“Ora fai quello che ti dico, voglio premiarti

Mentre sono concentrato su questi pensieri suona il mio telefono, rispondo.
“Ciao, sono Sara. Volevo solo informarti che è tutto andata bene. Mio figlio mi ha detto che mi vedeva “rossa” forse intendeva abbronzata ma ho risposto che era per il lavoro, ero stanca. Mio marito non ha visto nulla. ”
“Sara, dove sei?” le chiedo
“A casa, chiusa nel cesso. A ripensare ad oggi. ” È la risposta.
“Anche io ti pensavo.

E’ stato magnifico” le dico, trattenendomi dal chiederle di rivederci. Voglio capire cosa pensa lei.
“Anche per me. Se ti dicessi che mi sto masturbando ripensando ad oggi ti farebbe piacere?” mi provoca lei.
“Molto piacere, ma vorrei essere li, accanto a te. ” Rispondo.
“Ascolta, venerdì ho l’orario spezzato. Dalle nove all’una e dalle quattro alle otto. Di solito è una rottura tremenda ma ora potrebbe essere una fortuna. Cosa ne pensi?”
“Possiamo pranzare insieme, a casa mia.

Io abito di fronte al super praticamente. Ti farebbe piacere?” le chiedo.
“A casa tua? Mi sembra pericoloso per la mia virtù” mi canzona lei.
“Non temere, difenderò la tua virtù a costo della mia stessa vita” rispondo ridendo.
“Ora sono molto più tranquilla. ” Risponde ridendo. “Ora devo andare, ci vediamo venerdì alle tredici sempre in piazza M. Buona notte. ”
“Notte amore mio, a presto” la saluto. Sono eccitato, ho una amante.

Bella, giovane e decisamente porca.
Venerdì mattina, mentre la attendo sono molto eccitato. Sara è decisamente una bella donna, con una bella famiglia e probabilmente corteggiata da metà dei maschi eterosessuali che lavorano con lei. Per quale motivo ha scelto me? Sono un uomo ormai maturo, piacevole ma sicuramente non un George Clooney. Il mio timore è che dietro vi siano motivazioni economiche o che oggi si renda conto della cazzata commessa e mi scarichi.

Dopo aver provato nuovamente il piacere sessuale il ritorno alla masturbazione mi risulterebbe insopportabile. A casa ho preparato un pranzo freddo leggero con salmone, insalata e stuzzichini accompagnato da una bottiglia di Traminer. La vedo salire dalla stazione, sorride e mi viene incontro. Indossa i soliti jeans scoloriti super aderenti con delle scarpe sportive, basse ed un giubbino impermeabile, sta piovigginando e copre i capelli con un cappello.
La faccio accomodare in auto: “Dai, andiamo che il tempo passa in fretta!” mi sollecita.

Io parto, lei appoggia la mano sinistra sulla mia, la tira a se e la bacia. Quindi apre il giubbotto e me la appoggia sul seno. Sento i capezzoli attraverso la stoffa, duri e gonfi.
La mia casa è all’ultimo piano di un palazzo con garage nell’interrato, entro e parcheggio l’auto quindi possiamo prendere l’ascensore per salire al piano. La faccio entrare e rimane colpita, l’appartamento occupa metà dell’ultimo piano, è composto da tre camere da letto, tre bagni, un piccolo studio, una cucina dove è possibile mangiare ed un salone di oltre trenta metri con delle vetrate ed un balcone che dominano il vicino parco.

In lontananza si vedono le Alpi.
“Che bello!! Ma allora sei ricco!” commenta Sara sorridendo.
“Ho lavorato molto e ho comprato questo appartamento tanti anni fa, nel momento giusto. Ora è troppo grande per me solo ma era stato pensato per una famiglia di quattro persone dove erano sempre presenti fidanzati, amici e colleghi dei figli” rispondo.
Sul tavolo è predisposto il pranzo freddo che ho preparato, ci serviamo chiacchierando del più e del meno.

Si instaura un bel feeling tra noi, l’atmosfera è rilassata. Sappiamo che finiremo a letto, ma senza ansia.
“Devo fare pipì! Con una casa così grande avrai dieci bagni immagino. ” Mi dice ridacchiando.
“Ne ho tre, se vuoi ti porto in quello della mia camera. ”
“Andiamo” risponde semplicemente porgendomi la mano.
La accompagno ed entro con lei che si abbassa subito pantaloni e mutandine, sedendosi sul water. Io mi muovo verso la porta ma lei mi ferma: “Non sarai mica imbarazzato nel vedermi pisciare”
“Se non imbarazza te, a me fa solo piacere.

” Le rispondo. Vedo il getto dell’urina colpire lo smalto. Lei si toglie le scarpe ed in tal modo sfila del tutto i pantaloni e le mutande, quindi divarica le cosce mostrandomi la vagina da cui continua ad urinare. Sotto la maglietta i capezzoli sembrano voler strappare il tessuto.
Mi avvicino a lei e le sollevo la maglia, sotto indossa un reggiseno a balconcino che lascia scoperti i capezzoli, allacciato sul davanti. Lo sgancio liberando i seni che inizio a massaggiare con la mano destra mentre con la sinistra scendo lungo il suo corpo fino ai peli del pube.

