Le mie storie (19)

Chissà perché nell’immaginario dei maschietti noi donne certe cose non le facciamo oppure non le pensiamo neanche. Eppure io da adolescente mi sono divertita parecchio a scoprire la mia sessualità nei modi più disparati. Così oggi cercherò di raccontarvi qualche episodio della mia vita da quando avevo quindici anni fino ad arrivare a qualche anno fa che a pensarci adesso mi fanno sorridere e non poco.
Il primo che mi viene in mente risale davvero all’epoca in cui ero piccolina.

Avrò avuto circa quindici/sedici anni, e come la maggior parte delle mie amiche avevamo già perso la verginità. Era un’estate ed una sera la più sveglia del nostro gruppo in occasione di un pigiama party (all’epoca si portavano moltissimo ed erano davvero molto divertenti), inventò una sorta di gara a chi tra tutte le ragazze avesse infilato più dentro nella patatina la bottiglia di coca cola (quella piccola di vetro). Ricordo che la sottoscritta per non fare la solita figura dell’imbranata non si tirò affatto indietro come invece fecero alcune.

Ci riunimmo così sedute in cerchio ognuna con la propria bottiglia e poi si cercò di spingerla dentro quanto più possibile. Ricordo le risate ed i movimenti maldestri. Per la cronaca non arrivai neanche lontanamente alla vittoria visto che quella fu facilmente rivendicata dall’organizzatrice che effettivamente ne riuscì a mettere dentro quasi la metà.
Il mio rapporto con l’autoerotismo è stato sempre una sorta di odio e amore. Naturalmente da piccolina quando capii come funzionava, mi toccavo spesso.

Spinta dalla curiosità e dai racconti delle mie amiche che dicevano di utilizzare le cose più svariate, anche io nel mio piccolo ho fatto i miei esperimenti. Ricordo il periodo delle zucchine, che devo dire davano parecchie soddisfazioni. Provai anche con una banana per la verità ma il tentativo fu quasi un fallimento completo. Per lungo tempo però mia fedele compagna di giochi fu il manico della spazzola con la quale era entrata in particolare sintonia.

Però alla ricerca delle novità mi ricordo che la cosa più difficile che davvero mi fece sudare non poco fu il tentativo di mettermi tutta la mano dentro. Per la verità questa curiosità mi venne dopo aver visto un film porno (uno di quelli di mio fratello) nel quale l’attrice con facilità impressionante riusciva a far sparire la sua mano nella sua patata. Io all’epoca avrò avuto circa diciotto anni forse di più (considerato che mio fratello avrà scoperto i filmini zozzi verso i quattordici/quindici anni).

Dopo un paio di tentativi a vuoto, mi dissi che dovevo riuscirci. Così piano piano dopo aver messo dentro tre dita, misi la quarta e poi la quinta. Lentamente, con insistenza, senza provare particolare piacere anzi con un po’ di dolore riuscì a mettere dentro quasi tutta la mano. Qualcuno di voi si chiederà perché di questa cosa, se non provassi piacere. Sinceramente a distanza di più di vent’anni me lo chiedo anch’io, ma probabilmente all’epoca lo feci semplicemente per spirito di scoperta.

Si, perché con la sessualità ci sono sempre andata a braccetto nonostante la mia goffaggine e l’essere assolutamente tardona rispetto alle altre mie amiche. I miei genitori infatti hanno cresciuto me e mio fratello parlando tranquillamente di sesso, dicendoci cosa fare e cosa non fare anche quando io ci capivo poco o niente. Non abbiamo avuto mai il tabù del nostro corpo, ricordo che fino a quando non sono diventata grandicella, facevo tranquillamente il bagno con mio fratello nella vasca.

Per cui davanti determinate situazioni, dopo aver superato l’imbarazzo normale, mi sono sempre buttata per la curiosità di sapere cosa si possa provare.
A sedici anni per esempio con la mia amica del cuore durante l’estate, ci trovammo un pomeriggio sul lettone dei miei. Cominciammo a giocare come facevamo sempre, una sorta di finta lotta ma senza nessun intento malizioso. Poi non so neanche perché ci demmo prima un bacetto a stampo e poi un bacio come si deve.

Da quel momento s**ttò qualcosa in noi del tutto inaspettato ma allo stesso tempo del tutto naturale. Ci toccammo a vicenda e fu molto bello ed eccitante. Quando entrambi avemmo l’ orgasmo, ci guardammo sorridenti, a nessuna delle due venne il dubbio sulla nostra sessualità, era capitato ed era stato bello. Tanto che quell’alchimia non si ripeté più nonostante, nei giorni a seguire fossimo tornate a giocare tra di noi anche dopo quello che era successo.

Nel periodo dell’Università mi è capitato un’altra volta di avere un’avventura “omosessuale”, ma è un racconto che farò magari in seguito anche perché è particolarmente personale.
Tornando all’autoerotismo, non potevano mancare i ricordi con il ragazzino. Una volta ci mettemmo uno di fronte all’altra e decidemmo che chi di noi due per primo avrebbe raggiunto l’orgasmo, avrebbe potuto chiedere all’altro qualcosa. Naturalmente persi malamente la scommessa, anche perché a me non suscitava nessuna eccitazione vederlo masturbarsi, al contrario invece lui venne con la velocità di un fulmine, tra le risate della sottoscritta.

Perché come avrete capito, questo strano rapporto che ha accompagnato almeno sette anni nella mia vita, era soprattutto all’insegna del divertimento e delle risate. Per me il sesso è anche questo se non soprattutto questo. Per quanto riguarda il ragazzino ricordo ancora che come pegno mi chiese di andare a casa sua il giorno dopo (o qualche giorno dopo non ricordo) senza mutande. Il maiale fece questa richiesta perché sapeva che è una cosa che proprio era difficilissima per la sottoscritta.

Io in casa posso stare tranquillamente senza niente addosso, ma se esco le mutande devo metterle sempre altrimenti mi sento nuda. Infatti feci il tragitto da casa mia alla sua con un imbarazzo totale nonostante chiaramente avessi addosso la gonna.
Prima di lasciarvi, vi racconto un ottimo aneddoto che riguarda un paio d’anni fa durante una vacanza in barca con amici, insieme ad un’altra amica (eravamo entrambi single). Una mattina mentre prendevamo il sole sulla prua, beccammo il figlio del proprietario (che per noi era un bambino anche se in realtà aveva sui quattordici anni credo) che si masturbava sotto la asciugamani guardandoci.

All’inizio la cosa mi diede anche un po’ fastidio, anche perché quando capimmo cosa faceva, allo stesso tempo ci rendemmo conto che praticamente ci spiava dall’inizio della vacanza. Eravamo indecise se dirlo alla madre, poi però la mia amica (come al solito più sfrontata di me) mi convinse a lasciar stare. Ma mentre io facevo attenzione a come mi muovevo sulla barca, lei certe volte di proposito si stringeva la parte bassa del costume oppure faceva vedere un mezzo seno e subito “masturbino” come lo avevamo soprannominato, faceva muovere la sua asciugamani.

Vi ho raccontato quest’ultimo ricordo per dirvi che molti di voi, nei messaggi che mi mandano hanno un’idea della sottoscritta come di una molto eccitante e sensuale, al contrario lo sono pochissimo rispetto alle mie amiche. Ma chissà forse un giorno vi racconterò le storie che loro hanno raccontato a me. Ad alcune sinceramente non credo, ad altre magari si. Chissà, voi intanto continuate a commentare i miei ricordi. Grazie.

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