Le mie storie (41) (quarta parte)

Ed eccoci dunque all’ultimo capitolo di questa mia pazza estate, sicuramente indimenticabile.
… La mattina dopo l’ennesima serata con i miei nuovi 2 amici, Renata arrivò che stavo facendo colazione in albergo. Tutta abbronzata mi raccontò dei giorni passati con Robert in giro per Cuba, del tanto sesso che avevano fatto e di quanti locali avevano visitato. Quando mi chiese che cosa avessi fatto io in sua assenza, mi scappò 1 sorriso. Io purtroppo come vi ho già detto non so mentire, così la mia amica mi stanò subito.

Le raccontai che lo avevamo fatto in 3 e lei mi confessò che non le era mai capitato niente del genere anche se da sempre aveva fantasticato su 1 situazione così. Le dissi che avrebbe potuto provare, dopotutto eravamo in vacanza e sarebbe rimasta 1 cosa tra noi 2. Lei per la prima volta si mostrò titubante; e pensare che all’inizio del viaggio la situazione era completamente al contrario: lei disinibita e pronta a divertirsi, mentre io timorata di ogni cosa.

Le chiesi dove fosse il suo uomo, mi rispose che si erano salutati definitivamente perché credo lui dovesse partire non ricordo bene per fare cosa. Allora, prendendo la palla al balzo, le domandai se volesse conoscere i miei 2 amici, ma in maniera del tutto inaspettata mi rispose che avrebbe preferito passare la mattinata insieme tranquille sulla spiaggia. Naturalmente per me non ci furono problemi, d’altra parte avevo già detto a Xavier di far venire suo zio a prenderci.

Così, arrivammo nuovamente alla nostra prima spiaggia e lei vide con grossa sorpresa che io cominciai a prendere il sole in topless. Ormai la sua curiosità nei miei confronti aumentava sempre di più, mi chiese di raccontarle come era cominciata tutta la situazione, come era possibile che mi fossi lasciata andare in questo modo. Insomma nelle sue domande c’era quella sana invidia che a me faceva tanto ridere, visto che non ci sono per niente abituata.

Poi il pomeriggio la portai in 1 mercatino carino dove ero stata con i ragazzi e quando tornammo in albergo capii che avrebbe voluto conoscerli… “ma è solo curiosità, non pensare ad altro” mi ripeté più volte. Io naturalmente sapevo che spingendola un po’, sarei riuscita a farle provare quel paradiso che avevo provato io nei giorni precedenti. Con un po’ di sorpresa però xavier si presentò sotto il nostro albergo con 1 altro amico, Paolo che nonostante si chiamasse chiaramente pablo ci teneva a farsi chiamare in italiano.

A differenza della maggior parte dei suoi compatrioti, Paolo era bianco ma quello spagnolo lo rendeva naturalmente affascinante. Io gli feci 1 veloce radiografia (non è che fosse difficile) e sotto la camicia così come i suoi amici nascondeva il solito fisico perfetto. Renata subito si sentì a suo agio, si sedette al posto davanti vicino a Xavier e cominciò quasi a m*****arlo dato che si era mess (per così dire) 1 vestitino molto leggero, che faceva intravedere i suoi bei seni (non portava il reggiseno) e sotto 1 gonna che, non tanto corta ma svolazzante, faticava a nasconderle il sedere.

Io invece avevo tirato fuori per la prima volta dalla mia valigia l’unico indumento sexy del mio intero armadio napoletano: 1 tanga comprato in 1 occasione di cui vi ho già raccontato. Sopra avevo 1 gonna elasticizzata che a Napoli non avrei mai messo dato che mi fa il sedere ancora più grosso di quanto già non sia, ma li ho capito che il culone ha 1 suo perché. Sopra invece misi il top coordinato anche esso elasticizzato che mi teneva completamente scoperte le spalle, finalmente senza i segni di reggiseno!
Non ci volle tanto per vedere la mano del mio amico insinuarsi tra le cosce di Renata mentre guidava.

Indietro invece Paolo forse un po’ in soggezione non mi fece nessuna avance. Arrivati al locale diedi sfogo alla ballerina che c’è in me (purtroppo con scarsissimi risultati) mentre invece i due piccioncini si erano appartati su un divanetto piuttosto nascosto e già avevano cominciato a darsi da fare. Intanto incontrammo Alfredo che come se nulla fosse mi salutò con un bacio sulla guancia ed una mano sul culo. Gli raccontai di Renata, gli dissi che era simpatica ed anche piuttosto disinibita, lui mi disse che lo aveva già capito guardandola con Xavier.

