Le mie storie (53)

Eccomi di nuovo qui, forse un po’ per spezzare i miei racconti con Davide, che magari potranno cominciare a risultarvi un poco ripetitivi, oggi ho deciso di rendervi partecipi di brevi testimonianze di miei amici o conoscenti. Se avete letto anche i miei vecchi pezzi, alcuni mesi fa, ho iniziato a fare una sorta di gioco/sondaggio, dettata dal fatto che in questo blog, molti racconti sono riferiti a sorelle, mamme eccetera. Così, ormai, molto spesso dopo le cene, quando si è bevuti tutti un po’ di più del normale, lancio questa domanda alle persone presenti, dopodiché riporto i loro racconti sul computer, considerando solo quelli più verosimili o meglio quelli ai quali io credo davvero.

Al momento ne ho scritti una decina, oggi ve ne riporto tre. Vi ricordo che a fronte dei nomi, che sono di fantasia, le professioni e le età delle persone sono vere.

Marco (38 anni), ingegnere. Aveva tredici anni circa e del sesso sapeva quasi nulla. All’epoca il suo unico pensiero era il calcio, non faceva altro che vedere partite in televisione, oltre al tempo che passava insieme ai suoi amici a giocare ad un campetto vicino casa.

Le compagne di classe (era il tempo delle medie) non le guardava neanche da lontano. Eppure non doveva essere indifferente al nostro sesso visto che fisicamente era sempre stato il più grande della sua classe. Si era accorto che qualcosa nel suo fisico stava cambiando quando aveva notato i primi peli fare capolino intorno al suo uccello. Ma nessuna attrazione sessuale, nessun impulso di quel genere lo aveva mai investito. Nel periodo di Natale i suoi programmi sarebbero stati tutti rivolti a giocare partite su partite, dalla mattina fino alla sera.

Come regali, tanto per cambiare aveva chiesto il completino del Napoli. Solo che a scompigliare i suoi piani, durante quelle feste si presentarono in casa i cugini di sua madre con la figlia sedicenne. Quando la mamma gli disse che sarebbero arrivati a casa ospiti per alcuni giorni, lui non ci fece quasi caso, un po’ perché aveva sentito che questi parenti avevano una figlia femmina, un po’ perché aveva dato per scontato che questa avrebbe passato il tempo con sua sorella più o meno della stessa età.

Ma quando tutto sembra essere organizzato, arriva il destino a metterci lo zampino. Infatti la sorella all’epoca era fidanzata, e naturalmente durante le vacanze voleva passare il tempo con il ragazzo. Oltre tutto quando le due ragazze si conobbero, non è che shittò una simpatia reciproca. Ilaria (la sorella di Marco) era completamente dedita alla moda, scarpe, vestiti eccetera. Simona invece (la figlia dei cugini) era molto più maschiaccio per così dire, sempre con i pantaloni oppure con la tuta.

Per i primi giorni Marco non era andato al di là di un saluto e quattro chiacchiere di circostanza, anche perché la sorella era stata costretta dai genitori a fare compagnia alla nuova amica. (Dai ricordi del protagonista, doveva essere il 23 dicembre) quel giorno le due coppie adulte uscirono a fare gli ultimi regali di Natale, Ilaria scese con il ragazzo e Marco si ritrovò quasi senza saperlo a casa da solo con Simona.

Lui era nella sua stanza a guardare una partita di pallone (tanto per cambiare), lei entrò e gli chiese cosa stesse facendo. Lui si trova un po’ in imbarazzo anche perché (a sua memoria) era la prima volta che aveva a che fare con una ragazza faccia a faccia, tutti da soli. Non sapeva cosa dire né come comportarsi. Le chiese se le piacesse il calcio, lei naturalmente rispose di no, ma mentre parlava gli lanciò una palla di gomma piuma a modi rigore.

Da lì shittò una sorta di partita a due, lui era felicissimo perché credeva di essersi tolto dall’imbarazzo, ma in un eccesso di agonismo del tutto ingiustificato, la fece cadere a terra finendo sopra di lei. Quello fu in assoluto il primo contatto fisico con una donna. In quella caduta le si spostò un poco modo di verso l’alto il maglione, tanto da scoprirle il reggiseno che nascondeva due seni molto grossi, fino ad allora nascosti.

A quella visione evidentemente non rimase indifferente, così, a sua insaputa (sue testuali parole), gli venne un’erezione. I due erano ancora a terra, con lei che sorrideva, non mostrando alcun problema per la caduta. Si accorse che lui aveva notato le sue tettone, e per niente infastidita gli chiese se gli piacessero. Marco diventò letteralmente viola, non avrebbe potuto avere domanda peggiore. In vita sua non gli era capitato mai niente del genere, avrebbe faticato a ricordarsi anche della sorella in costume, figurarsi una ragazza più grande il reggiseno a pochi centimetri da lui.

