Le mie storie (4)

Finalmente avevo compiuto diciotto anni. Essendo nata in agosto il giorno del mio compleanno lo festeggiai insieme ad amici e parenti. D’altra parte però i miei genitori mi avevano già fatto un gran bel regalo permettendomi di partire dopo la maturità, insieme alle mie amiche in Grecia. Ma la novità di quel periodo fu un’altra: infatti mio padre una volta tornati a Napoli, mi disse che aveva avuto un incarico all’estero per un paio d’anni.

Mia mamma avrebbe fatto da pendolare, io e mio fratello saremmo rimasti a Napoli con la supervisione di mio zio (e la sua seconda moglie) che abitavano due piani sopra di noi. Questa notizia suscitò la felicità di mio fratello, convinto che avrebbe potuto fare di tutto di più, al contrario io chiesi ed ottenni dai miei che venisse responsabilizzato. Purtroppo però non avevo idea di cosa volesse dire vivere con un quattordicenne in piena crisi ormonale.

Praticamente passava metà della sua giornata nel bagno (è inutile dire a fare cosa), il pomeriggio studiava e la sera si chiudeva in camera a vedere… (è inutile dire cosa). Nel suo disordine non fece neanche caso al fatto che trovai una decina di cassette porno nascoste sotto al letto. Da buona sorella maggiore però non glielo feci presente, fingendo di non sapere.
Questa situazione mi porto’ ad essere molto vicina alla seconda moglie di mio zio (fratello di mia madre) che era ben dieci anni più giovane di lui, ed all’epoca avrà avuto circa trentacinque anni.

La mia pigrizia incrociata alla sua esuberanza annullarono di fatto la differenza di età tra di noi. Con lei mi trovavo parlare benissimo ed un po’ di tutto, ridevamo insieme di mio fratello, della sua crescita quotidiana e del suo continuo pensiero fisso.
Un giorno mi zia, scesa a casa nostra, mi chiese di farle un favore: lei e mio zio, sarebbero dovuti andare ad una festa, ed insieme a loro sarebbe dovuta andare una sua amica che aveva un figlio di quattordici anni circa.

Poiché a detta della mamma, questo ragazzo era sempre rinchiuso in casa a studiare e non aveva amici, mi chiese di portarlo al cinema. Io, un po’ perché non so dire di no, un po’ perché mi zia ogni giorno ci faceva trovare il piatto caldo a casa, accettai questo strano appuntamento. La sera mi presentai davanti al cinema e dopo poco vidi arrivare quest’amica di mia zia con di fianco il figlio. Lei era magnifica, bella e poco più che trentenne.

Al contrario il ragazzino era il prototipo del Nerd, vestito in modo improbabile, con gli occhiali ed i baffetti appena accennati. Mentre lui andò a fare i biglietti, lei mi raccontò brevemente la sua storia, e consisteva nell’aver avuto questo figlio a diciott’anni, ed averlo cresciuto senza il padre che non aveva neanche voluto riconoscerlo. In quei cinque minuti si instaurò una complicità tra noi due che sarebbe poi sfociata in amicizia sincera (che dura tutt’oggi).

Ci salutammo ed entrai nella sala con questo tipetto. Misi in mezzo l’argomento della scuola visto che lui era appena entrato nel liceo che io invece avevo appena lasciato. Non ricordo quale film fosse, ma ricordo che c’erano praticamente soltanto sparatorie, ed io mi annoiavo da morire. Così decisi in maniera un po’ “bastarda” di divertirmi un po’ a stuzzicarlo. Prima gli prese la mano e la tenni un po’ sulla mia, ma lui niente continuava a guardare, senza calcolarmi.

Allora decisi di metterlo alla prova, presi la sua mano e la misi sotto il pullover e sopra la camicetta all’altezza del mio seno. Avete presente la “mano morta”? Ecco, la sua mano era ferma, non dava cenni di vita. Eppure le mie tette non erano mai dispiaciute a nessuno, ero colpita nel mio orgoglio femminile. Misi la mia mano sulla sua e gli feci capire che doveva muoverla, lui cominciò un movimento quasi meccanico, ma senza nessuno sfondo malizioso, il tutto continuando imperterrito a mantenere lo sguardo verso lo schermo.