Intanto Paolo mi invitò all’ennesima salsa dove anche lui mentre si ballava fece fare alla sua mano la conoscenza del mio posteriore. Verso mezzanotte, i soliti mojto, la mia gonna che saliva un po’ troppo su durante i balli e Renata che finalmente dopo avermi sussurrato all’orecchio di aver avuto un orgasmo sul divanetto si era sextenata in pista, decidemmo di andare in albergo. Ai quattro dell’inizio si aggiunse anche Alfredo che durante il tragitto mi ricordò un po’ (anche se non avevo assolutamente bisogno) il ben di Dio che aveva tra le gambe.

Così tanto per passare il tempo cominciai a masturbarlo mentre affianco a me Paolo aveva preso un po’ di coraggio e mi baciò. Come al solito prendemmo l’entrata secondaria che dall’ascensore, senza passare per l’accoglienza, ci portò subito al nostro piano. Entrammo tutti e cinque e cominciò di nuovo la serata. Paolo mi strinse forte a se e cominciò a baciarmi mentre con una mano mi sollevò la gonna fino al lasciarmi il culo di fuori e cominciarlo a toccare.

Intanto xavier abbracciò da dietro Renata e le infilò una mano davanti nella mutanda. Eravamo tutte e due accoppiate, Alfredo si guardò un po’ intorno poi aprì la cerniera lampo del suo pantalone bianco e fece uscire il suo uccellone. Si diresse verso di me strusciandomelo sulle natiche fino a quando non glielo presi in mano. Paolo continuava a limonarmi come non mi succedeva da quando ero adolescente, così dopo aver dato qualche toccatina a membro di Alfredo, gli dissi nell’orecchio di andare dagli altri due per vedere che reazione avrebbe avuto la mia amica.

Lui subito mi fece contenta e dopo avermi sorriso si avviò verso la parte più lontana dalla stanza dove Renata era a cagnolino con la testa chinata a fare una pompa a Xavier. Fermai un attimo l’ esuberanza di Paolo per vedere cosa sarebbe successo, Alfredo le si avvicinò da dietro le alzò la gonna e cominciò ad accarezzarla con la cappella del suo uccello. Lei continuava imperterrita la sua fellatio; lui scese tra le sue natiche seguendo lo slip, fino ad arrivare alla sua amica coperta.

Si appoggiò un po’ di più e poi infilò le dita nell’elastico del perizoma per toglierglielo. Solo allora lei fermò i suoi movimenti, si girò verso di lui, lo guardò silenziosa, volto lo sguardo verso di me che sorridendo le feci il pollice in alto e poi ricominciò a succhiare. Alfredo le abbassò la mutanda e glielo mise nella fica. Non appena lo vidi cominciare a muoversi dentro di lei, sentii le dita di Paolo accarezzarmi la micia e poi abbassarmi le mutande fino a farle cadere per terra.

Ero con la schiena sul muro, lui mi allargò le cosce, mise le mani sotto mi alzò di peso e cominciò a scoparmi in piedi. Pian piano mentre mi muovevo su e giù, i miei seni uscirono dal top quasi contemporaneamente. Dopo qualche minuto ci fermammo, mi tolsi la gonna (che era finita su) ed il top (che invece era sceso giù) mi stesi sul letto tutta nuda con Paolo che ricominciò da dove interrotto.

Intanto sentivo godere la mia amica come una pazza, ogni tanto giravo la testa e la vedevo in mezzo ai corpi dei miei due amici. Dopo essere venuta, lui mi venne tra i seni, e mentre mi stavo riprendendo dall’orgasmo, vidi Alfredo in piedi godere anche lui sopra le tette di Renata mentre Xavier li guardava in fondo al letto. Renata si girò verso di me e mi disse “mamma mia, sono proprio una Troia, ma ho goduto come una pazza” io le risposi che sapevo quello che stava dicendo, e lei incalzò ridendo “Loro non hanno capito che stanotte non tornano a casa”.

