Prime esperienze con il bull

La sera dopo, a cena, detti a Roberta la notizia che, a quanto pareva, attendeva con ansia.
“Potremmo andarci domani sera, da Sergio, se vuoi”
“Sì che voglio, gelosone – risponde con un sorriso – stai tranquillo, per me esisti sempre solo tu, come il primo giorno. “
Roberta ha scambiato la mia inquietudine, che non ero evidentemente riuscito a dissimulare, con gelosia. Forse pensa che l’ interesse che dimostra per Sergio mi insospettisca.

In realtà, sono rimasto colpito da come lui sia riuscito ad “inquadrare” Roberta in modo così preciso, dopo un incontro di un appena un paio d’ ore. Era vero che il sesso le piaceva molto, e di questo ringraziavo il cielo, e non ero mai stato geloso di tutte le avventure che aveva avuto. Era però anche vero, e questo era il tarlo che mi rodeva, che le piaceva essere dominata. Le piaceva ricevere ordini…e le piaceva obbedire.

Me ne ero accorto da un pò, ma finchè ero io a condurre il gioco, lo contenevo entro un certo limite. Sergio però mi aveva detto chiaramente che, portandogli mia moglie, avrei implicitamente accettato che fosse lui a “gestirla” secondo i suoi desideri. Non era certo un caso se aveva esplicitamente parlato di farle vivere situazioni “estreme”. C’era, è vero, l’ accordo che mi lasciava facoltà di interrompere il “gioco” in ogni momento, ma anche questo poneva dei problemi.

E il problema era che non potevo sapere se una situazione che avessi giudicato da troncare a Roberta non piacesse. Non sarebbe stata la prima volta che lei riusciva a stupirmi.
“Non è gelosia, credimi, amore. E’ che non sono sicuro di essere riuscito a spiegarti bene cosa vuole, Sergio: in una parola, ti vuole dominare, e vuole che tu obbedisca a tutti i suoi ordini, qualunque essi siano, senza ribellarti. Ti vuole “educare” a diventare quella che lui chiama una super troia, per farti vivere situazioni di sesso estremo.

Vuole che tu sia un giocattolo, un oggetto sessuale da usare ed abusare a piacimento, e da lasciare usare da chiunque decida lui. Sei sicura che sia questo che vuoi?”
“Come faccio a sapere cosa voglio prima di provare? Esposta così, la cosa non mi spaventa, anzi…un pò mi eccita, però bisogna vedere quando mi ci trovo se mi piace o no. “
“Ecco, a questo proposito, ho preteso di poter intervenire e far cessare…quel che è, in qualsiasi momento io, e solo io, lo decida.

Però, non posso sapere se una situazione che io interrompo, a te in realtà piaccia, e sbagli a farlo, privandoti di un piacere. Io farei così. Mantengo il diritto di intervento a mio giudizio, però cerco di limitarlo e di esercitarlo se sei tu a volerlo. Per capirlo, ho pensato che potresti farmi un segnale che solo noi due conosciamo. “
“Mi sembra una buona idea: che segnale?”
” Ho pensato ad una cosa semplice e facile da mettere in atto: quando ti vuoi fermare, con una delle mani a scelta fai il gesto delle corna con indice e medio e le batti leggermente tre volte su qualunque superficie ti trovi a portata di mano.


“Ho capito…il gesto è ok, ma le corna non te le faccio e non te le farò mai, neppure se andassi con mille uomini”.
Mi prende il viso fra le mani e mi bacia. Sembra commossa.
“Però tu non intervenire alle prime difficoltà, me lo prometti? Pensa che non sto facendo quello che vuole lui, ma quello che voglio IO. E ora, voglio che tu mi dica sinceramente se TU sei d’ accordo che io lo faccia.

Ma dimmi la verità, ti prego, capisci che io ho bisogno di saperlo. per fare quello che mi sento di fare. “
“Sì, amore, come sempre io sono del tutto d’ accordo con quello che vuoi tu, però dimmi, altrettanto sinceramente, se tu vuoi veramente farlo. Anche io ho bisogno di saperlo. “
“Sì, caro, voglio veramente farlo. Io stessa non so esattamente perchè, ma sono sicura di volerlo fare…e al più presto. Sai che non sono una bambina e…sai che di me ti puoi fidare, vero? E ora, che ne dici di chiamarlo?”
Non dissi niente, ma presi il telefonino e lo chiamai.

