Le mie storie (43)

Lo so, l’estate ormai è passata da tanto, ma credetemi la vacanza a Cuba mi ha cambiata, e non di poco. Voglio specificare, non sono cambiata caratterialmente e dal punto di vista della mia scarsa femminilità, quelle sono cose che purtroppo nascono con la persona, non si possono imparare. Ma da quella mia incredibile esperienza di agosto, ho capito che a prescindere dall’essere imbranata, goffa, poco sensuale, posso curare più determinati aspetti della mia persona.

Così la settimana scorsa ho chiesto ad un’amica di accompagnarmi in un negozio di intimo, territorio per la sottoscritta, fino ad allora assolutamente sconosciuto. Ho sempre comprato i miei completini al mercatino, oppure in negozi piuttosto dozzinali (tranne rarissime eccezioni ed i regali che mia mamma puntualmente mi fa Natale); non lo faccio naturalmente per un fatto di soldi, ma per un fatto di comodità dell’indumento. Però ho scoperto che anche in quei negozi, quelli che in vetrina hanno tutti completini apparentemente improponibili per me, si possono trovare cose comode ma nello stesso tempo con una certa sensualità.

Così me ne sono uscita con un paio di buste piene di mutande semitrasparenti, corsetti con reggicalze, autoreggenti e reggiseni a balconcino. Vi risparmio la cifra che ho speso per una questione di delicatezza, ma mentre camminavo per strada mi chiedevo come fosse stato possibile avere speso tanto. Beh, la mia camminata però doveva ancora riservarmi delle sorprese. La prima è stata una telefonata di un’amica che mi invitava ad una festa di halloween.

Dopo aver tentennato un po’, mi sono lasciata convincere deviando la mia strada verso un grosso negozio di giocattoli che vende anche vestiti di carnevale. Appena entrata mi sono resa conto che mentre per gli uomini c’erano anche abiti simpatici, per noi femminucce esistono soltanto le versioni sexi di determinate categorie: poliziotta, infermiera, diavolessa, suora, cameriera insomma un rimando continuo agli anni settanta ed ai suoi film. Mentre ero lì che sceglievo di che morte morire, mi sento chiamare alle spalle “Francesca!” Prima di girarmi ho pensato di aver fatto la mia solita figuraccia, beccata a guardare vestitini piuttosto scollacciati.

Poi appena i miei occhi hanno dato vita alla voce che avevo sentito, ho avuto qualche secondo di perplessità. Di fronte a me c’era un tipo con la barba lunga (come si porta adesso tipo hipster) e occhiali da vista. Un secondo sguardo ed ecco svelato chi fosse: dopo alcuni anni che non lo vedevo, di fronte a me c’era quello che io ho sempre chiamato “il ragazzino”. Avevo saputo dalla mamma (con la quale mi sento piuttosto spesso) che si era sposato ma era un po’ in crisi, che lavorava a Roma ed aveva avuto un bambino; ma a memoria non ricordavo quale fosse l’ultima volta in cui ci fossimo salutati.

Gli era morta da poco tempo la nonna, ma in quell’occasione non c’eravamo visti ma solo sentiti al telefono. Avevo conosciuto la moglie a Napoli ma anche questo era un ricordo lontano molto lontano nel tempo. Un paio di battute sulla barba lunga, un paio di battute sul vestito che stavo per comprarmi ed insomma eccomi tornata indietro nel tempo tutta d’un tratto. Lui era in quel negozio per comprare un giocattolo al figlio, io ho cercato di consigliarlo e mentre giravamo mi ha raccontato che si era separato da un po’ di tempo.

Dopo aver finalmente trovato quello che cercava, gli ho detto che avrebbe dovuto ricambiare la consulenza con un consiglio su come vestirmi. Lui ha questa mia richiesta ha sorriso di nuovo, effettivamente avevo dimenticato la sua mania per il sesso, che nonostante il tempo passato era rimasta assolutamente intatta. Dopo vari tentativi tutti inutili dato la mia reticenza a mettere determinate cose, siamo arrivati ad un compromesso che è consistito in un vestito da strega sempre in versione simil sexy, ma non mezza nuda come gli altri.

Usciti da quella calca di mamme e bambini, abbiamo fatto la strada del ritorno insieme raccontandoci un po’ ciò che era stato di noi nel tempo in cui non c’eravamo visti. Qualche battutina reciproca un po’ impertinente, ma niente di più. Arrivati al bivio che divide le strade per le nostre case, ci siamo salutati dandoci appuntamento al giorno dopo magari a casa di sua madre (dove si sarebbe appoggiato per alcuni giorni). Ero in cucina, quando un paio d’ore dopo mi arriva un messaggio sul telefono che mi diceva che alla festa dove sarei andata la sera, incredibilmente sarebbe venuto anche lui con la mamma.

Effettivamente la mamma conosceva la padrona di casa, la cosa mi faceva piacere anche perché anche con lei non ci vedevamo da prima delle vacanze.
Costretta a prepararmi da sola visto che nessuna anima pia delle mie amiche si era voluta prestare a combinarmi come si deve, ma soprattutto a truccarmi, cosa tra le altre, per la quale sono negata, un paio d’ore prima di andare alla festa ho indossato questo vestito nero che consisteva in una gonna un po’ corta e sfrangiata più una giacchetta anch’essa sfrangiata ed un cappello largo.

