Una scommessa che non dovevo perdere (5)

Segue dalla parte 4

Ero uscito dall’ufficio già da un po’ di tempo, e stavo per arrivare a casa. Mentre guidavo pensavo a cosa era successo nei giorni precedenti, e mi preparavo a quello che sarebbe avvenuto questa sera.

In effetti era da tutto il giorno che ripensavo a quanto avvenuto nei giorni precedenti. Ripensavo alle sensazioni provate, alla sorpresa della scoperta di nuove emozioni, che fino a tre giorni prima ritenevo fossero per me impossibili.

Ogni tanto affioravano dei termini poco piacevoli. Se qualche giorno fa un amico mi avesse raccontato di avere vissuto delle situazioni come le mie, le prime definizioni che mi sarebbero venute in mente erano “ricchione”. Magari “culattone”. Parole che derivavano dalla cultura che mi era stata trasmessa, ma vivere di persona certe emozioni mette in discussione anche la tua cultura.

Mi chiedo se non debba usare queste parole anche per descrivere me… ma ora le trovo totalmente fuori luogo, ma non riesco a metterne a fuoco il motivo.

Ho toccato un sesso maschile, l’ho baciato, leccato, succhiato. Sono stato penetrato, direi anche sverginato. L’ho sentito godere nelle mie mani prima, dentro di me dopo. Vorrei dare una definizione a tutto questo, ma non ci riesco. Le parole che mi vengono in mente sono intrise di negatività e le trovo sbagliate. Sbagliate per me e anche nei confronti degli altri.

Capisco che sono sbagliate alla partenza: l’errore è volere dare una definizione, soprattutto se negativa.

Ho scoperto che mi piace il sesso, direi a 360 gradi. Mi piace dare e ricevere piacere. Senza filtri, senza limitazioni di sorta. E non ci trovo nulla di male o di negativo.
Sento ancora dentro di me il piacere di avere fatto godere Giulia, di averla sentita venire dentro di me. E il ricordo del mio orgasmo con lei mi eccita.

Ripenso a questa notte, quando mi sono svegliato, e ho sentito chiaramente il pizzo del perizoma che si strofinava contro il mio sesso.

Era in erezione, e quando ci ho messo sopra la mano, l’ho sentito attraverso il pizzo. Una sensazione ancora nuova, eccitante. Talmente eccitante che dopo due carezze, ho cominciato a masturbarmi, senza riuscire a fermarmi. Ancora con il pensiero a quello che era avvenuto poche ore prima, sentivo il desiderio salire, il desiderio di godere… fino a sentire il mio uccello pulsare e poi il caldo della mia sborra sotto le mie dita, che inondavano il mio pube, che usciva dai ricami del pizzo.

Erano due giorni che avevo un livello di desiderio che non avevo mai avuto prima. Solo dopo il mio orgasmo riuscii a rilassarmi. Sentivo il calore della mia sborrata che scivolava tra le cosce. Invece di asciugarmi, me la spalmai tra le gambe. Mi sembrava trasgressivo, forse sconcio… ma mi piaceva la sensazione. Sentivo l’odore caldo del mio sperma che arrivava da sotto le coperte, e mi addormentai.

Il giorno dopo lavai tutto a mano, perché volevo che fosse asciutto per il mio ritorno, e dopo una doccia cercai di pensare ad altro.

Ma non ci riuscii… anche durante la giornata il pensiero andava sempre nella stessa direzione.

Arrivato a casa cominciai a preparami, per la serata con Laura. Dopo essermi rasato nuovamente, presi la trousse del trucco che mi aveva dato Giulia, e ripensai a cosa dovevo fare per truccarmi. In quel momento misi a fuoco una cosa alla quale non avevo ancora pensato: avevo tradito la mia compagna.

Io sono sempre stato della idea che i tradimenti sono senza senso.

Se si sente attrazione per un’altra donna, se se ne sente il bisogno, allora vuole dire che la storia che si sta vivendo non ha più senso, ed è meglio chiudere la storia in corso prima di andare a letto con un’altra donna.

Ma questa situazione era anomala. Quello che mi ha dato Giulia, Laura non me lo può dare. Non l’ho tradita per andare con un’altra donna. Era come se stessi vivendo in due realtà parallele.