Così un po’ impaurito si spostò sedendosi per terra al suo fianco, così facendo però non si rese conto che il pantalone della tuta non riusciva a nascondere quella sua nuova sensazione. Lei si sollevò mettendosi al suo fianco, appena notò il capannello sotto la tuta sgranò gli occhi. Lui non aveva ancora capito niente, lei senza dire una parola fece scivolare la sua mano nell’elastico della tuta, fino ad impugnare quel membro giovane e duro.

Lui non riuscì neanche a imbastire una reazione, che lei cominciò ad accarezzarlo. Marco sentì velocemente (molto velocemente) salire un piacere mai provato fino ad allora, poi, inevitabilmente si lasciò andare nella mano di Simona. La notte Marco non chiuse occhio, ma un paio di giorni dopo, proprio di notte la vide uscire dalla camera della sorella per entrare nella sua stanza ed infilarsi nel suo letto. Di nuovo il suo uccello era nelle sue mani, ma incredibilmente la sua mano presi un’iniziativa e le toccò il seno.

Quella notte, la passarono abbracciati e non solo. Lei gli insegnò, o almeno cercò, a toccare una donna… i risultati allora furono pessimi, ma col tempo migliorarono (per altre ragazze).

Luciana (35 anni) dipendente comunale. (Premessa: finita una cena, eravamo in cinque, alla mia domanda lei risponde serafica “sono stata con mio zio, il fratello di mia madre, una decina d’anni fa”. Tutti in silenzio credendo fosse uno scherzo poi lei ha raccontato com’è andata dicendo che era la prima volta che qualcuno veniva a conoscenza di ciò che era successo).

Lo racconto in prima persona così come ha fatto lei.
Avevo appena finito l’università, circa venticinque anni, era luglio e finalmente mi aspettavano delle sane vacanze come non le facevo da una vita. I miei erano già al mare nella casetta di proprietà che abbiamo da quando sono piccola. Arrivata con il treno mi viene a prendere zio Mario, il fratello di mia madre più giovane di lei di circa otto anni (all’epoca avrà avuto sulla quarantina d’anni).

Da piccola credevo fosse omosessuale, visto che non aveva mai portato nessuna fidanzata a casa, ed oltretutto ha sempre vestito in maniera piuttosto stravagante. Per quanto abbia frequentato casa, non c’è stata mai particolare confidenza tra di noi, se non qualche lezione di italiano ai tempi del liceo, ma fatta assolutamente in maniera professionale. Alla stazione un saluto tranquillo e poi in macchina per i venti minuti che è il tempo per arrivare a casa.

Abbiamo parlato del più e del meno, ma come al solito, senza niente che potesse far presagire quello che sarebbe successo qualche giorno dopo. Arrivati a casa, mia mamma mi chiede di scegliere dove dormire, se nella mia stanzetta (quella che dividevo con mia sorella) oppure nel divano della sala, lasciando il mio posto a mio zio che era stato lì fino ad allora. Decido per la sala anche per essere cortese con lui e non fargli spostare la roba.

Io comunque metto i miei vestiti nell’armadio in camera. Il primo giorno, tutto normale, come al solito scendiamo al mare insieme tutti e quattro (anche i miei genitori) con una sola macchina (la spiaggia dista circa 1 km, ci si arriva anche a piedi ma con l’auto ci mettiamo due minuti). Un bagno, quattro chiacchiere, insomma né più né meno il rapporto che avevo sempre avuto con lui. La sera prendo i miei vestiti dalla sua camera mentre lui è steso sul letto a leggere, e vado in bagno a vestirmi per uscire con alcune amiche.

Quando ritorno, a notte inoltrata, mi spoglio in sala credendo che stessero tutti dormendo, poi mi accorgo che la luce in camera sua è ancora accesa ma vado a dormire tranquilla. Secondo giorno stessa cosa, più o meno. Di diverso c’è che torniamo a casa noi due a piedi e si lascia scappare un “sei diventata proprio una bella ragazza”. Io resto un po’ sorpresa ma lo ringrazio per il complimento. La sera quando ritorno a casa, vedo la sua porta leggermente aperta ma la stanza è buia, per cui di nuovo mi spoglio tranquilla in sala.

Non ricordo se fosse il terzo o quarto giorno delle vacanze, ma arriviamo sulla spiaggia e lui si sdraia sull’asciugamano; io gli passo davanti e resto colpita dal paltoncino a costume giallo fosforescente. Poi lo guardo meglio e mi accorgo incredibilmente che da uno dei due lati fuoriesce la parte superiore della cappella del suo uccello. Naturalmente non gli dico niente, resto piuttosto interdetta e vado in acqua. Dopo poco lo vedo venire verso di me e cominciare a schizzarmi, a modi gioco.

