QUELLA STESSA SERA…

Nel racconto precedente vi ho raccontato della mia prima volta, ma quel primo giorno da troia non poteva finire così. Ero troppo su di giri e non vedevo l’ora di rivedere quei ragazzi per poter godere ancora. Mi sentivo il culo in fiamme ed ero troppo felice di quello che avevo fatto. Mi sentivo importante e dentro di me fantasticavo su tutte le cose da troia che avrei potuto fare. Oramai avevo avuto la prima volta e mi sentivo già una troia navigata.

Mi immaginavo in un video, tra tanti maschi nudi e sudati che abusavano a turno di me, riempiendomi il culo e la bocca. E immaginavo qualcuno nel buio della propria stanza, mentre guardava i miei video masturbandosi e immaginando di avermi li con sé e passava la mano lungo la curva del mio culo, soffermandosi ad esplorare con le dita il mio buchetto caldo. Pensavo che avrei dovuto trovarmi un nome d’arte, così come avevano fatto tutte quelle troie che di tanto in tanto vedevamo in video cassetta o sui giornaletti con il mio amico.

A questo pensavo mentre tornavamo a casa in quel caldo pomeriggio d’estate, in cui avevo finalmente dato via il culo. Arrivammo a casa e dissi a Gianni se voleva restare a cena da me, lui accettò, non sapendo ancora quello che avevo in mente. Salimmo in casa (ho detto nel racconto precedente che io e Gianni abitavamo nello stesso palazzo, lui al primo piano, io al secondo) mentre mia madre stava preparando la cena.

Andammo in camera mia a guardare la tv, nell’attesa che fosse pronto e chiusi la porta a chiave. Poiché in cucina tenevano la finestra aperta, Chiudevo sempre a chiave la porta della mia stanza in estate, in modo da poter aprire la mia finestra senza che lo scambio della corrente d’aria facesse sbattere le porte. Ci sedemmo su un divanetto che usavamo quando giocavamo alla play station e Gianni, prese il telecomando della televisione e iniziò a cambiare canale nella speranza di trovare qualcosa di interessante.

Fu allora che la mia mano si mosse. All’inizio la posai sulla sua gamba poi lentamente salii fino a toccare il suo pene attraverso il sottile tessuto dei suoi pantaloncini. Immaginai il cuore di Gianni che aumentava i suoi battiti mentre ascoltavo i suoi respiri farsi man mano più frequenti. Iniziò ad ansimare senza dire una parola. Sapeva quello che desideravo, e lo voleva anche lui. Me lo dicevano i suoi sospiri. Salii ancora un pò fino alla sua pancia e con le dita iniziai ad intrufolarmi nell’elastico dei suoi pantaloncini, che con la loro debole stretta cercavano formare un ultima resistenza, come a dirmi “alt questa zona è off limit”, ma io non avevo limiti, non quella sera.

Sapevo cosa volevo, mi mancava quell’ultimo dettaglio e poi mi sarei sentito completo. Entrai con la mano nei suoi indumenti fino a toccarli il pube, poi con uno shitto del braccio li abbassai un po il pantaloncino e i boxer scoprendo completamente il suo cazzo, ancora leggermente turgido. Arrivo subito al mio naso il caratteristico odore di cazzo. Aveva il glande già abbastanza bagnato, e questo intensificava il suo odore, si vedeva che era eccitato.

Mi abbassai lentamente e glielo presi in bocca, soffermandomi per un po con la lingua nella fessura del propuzio. Poi mentre lo succhiavo molto dolcemente, con la mano li scoprii completamente il glande. Lo sentivo ingrossarsi nella mia bocca nel mio lento su e giù. Poco prima nella casa abbandonata, mentre Marco mi fotteva lo avevo succhiato ad Andrea, ma era stata una cosa veloce in cui preso dall’ agitazione della prima volta, non capivo bene quello che stava succedendo, ne potevo cogliere a pieno le sensazioni di quello che stavo facendo.

Ma adesso nella mia stanza mi stavo davvero gustando quel magnifico cazzo. Lo spompinavo lentamente ma con decisione, lo leccavo in tutta la sua lunghezza, partendo dalle palle fino su a succhiare la cappella rossa di piacere. Mi inebriavo del suo odore. C’è da dire che allora come adesso, l’odore del cazzo mi eccita tantissimo. Iniziai a succhiarlo con più foga, prendendolo di tanto in tanto, tutto fino in fondo, bagnandolo di saliva.

Ad un certo punto Gianni con la voce strozzata dal piacere disse ?basta adesso, perché così mi fai venire e non mi ritrovo fazzoletti?. Così dicendo fece per alzarsi ma io prendendolo per i fianchi lo trattenni. Capí cosa volevo e si lasciò andare. Non ci mise molto e mentre lo succhiavo con foga, venne inondandomi la bocca di sborra calda. Avevo raggiunto il mio scopo. Adesso il cerchio si chiudeva e il mio incoronamento da puttana poteva dirsi completo.

Continuai a succhiarlo mentre ingoiavo il suo sperma. E continuai a succhiarlo per parecchio tempo. Quando i miei vennero a bussare alla porta per avvisarci che la cena era in tavola, risposi con ancora il suo uccello moscio in bocca. Adesso avevo la sborra di Gianni dentro di me. Lui mi aveva dato la possibilità di venire scopato per la prima volta e sempre lui mi avevo dato la possibilità di ingoiare o primi decimi dei litri di sborra che fino adesso credo di aver ingoiato (Ovviamente solo da persone che conosco).

Uscendo dalla mia stanza Gianni mi sussurrò ?mi è piaciuto, d’ora in avanti ci divertiamo?.

Se a voi e piaciuto questo secondo racconto del mio diario, siate gentili da lasciare un commento (possibilmente spinto). come sempre mi scuso per gli errori ma non sono uno scrittore. Sto trascrivendo le mie avventure reali dal mio diario avendo cura semplicemente di riportarle al tempo passato per poter dare più senso al racconto poiché da quando li scrissi sono passati parecchi anni e di correggere qualche errore più evidente.

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