Troppo difficile riuscire a chiarirmi le idee. Meglio dedicarmi a quello che stavo facendo, e comincia a truccarmi. Fondo tinta, fard, ombretto, rossetto… poche cose, di base, e il risultato fu migliore del previsto. Misi la parrucca, me la sistemai… non mi riconoscevo più.

Andai in camera, presi i vestiti e l’intimo… e mi accorsi che ero indeciso su cosa indossare.
Cosa aveva detto ieri Giulia? “Hai mai conosciuto una donna a cui non piaccia provare e riprovare diversi vestiti prima di scegliere cosa indossare?”

Aveva ragione.

La cosa di essere indeciso su cosa indossare mi dava una sensazione di femminilità che non immaginavo. E ricominciai a pensare al femminile… si… ero proprio indecisa su cosa indossare…

Presi così l’intimo in pizzo bianco, che mi aveva dato Giulia, la camicetta blu e la gonna a portafoglio. Rimisi le calze colore avorio di ieri e il reggicalze. Gonna, camicetta, e le scarpe. Fino a quel momento non le avevo ancora provate a lungo.

Tipo decolleté, tacco non esagerato, non ero abituato… no… non ero abituata a camminare con i tacchi.

Cammino per casa, per prendere confidenza con le scarpe e con i vestiti, e mi accorgo che era ora di uscire. Prendo la borsetta, metto dentro chiavi, telefono e portafoglio, prendo il sacchetto con dentro il sex toy che mi aveva dato Giulia, ed esco di casa.

Cerco di essere disinvolta, sperando di non incontrare nessuno di mia conoscenza.

Mentre arrivo all’auto mi passano di fianco due ragazzi, che parlavano tra di loro, e mi accorgo che uno mi fissa. Faccio attenzione se si dicono qualcosa, ma continuano la loro conversazione. Per un attimo mi chiedo se si vedesse qualcosa di strano in me.

Salgo in auto e arrivo in una decina di minuti sotto casa di Laura. Mentre scendo dall’auto mi accorgo che un uomo che stava passando sul marciapiede in quel momento mi guarda… e volgo lo sguardo nella stessa direzione.

Non avevo considerato che a scendere dall’auto con una gonna a portafoglio si deve fare attenzione… avevo la gonna che si era aperta fino a fare vedere la balza della calza.

L’uomo smette di guardarmi e prosegue, mentre io chiudo le gambe e metto a posto la gonna. Non avevo mai considerato che una donna, solo per camminare, deve fare attenzioni a cose diverse da quelle di un uomo. Però la sensazione di essere stata guardata mi dava quasi piacere.

Citofono e mi apre, e arrivo davanti alla porta di casa sua. Lei mi apre. Era bellissima. Indossava un abito blu, al ginocchio, con lo spacco. Appena aperta la porta, vedo che la sua espressione si riempie di stupore.

“Ma… Bruno?…”
Ho capito che per un attimo non era certa che fossi io.

“Si tesoro… come da specifica della scommessa…”
“Sei… incredibile… non immaginavo tanto…” e mi fa entrare.

Poi mi guarda, mi fa girare su me stessa. “Sai che sei davvero… carina?”
“Si, ecco… meglio se mi parli al femminile… sai… mi devo immedesimare… Allora, hai deciso cosa facciamo questa sera?”
“Ah… si… Non sapevo se restare a casa o uscire, mi sarebbe piaciuto uscire, e a questo punto direi proprio di farlo. Andiamo a prendere un aperitivo, c’è un bar che conosco in cui ogni tanto vado”.

Arrivate al bar ci sedemmo al bancone, ordinammo un paio di drink, e ci mettemmo a chiacchierare.

Io parlavo piano, la voce era la cosa che meno era in linea con il mio aspetto esteriore, lei era quindi molto vicino a me.

Ad un certo punto arrivano due ragazzi, e cominciano a tacchinare Laura. Per un attimo mi infastidisco, poi mi rendo conto che in realtà stavano provandoci con entrambe! Non me lo aspettavo. Risponde solo Laura, e li condisce via. Dopo cinque minuti arriva un altro… e dopo altri cinque minuti altri due.

