Un pomeriggio con C.

C. è una persona molto gentile ed educata. Come tutti i meridionali è un uomo affabile e sa come intrattenere il proprio interlocutore, raccontando tante cose con estrema precisione nei dettagli.
Non è certamente un bell’uomo…forse non lo era nemmeno in gioventù.
Oggi, a cinque anni dalla pensione, ha i capelli radi e grigi, che porta impomatati all’indietro, e un paio di occhiali molto spessi sopra un naso adunco. La cosa più nuova sono i denti che sono troppo regolari e bianchi per essere originali.

E’ più alto di me e forse arriverà al metro e ottanta.
Ma la cosa davvero impressionante è la pancia.
E’ una pancia grossa e tesa…quasi da bevitore di birra incallito anche se, tra le tante cose di cui abbiamo parlato, mi ha fatto capire che il tutto è dovuto alla sua passione per la cucina.
Non è il classico ciccione flaccido, ma quella pancia è davvero impressionante soprattutto perché nascosta da un maglioncino di colore verde che la fascia e la fa risaltare in maniera notevole.

Ho cercato di parlare del più e del meno senza entrare troppo in temi personali. Anzi, sono stato ben contento che lui fosse cosi ciarliero perché così ho potuto farmi un’idea della persona.
In fondo erano questi gli accordi: ci vediamo a bere un caffé così capiamo se shitta la scintilla e poi vediamo.
Sembra davvero una persona ammodo, uno che vista l’età non riesce più a soddisfare le sue voglie, anche perché la moglie sembra aver da tempo chiuso del tutto bottega.

E’ un fumatore e quindi mi chiede se possiamo uscire a fumare una sigaretta.
In fondo abbiamo parlato abbastanza…e con la mia testa ho già deciso tutto.

Usciamo all’aria frizzante di questa giornata plumbea.
C. si accende la sigaretta e aspira un paio di boccate senza parlare. Poi mi mette a parte della sua decisione di smetterla …prima o poi.

La sigaretta sta per finire.
E io ho deciso

“Allora…ti va di mettermi il cazzo in bocca e di farmelo succhiare?” – gli dico a mezza voce, dopo aver verificato che non passasse nessuno.

Era la frase che avevo indicato nella mail come il segnale che la scintilla era shittata.

Gli occhi sgranati mentre sta facendo un tiro della sigaretta anticipano le sue parole.
“Certamente…credevo che alla fine non l’avresti detto…”
“E invece mi sembri un tipo giusto…quindi, ordina quello che vuoi alla mia lingua…ma intanto andiamo”

Ci mettiamo a camminare verso il luogo convenuto: il bagno di un parcheggio interrato che so essere molto poco frequentato.

Anche questa mattina sono passato a controllare e l’ho trovato, deserto come al solito.

Immaginavo ci sarebbe stato un certo silenzio…. forse anche lui è emozionato.
“Facciamo in questo modo” – gli dico mentre camminiamo – “entriamo a pochi metri di distanza e ci infiliamo nel bagno di fronte alla porta”
“Ok…tu sei sicuro che…” – mi risponde, balbettando dal freddo
“Vedrai…” – cerco di sembrare tranquillizzante.

“Ti ricordi che sputerò tutto vero?”
“Si…si certo…”
“Perfetto…quindi cerca di avvisarmi un po’ prima così ci mettiamo in una posizione comoda per entrambi”
“Va bene…”

Più camminiamo più mi sento eccitato.

Mentre C. è silenzioso.
Istintivamente mi viene da provocarlo…
“Senti…c’è qualcosa che vorresti che facessi in particolare…”
“Tipo?” – mi risponde guardandomi
“Non so vuoi che ti lecchi le palle…” – rispondo abbassando la voce
“Ah…uhm…beh…se ti va si…” – mi risponde quasi dubbioso
Si accende un’altra sigaretta, proprio a pochi metri dalla discesa nel parcheggio.

“Se hai cambiato idea…per me non c’è problema”
“No…è che…è la prima volta dopo tanti anni…e in assoluto la prima con un uomo…”
“Ah…ma qui ti sbagli…tu non devi pensare a me in questo modo…”
“Cioè?”
“Tu devi pensare a me come una bocca…una gola…e una lingua a cui puoi fare quello che vuoi.