“Che pelle morbida, sembra seta. ” Mi complimento, è molto bella, un fisico tonico. Sento le labbra della figa umide di urina, le introduco un dito dentro e sento l’umido della sua eccitazione. La bacio, è un bacio magnifico, coinvolgente, passionale. Le nostre lingue si inseguono, si intrecciano. Mi eccito, ormai il mio dito medio della mano sinistra è tutto dentro di lei, avvolto nel caldo ed umido della sua intimità. Si alza e ci dirigiamo verso la mia camera da letto dove la faccio sdraiare, le apro le gambe ed inizio a baciare e leccare la figa.

E’ piuttosto pelosa e parecchi peli mi finiscono in bocca, quindi mi devo interrompere per sputarli. Continuo a muovere un dito dentro di lei mentre avvicino l’altra mano al suo ano, le massaggio lo sfintere, scendo a leccarlo.
“Entrami dentro il culo” mi incita con voce arrochita dall’eccitazione “mettimi un dito in culo!” eseguo prontamente inserendo prima l’indice ed affiancandolo poi con il medio. Anche nella figa ora le dita sono due, intanto continuo a leccare la clitoride.

Continuo per dei lunghi minuti, poi sento una sua mano posarsi sulla mia testa e spingermi verso di lei.
“Si, non fermarti, continua così che vengo. Fottimi figa e culo, fottimi tutta. Sono tutta tua, fammi tua, fottimi, fottimi. ” Mi incita. Il fatto che usi un linguaggio così esplicito mi eccita ulteriormente. La sento fremere sotto la mia lingua: “SIIIII…… così, così, mi fai godere”. Lei manifesta il suo piacere in modo molto esplicito e rumoroso, muovendo la testa e gridando.

Dopo alcuni istanti si appoggia sui gomiti e dice: ”Ora vienimi dentro, voglio sentire il tuo cazzo dentro di me. Vieni”.
Io mi inginocchio tra le sue gambe ed appoggio il glande tra le grandi labbra, Sara è calda e fradicia di umori. Il mio uccello pare risucchiato dentro di lei tanta è la facilità con cui entra, lei mugola di piacere e mi incita: “Ora scopami, scopami forte, riempimi di sborra, voglio sentirti venire.

SCOPAMI!!!!” io accelero il ritmo del mio movimento, non riesco a controllarmi a lungo e vengo dentro di lei. Ogni spruzzo è un brivido di piacere che mi arriva fino al cervello. Lei asseconda i miei movimenti e sembra volere sentire ogni getto mentre continua a gemere chiedendomi di riempirla.
Mi sdraio di fianco a lei, estraendo il pene. Appagato. Riprendiamo fiato, lancio uno sguardo all’orologio solo le due ed un quarto, è mezz’ora che scopiamo.

Mi sembrava fosse trascorse delle ore, sono in uno stato di soddisfazione incredibile.
“Ora ti faccio un lavoretto che ti piacerà” con questa frase, dopo alcuni minuti Sara si solleva su un gomito e mi guarda. Ha di nuovo quello sguardo luminoso che avevo colto a Spotorno. Si raccoglie i capelli con un elastico e scende verso il mio pube. Inizia a leccarmi tutto l’uccello, partendo dalle palle e salendo fino alla cappella.

Alterna leccate e succhiate. Mi guarda negli occhi con una espressione che posso definire in un solo modo: DA PORCA. Si dedica con passione a questo lavoro per alcuni minuti, il mio uccello riprende parte della consistenza, pur non indurendosi totalmente.
“Sai cosa ho fatto? Ti ho fatto il bidet con la mia bocca, ho bevuto tutti i nostri umori. Lo trovo molto eccitante, non ti pare?” mi informa accoccolandosi di fianco a me.

“Sei un’amante splendida. Non ho mai provato sensazioni così forti come quelle che mi fai provare tu. Sei bravissima!”
“Ho avuto un buon maestro. ” Si schermisce lei.
E qui io commetto un errore pazzesco: “Tuo marito?” chiedo. Evidentemente il mio cervello è ancora sotto l’effetto dell’orgasmo di poco prima.
Lei infatti scoppia in una risata sonora. “No, povero Antonio. Lui è un buon marito, un buon padre ma come amante non ….

Non ha coraggio diciamo, d’altronde anche tu con tua moglie non è che facessi le scintille se mi dici che non hai mai provato quello che provi con me. O mi conti delle gran balle?”
Arrossisco; “No, effettivamente avevamo un rapporto che definirei abitudinario. Niente a che vedere con quello che provo con te. ” Ammetto francamente. “Far l’amore con te è come essere travolti da un mare in tempesta, con mia moglie era come galleggiare su un lago in bonaccia.

” Spiego. Ma sono incuriosito:
“Ora però, girati e raccontami chi è stato il tuo maestro, mi hai incuriosito” le chiedo facendola posizionare di fianco a me, prona.

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