Maturità

Stavo allenandomi in camera mia, steso sul freddo pavimento ma madido di sudore dovuto allo sforzo fisico ed al caldo d’una solare giornata di Luglio.
Impegnato e concentrato nell’esercizio degli addominali, non m’accorsi di Andrea, che se ne stava fermo sulla porta, immobile.
Dal basso, vidi che aveva un viso cupo, di chi aveva da poco pianto: mi rigirai per alzarmi e chiesi spiegazioni.
Era appena stato a scuola ed aveva letto i risultati degli esami di maturità: io ero stato promosso, lui no!
Lo abbracciai e riprese il pianto interrotto da poco.

Provai dispiacere nel vederlo così abbattuto, dopo mesi di studio e preparazione passati insieme in vista dell’esame, primo passo verso l’università che volevamo affrontare insieme, in nome d’un’amicizia rafforzata soprattutto nell’ultimo anno.
Avevamo cominciato a fare tanti progetti, a partire dalle vacanze estive, che per noi sarebbero cominciate tra pochi giorni; ci trovavamo molto bene insieme, la nostra amicizia ci completava e migliorava a vicenda.
Restammo a lungo abbracciati: Andrea aveva la testa appoggiata sulla mia spalla e ad essa m’appoggiavo a mia volta, mentre il naso affondava nei suoi capelli biondi e corti; come molte altre volte, ci trovammo soli, coi nostri respiri esclusivamente a farci da sottofondo.

Gli volevo bene, tra le mie braccia s’era rilassato ed io tra le sue: gli baciai il capo, strinsi con più forza le sue spalle. Sollevò il viso per poterci guardare negli occhi, gli accennai un sorriso e coi pollici asciugai le lacrime che scendevano sulle sue chiare gote.
Rimanemmo fermi un attimo, mentre tenevo il suo viso tra le mani e lui le sue mani sui miei fianchi, pronte a tornare ad abbracciare.

Ci avvicinammo lentamente, io m’abbassai un poco per far sì che le mie labbra trovassero le sue… si toccarono.
Inizialmente, le tenemmo serrate, erano semplicemente una sull’altra, allo stesso modo d’una mano sulla spalla o d’un bacio sulla fronte, come un sigillo dell’amore che era la nostra amicizia; presto le lingue s’aprirono un varco: s’incontrarono ed intrecciarono, liberando ed esaltando la passione quale espressione dell’amore.
Il nostro primo bacio non durò a lungo, ci staccammo e ritornammo alla posizione di prima: la sua testa sulla sua spalla, il mio naso e la mia bocca tra i suoi capelli.

La maggiore vicinanza dei nostri corpi fece in modo che sentissimo i nostri battiti accelerati, sentii pure una certa pressione sulla mia coscia in corrispondenza del mio inguine.
Lui si staccò e fece per andarsene, ma lo bloccai per un braccio chiedendogli di restare con me.
L’attimo di esitazione s’interruppe non appena i nostri sguardi s’incrociarono nuovamente. Riprendemmo a baciarci, stavolta con più trasporto. Le mani esploravano il suo corpo, ne misuravano le dimensioni e le forme, lui faceva lo stesso.

S’infilarono poi sotto la sua maglietta a seguire la linea della schiena e carezzare i muscoli dorsali, passando davanti ai pettorali, scendendo sulla pancia e ritornando sui fianchi.
Presi i lembi della maglietta e gliela sfilai, tolsi anche la mia. Cominciai a baciarlo sul collo, scendendo fino ai capezzoli, ma non resistetti a ritornare alla sua calda e carnosa bocca.
Cademmo sul letto, Andrea sotto di me, bello come il Sole, con la sua pelle chiara contrapposta alla mia carnagione più mediterranea, le sue braccia cingevano i miei fianchi e li tirava a sé.

Improvvisamente, lo sentii fermarsi e vidi il suo sguardo imbrunirsi; si fece serio e mi chiese cosa stessimo facendo: “l’amore” fu la mia risposta, lui sorrise e riprese a baciarmi.
Gli slacciai la cintura, gli sbottonai i jeans… nei suoi slip bianchi vidi l’erezione che prima avevo sentito; cominciai a massaggiargli le cosce ed a baciarne e leccarne l’interno, mentre il suo arnese puntava sempre più verso il soffitto.
Finalmente, lo liberai e mi ritrassi indietro per ammirare meglio il corpo di Andrea, nudo e libero sotto di me.

Finii di spogliarmi e m’adagiai su di lui, baciandolo tutto fino ad arrivare all’inguine.
Gli feci un pompino, iniziando a leccargli la cappella, girandole la lingua intorno, scendendo poi lungo l’asta, prima di lato, poi, prendendolo in bocca, fino in gola.
Assecondava i miei movimenti col bacino, come se stesse scopandomela, infine, venne, facendomi assaporare il suo dolce nettare.
Fu poi il mio turno: gli resi il favore venendogli anch’io in bocca.

Restammo per un po’ abbracciati, nudi, sul mio letto, poi andai in bagno per farmi una doccia. Quando tornai era dove l’avevo lasciato, ma con un’aria interrogativa, che non capii fin quando non mi mostrò due profilattici, presi dal mio cassetto, attendendo una risposta.
Gli fui nuovamente addosso, ripresi a baciarlo, mentre i nostri membri si risvegliavano in nuove erezioni. Io amai lui e lui amò me.
La sera dormì da me, come altre volte in quella splendida estate.

Aspettai un anno che finisse gli studi superiori per poterci iscrivere insieme all’università, come da progetti.
Adesso viviamo insieme nella periferia di Roma, facciamo coppia fissa da quasi dieci anni, stiamo meditando di fare un viaggio in Spagna per poterci sposare.
Abbiamo vissuto tante esperienze, più o meno belle, ma quella che ci fa più piacere ricordare è l’indimenticato, ed indimenticabile, momento della nostra unione: un caldo pomeriggio di Luglio, nella mia stanza.

Nota: l’autore del racconto (cui ho apportato esclusivamente delle modifiche sintattiche migliorative), si firmava “tipoallamano”, probabilmente alludendo non soltanto alla sua amichevolezza, ma anche al piacere che fosse solito procurarsi solitariamente! 🙂
L’epoca era quella, anche per me, delle prime sperimentazioni sessuali e della necessità di programmare un viaggio all’estero per coloro che desiderassero un riconoscimento della propria affettività!.

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