Mentre qualcuno era in bagno, ed altri saccheggiavano il frigobar, io mi alzai per andare a fare pipì e trovai sotto la doccia xavier che mi chiese cosa ne pensassi di Paolo. Io gli risposi che intanto non mi aveva proprio calcolato, che era stato tutta la sera attaccato a Renata. Lui si avvicinò alla sottoscritta che era ancora seduta sulla tazza e aprendosi l’asciugamano davanti si avvicinò con l’uccello moscio a una ventina di centimetri dalla mia bocca dicendo che era sempre a mia disposizione.

Tornati in stanza, vidi Alfredo seduto sul ciglio del letto nella mia amica con la proboscide penzolante che mangiava non ricordo cosa e lei che guardandomi mi disse “non credevo fosse così grosso, è un tubo!” Non gli toglieva gli occhi di dosso, tanto che io le dissi “guarda che non scappa da lì” Loro non capivano cosa stavamo dicendo, e cominciarono a parlare in uno spagnolo stretto. Mi girai di fianco per prendere il telecomando del televisore, e sentii la classica mano morta sul culo.

Non mi hanno mai massaggiato tanto il posteriore quanto in quei quindici giorni. Il mio bistrattato e grosso sederone ha avuto due settimane di carezze, amichevoli toccate e complimenti come mai in tutta la mia vita.
Quella mano piano piano dal sedere si spostò sotto le cosce fino ad arrivare alla mia micia. Sentii le due dita allargarmela per poi entrarci dentro decise fino in fondo e bagnarsi completamente. Io mi fermai a provare quell’ennesima eccitazione improvvisa per poi lasciarmi andare agli eventi.

Mentre Paolo muoveva le sue dita dentro di me, io vedevo il suo uccello pian piano crescere sempre di più. Sembrava ballare fra le sue gambe; un colpo sopra e poi giù, poi sopra un po’ più grosso e poi di nuovo in basso fino a tornare duro come poco prima. Neanche il tempo di guardarlo tutto bello lungo, che improvvisamente scappò in bagno lasciandomi da sola ad ansimare. Istintivamente sostituii le sue dita con le mie e vidi che ai piedi del letto xavier mi stava guardando.

Intanto sull’altro letto Alfredo disse una cosa nell’orecchio di Renata che scosse la testa in senso negativo. Lui sempre in maniera silenziosa le sussurrò qualche altra cosa per poi baciarla sul lobo. Feci appena in tempo a vederle prendere in mano il cannone di Alfredo che Xavier mi tolse le mani dalla micia per infilare il suo. Ero di nuovo con un uccello nella fica e tanto per cambiare stavo godendo come una ragazzina.

Volsi lo sguardo alla mia destra e vidi Renata immersa con la bocca sull’uccello di Alfredo. Lo aveva preso quasi tutto dentro, pensai che le fosse arrivato in gola. Poi forse perché, scoperta a guardare l’altra coppia, il mio amico di letto pensò bene di salirmi sulla pancia e mettermelo fra le tettone per poi farmelo succhiare. tornai a concentrarmi sulla mia scopata, e dopo averlo fatto contento un poco con la bocca, gli feci capire che avevo voglia di godere così lo rimise dentro fino a farmi venire.

Ero stremata mentre lui non era ancora venuto così gli dissi di andare nell’altro letto che Renata aveva apprezzato la situazione precedente… neanche il tempo di dirlo e lei si ritrovò felice di prenderne due in bocca. Mi alzai per andare in bagno da dove uscì quasi contemporaneamente Paolo. Mi chiusi dentro facendomi spazio tra le asciugamani per terra, raggiunsi la doccia che dopo averla aperta mi fece rilassare come non mai. Non so quanto tempo restai sotto l’acqua, ma quando uscii dalla cabina era una donna nuova.

Tornai nella stanza e vidi il letto di Renata quanto mai affollato. Tutti e tre i ragazzi si stavano divertendo insieme a lei che non si riesce neanche conto della mia presenza. Io invece cominciai a guardare la scena e contemporaneamente mi chiesi come fosse stato possibile che tutto ciò che avevo vissuto in quei giorni. Poi i miei pensieri svanirono quando Paolo lasciata la mia amica agli altri tornò dalla sottoscritta con aria minacciosa ma soprattutto con l’uccello in erezione.