Io continuai la mia provocazione mettendo la mia mano sui suoi pantaloni. Lui irrigidì le gambe ma non disse niente. Gli aprii la cerniera e misi la mano dentro… con mia somma sorpresa mi resi conto che il suo membro era enorme. Proprio non me l’aspettavo, io stavo toccando sopra la mutanda ma mentre lo facevo capivo che quel ragazzino, secchione ed imbranato aveva avuto un dono dalla natura, e non se ne rendeva assolutamente conto.

Feci appena in tempo a toccarglielo che sentii un gemito e poi subito dopo la mano bagnata. Finalmente mi guardo’, fra il terrorizzato e l’ incredulo; io gli feci un sorriso poi tirai fuori la mano e la pulii con un fazzolettino di carta. Uscimmo dal cinema e facemmo la strada insieme fino a casa sua (abitavamo ed abitiamo tuttora a poche centinaia di metri di distanza), lui non disse niente, io neanche, arrivati sotto al palazzo sorridendo gli dissi se era stato bene, lui fece cenno di sì, io gli risposi che per me era lo stesso.

Il giorno dopo la mamma mi chiamò per ringraziarmi, mi disse che il figlio le aveva detto che era stato bene (volevo pure vedere) e che gli ero molto simpatica. Io, ero rimasta con quella sensazione di stupore per la sorpresa trovata nei suoi pantaloni, e la curiosità di vedere se davvero il mio tatto non mi aveva ingannata.
Un po’ di tempo dopo salii non mi ricordo perché a casa di mio zio, era in atto un torneo di carte, c’era anche l’amica di mia zia, e nello studio a guardare la televisione trovai il ragazzino.

Lo salutai, e come al solito mi rispose per monosillabi. Cercai di intavolare una sorta di conversazione, ma niente da fare. Poi, la voglia di soddisfare la curiosità che mi era venuta quella sera al cinema, mi portò a chiedergli se ciò che era successo nel buio della sala era stata la prima volta per lui, e se gli era piaciuto. Lui sorrise e mi fece capire di sì. Io sfacciata più che mai, ma solo perché chi mi trovavo di fronte era molto, ma molto più imbranato di me, gli chiesi se lo volesse rifare.

Lui annuì, ed io gli dissi di seguirmi nel bagno. Come mi era successo tanti anni prima, con il fratello di una mia compagna di classe più grande di me; solo che questa volta però sarei stata io dalla parte dell'”esperta”. Mi sedetti di fronte a lui che invece stava in piedi, gli aprii il pantalone e già guardando i suoi slip mi resi conto che la mia immaginazione di quella sera, non ne aveva affatto ingannata.

Il profilo del suo grande uccello, modellava perfettamente le sue mutande, glielo tirai fuori e strabuzzai letteralmente gli occhi! Era davvero enorme! Sembrava finto a guardare questo ragazzino piccoletto e goffo. Pensai che la natura certa volte è davvero bizzarra, mentre lo guardavo imbarazzato, gli sorrise e mi scappò anche un “complimenti!” Non è che fino allora avessi avuto chissà quante esperienze, ma il suo era di sicuro il più grande uccello che avessi mai visto dal vivo.

Lo impugnai con la mano (a fatica visto che ho le mani piccoline) e cominciai a muoverlo. Un paio di su e giù, stavo per avvicinare la mia bocca ma… mi venne letteralmente in faccia. Io cercai inutilmente di scostarmi, ma il danno era stato fatto. Si fece rosso come un peperone, mi chiese scusa, io gli dissi di stare tranquillo che erano cose che potevano capitare. Mi sciacquai per bene, e me ne tornai a casa soddisfatta, ma con la voglia di rivederlo al più presto.

Purtroppo non successe perché lui partì per un anno insieme alla madre, lo avrei rivisto al suo ritorno, molto cambiato, soprattutto nella mentalità… ma questo ve lo racconterò prossimamente.

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