Le grosse tettone di mia zia

All'epoca studiavo per un concorso e allo stesso tempo provavo a rilassarsi dopo una stagione stancante di lavoro. Gli zii sono una coppia di contadini di mezza età avanzata, che conosco da sempre: zia Vanna è la sorella maggiore di mia madre, una tranquilla casalinga di 57 anni, madre e nonna esemplare, molto affettuosa con me, mi ospita spesso con piacere, considerandomi anche un piacevole diversivo per la monotona vita in campagna, dove la coppia vive sola per molta parte dell’anno.

Lo zio Ciccio ha dieci anni in più della moglie, è un brav’uomo, gran lavoratore, di poche parole. Un’atmosfera quindi tranquilla, familiare, con la zia che cucinava volentieri succulenti piatti per il marito e per me.
Da quando aveva dodici anni segretamente ammiro il corpo di mia zia. Lei è piccolotta, tendente al robusto, dotata di un grosso culo sporgente, ma soprattutto di grandi poponi, due favolosi cocomeri di carne. Certo so che è un tabù spaventoso, vista la moralità e l’assoluto orrore per il sesso che pervade la mia famiglia, ma si sa bene che dove c’è tabù, c’è desiderio.

Durante l’adolescenza la spiavo, le sottraevo dal cesto dei panni sporchi incredibili reggiseni e mutande e, annusandoli, le dedicavo furiose seghe. Adesso la zia era appesantita e ingrigita, la guardavo di sottecchi, stava sistemando la biancheria, indossava una gonna sufficientemente aderente per far risaltare i ponderosi glutei, quando si girava di fianco potevo vedere le massicce tettone che gonfiavano prepotenti la maglietta marrone. Cavolo, la vecchia mi faceva ancora arrapare. L’idea di spogliarla, palparla e infine montarla era esaltante.

Pensavo: “Cazzo, nonostante tutto, me la fotterei alla grande. Sarò forse maniaco?” Il solo pensiero di immergere il mio sesso nella rispettata vecchia fica di quella massaia cinquantenne mi fece indurire del tutto il membro e dovetti aggiustarlo nei pantaloncini. Cosciente che tutto sarebbe rimasto un depravato, volgare e segreto desiderio inappagato, pensai di sfogarmi con una classica pippa. Pensai che ripetere l’esperienza poteva essere gradevole, ma volevo farlo bene. Di nascosto salii in camera da letto degli zii, al piano superiore.

L’aria era ancora pregna di fiati notturni e di sudore. Perfetto. Nella penombra tirai fuori il pene turgido e iniziai a massaggiarlo mentre annusavo le coltri: Continuando a masturbarmi, con l’altra mano frugavo il cesto con gli indumenti intimi della zia da lavare. Trovai un paio di mutandine e le leccai, poi le sfregai sul pene; lavoravo di immaginazione e pensavo alla zia che si spogliava, divaricava le cosce, e mi offriva la fica.

Nella fantasia c’era posto pure per lo zio che ci guardava eccitato e ci incitava a fottere. Presi un reggiseno di dimensioni assurde e lo arrotolai intorno al cazzo. Immaginai le mongolfiere di carne bianca che si sfregavano sul mio petto, la fica calda e accogliente che me lo succhiava. Era meglio di qualsiasi porno. Sborrai nel cestino. Mi nettai il glande e mi sistemai i pantaloni e ridiscesi al piano inferiore. Passai dalla cucina e incrociai la zia.

Con un sorriso affettuoso mi propose un caffè, che accettai volentieri. Naturalmente notai la scollatura, niente di particolare per carità, ma per le dimensioni straordinarie delle popone, per la curvatura sovradimensionata, e soprattutto per i miei pensieri osceni, incredibilmente attraente. Cercai di intuire la posizione dei capezzoli e il membro mi si indurì ancora. “Cazzo! Questa vacca mi farà morire” pensai indifeso.

La notte rimuginavo su quanto mi capitava. Sarà stata una gran porcata, un’idea da pervertito cronico, ma volevo tentarci.

Un’altra settimana così e sarei scoppiato. Perché non provarci allora, anche solo per gioco? La zia sembrava inattaccabile, ma era anche una vecchia semianalfabeta e chissà, non si può mai sapere se non si tenta. E se per miracolo il colpaccio mi fosse riuscito? Faticavo a rimettere in posizione di riposo il bastone tra le gambe.
Ci riflettei per un lungo pezzo. In passato avevo pensato a vari sistemi per sedurla, non mi mancavano le idee, e valeva la pena lanciare qualche provocazione e vederne la reazione.