Io gli feci segno di no, ero tutta bella profumata di doccia, lui sorridente mi si sedette accanto ed io gli feci una sega. Intanto a un paio di metri da me, a Renata le stavano facendo davvero una bella festa. Mentre giocavo e parlavo con Paolo, sentii la mia mica tra i gemiti dire “no, nel culo no per favore”. Mi girai ma Alfredo glielo aveva già messo dentro. Lei urlò di dolore salvo poi ricominciare ad ansimare di piacere.

Intanto, con infinita pazienza mi alzai nuovamente da letto con la mano sporca ed con il mio amico tornammo per l’ennesima volta nel bagno a lavarci parti del corpo differenti.
La nottata finì così, con Renata che dopo aver goduto si avviò completamente coperta dallo sperma verso la doccia, la sottoscritta che salutò i ragazzi dandogli appuntamento al giorno dopo (l’ ultimo prima della partenza), giorno dove avrei festeggiato il mio quarantunesimo compleanno.

Ci svegliammo che erano quasi mezzogiorno, per la prima volta avevamo perso la colazione dell’albergo. Non avevamo sentito i cellulari squillare, eravamo andate praticamente il letargo. Renata passò almeno una mezz’ora a raccontarmi quello che aveva vissuto, a raccontarmi particolari che per la verità anche io avevo potuto apprezzare sia in prima persona che guardandola. Insomma parlavamo normalmente delle nostre esperienze insieme a più uomini, quasi fosse scontata una cosa del genere. Mentre vi scrivo, sorrido perché a pensarci adesso mi vengono ancora i brividi.

Scendemmo che era quasi l’ora di pranzo, in macchina c’erano solo Alfredo e Xavier e decidemmo di passare le ultime ore al mare a prenderci ancora un po’ di sole. I due ragazzi ci portarono nella spiaggetta nascosta, quella che io conoscevo e la mia amica no. Incredibilmente, forse complice l’orario, eravamo completamente soli. Appoggiammo la roba vicino al costone dove c’era una specie di roccia che regalava un po’ d’ombra e ci spogliammo.

Io non mi ero neanche portata il pezzo di sopra del costume, quindi dopo essermi tolta la maglietta rimasi soltanto con la parte di sotto. Renata al contrario aveva un costume che aveva comprato durante i due giorni in cui era stata fuori con il suo amico. Ci guardammo in faccia, ci guardammo intorno e poi ridendo avemmo la stessa idea: spogliarsi completamente. Solo un’altra volta in vita mia ero stata su una spiaggia, come mamma mi ha fatta, ma era una cosa successa almeno una ventina di anni fa in una spiaggia di nudisti.

Senza problemi, superando le mie paranoie, all’età di quarantun anni mi ritrovavo con tutti i miei difetti nuda sopra una spiaggia meravigliosa ed un mare trasparente (fin troppo). Con un po’ di vergogna, dopo aver guardato bene a destra e a sinistra, con la mano rigorosamente davanti la micia, mi buttai in acqua, dopo qualche istante mi raggiunse la mia amica che al contrario della sottoscritta era molto di più a proprio agio in quella situazione.

I due ragazzi invece stavano ancora finendo di portare le cose da mangiare sulla spiaggia, poi anche loro ci raggiunsero però con il loro bel costumino. Dopo qualche minuto di assoluto relax con il corpo immerso in quell’acqua limpida ed la faccia rivolta verso il sole, incominciò la classica battaglia d’acqua che aveva come unico scopo quello di finire poi a scopare (il gioco di parole è assolutamente voluto). Io e Renata una vicino all’altra cercammo di difenderci, ma poi neanche tanto, finché Xavier non mi arrivò addosso per poi mettermi la testa sott’acqua.

Ricordo ancora che il mio primo istinto fu quello di prendergli tutto il pacco in una mano e stringerglielo. Mi lasciò andare urlando, poi ridendo mi venne di nuovo vicino per abbracciarmi. Io mi avvinghiai a lui con le cosce attorno al suo bacino e mi lasciai portare qualche metro più al largo. Intanto ci rendemmo conto entrambi che eravamo rimasti soli nell’acqua perché Alfredo e Renata erano sulla spiaggia sotto l’ombrellone. Mi guardai per l’ennesima volta intorno e vidi la bellezza della natura che mi circondava il tutto condita da un meraviglioso ragazzo che stava a solo qualche centimetro da me.