Era una cosa alla quale non ero preparata.

Quelli che arrivarono per ultimi erano i più insistenti. Continuavano a provocarci, fino a che Laura, con il più sensuale dei sorrisi, disse loro “Sentite… a voi piace le figa?”
Loro rispondono subito “Beh… ma certo…”
“Ma l’uccello a voi non piace, giusto?”
“Ovvio… certo che no… per chi ci hai preso?”

Io cominciavo ad avere paura di scoprire come voleva proseguire…
“Sapete? Vi capisco benissimo! E’ la stessa cosa per noi!” mi prende tra le mani il viso, e mi bacia con passione, insistendo con la lingua, in modo da farla vedere che entrava e usciva dalla mia bocca.

Dopo un tempo non so quanto lungo, si stacca da me e li guarda… “E’ stato chiaro che non ci serve nulla?”

I due finalmente capirono, restando senza parole. Uno provò a dire “Beh… ma forse è l’ora di provare qualcosa d’altro…”
“Certo… mi sembra una ottima idea. Provateci voi, quando scoprirete che effetto vi fa un bell’uccello duro, però non tornate a dircelo. Noi lo conosciamo già e vi garantisco: non ci interessa”

Finalmente se ne vanno, e ci accorgiamo che avevamo attirato l’attenzione di altri avventori.

Lei mi accarezza le gambe, il sedere, i fianchi.

“Che effetto fa un bell’uccello duro? Ma come ti vengono in mente certe cose? E se si offendevano?”
“Senti, con buzzurri come quelli sono gli unici discorsi che capiscono. “
“E poi… noi lo conosciamo già… parliamone… sei tu quella che lo conosce…”
“Tesoro, basta dirmelo. Se vuoi te li chiamo, e così puoi provare di persona che effetto fa. Dici di averne bisogno?”

Faceva pure la spiritosa… pagammo e uscimmo.

Nel momento in cui mi sono alzata, sento di essere bagnata. Non me ne ero resa conto, ma avevo trovato intrigante ricevere le attenzioni di tutti quegli uomini, e il bacio di Laura aveva fatto il resto.

Poi andammo verso l’auto.

“Sai..” mi disse appena entrata “..era da molto che volevo fare una cosa del genere. Solo che non ho amiche che accetterebbero di giocare così. Oggi mi è proprio piaciuto vedere la loro faccia… solo che forse mi è piaciuto più di quello che immaginavo.

Fa una pausa e vedo che fa una espressione strana. “Sai che mi deve essere davvero piaciuto? Ho la patatina a mollo. ” Mi piace moltissimo quando usa questi termini innocenti per dirmi cose intriganti.

“Beh… anche io mi sono bagnata… forse per le attenzioni di quegli uomini…” (Quanto mi stava piacendo parlare al femminile… eccitante ed intrigante, se consideravo le sensazioni che quei vestiti mi davano sulla pelle…)
“Tesoro, se vuoi uscire con loro, non devi fare altro che tornare al bar.

Stai certa che qualcuno che ti battezza lo trovi subito. “
“Insisti? Sentirmi gratificata è una cosa, andare con uno di quei buzzurri è un’altra. Ma se entrambe abbiamo avuto questa reazione, si vede che è stato intrigante per entrambe, magari per motivi diversi. Ma come mai hai avuto la reazione che mi hai detto? Hai mai baciato una donna prima?”

“No… insomma… si e no. “
“Cosa vuoi dire?”
“Sono stata baciata, non ho baciato io.

Avevo quindici anni. Allora non facevo caso ad essere femminile. Mi vestivo da maschiaccio, pantaloni larghi e magliette, mai una gonna, anche l’intimo era di cotone liscio, niente di carino. Il parrucchiere non sapevo dove fosse, il trucco lo trovavo una inutile perdita di tempo.

Un pomeriggio ero a casa di Stefania, una mia compagna di classe, a studiare. Ci mettemmo a parlare di ragazzi, e le dissi che c’era uno che mi piaceva, ma che non mi considerava.

Lei mi fece presente che un ragazzo non guarda una ragazza vestita come me. Dovevo essere più femminile. Finimmo in camera sua, e mi fece provare dei suoi vestiti.