Come quello delle troie che vedi nei video sul sito. Anzi…chiamami puttana, troia succahicazzi, cagna,…come ti pare. Così ti dimentichi chi sono. “
“Mh-mh” – annuisce
“Non ti sarebbe piaciuto avere una bocca in cui infilare il tuo cazzo appena tolto dalle mutande? una lingua a cui far leccare le palle…una gola da scopare come se fosse una fica?”
“C-certo” – stavolta gli scappa un sorriso
“Ecco io sono questo…. adesso scendiamo e non parliamo più…io mi inginocchio e tu ti avvicini si sbottoni e mi metti in bocca il tuo biscione…”
“Magari prima dovrei fare pipi”
“Ok…come vuoi…se ti piace…puoi anche infilarmelo in bocca senza scrollartelo…” – gli dico un malizioso.

“Davvero?” – mi dice incredulo
“Ti avevo detto che una volta shittata la scintilla ti avrei fatto fare quello che volevi…”
“Ma se ti chiedessi di leccarmi anche …” – non finisce la frase.
“Vediamo…ma non credo ci saranno problemi”

Scendiamo lungo le scale, in silenzio e, passando attraverso due porte tagliafuoco, entriamo nel parcheggio.
“Vai per primo…io ti seguo a pochi metri. “
“Ok”
“Ah…” – lo fermo con una mano – “mi raccomando..là dentro…parla sempre a voce bassa…e se devi farlo, insultami”
“Si…si” – mi dice avviandosi.

Il bagno è poco più avanti, sulla sinistra. Un neon malfunzionante lascia una penombra che facilita il nostro avvicinamento.

A circa venti metri di distanza, lo vedo entrare nell’antibagno.
Quanto è il mio turno, vedo che una porta è chiusa mentre l’altra è aperta…e il bagno vuoto.
Abbasso velocemente la maniglia ed entro, chiudendo la porta alle spalle.
Ha scelto il bagno più grande, con il gabinetto sulla sinistra e il lavabo sulla destra.

C. si è sbottonato ed è in piedi davanti alla tazza, aspettando lo stimolo per svuotarsi la vescica.
Ne approfitto per appoggiare sul lavabo il giaccone, la giacca e la cravatta a cui ho soltanto allentato il nodo per fare più in fretta.
La camicia la sfilo dopo aver slacciato solo i primi bottoni.
Con addosso la maglietta bianca, mi inginocchio dietro di lui mentre il rumore della cashita indica che lo svuotamento è iniziato.

Gli ultimi scrosci. Sempre più brevi e distanziati.
C. si muove, scrollandosi l’uccello.
“Padrone, lo schiavo è pronto” – gli sussurro per fargli capire che può girarsi quando vuole.
Tira lo sciacquone e si gira.
Sotto la pancia prominente, spunta un cazzo moscio con una peluria grigia alla base.
Senza dire niente lo aiuto ad abbassarsi del tutto pantaloni e mutande.
Lui si solleva la camicia e il maglioncino fino al petto.

La pancia è praticamente glabra…tranne un filo di peli che la attraversa verticalmente fino al pube.

Sento subito l’odore del cazzo: si è certamente lavato perché un timido odore di sapone si lascia riconoscere dalle mie narici.
Ma sono le tre e mezza del pomeriggio e le ore trascorse dentro le mutande si fanno sentire.
Sudore. Peli. Urina. Probabilmente anche l’eccitazione per l’incontro.
E’ un odore intenso.
Acre e pungente al tempo stesso.

Provo un po’ di repulsione per il cocktail di odori che mi penetrano nel cervello.
Ma avevo promesso che se fossimo arrivati fin qui non mi sarei più negato.
E poi, in fondo, sono stato io stesso a dargli l’idea
“Non trovi sia più eccitante poterlo infilare in una bocca… così com’è… sapendo che lei è costretta ad succhiare il tuo sapore di maschio?” – gli avevo scritto nei giorni prima.

Mi avvicino…fino ad appoggiare il naso tra i suoi peli pubici.
Annuso, respirando l’afrore che si sprigiona da tutto il membro di C.
Cercando di non staccare mai del tutto il naso dal contatto mi muovo in senso orario continuando ad annusare e lasciando che l’uccello mi si strofini sulla faccia.
Qualcosa mi bagna la guancia destra. So che si tratta delle ultime gocce della pisciata di prima, ma non mi scompongo.

Dopo aver riverito in segno di totale sottomissione il cazzo di C. , mi metto a leccare i coglioni pelosi.
Lentamente. Con la lingua stesa e morbida
Gli scappello l’uccello e poi passo a leccare l’asta.
Dal basso verso l’alto. Alzandoglielo contro la pancia.
Ogni volta che arrivo in cima sento l’odore della cappella. Ma è un odore che ormai trovo eccitante.

