Le mie storie (22)

Era piena estate, ed io ero alla mia solita casa al mare in compagnia della mamma del ragazzino. Lui era stato fuori quasi un anno, a Milano, per fare un corso inerenti ai suoi studi (non ricordo assolutamente quali), ed era stato ospite di una collega della mamma. Conoscendolo e soprattutto conoscendo le amiche di sua madre, dopo qualche insistenza telefonica (non più di tanto), mi confessò che ci era andato a letto più volte.

Adesso stavano scendendo tutti e due per farsi qualche bagno. Lui sarebbe rimasto da noi, la mia amica per disobbligarsi aveva invitata la sua collega a farsi un po’ di giorni di vacanza. Naturalmente poverina ignorava totalmente che il figlio si fosse già disobbligato a modo suo, eppure la cosa mi suonava strana assai. Tra me e la mia amica, quella imbranata, quella ingenua ero sempre io in tutte le situazioni. Non riuscivo a cogliere gli sguardi degli uomini quando camminavamo insieme con lei, non riuscivo a capire determinate battute un po’ pesant.

Invece in quella situazione lei sembrava scendere proprio dalle nuvole. Quando mi disse che aveva trovato alloggio al figlio da una sua amica a Milano, mi venne subito in mente una biondona che aveva portato a casa mia qualche anno prima. Mi disse che non era lei, che era una sua collega conosciuta credo ad un aggiornamento o cose del genere. Questa viveva con un figlio piccolo credo in seguito ad una separazione, ed avendo casa grande si era subito offerta di ospitare il ragazzino.

Quando mi raccontò questa cosa, io naturalmente non ebbi nessun retropensiero, salvo poi vedere una sua foto. Era molto giovanile, ben curata e vestita di tutto punto. Conoscendo bene il figlio, subito immaginai che ci avrebbe provato in una maniera o nell’altra. In quel periodo non è che ci sentissimo granché io e lui, ma poco prima di venire in vacanza, facemmo una lunga telefonata. Ricordo ancora che mi ci vollero pochi minuti per fargli confessare quello che già avevo immaginato.

Mi fece giurare di non dire niente alla mamma, cosa che naturalmente io davo per scontato anche perché aveva da nascondere anche io qualcosina….
Mi disse che per il primo periodo tutto era andato liscio, nonostante il suo ormone fosse sempre il solito, al di là di qualche spiata non era andato anche perché non poteva rischiare di fare una figuraccia con sua madre. Mi disse che dava anche una mano al figlio per fare i compiti (credo che fosse piccolino).

In tutto questo quadretto idilliaco, mi raccontò che una sera si erano ritrovati a vedere insieme la televisione come succedeva spesso, ma non so come (tenete sempre presente e sono ricordi di più di dieci anni fa) questa signora aveva buttato lì una battuta sul fatto che lui fosse diciamo ben messo nelle parti basse. Il ragazzino non voleva sentirsi dire altro che questo, insomma quella sera ci fu il primo approccio tra i due (credo che ci furono soltanto preliminari), poi qualche giorno dopo finirono a letto insieme.

Insomma io aspettavo il mio amico oltre che per sapere altri dettagli, anche per tornare a divertirmi visto che in quel periodo ero sola. Nello stesso tempo però pensavo al fatto che questa signora sicuramente ci avrebbe messo i bastoni tra le ruote. Io poi nella mia vita non sono stata mai una che ha combattuto per un uomo, figuriamoci per il ragazzino che conoscevo come un fratello.
Io naturalmente di macchine non ne capivo, ne capisco tuttora assolutamente niente, ma non faticai ad apprezzare quella con la quale arrivarono tutti e due.

Ricordo ancora che lei appena scesa e ricevuto i complimenti sia da me e dalla mia amica, si beò rispondendoci che era una delle tante regalie ricevute dalla separazione. Il marito aveva appena cominciato a scontare il suo tradimento. Nel giro di cinque minuti avevo inquadrato quella persona: classica milanese, con tanta personalità, determinata, in carriera e che sapeva benissimo quello che voleva. Praticamente quasi tutto il contrario della sottoscritta. Nonostante avesse almeno quindici anni più di me, vi lascio immaginare chi facesse più colpo tra noi due nei confronti dei maschietti.

Infatti in mezzo a quelle due belle donne, inizialmente mi sentii a disagio. Non tanto per il lato estetico, io tutto sommato mi sono sempre piaciuta, quanto per la loro sicurezza, per la loro sensualità cosa che a me è sempre mancata. In compenso però il saluto del ragazzino fu sempre il solito, un abbraccio con mano sul culo sapientemente nascosta agli occhi della madre.
Con questo bel quadretto che si stava componendo, cominciammo una settimana di vacanza insieme: tre donne ed il ragazzino (sembra il titolo di un film).

Badate bene, io continuo a chiamarlo “ragazzino” nei miei racconti perché l’ho conosciuto che era davvero piccolo; ma del ricordo di cui vi sto parlando aveva abbondantemente superato i vent’anni.
Le divisioni delle stanze erano presto fatte: la mamma con la sua amica nella camera da letto, il ragazzino nella stanza dei ragazzi (quella che era mia e di mio fratello) ed io come al solito nel divano letto del salone. Dal punto di vista dell’ubicazione di un po’ scomodo, ma almeno potevo vedere la televisione.