Naturalmente sotto ci ho messo una maglietta con i lacci sempre nera ma che metteva in risalto le tette senza reggiseno sotto, mentre insieme alla gonna ho inaugurato una fascia con reggicalze che per allacciare ho impiegato una mezz’oretta. Quando sono uscita di casa per andare all’appuntamento con un’amica che sarebbe venuta in macchina, nonostante fossi coperta da una giacca lunga, mi sentivo molto femmina. Tanto per cambiare, la festa era in una casa meravigliosa, tutta panoramica un salone grandissimo.

C’erano un sacco di persone che non sapevo sarebbero venute e che mi hanno riempito di complimenti per il vestito e il trucco (tutto rigorosamente in nero), cosa che mi ha fatto particolarmente piacere visto che ho fatto tutto da sola. Una mezza oretta dopo ho visto il mio vecchio amico e la mamma. Lui si era mascherato da freddy krugger (tanto che avendo la maschera, inizialmente non l’avevo riconosciuto), mentre la madre più che cinquantenne sfoggiava la tuta aderente di eva kant con parrucca bionda e fisico che, beata lei, non aveva un filo di grasso sulla pancia.

Gli sguardi dei maschietti present mi hanno fatto capire che l’età certe volte è un fatto puramente anagrafico.
Verso l’una dopo esserci divertiti davvero tanto ed aver mangiato di tutto di più, il ragazzino si è offerto di accompagnarmi naturalmente insieme alla mamma. La strada ci portava prima a casa loro, dove dopo aver salutato lei ho avuto l’invito per l’indomani a pranzo. Poi mi sono seduta davanti per il breve tratto che avremmo dovuto fare per arrivare da me.

Dopo aver messo in moto, mi ha guardata ed ha cominciato a scuotere la testa sorridendo. Incuriosita come tutte le donne, gli ho chiesto il perché di quell’atteggiamento, e lui senza farsi tanti problemi mi ha detto che nonostante fossero passati gli anni, gli facevo ancora lo stesso effetto di quando eravamo ragazzi. Dopo avermi risposto ha rivolto lo sguardo verso il basso, facendomi capire che era eccitato. Istintivamente anch’io l’ho guardato proprio lì e nel ricordo del suo uccellone mi sono resa conto che diceva la verità.

Intanto eravamo arrivati, siamo entrati nel parco e quando siamo arrivati con la macchina sotto il mio portone, ci siamo guardati un attimo e dopo qualche secondo stavamo limonando con le mani che volavano ovunque. La luce di una macchina che stava entrando, ci ha fermati, ma l’eccitazione era partita per cui mentre parcheggiava, mi sono avviata verso casa. Lui ha chiamato la madre dicendo che aveva incontrato degli amici sarebbe rimasto in giro ancora per un po’.

Sono entrata nel salone, il tempo di togliere la giacca che dopo aver sentito la porta chiudersi, me lo sono ritrovato dietro che con le mani mi ha abbracciato agguantandomi le tettone. Mi sono tolta la parte di sopra del vestito, rimanendo con la maglietta, lui intanto mi ha accompagnata verso il divano e dopo avermi fatta sedere lo ha tirato fuori grande come non lo ricordavo essere. Ho cominciato a succhiarglielo come ai bei tempi, poi mi sono stesa , mi sono sfilata le mutandine ed abbiamo cominciato a scopare.

Pian piano, mentre spingeva dentro, mi ha tolto la maglietta mentre lui aveva ancora su la camicia ed il boxer appena sotto l’uccello. Mi è venuto addosso dopo avermi fatto godere, e poi siamo rimasti per un paio di minuti sul divano senza dire una parola. Gli ho confessato che non lo facevo da due mesi, mentre lui mi ha detto che sta quando si era lasciato con la moglie, si vedeva con una ma solo per divertirsi.

Dopo essermi ripresa, mi sono avviata in camera da letto per posare i vestiti che non avevo più. Ero rimasta con la gonna e sotto le calze ancora attaccate al reggicalze. Il tempo di sfilarmi la gonna che era nuovamente dietro di me, ancora con la camicia ma senza mutande. Ha cominciato a strusciarsi dietro il mio culo mentre mi baciava sul collo; ho sentito che pian piano il suo uccello tornava ad ingrandirsi, così mi sono messa a pecorina sul letto ed abbiamo ricominciato.

Sono venuta quasi subito mentre lui ha continuato a buttarmelo dentro fin quando non ho sentito bagnarmi tutta la schiena.
È stato un ritorno al passato inaspettato ma molto gradito. Ci siamo salutati e l’indomani ci siamo rivisti a pranzo a casa sua e della madre. Anche lì, nonostante la presenza di un’altra coppia di amici loro, ha ricominciato le stesse cose che faceva all’epoca, insinuando le mani fra le mie cosce mentre mangiavamo.

Io così come allora ho faticato parecchio a tenerlo a bada.
Adesso è tornato a Roma, ogni tanto ci scambiammo qualche messaggio, mi dice che appena torna qui, ricominciamo come ai vecchi tempi… da una parte naturalmente mi fa piacere, dall’altra però non sono più la ventenne di allora.

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