Io faccio lo stesso e cominciamo una sorta di lotta con l’acqua e le mani; poi mi prende in braccio e mi lancia lontano, nel fare il gesto sento la sua mano distinta sul mio sedere, ma penso che sia solo un caso. Continuiamo a giocare ed ogni tanto le sue mani mi toccano in zone “proibite”, ma resto sempre dell’idea che sia tutto frutto di casualità e del divertimento del momento anche perché ad un certo punto mio zio trova l’appoggio di mio padre che partecipa attivamente a buttarmi l’acqua.

La giornata passa tranquilla come al solito, e come al solito io la sera dopo essermi preparata vado in paese con amici ed amiche. In quell’occasione decido di indossare, per la prima volta, una gonnellina elasticizzata piuttosto corta che mi ha regalato mia madre. Come al solito beviamo qualche drink , io l’alcol lo reggo piuttosto bene, poi faccio ritorno a casa un po’ più allegra del solito. Apro la porta e trovo mio zio seduto sul divano (che di li a poco sarebbe stato il mio letto) con un paio di birre già bevute ed un’altra fra le mani, che guarda la televisione al buio con le porte chiuse per non dare fastidio ai miei.

Resto un po’ sorpresa, poi dopo averlo salutato, vedo che lui mi invita a bere una birra insieme. Io mi siedo sul divano e gli chiedo come mai fosse ancora sveglio. Lui mi risponde che non era riuscito a prendere sonno, ma non vuole dirmi perché. Poi dopo le ripetute insistenze della sottoscritta, mi confessa che le sere prima si era ritrovato a guardarmi mentre mi spogliav , anche se la cosa era stata assolutamente casuale.

In clima di confessioni io gli dico che la mattina avevo visto il suo uccello fare capolino dal costume. Ridendo gli chiedo se fosse così grande. Lui sorride e mi chiede se io voglia vederlo. Io rispondo di sì e lui apre il pantalone bianco e sotto noto un improbabile slip rosso che nasconde a malapena la sagoma del suo membro che arriva fin quasi alla parte stretta della mutanda. Mi guarda come a chiedermi se tirarlo fuori ed io annuisco senza parlare.

Abbassa l’ elastico e tira fuori questo membro enorme che poggia sulla gamba. Io lo guardo incredula, non ne avevo mai visto uno così grosso, ma soprattutto mai avrei pensato che lui, appena più alto di me, e con un fisico piuttosto mingherlino, potesse nascondere una cosa simile. Con un dito lo tocco, come a muoverlo, lui mi guarda e mi sorride. Poi mi chiede cosa fare, ed io senza che lui dica niente glielo prendo in mano e comincio a masturbarlo.

Lui reclina la testa all’indietro e si lascia andare. Dopo un po’ il suo uccello è completamente in erezione, giuro, enorme (e con le mani ci dà l’idea delle dimensioni). (Al tavolo scoppiamo a ridere tutti quanti). Poi mi fermo, lui mi guarda come a chiedermi di continuare, io mi alzo dal divano, tiro su quel po’ di minigonna, sposto di lato il perizoma e mi siedo in braccio a lui infilandomi dentro tutto quel ben di dio.

Lui da dietro mi prende i seni ed incomincia a farmi fare su e giù. Non riesco neanche a metterlo tutto dentro talmente è grosso, poi vengo, lo tiro fuori e con le mani faccio venire anche lui che eiacula l’impossibile. Mentre io cerco di pulire per terra il suo sperma, lui si ricompone e va a dormire. Io non riesco a prendere sonno per tutta la notte, pensando a ciò che è successo.

Il giorno dopo, riceve una telefonata di lavoro e parte. Non c’è più stato niente tra di noi, anche se inevitabilmente qualche volta che ci guardiamo, pensiamo a ciò che è successo (almeno per lei è così).

Maria (40 anni) insegnante di liceo. Ci ha raccontato che ha un fratello più piccolo di lei di circa quattro anni. Quando aveva diciassette anni e lui tredici, un giorno le confessò che alcune notti si svegliava bagnato nelle zone basse.

Poiché sporcava le lenzuola e si vergognava nei confronti della madre, non sapeva come fare. Capì che lui non sapeva come ci si toccasse, così una sera si sedette a fianco al suo letto e gli fece una sega raccogliendo un fazzoletto il suo sperma. Credeva che avesse capito, invece dopo qualche giorno, di nuovo in lui le ripropose il problema. Così per un mesetto o due, ogni tanto prima di andare a dormire faceva quest’opera di bene.

Poi una sera spiandolo letteralmente dal buco della serratura , vide che si masturbava da solo nel bagno, così dopo averglielo fatto notare, interruppe quelle che per lui erano diventati piacevoli buona notte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *