Melany. La mia Signora e Padrona

Maurizio guida rilassato nella notte romana. Beh…almeno quello che ne rimane, della notte romana. Avevo perso la cognizione del tempo ma ora il display luminoso sul cruscotto indica che sono quasi le quattro del mattino. Sta accompagnando me e Melany, la voluttuosa mistress transex d’ebano cui solo qualche ora fa ho dichiarato la mia intenzione di voler appartenere come schiava, verso casa di quest’ultima…almeno spero.
La direzione sembra quella giusta per l’EUR, il quartiere in cui mi pare di ricordare di aver saputo che abiti.

Il nostro autista chiacchiera del più e del meno con tono piacevole, Melany, seduta accanto a lui, si limita a rispondergli a monosillabi, tanto per tener viva la conversazione. Io sono stravaccata sul sedile di dietro, ho decisamente bevuto troppo e mi gira un po’ la testa. Man mano che recupero un minimo di lucidità comincio a prendere coscienza della mia situazione.

L’euforia indotta dall’alcool e dall’eccitazione sta svanendo del tutto e inizio a preoccuparmi seriamente.

Non so davvero come abbia potuto cacciarmi in un guaio di questa portata. Fino a ieri sera ero soltanto una semplice specie di sissymaid coinvolta suo malgrado in un rapporto cuckold-hotwife-bull, una sorta di “maritina” un bel po’ femminilizzata coinvolta in un rapporto molto particolare, lo ammetto, ma quantomeno PRIVATO.
Nel giro di una sola serata mi sono trovata invece dapprima vestita e truccata da troia, poi trascinata in un locale transgender dove ho trascorso la notte spompinando e prendendo allegramente nel didietro una mezza dozzina di maschietti infoiati, come se niente fosse, e infine supplicando Melany, la mistress transex attualmente seduta nel sedile davanti al mio (sicuramente spinta dal bull di mia moglie ad organizzarmi questa sorta di seratina e del quale bull, a quanto pare, è amica intima) di prendermi come schiavetta al suo servizio.

L’enormità della cosa mi spaventa a morte, mille pensieri angosciosi mi frullano per la mente: “E adesso che cosa racconto a mia moglie?” “Schiavetta…ma che cazzo significherà fare la SCHIAVETTA di una mistress transex?” “…e quanto durerà questa faccenda?” “…e come faccio col lavoro!?” “…e con la gente che mi conosce, parenti, amici, come la metto??”

Sono tentata di chiedere di farmi scendere con una scusa qualsiasi…tipo che ho bisogno di andare in bagno, e poi scappare.

Ma sono vestita da troia, non ho il cellulare e nemmeno un soldo bucato. I miei effetti personali, i documenti e i miei vestiti da uomo sono in una busta nel portabagagli dell’auto. Dovrei chiedere aiuto a qualcuno ma l’imbarazzo sarebbe insostenibile…e poi…aiuto di che? Non sono mica stata rapita, in fondo l’ho chiesto io.

E poi non posso certo andarmene in giro dicendo: “Scusate, ho appena passato la notte in un locale a fare pompini, poi ho chiesto di essere presa a servizio da una Padrona Transex professionista ma adesso avrei cambiato idea e vorrei tornare a casa da mia moglie che nel frattempo sta facendosi sbattere dal nostro bull…potreste, per caso, cortesemente, darmi una mano?”

Magari mi sto facendo troppe seghe mentali…Melany starà divertendosi a giocare con me come il gatto col topo e sicuramente una volta arrivate a casa sua mi farà una bella risata in faccia e mi manderà via…
Alla peggio mi toccherà prendere un taxi per tornarmene a casa…

Devo essermi assopita perché quando riapro gli occhi non siamo più sul raccordo anulare, ma ci siamo appena fermati in un largo viale alberato.

Mi guardo attorno, riconosco l’architettura caratteristica dell’EUR. Melany sta ringraziando Maurizio per il passaggio scambiando con lui un paio di baci sulle guance, poi, rivolta a me:

-Andiamo Monique…siamo arrivate, prendi la tua roba e seguimi.

Sono un po’ delusa, avevo sperato che all’ultimo momento avrebbe salutato anche me chiedendo a Maurizio di riaccompagnarmi e…gioco finito.
Invece Maurizio scende per aprirmi il portabagagli e consegnarmi la busta coi miei vestiti, mi saluta con un’amichevole pacca sul culo e un bacetto sulla guancia, poi risale in macchina, rimette in moto e si allontana per le strade deserte.

Me ne sto lì imbambolata, stringendo a me la busta, incapace di reagire. Melany intanto imbocca il porticato che fiancheggia la strada, estrae un mazzo di chiavi dalla borsetta e apre un portone. Non posso fare a meno di notare quanto sia bella, con la sua pelle ambrata appena illuminata dalla poca luce che filtra dal portone aperto.

-Allora? Cosa fai, entri o vuoi rimanertene lì in strada?

Un furgone della nettezza urbana sta fermandosi per svuotare i cassonetti a due passi da me, sono presa dal panico e imbocco il portone, di fretta.

-Saliamo a piedi che tanto sono solo al primo piano, così evitiamo di far rumore con l’ascensore… sapessi che razza di rompis**tole sono i vicini…

La seguo in silenzio fin davanti ad un portoncino del primo piano, lei apre, mi fa entrare e richiude la porta alle nostre spalle.
Getta chiavi e borsetta su di una mensola e si toglie il soprabito mentre io mi guardo intorno. L’appartamento sembra molto elegante e arredato con mobili costosi e di buon gusto, c’è pure qualche bel pezzo di antiquariato.

Le luci sono soffuse ma mi permettono di intravedere molte porte, segno che deve essere una casa piuttosto grande.

-Allora, Monique? Perché quell’aria spaurita? Non mi dirai mica che ci hai ripensato…

Fa lei con aria canzonatoria.

-No è che…non so cosa ne penserà Bruno…e poi magari è successo tutto un po’ troppo in fretta, non so se posso permettermi di…

-Tranquilla…con Bruno ci ho già parlato io ieri sera, era già d’accordo…anzi…c’era una specie di scommessa tra di noi, sul fatto che avresti accettato o meno.

Io avevo scommesso per il si e ho vinto.

Mi blocca lei, poi continua:

-Non sei curiosa di sapere cosa avevamo scommesso?

Faccio timidamente cenno di si con la testa.

-Ma naturalmente…TE!

E giù una bella risata.

-Co…come me?

-Tranquilla ti ho detto, niente di definitivo…ti devo ancora valutare. Per intanto stanotte rimani qui. Ora ce ne andiamo a dormire e domani ti faccio un esamino fatto bene…se lo passi ti prenderò in prova per tutto il prossimo mese, sei contenta?

-Ma…e mia moglie??

-Moglie…moglie…che ci fa una donna con te, scusa? Ti ho guardata bene per tutta la serata…tu sei una troia nata, fidati…e io me ne intendo di troie! Comunque Bruno si è raccomandato di riferirti che a tua moglie non dovrai dire niente di questa cosa…quanto a stanotte le dirai che la hai passata a casa di Bruno come avresti dovuto in ogni caso e, quanto al mese prossimo, tanto loro se ne andranno in vacanza e tu saresti rimasta a casa da sola comunque, no?

Questo è assolutamente vero.

Come ogni estate, da qualche anno a questa parte, mentre Bull Bruno e Marisa se ne vanno in vacanza assieme in giro per il mondo, a me tocca rimanere da sola a Roma, tagliando i miei contatti con parenti e amici per simulare di essere anch’io in ferie, evitando così di sollevare sospetti. Comincio a pensare che tutta la cosa sia stata premeditata e ben organizzata…

-Va bene…cosa devo fare ora?

