mezza coscia, passandosi la mano aperta fra le cosce. Si sbottonò con foga la camicetta, non aveva nemmeno il reggiseno e mi trovai in breve a slinguarle senza ritegno i capezzoli. Il sapore del suo corpo mi faceva impazzire, la leccavo ovunque, anche sotto le ascelle, inebriato. Finimmo di spogliarci velocemente guardandoci intensamente. Sentivo che la sua voglia cresceva mentre la toccavo e leccavo come un porco.

Le spalancai le cosce assaporando la fica e poi il buco del culo. “oooohhh, che porco che sei, ora dammi la tua cappella in gola…” le sue espressioni da troia aumentavano la voglia e mi sdraiai sotto di lei in un indecente sessantanove. Le venni in gola mente la sua fica colava di piacere sul mio viso. Ci riprendemmo quasi subito e passai il resto della notte a pomparla in fica e, dopo essere venuta più volte lo volle anche per bene tutto piantato in culo.

Scoparla a lungo fu facile, avevo trovato il mio viagra naturale: una leccata di piedi, il suo aroma irresistibile.

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