Lui mise la mano sotto la mia coscia, tirò fuori l’uccello dal costume e mi diede appena il tempo di sentire la sua cappella sfiorarmi la micia, dopo di che me lo mise dentro. Io mi muovevo sopra di lui, aggrappata e facilitata dalla leggerezza dell’acqua; le mie tettone strusciavano con il suo torace, mentre le sue mani ancorate entrambe alle mie chiappe mi facevano muovere in maniera ritmica. Non ci volle molto per farmi venire, tanto per cambiare ero eccitata come una ragazzina.

Poi lo tolsi dalla fica ancora duro e con la mano lo feci godere. Proprio mentre finivamo di divertirci, vidi arrivare da lontano Alfredo che diceva a Xavier di salire in spiaggia. Quando ci raggiunse gli disse che Renata voleva “parlargli”. Lui si avviò ed io lo stavo seguendo quando sentii la mano di Alfredo bloccare il mio braccio e dirmi “voglio salutarti a modo mio “io gli dissi di stare calmo, che ero appena venuta, ma lui in compenso mi tirò a sé facendomi sentire le sue mani indovinate dove? Bravi sul mio già tante volte citato culone.

Così come un trenino, in fila indiana tornammo a riva. Renata evidentemente pensava che sarebbe tornato soltanto xavier, ma le dissi che per il momento avevo già dato, anche troppo. Quindi dopo essermi avvolta nella mia bella asciugamano di Paperina, mi sedetti pronta per mangiare. Saranno state le quattro del pomeriggio forse anche oltre, ma il tempo sembrava essersi fermato. Dopo essermi rifocillata, mi stesi a pancia sotto per riposarmi una mezz’oretta. Fortunatamente il sole non era più così forte e dopo essermi coperta il sedere con un pareo, lasciai che Alfredo si occupasse delle mie spalle e della mia schiena, dopo essermi fatta solennemente promettere che non sarebbe andato oltre.

Invece Renata, dopo aver indossato lo slip del costume ed aver coperto i seni con un asciugamano che dal collo le scendeva ai lati, si avviò con Xavier a fare una passeggiata lungo la spiaggia completamente vuota.
Era il mio compleanno, quarantun anni compiuti nel paradiso di Cuba, i miei pensieri si alternarono al piacere del massaggio del mio amico che manteneva fede alla promessa fatta. Soltanto che dopo una ventina di minuti delle sue mani sul mio corpo, la mia micia cominciò a ragionare di testa sua.

Sentii il desiderio salirmi dal centro delle cosce fino a sopra la testa. Così, mentre avevo le braccia lungo il corpo, con la mano distrattamente (o almeno volevo che lui la pensasse così) gli toccai il costume. Lui evidentemente se ne accorse tanto che rimase fermo. A quel punto con la mano cominciai a giocare da sopra al costume con delle carezze, seguendo la forma del suo uccellone. Le carezze si fecero sempre più decise; nonostante la presenza del costume, sotto la mano sentivo benissimo il suo membro crescere ad ogni mio movimento, fino a quando dal bordino superiore non fece capolino la sua cappella nera.

Allora mi voltai verso di lui, glielo tirai fuori completamente e dopo averlo impugnato bene me lo portai alla bocca. Lui mi girò e si sedette sopra i miei seni, in modo da permettermi di succhiarlo bene. Passò pochissimo tempo però, che Alfredo si sollevò, indietreggiò, mi alzò le cosce insieme ed incominciò a scoparmi. Eravamo nascosti dall’ombrellone che insieme ad un altro messo in verticale aveva formato una sorta di casetta protettiva anche se non c’era bisogno di nascondigli visto la solitudine nella quale eravamo immersi.

Mi fece godere due volte prima di mettermelo fra le tette e venire lì in mezzo.
Quella fu l’ultima grandissima e meravigliosa scopata dell’estate. Poco dopo arrivarono Renata e Xavier. Tornammo in albergo, salutammo i nostri amici e preparammo le valigie per la partenza (che sarebbe stata praticamente di notte).
Da quel 26 agosto non faccio sesso, non mi vergogno a dirlo. Non è che non mi siano capitate delle occasioni, ma non l’ho fatto più.

Da allora è capitata una sola volta in cui una sera , dopo aver chiacchierato con Renata al telefono (non era la prima volta dopo il viaggio), ho preso dai meandri del mio armadio un vibratore praticamente nuovo che mi regalarono tanti anni fa, ne lo sono infilato il sedere mentre con le dita mi toccavo. Ho goduto come una pazza, sognando cuba.

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