Ricordo che il ragazzino appena preso possesso della sua stanza, subito mi fece capire che aveva intenzioni bellicose anche perché, secondo il suo racconto, la sua compagna di viaggio si era cambiata in macchina mentre stavano arrivando, e quindi il suo livello di eccitazione era già abbondantemente oltre il limite di guardia. Le due donne erano pronte ad andare al mare, io dissi che c’era da fare la spesa e naturalmente si accodò il ragazzino.

Durante il tragitto che portava al mare ed anche al supermercato, mi veniva da ridere a vedere come la mamma lo trattassi ancora da adolescente. Tanto che la milanese (ignara del fatto che io sapessi di loro due), prendeva in giro la sua amica dicendo che era la classica mammona partenopea, che allattava i figli fino a vent’anni.
Divise le strade, dopo aver fatto la spesa tornammo a casa e fedele alle sue abitudini, non mi diede neanche il tempo di mettere a posto che mi ritrovai il suo uccello duro che cercava di entrare da qualche parte, e le sue mani che magicamente da due si erano moltiplicate e toccavano dappertutto.

Dovetti letteralmente prendergli l’uccello in mano (cosa che era successo già altre volte) e portarlo sul letto della sua camera dove ci facemmo una bella scopata. Ricordo che lui avrebbe voluto continuare, ma io vivevo nella paura della madre e quindi mi accontentai di quella rimpatriata per così dire. Non ricordo se fosse proprio quella mattina, ma appena arrivammo in spiaggia subito notammo che vicino alle due signore c’erano dei “simpatizzanti”. Era uno spettacolo vederle prendere in giro gli uomini.

Io cercavo di imparare ma ahimè con scarsi risultati. Mi ritrovai a parlare con la milanese, che a fronte di una personalità spiccata, nascondeva così come la mamma del ragazzino sconfitte sentimentali piuttosto pesante. Eppure non doveva riuscirmi simpatica, dopo tutto anche lei attingeva alle grazie del ragazzino, ma ci fu un’empatia automatica che ci fece andare d’accordo tutti i giorni della vacanza. Le prima sera uscimmo noi tre donne lasciando lui da solo, anche perché notevolmente più giovane di loro (ed anche di me).

Lui però la notte di soppiatto si infilò nel mio letto. Naturalmente lo sentii strusciarsi (come piaceva a lui) con l’uccello tra le mie chiappe, il tempo di rendermi conto di cosa stesse succedendo e già era dentro di me. Facevamo tutto in un silenzio tombale nonostante io sia abituata a fare rumore. Ricordo che la prima notte passammo almeno un paio d’ore. fargli un bocchino era difficile perché non riuscivo a prenderlo tutto in bocca, ma mi piaceva tantissimo giocare con le mie labbra e la sua enorme cappella, così come mi piaceva quando mi veniva in bocca.

Con lui mi riusciva naturale, mi è sempre piaciuto il suo sperma.
La mattina come già era successo in una vacanza precedente, doveva sorbirsi le reprimenda della madre che gli intimava sempre di ricomposti nonostante fosse appena sveglio. La milanese ogni tanto spariva con lui, ma più di qualche minuto non poteva stare per cui, affetta da sindrome di possesso più che di gelosia, ero tranquilla. Poi una mattina mentre eravamo tutti e quattro al mare, il ragazzino mi si avvicinò chiedendomi di rimanere in spiaggia con la madre un po’ più di tempo.

Mi fece capire che anche “l’ altra” reclamava un po’ di attenzioni. Chiaramente non feci una piega, anzi proprio in quel momento mi resi conto di cosa fosse diventato quel quattordicenne imbranato che avevo conosciuto una sera di tanti anni prima al cinema.
Lei era già salita da un po’, lui ci disse che avrebbe fatto una passeggiata sul lungomare e che ci saremmo visti direttamente a pranzo. Mentre intrattenevo la mamma, pensavo a cosa stessero facendo tutti e due.

La cosa devo dire la verità mi eccitò non poco. Quando tornammo a casa, mi feci raccontare tutto ciò che avevano fatto e lui mi disse che a lei piaceva soprattutto scopare a pecorina e che nonostante le sue insistenze non aveva voluto dargli mai il sedere perché a detta sua non entrava nel suo bel culetto (come lo chiamava lei orgogliosa).
Non so se la notte stessa o il giorno dopo, nel culo lo mise a me e devo dire con sincerità (lo ricordo perfettamente) che fui orgogliosa in quell’occasione, perché a differenza sua, nonostante la grandezza a me piaceva eccome prenderlo anche a costo di un po’ di dolore, anche se il mio era ed è tuttora tutt’altro che un bel culetto (magari è un bel culone).

Di quella strana vacanza ricordo anche le toccate di tette che la nostra ospite faceva spesso sia a me che alla mamma del ragazzino invidiosa prima di tutto della mia quinta ma anche della quarta della sua amica a fronte della sua seconda. Chissà perché aveva l’idea che tutte le napoletane fossero tettone.
Se non sbaglio quella che credo sia stata l’ultima estate passata con il ragazzino, poi le nostre strade si sarebbero divise.

Come ho scritto a qualcuno di voi, per tanti anni non l’ho più visto, un po’ perché io mi fidanzai seriamente, un po’ perché lui andò a Roma per lavoro. L’ho rivisto un paio d’anni fa forse tre, sposato (con una tettona) e con qualche capello bianco.
Il tempo passa per tutti, ma i ricordi rimangono soprattutto quelli di un periodo che tutto sommato è stato un sintomo di spensieratezza e libertà per la sottoscritta.

Non so se la prossima volta ma di lui vi racconterò (e credo che sarà l’ultima) di un weekend che passammo praticamente solo a fare sozzerie. Non vi resta che aspettare….

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