“Vuoi che me lo sciacqui un po’?” – mi dice C.

sottovoce.
E’ evidentemente preoccupato che l’odore mi stia frenando.
“Non ti preoccupare…” – gli rispondo con un sussurro mentre continuo a leccargli l’asta su e giù
“Scusa…però tu avevi detto che…” – continua a giustificarsi
“Tranquillo…vuoi che lo prenda in bocca?”
“S-si”
“llalll…basta che me lo ordini…insultami e dimmi di succhiartelo…lllalllll”

“Succhiami il cazzo troia” – mi dice dopo un paio di secondi di silenzio

Le labbra si schiudono al passaggio della cappella odorosa.

L’uccello scorre moscio sulla lingua fino a scomparire tutto dentro la bocca.
Arretro fino a metà e con la lingua giro introno alla cappella, lavandogliela mentre assaporo i suoi umori.
Alterno succhiate e lavori con la lingua mentre il suo cazzo si gonfia e irrigidisce sempre di più nella mia bocca calda.
Quando è diventato duro mi metto a pomparlo da cima a fondo con regolarità.
Metto tutta la saliva che posso per farlo scorrere lubrificato avanti ed indietro.

Fino in fondo alla gola.

Mi prendo una pausa per leccargli di nuovo le palle mentre con la mano gli sego l’arnese per mantenerlo duro.
Sento una mano sulla testa e smetto di inumidirgli i coglioni.
Ritorno alla punta del cazzo e la tengo tra le labbra.
Trovata l’altra mano me l’appoggio sulla testa, così che la presa possa essere più salda.

Lo fisso negli occhi per qualche istante e poi li chiudo lentamente.

Sottomesso.
Le mani di C. spingono la mia testa ad ingoiare il bastone di carne.
Non oppongo resistenza. Lascio che sia lui a guidare il ritmo.
In segno di totale abbandono mi metto le mani dietro la schiena.

“Succhia, troia, succhia!”
La voce è appena percepibile ma il tono è infoiato e convinto. Eccitato.
L’uccello entra ed esce dalla mia bocca senza fatica, lo ingoio fino alle tonsille ma le dimensioni non mi provocano fastidio.

“Succhia mmerda!…succhia l’uccello…fatti scopare la bocca”
Ci sta prendendo gusto. Il ritmo è sempre più veloce.
Mi lascio scopare la gola totalmente remissivo preoccupato che l’eccitazione non lo porti a venirmi in bocca all’improvviso.
Il suono del cazzo che scorre dentro la bocca piena di saliva si fa sempre più forte.
Ho bisogno di una pausa.
Mi divincolo dalla presa e mi ritrovo con l’uccello grondante di saliva sulla guancia.

Gli lecco i coglioni mentre il mio respiro torna normale.

Riprende a scoparmi come prima.
Ha perso ogni controllo e mi trivella la gola come un forsennato.
“Troia…troia succhiacazzi…succhia cagna…ti piace il cazzo eh?”

C. non è l’unico a cui l’eccitazione sta facendo perdere il controllo.
Mi accorgo di essere infoiato come una cagna in calore. Se mi chiedesse di prenderlo in culo probabilmente lo farei…

Mi ritraggo dalla perforazione alle tonsille e arretro di un paio di metri.

C. rimane immobile, forse colto alla sprovvista.
Dandogli le spalle, mi siedo a terra con le gambe stese sul pavimento. Appoggiandomi sulle mani reclino la schiena finché mi sembra di essere all’altezza giuta
Poi butto all’indietro la testa.

Lo guardo…capovolto al contrario. Il palo rosso e rosa luccica della mia saliva
Non dico nulla.
Mi limito a spalancare la bocca.

C. fa qualche passo in avanti, oggettivamente limitato dai pantaloni calati alle caviglie.

Osservo la parte inferiore della sua cappella mentre punta verso di me.
Poi vedo solo i suoi coglioni.
Che avanzano ed indietreggiano dai miei occhi mentre l’uccello ha ripreso a fottermi l’esofago.
C. prende confidenza subito con la nuova posizione …entra ed esce sempre più velocemente spingendosi dentro la bocca finché le mie narici non vengono tappate dalle sue palle.

“Mmmh…non ce la faccio più” – mugola silenziosamente dopo qualche tempo – “…sto per venire”

E’ davvero una persona corretta.

In tutto questo tempo non ho mai smesso di preoccuparmi che non mi venisse all’improvviso in gola, senza preavviso.
Non ho intenzione di ingoiare il suo sperma.

Mi libero subito dal missile che mi stantuffava sulla lingua e mi giro a guardarlo, di nuovo in posizione normale.

“Siediti” – gli dico indicando con un cenno del capo il gabinetto.

C. si accomoda con le gambe larghe e l’uccello che spunta diritto come un obelisco.

Mi avvicino, restando in ginocchio e mi metto tra le sue gambe.

