Ossession.

Un matrimonio felice.

Incrociare il mio sguardo con il suo era stato come essere sorpresi da un raggio di sole che filtra tra le verdi chiome degli alberi.
M, eterea ragazza siciliana, intagliata in una pelle bruna, nel cui viso erano state incastonate due gemme azzurre, richiamo perenne al mare che era stato capace di generarla. Ho amato M dal primo istante, dal suo primo sorriso, dal suo primo leggero movimento del braccio destro per spostare la sua riccia chioma bruna sul lato del collo.

M era tutto ciò che non credevo di poter nemmeno desiderare.
M è mia moglie, la donna che amo, la donna che metterà al mondo i miei figli. M è passione, è il mio desiderio costante, è la mia capacità di esprimere il mio erotismo. M conosce ogni mio segreto, ogni mio desiderio, ogni mia perversione. M ha 29 anni, siamo sposati da 4 anni è ha trasformato la mia esistenza vuota in un meraviglioso racconto, scegliendo parola per parola, lettera per lettera.

Amo M come non credevo possibile amare.

M, il suo corpo.

M è figlia del Sud, disegnata su di una pelle tinta dal sole, legata per sempre ai colori del mare e del cielo, con quei suoi occhi azzurri, profondi, felici, brillanti. M è disegnata da una poetica mano meridionale, con le sue curve perfette, che rendono perfetto quel suo corpo slanciato, alto. I suoi seni sono costantemente desiderio di appetito, prosperosi, perfetti.

I suoi capezzoli, piccoli e scuri, sono il luogo ideale in cui la mia lingua ama perdersi. Il suo sedere, rotondo, allenato costantemente in palestra, è teso come la pelle di un tamburo, pronto ad essere suonato al ritmo dei colpi di una penetrazione.

Ossessione.

Ibiza.
Siamo una coppia giovane M e io, amiamo divertirci, non avendo avuto ancora figli. E’ il nostro unico cruccio, continueremo a provarci, fino a che il destino non vorrà darci finalmente questo dono.

Ibiza era la meta delle nostre vacanze da due anni, luogo meraviglioso capace di regalare perle naturalistiche e divertimento sfrenato. Il mare cristallino, le calette nascoste e le spiagge affollate, le discoteche, i tramonti ammirati bevendo un mojito al bancone del Cafè del Mar.

Chiara.

Eravamo distesi al sole nella meravigliosa spiaggia di Cala Comte. Spiaggia affollata, soprattutto per il suo mare limpidissimo e per le meravigliose isole che si incastonano nel suo orizzonte.

Il nostro ombrellone piantato nella sabbia, ci divideva. Lei seduta sulla sua piccola sedia rossa pieghevole, aveva i capelli raccolti in una treccia lunga e bruna, il seno scoperto, in un topless che attirava lo sguardo di molti, il perizoma bianco, in contrasto con la sua carnagione che ormai era resa color carbone dal sole. Era appena uscita dall’acqua, con la pelle ancora imperlinata dalle piccole gocce di mare.
Io, con il mio costume rosso, ero sdraiato sul mio asciugamano a righe bianche e azzurre.

Avevo i miei soliti occhiali da sole Carrera, comprati ormai da qualche anno, ma che piacevano molto a M.
“Ti stanno benissimo!” mi diceva sempre, ogni volta in cui li mettevo, condendo il tutto con quel sorriso che scopriva ogni volta i suoi denti bianchissimi. Dio,quanto amo il suo sorriso.
Davanti a noi vi erano ancora qualche metro quadro di spazio. Mi voltai verso M, le sorrisi e un quel momento arrivarono loro.

Una allegra famiglia italiana, composta da padre, madre e due figlie.
Si guardano attorno, poiché in spiaggia non era rimasto più un centimetro libero a parte quei pochi metri davanti a noi. Li vedo perplessi, soprattutto il padre. Avevano paura di disturbare, di essere troppo vicini a noi.
“Se volete mettervi qui, non ci date alcun disturbo” dissi, supportando le mie parole con un sorriso. Adoro compiere delle gentilezze, mi fanno sentire bene, mi fanno sentire una persona migliore.