Mi dice di cominciare dalla biancheria, e mi da un completino in pizzo con un perizoma. Mai indossato uno. Dopo avere messo il reggiseno mi si avvicina, e me lo sistema. Lo sposta, me lo fa indossare bene, mi tocca la schiena, le spalle, il seno.

Poi mi fa girare, e mi tira il perizoma verso l’alto, per farlo entrare nel sedere, facendomi sussultare. Mi disse che era fatto per stare tra le chiappe, e non sopra… ma mi faceva un effetto stranissimo.

Poi mi fa mettere davanti ad uno specchio, e in effetti l’effetto era totalmente diverso.
Poi prende una camicetta, una gonna, e me le da. La gonna era pieghe, cortissima. Forse 35 centimetri.

Mi guardo ancora, mi sentivo strana.

La camicetta era leggera, si intravvedeva il reggiseno, e la gonna era talmente corta che avevo paura che a muovermi si vedesse tutto. Mi disse che ora ero guardabile, se avessi chiesto al ragazzo di uscire, ora avrei avuto delle possibilità. Poi si avvicina a me, mi dice che ai ragazzi piacevano le camicette leggere, perché si vede cosa c’è sotto… si vede la pelle e l’intimo. E mentre parla mi accarezza il fianco, sento la mano attraverso la camicetta.

Poi dice che ai ragazzi piace sentire il corpo attraverso il tessuto… e mi accarezza il fianco del seno, poi il seno, poi il capezzolo…

Sento il capezzolo che si inturgidisce, io non riesco a muovermi, ero paralizzata dalla sorpresa. Lei lo stringe e mi viene un brivido. Si avvicina ancora di più e dice che ai ragazzi piace anche andare direttamente al sodo… e mi mette la mano sul pube, poi scende sulla gonna che finisce subito, e sento le sua dita che mi toccavano attraverso le mutandine, e nello stesso tempo mi bacia…

Sento la lingua sulle labbra… la spinge dentro.

Io ero parlizzata, mi trovo la sua lingua in bocca senza accorgermene, mi viene un brivido. Avevo due sensazioni contrastanti. Al corpo piaceva e voleva andare avanti, alla testa sembrava tutto sbagliato e mi diceva di smettere.

Dopo un attimo lei si ferma, e si scosta. Come se non fosse successo nulla. Forse il fatto di non avere sentito da me nessuna reazione l’ha fatta smettere.

Continua a parlare di quello che piace ai ragazzi, mi dice di tenere quei vestiti e di provare a vedere che effetto avrebbe fatto al ragazzo.

Mentre mi spogliavo per rimettere i miei vestiti mi accorgo di una sensazione di bagnato tra le gambe, e le chiedo se potevo tenermi la sua biancheria addosso. Dopo un poco andai in bagno… ero bagnata come non credevo potesse avvenire.

Non mi ero mai bagnata così prima, magari un poco quando a volte mi toccavo. Quando mi dicevano che una ragazza si poteva bagnare fino ad inzuppare le mutandine, pensavo fosse una cosa da film porno, o che comunque non avveniva alle brave ragazze.

Questa è stata l’unica volta che ho baciato una ragazza… Poi dieci minuti fa ne ho baciata un’altra… perché in quel momento mi è tornata in mente Stefania… Ma tu perché ti sei eccitata?”

Ci pensai un attimo prima di rispondere. “Un poco per essere stata corteggiata, anche se in modo decisamente rozzo. Mi rendo conto che una donna riceva tante queste avances da essere esasperata e infastidita. Poi il fatto di sentirmi baciato da una donna in un momento in cui mi sento femmina… è stato davvero eccitante.

Nel frattempo eravamo arrivati a casa sua. Entriamo, lei chiude la porta, la seguo in soggiorno. Si avvicina al tavolo, si siede sul tavolo, mette i piedi su due sedie, aprendo le gambe. Mi tira verso di se, tra le sue gambe.

“Hai detto che ti è piaciuto fare la femmina? Bene, ora fai quello che ti dico io, come devono fare le femmine. “

Mi fa mettere in ginocchio davanti a lei, alza un poco il vestito e mi ordina “Datti da fare, voglio sentire la tua lingua!”

Segue alla parte 6.

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