Appoggio il naso sulla cappella che è pronta ad esplodermi in bocca.
Metto le mani sulle cosce bianche e glabre.
Le labbra si chiudono per l’ennesima volta intorno alla sua cappella e la bocca scende giù fino in fondo accogliendo tutto l’arnese al caldo della gola.
Resto fermo un paio di secondi poi ritorno in cima al cazzo.

E aspetto.
Metto le mani dietro la schiena e quelle di C. si appoggiano sulla mia testa.

Mi spinge giù di nuovo. Fino alla base del suo uccello.
Lascio che mi trattenga in quella posizione finché ho fiato nei polmoni. Poi risalgo.
Le mani di C. serrano la pressa intorno alla mia testa. Che incomincia a salire e scendere lungo l’asta dura e pulsante.
Sempre più veloce.
“Succhia…bbuttana…succhia…succhiami il cazzo….

bbbuttana! Succhia Succhia…”
Non smette di parlare mentre la mia testa viene perforata ancora. Sempre più veloce.
“Suuuchhia…siiihhh…succhiaa…”
Lo sento contrarsi sul gabinetto …sta per esplodere.
Porto di nuovo le mani sulle sue cosce e blocco le sue spinte ciucciandogli solo la parte alta del cazzo.
Nel giro di pochi istanti la mia bocca si riempie di fiotti di sperma caldo e appiccicoso che eruttano impazziti dalla cappella.
La vena del cazzo pulsa regolare sulla mia lingua segnando i ritmi della sborrata di C.

che si rivela più abbondante del previsto.
Quando mi sembra che abbia finito schiudo leggermente le labbra e lascio che tutto il liquido coli lungo l’asta, tra i peli e sotto le palle. Giù nel gabinetto.

Gli succhio ancora l’uccello appiccicoso e bagnato.
Poi mi alzo e sputo tutto nel lavandino, sciaquandomi la bocca con l’acqua.

Quando mi giro a guardarlo, C. è ancora seduto sul cesso. Ansimante.

Mi sorride, senza riuscire a dire una parola.
Faccio lo stesso e finisco di pulirmi la bocca.

“E’ stato eccezionale…davvero…. magari mia moglie mi avesse fatto una cosa del genere” – dice alzandosi e iniziando a pulirsi con la carta.

Mi rimetto la camicia mentre lui continua a pulirsi con cura.

“Cazzo…” – mi dice guarando lo sguardo dietro la schiena verso la direzione in cui mi trovo – “…non ti ho chiesto se mi leccavi anche …si, insomma…il culo”
Sparita l’eccitazione, torna l’uomo mite e gentile che mi aveva convinto a scendere fin qui.

“Sarà per un’altra volta” – gli rispondo mentre mi allaccio
“Quindi…l’avresti fatto? Eccezionale!” commenta tornando a voltarsi.

Si riallaccia i pantaloni e si ricompone mentre faccio la stessa cosa.

Un’altra sciacquata alla bocca e ci prepariamo ad uscire.
Prima lui e poi io. A distanza di mezzo minuto.

Lo ritrovo sulle scale che salgono.

“Grazie” – mi dice quando lo raggiungo
“Figurati, mi sono divertito”
“Era la mia prima volta con un uomo…e la prima volta dopo più di un anno che …non mi arrangio da solo” – mi dice con un sorriso.

Si vede che è sincero. E questo me lo fa apprezzare ancora di più.

Siamo ormai all’ultima rampa di scale e C. si ferma sul pianerottolo a prendere fiato.
Il fisico, l’età e lo sforzo dell’ultima mezz’ora si fanno sentire.

Mi fermo con lui.
“Quindi ti sarebbe piaciuto che ti leccassi anche di dietro?” – gli domando
Un cenno di assenso è tutto quello che ottengo.
“Facciamo in questo modo…” – gli dico – “…se tu continuerai a tenermi come unica alternativa…io sarò sempre a tua disposizione…e farò tutto quello che vorrai.

Ingoierò e leccherò tutto. Ogni volta che le tue palle saranno piene potrai usare la mia bocca e il mio stomaco per svuotarle. Basta che mi scrivi… ok?”
“Stai scherzando?”
“Assolutamente”
“Cioè…vuoi dire che…” – sta evidentemente riprendendo fiato
“Voglio dire che hai trovato una bocca per i tuoi porci comodi” – gli dico con una smorfia.
“Bene…cioè…benissimo, grazie” – mi risponde ancora un po’ incredulo.
“Adesso andiamo. “

Tornati in superficie facciamo un pezzo di cammino in silenzio e al primo incrocio ci salutiamo.

“Allora posso scriverti..”
“Quando vuoi…”.

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