Faccio io ancora poco convinta.

***

Ho dormito poco e di un sonno agitato. Guardo la sveglia sul comodino: le 11 di mattina.
Sono nella stanzetta messa a mia disposizione da Melany. Ho potuto vedere poco della casa, prima di andare a dormire, ho solo notato che la casa è divisa in due zone principali; una, aperta al “pubblico” per così dire, cioè i clienti di Melany e un’altra, più interna e riservata che ho avuto modo di visitare, contrariamente alla prima.

Gli ambienti di questa seconda porzione sono cinque: la stanzetta in cui ho dormito, minuscola e dotata appena di un letto ad una piazza, un armadietto e un piccolo comodino, il piccolo locale igienico di servizio annesso (solo lavabo, water e bidet), la stanza di Melany, molto grande e arredata con mobilio d’epoca, un grande bagno e la cucina.

Prima di poter andare a dormire mi è stata mostrata la cucina e tutto il necessario per preparare caffè, spremuta d’arancia e pane tostato che dovrò servire in camera alla mia nuova Padrona alle 12 in punto, dandole la sveglia.

Ho anche dovuto aiutarla a spogliarsi e ad indossare una camicia da notte di seta nera, quasi fossi una cameriera d’altri tempi. Non che avesse bisogno di aiuto, ovviamente, ma tanto per sottolineare i rispettivi ruoli: lei la Signora della casa, io una semplice inserviente.

I miei abiti da uomo, insieme ai documenti, al portafoglio e al cellulare, ho dovuto consegnarli a lei, che ha provveduto a metterli sottochiave onde rendere impossibile qualunque mio eventuale tentativo di fuga.

Non nego di aver provato una certa delusione nel registrare il suo totale apparente disinteresse nei miei confronti. Ammetto che in fondo, nonostante la situazione imbarazzante, avevo sperato in qualche contatto di natura sessuale con lei.

Decido di alzarmi e di affrontare la giornata al meglio che posso.

Ho dormito completamente nuda, i vestiti che indossavo ieri sera sono ancora dove li ho poggiati. Dopo essere andata in bagno, non avendo altro da mettermi, per il momento decido di indossarli di nuovo assieme alla parrucca a caschetto nera.

Mi controllo nello specchio e tento di applicare un minimo di trucco alla mia faccia pallida impiegando quel poco che mi è rimasto in borsetta da ieri sera: un po’ di rossetto, matita nera per gli occhi, un’ombra di fard per coprire le occhiaie evidenti, risultato della nottata brava.
Il risultato non è certo all’altezza di quello di ieri, ma almeno ho assunto nuovamente un aspetto passabilmente femminile.

Emozionatissima, mi avventuro fuori dalla stanza tentando di far meno rumore possibile.

Cerco la cucina, la trovo, e inizio a preparare la colazione per Melany.

***

Dopo aver disposto al meglio su un vassoio caffè caldo, pane tostato imburrato e spremuta d’arancia, mi dirigo verso la porta chiusa della sua camera. Ora però mi si pone il problema di come presentarmi: dovrò semplicemente entrare e svegliarla una volta dentro, oppure dovrò prima bussare alla sua porta? Non ho la più vaga idea di come ci si debba comportare in una circostanza del genere.

Opto per bussare prima di entrare.

Forse busso troppo delicatamente perché mi tocca ripetere l’operazione un paio di volte prima di ricevere dall’interno della stanza un quasi incomprensibile:

-Avanti…

Entro esitante e devo aspettare qualche secondo prima che i miei occhi si abituino alla penombra che regna all’interno, poi mi avvicino al letto col vassoio in mano.
Melany è raggomitolata su un fianco, fa caldo e le lenzuola sono scostate dal suo corpo.

La camicia da notte di seta le si è arricciata in vita lasciando scoperto e in bella vista un culo da primo premio al concorso annuale di Miss Universo.