“Sergio?”
“Sì, sei Mario, vero?”
“Sì”
“Carissimo, come stai? Cosa mi dici di bello?”
“Niente di che. Volevo chiederti se ci potevamo vedere domani sera, lì da te. “
“Vuoi portare la troia domani sera?”
“Sì, a mia moglie farebbe piacere vederti – fa piacere a lei, hai capito, stronzo?- e domani sera siamo liberi. “
“Mi va benissimo. A che ora?”
“Prima delle dieci non ce la facciamo. “
“Benissimo, allora…le hai detto qualcosa?”
“Le ho riferito quello che mi hai detto tu.


“Ora la troia è lì con te?”
“Sì, mia moglie è qui. “
“Me la passi?”
“Ok, ciao. “
Le passo il cellulare.
“Ciao……………bene grazie, e tu?………. sto cenando…………sì………(guarda verso la finestra) sì…………..sì……………..beh non tutto ma…………sì, va bene………. (senza alzarsi dalla sedia slaccia la cintura del leggero kimono di seta nera, esita, mette la mano davanti al microfono e mi dice che lui vuole che si metta nuda. Io mi alzo, tiro le tende e le faccio segno ok.

lei fa scivolare il kimono dalle spalle, toglie le mutandine, e ora è nuda)……ecco, ho fatto…. sì c’ è anche lui…. va bene…..(mi guarda e comincia a toccarsi; parte dai seni, li accarezza, li stringe, strizza i capezzoli, poi con la destra scende giù, fino alla vulva, il medio penetra fra le labbra) sì…mi sto masturbando…è calda, morbida…(infila due dita nella vagina) sì, sono bagnata…. sì…. mi sto eccitando…. è bello, mi piace il tuo cazzo, mi arriva bene in gola….

sì mi è piaciuto prendere nel culo il tuo cazzo…sì lo so che lo vuoi fare ancora……. sì lo voglio anche io…. sì, girati e te lo lecco…. tutto…bene, come piace a te……sì, ora infilo la lingua…. sì, sì, sì…. godoooo, oddiodiodio come godooooo…. sì…. ho goduto tanto…. sì, mi sono sbrodolata…..va bene, glielo chiedo…. (mi guarda – Sergio dice se me la lecchi, tutta fradicia come è. Esito solo un attimo e le dico di no) ….

no, non vuole…. va bene, te lo passo. “
“Senti, ti sei mica offeso? Guarda che per me faceva parte del gioco, tutto lì…”
“No, nessun problema – mento – è solo che sto mangiando. Piuttosto, dimmi dove ci vediamo. “
Mi dà le indicazioni, poi.
“Scusa. mi passeresti la troia? Ho dimenticato di dirle una cosa importante. “
“Ok, ciao, a domani. ” E passo il cellulare a Roberta, senza aspettare risposta.

“Sì…. sì, ce l’ho…si va bene…. a domani…. un bacio sulla cappella…. ciao. “
Mi porge il telefonino. Sorride, gli occhi le sbriluccicano.
“Ti è piaciuto, vedo. “
“Sì, è stato..divertente, divertente ed eccitante. Lui mi aveva chiesto se avevamo le finestre aperte e se mi potevano vedere da fuori, ma hai fatto bene a chiuderle. “
“Rimani nuda, rimani nuda per me. ”
Ora provo l’ irresistibile impulso di baciarla intimamente, di dissetarmi con i suoi umori, e lo faccio.

“Ma…credevo che non ne avessi voglia. “
“E invece ora IO voglio farlo, come vedi. “
Non ci mette molto, ad avere un altro orgasmo. Io non sono eccitato. Per ora non riesco a vedere Sergio come un complice, o, parole sue, come il migliore amico del marito. Non mi sento in competizione con lui, da questo punto di vista nemmeno lo considero. Quel nodo freddo che sento è provocato dal fatto che non so, non credo che lui “meriti” le attenzioni di Roberta.

“Ora però, tesorino, sarà il caso che mangiamo. Mi è venuta una certa…fame”
Sorride e si precipita in camera, a togliere il kimono, fradicio di umori e di saliva.

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