“Oh, grazie, sono venti minuti che giriamo ma non troviamo un angolo libero…” la risposta del padre era condita di stupore per quella mia frese gentile. Ero contento,quindi mi sollevai, spostando il mio asciugamano di mezzo metro, per concedere a loro un po’ più di spazio.
M mi sorrise, sapendo bene quando potessi essere felice dentro di me.
Risistemai il mio asciugamano e mi preparai a sdraiarmi di nuovo. Fu in quel momento che guardai con attenzione i quattro nuovi venuti.

Il padre era un bell’uomo, credo intorno ai 50 anni. Una figura abbastanza anonima, se non per la grossa pancia che si era gonfiata nel suo corpo, forse per la troppa birra, forse per il troppo cibo.
La moglie, una bella donna oltre la quarantina, aveva un seno enorme, sicuramente non meno di una sesta. Un seno sgraziato, abbondante in modo eccessivo, calante. Mi fece subito pensare al sono di M, una terza perfetta, sollevata al cielo, con incastonati due capezzoli piccoli, colorati di scuro.

Guardai M, le sorrisi, pensando che quella sera mi sarebbe piaciuto venirle sul seno, mentre lei mi avrebbe guardato con i suoi occhi azzurri. Mi eccitai leggermente, sentendo il mio pene iniziare a pulsare, mentre le vene del collo mi si chiudevano, in quella sensazione che sempre anticipa una mia erezione. M se ne accorse subito, regalandomi un sorriso malizioso, accompagnato dal suo tipico sguardo, avente come significato – non ora -.
E infine le due figlie.

Nel corso della giornata, parlando con il padre, scoprii che avevano appena compiuto 18 anni, entrambe. Ebbene si, erano due gemelle.
Chiara e Marta, due bellissime ragazze da biondi ricci e dai corpi perfetti, scolpiti in una pelle chiarissima, tempestate sul viso dal piccolissime lentiggini esaltate dal sole. I seni rotondi, sollevati e le natiche scoperte, incorniciare in quegli slip color verde chiaro.
Una delle due, Chiara, dopo essersi distesa sul suo asciugamano, ruppe il silenzio con una domanda che mi scosse.

“Papà, posso mettermi in toples?”
Prima che il padre rispondesse, intervenne la sorella.
“Chiara smettila, lo sai che mi da fastidio!”
Chiara sbuffò e guardò il padre in quel modo che fa sciogliere ogni padre. Anche se, confesso, io non avrei mai detto di si a mia figlia.
Silenzio.
“Ok Chiara”. Quella risposta mi fece chiudere la gola. Mi girai subito e mi misi a prendere il sole di schiena.

Vedere il seno di una diciottenne era uno spettacolo che avrebbe potuto eccitarmi e no, francamente non mi andava. Cercai subito lo sguardo di M, la quale invece stava chiaramente guardando la scena. la vidi sorridere in direzione della ragazza e la mia mente si inabissò nell’immagine di mia moglie, intenta a leccare la fica giovane e stretta di quella diciottene. Abbassai la nuca sul mio asciugamano e cercai di dormire.

Quando mi svegliai, sentivo chiaramente la schiena scottare.

Avevo bisogno di un bagno. M dormiva, anche lei sdraiata sul suo asciugamano, protetta dall’ombra del nostro ombrellone. Non volli svegliarla, il suo viso era così rilassato, così intento a godersi quel meritato riposo, che decisi di immergermi da solo.
Raggiunsi il mare, cristallino, trasparente, godendomi il fresco delle sue acque. Mi immersi lentamente, passo dopo passo, bagnandomi con le mani gli addominali, i pettorali, le spalle e infine i miei corti capelli neri.