-Ehmm…buongiorno, sono le 12…

Si gira pigramente verso il lato del letto cui mi sono accostata, ancora con gli occhi chiusi. Così facendo mette in mostra l’unica cosa di maschile che quel corpo così voluttuosamente femminile e perfetto conservi ancora: un arnese cui anche la definizione di “equino” non renderebbe sufficientemente merito.

E’ più scuro del resto del corpo, voluminoso e, nonostante lo stato di non erezione, talmente lungo da arrivarle a mezza coscia. Un cazzo da vera “Divina”, insomma.

Rimango a rimirarlo affascinata, sono costretta a deglutire, prima di poter ripetere:

-Buongiorno, sono le 12…

Lei apre gli occhi e mi guarda. Deve aver notato la direzione del mio sguardo, perché con una mano, dalle dita affusolate e dalle unghie perfette, si aggiusta con aria casuale la camicia da notte, ponendo fine alla mia estasi.

-Buongiorno…cosa?

-In che senso… “buongiorno cosa”?

-Buongiorno…?

Non sto capendo, me ne rimango lì con l’aria ebete e il vassoio in mano.

-Buongiorno Signora, si dice! Puoi chiamarmi anche Padrona, se preferisci, ma quando è presente qualcun altro sempre “Signora” capito? Lo preferisco.

-Si Signora, ho capito, Signora.

Faccio io mentre mi sento stupidamente arrossire come una ragazzina.

-Cosa fai lì impalata con quel vassoio in mano? Poggialo su quel mobile e sistemami i cuscini dietro alla schiena, poi tira su la tapparella, ma non troppo, e poi passamelo.

Faccio come dice. Il leggero contatto dei suoi grossi seni contro il mio braccio mentre la aiuto a tirarsi un po’ su mi fa l’effetto di una scarica elettrica che, dalla pelle, mi raggiunge dritto per dritto il cervello. E’ decisamente una vera dea.

Ha voluto che rimanessi lì durante la sua colazione, e mentre sbocconcella con grazia una fetta di pane tostato, mi anticipa il programma della giornata.

-Allora Monique…per prima cosa mi aiuterai a fare una doccia…stanotte ero troppo stanca per lavarmi…poi dovrai aiutarmi a vestirmi…a proposito…tu sei ancora vestita così? Va bene ti darò qualcosa io dopo…dicevamo? Ah si, quando sarò pronta voglio esaminarti per bene…vedremo cosa si può fare per migliorarti un po’…Poi magari se avanza tempo ti mostro bene casa e ti metterò un tantino alla prova, tanto non ti dispiace vero?

Non so bene cosa intenda con quel “mettermi alla prova”, ma non mi suona benissimo… Comunque mi affretto a rispondere:

-Come vuole Signora, non mi dispiacerà affatto, Signora.

Deve tremarmi un po’ la voce, perché ha l’aria divertita, mentre mi dice:

-Adesso porta questo vassoio in cucina, poi torna qui, pulirai tutto dopo.

Quando torno la trovo seduta sulla sponda del letto, la punta dei piedi nudi poggiata in terra. A un palmo dai suoi piedi c’è un paio di pantofoline dorate con leggero tacco. Potrebbe infilarle benissimo da sola, ma capisco che vuole sia io ad infilarle ai suoi piedi.

Mi inginocchio in terra e, uno alla volta, prendo i suoi piedi in grembo infilandoli delicatamente nelle calzature.
Si alza, mi indica con un cenno della mano una specie di kimono, sempre dorato, poggiato su di una poltroncina lì vicino, mi alzo, lo prendo e la aiuto ad indossarlo.

-Vieni in bagno con me, ora.

La seguo, docile.

***

Mi tremano un po’ le mani mentre la sto aiutando a spogliarsi completamente, davanti alla porta di cristallo della grande doccia, in bagno.

Ora che posso vederla bene mi appare ancora più bella di quanto mi era sembrata finora: Alta, slanciata, fianchi voluttuosi e didietro da urlo, seni come grossi meloni maturi, grosse areole scure e capezzoli enormi e pronunciati, mani e piedi curatissimi e femminili all’ennesima potenza, lineamenti perfetti…oltre al già ammirato attributo equino, ovviamente.

Mentre l’acqua che scorre nella doccia sta raggiungendo la temperatura desiderata, fa spogliare anche me, onde evitare che mi si bagnino i vestiti, dice.

Poi entra nella doccia, lasciando la porta aperta, mentre io, pur rimanendone fuori, ho il compito di insaponarne ogni centimetro quadrato di pelle usando un grosso guanto di spugna intriso di bagnoschiuma.

Inizio dalla schiena, delicatamente, scendo poi lungo i fianchi dalle curve sensuali; non senza un iniziale imbarazzo passo poi ad insaponarle le cosce, le natiche piene tra cui non ho il coraggio di passare la mano… Se ne accorge, quindi, piegandosi leggermente in avanti e sporgendo verso di me quel capolavoro divino del suo posteriore mi irride con la sua bella voce dalla inflessione cantilenante così tipicamente brasiliana:

-Oi…linda…mica mi farai la timida ora, eh? Infila bene quella mano e insaponami come si deve! Devi avere cura del corpo della tua Padrona…

-N…no Signora…mi stavo solo chiedendo se potevo…

-Claro! Se fai così per insaponarmi il sedere cosa farai dopo quando dovrai insaponarmi il…davanti?

E giù una risata di scherno.

Mi sento ancora una volta avvampare di vergogna, ma faccio quanto chiede, affondando la mano guantata tra quelle natiche sode e burrose…

-Ahh…vedi che quando vuoi sai anche essere brava? Avanti così, brava…non devi avere paura…il corpo della tua Padrona non deve avere segreti per te, devi prendere confidenza con ogni sua parte…

Detto ciò, si gira, alzando contemporaneamente le braccia. Temo di stare udibilmente ansimando, mentre insapono delicatamente le ascelle, passando poi agli scuri seni stupendi, resi lucidi dall’acqua e dalla schiuma, indugiandovi forse un po’ troppo a lungo perché sento il cazzo indurirmisi dentro la gabbietta, tentando inutilmente di liberarsi… Spero non se ne accorga.

-Avanti Monique…scendi con quella mano…prenditi cura del gioiello della tua Padrona, fammi sentire quanto lo vorresti…quanta voglia ne hai…

Non sono sicura di non star emettendo suoni gutturali mentre con la mano sinistra, nuda, le afferro il meraviglioso cazzo e con la destra, guantata, ne insapono asta e glande, tirandone indietro il prepuzio. Poi passo alle palle, grosse come uova, poi di nuovo lungo l’asta. Lo sento aumentare di volume, anche se non raggiungere la completa erezione, tra le mie dita.

Vorrei prenderlo in bocca, adorarlo, succhiare quelle palle scure una alla volta, sto quasi per cedere alla tentazione, ma mi freno: in fondo non me ne è stato dato l’esplicito permesso e non voglio apparire irrispettosa.
Sento la sua mano afferrarmi il sesso con tutta la gabbietta. Sta per scoppiarmi. Mi avvicina la bocca all’orecchio e mi chiede a bruciapelo:

-Quant’è che non vieni, Monique?

-Quasi tredici mesi…

Rantolo io.

-Nemmeno una “mungitura” per via anale?

-Nemmeno…

-Ohh…poverina…beh, ti prometto che se sarai mia schiava e ti comporterai come si deve, almeno una volta al mese sarai munta, ti piacerebbe?

-Molto, Padrona…

Con un’ultima strizzata di palle somministratami da quelle lunghe dita eleganti, mi lascia andare. Cado in ginocchio finendo di insaponarle le gambe e chinandomi infine a baciarle i piedi in segno di totale sottomissione.

-continua-.

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