Mi sciacquai la bocca, per lavare via la sabbia che mi si era infilata nella mia folta barba nera, decorata da qualche spruzzo bianco, che ormai aveva iniziato a tingermi anche i capelli.
Pensai a M e al suo “Stai diventando brizzolato! Piacerai alle ragazzine!” condito sempre dalla sua risata cristallina. Dio quanto amo il suo sorriso.
Mi buttai in avanti, immergendomi, nuotando a rana sott’acqua. Volevo riemergere oltre il gruppo delle persone, dove non si tocca e dove non tutti si spingono.

Sott’acqua il silenzio regna. Sott’acqua il mio spirito si placa. L’acqua è come M, mi fa sentire libero e vivo.
Riemersi qualche metro oltre le persone, pulendomi gli occhi con le mani.
E lei era lì.

Ossessione

Chiara era a circa 4 metri da me, intenta a fare il morto. I suoi seni emergevano dalle acque, così come le piccole dita dei suoi piedi. Erano smaltate di verde, come il colore del suo costume.

I capelli biondi erano sciolti, disegnando nelle acque la chioma di un leone. Sembrava una dea, quindi mi voltai immediatamente, per allontanarmi.
Avevo immaginato di avvicinarmi e di leccarle le dita dei piedi, mentre le mie mani avrebbero cercato i suoi seni, per stringerli.
Una bracciata, due bracciate.
“Eì!” era la sua voce e io arrestai il mio nuotare, voltandomi.
“Grazie per averci fatto spazio! Fosse stato per mio padre avremmo girato tutto il giorno!” rise, in una risata che sembrava una melodia natalizia.

Mi accorsi che ero in una zona di secca. Abbassai le gambe,trovando il fondo sabbioso. Mi asciugai di nuovo l’acqua dal viso e dalla barba, mentre il mare mi arrivava appena sotto i pettorali, leggermente gonfiati dal nuotare o forse dal mio desiderio di mostrarle i muscoli. Solo allora mi accorsi che non le avevo risposto nulla e che lei, sorridendo come solo una diciottenne sa fare, era arrivata a meno di un metro da me.

“Figurati” dissi, cercando di mostrarmi il meno imbarazzato possibile. “La spiaggia è di tutti” quindi provai a sorridere, ma il mio viso non era rilassato, lo sentivo.
Aveva occhi azzurri, come M. Labbra sottili e il viso tempestato di lentiggini. a lei l’acqua arrivava al collo, ma in trasparenza riuscivo a vedere il suo seno, grande, rotondo, con incastonati due capezzoli rosa, chiari, succosi. Tolsi subito lo sguardo, accorgendomi che lei ora era praticamente a un passo da me.

Non diceva più nulla, mentre sentivo battere i miei 20 centimetri sotto i colpi del sangue che veniva pompato all’interno.
“Torno da mia moglie” sorrisi, pronto a voltarmi.
Fu allora che lei allungò la mano, prendendo tra le mani la mia erezione, attraverso il costume.
Mi scansai subito, arretrando. Praticamente corsi fuori dall’acqua, nuotando più veloce che potessi.
Arrivato al mio asciugamano, mi buttai subito pancia a terra, respirando a pieni polmoni, mentre sentivo il cazzo martellare contro la sabbia.

Tornammo al nostro appartamento solo due ore dopo. Avevamo salutato quelle quattro persone con gentilezza, ma evitai lo sguardo di Chiara.
Guidai veloce, tanto che M mi chiese di rallentare.
Una volta giunti in camera, trascinai M sotto la doccia. La spinsi con la pancia contro le piastrelle fredda, mentre l’acqua batteva contro i nostri corpi e io battevo contro il suo culo. La scopai ferocemente, venendole dentro.
“Ti amo” le dissi.

“Ti amo” mi rispose, piangendo per l’orgasmo avuto.
Io pensai a quanto fossi fortunato ad averla incontrata. Ad averla sposata. Ad averla.
Fu in quel momento che nella mia mente comparve il sorriso di Chiara.

To be continued….

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