L’indomani avviai la prima bordata. Staccai il bottone superiore dei jeans che indossavo e chiese alla zia di riattaccarlo. Lo stratagemma aveva un doppio fine: la zia avrebbe dovuto armeggiare a pochi centimetri dal mio cazzo e la prospettiva dall’alto, con lei inginocchiata, mi avrebbe permesso di godere lo spettacolo del suo prosperoso davanzale. La zia, sempre ben disposta nei miei confronti, si mise gli occhiali per infilare il filo nell’ago e io predisposi la patta, abbassando di poco la cerniera.

L’idea banale era quella di disorientare la vecchia mettendole sottomano un tozzo di minchia tesa. Il mio cazzo del resto era già bello duro e trattenuto solo dalle mutande. Quando la zia si abbassò, il gonfiore dell’asta e la posizione del mio glande erano oscenamente palesi. La vecchia però faceva finta di nulla, armeggiò con ago e bottone e iniziò l’operazione di cucitura. La mano, il viso di mia zia, la sua bocca erano a portata di cazzo, Accarezzai l’idea di scodellarle l’erezione in faccia.

Se fosse stato un film porno la zia avrebbe aperto la bocca e tirato un pompino, ma questa era vita reale e forse la mia povera zia manco sapeva cosa fosse un pompino. Non era stupida e si era certo accorta dello stato in cui si trovava il mio pisello, non so se in cuor suo fosse scandalizzata, comunque rimase in silenzio e concluse l’operazione senza che accadesse nulla. Quando si alzò per andarsene e richiusi la patta, mi sentivo frustrato.

A cena con gli zii, continuavo ad arrovellarmi. Quale poteva essere il sistema giusto, la chiave per fare calare le mutande e fottere quella vecchia vacca? Sapevo perfettamente che l’idea fantastica che ogni tanto immaginavo di una zia che mi si offriva nuda, le tettone protese, e a, cosce aperte mi implorava di stantuffarla non era affatto realistica. Niente, al massimo potevo guardarla, spiare di nascosto quel corpo eccitante e nient’altro. Non c’erano prospettive, solo una continua autoeccitazione senza adeguato sfogo.

Mentre rimuginavo, lo zio annunciò che l’indomani sera doveva recarsi aiutare suo fratello e poi andare in città. Fu la zia a proporgli di evitare di tornare in campagna e di restare a dormire da suo figlio in città e poi aggiunse “Luca mi farà compagnia”: Accesi le antenne. Se capivo bene sarei rimasto solo con la zia! Tutta una notte! Cazzo, se quello non era un segno del destino: lo zio Ciccio si toglieva fuori dai coglioni! Un’occasione come quella non capitava più.

Certo tutto era ancora in aria, difficile come un attimo prima, ma adesso mi si sentivo più ottimista. L’indomani sera dovevo tentarci. Ero quasi obbligato a farlo.
Alla tv non c’era un bel niente. Solo uno stupido varietà con ballerine scialbe. Lo zio lo guardava con interesse e la zia lo prendeva in giro. Rivolta verso di me disse: “Gli piacciono le ballerine”. “Non ti sa apprezzare…” aggiunsi io, schiacciandole l’occhio. “Non mi vuole bene” replicò lei sempre con tono scherzoso e lo zio rilanciò “Vuoi mettere la carne fresca?”.

“Oh lo senti?” fece lei fintamente inorridita. Giocai sulla metafora e azzardai: “Scherzi zio? Lo sai come si fa il miglior brodo”. Gli zii risero innocenti”. Alla tv ora c’era uno s**tenato can can. Lo zio si girò e rivolto verso di me chiese: “Dimmi la verità, quale ballerina ti sceglieresti?”. Ero su un filo e stavo giocando d’azzardo, ne approfittai per un’altra provocazione: “Quella con le tette grosse, anche se a me piacciono le donne più…mature”.

Evitai di guardare la zia. Dopo il gioco del bottone, quella era un’altra bella bordata. Lo zio rise di gusto “Allora ti lascio mia moglie”. Felice e bello pronto per le corna, pensai, e poi rilanciai: “Zio, che dici posso invitare allora la zia a ballare?” “E ballate…” fece il vecchio stando allo scherzo. La zia abbozzò solo un discreto mezzo sorriso. Intuito femminile? Credo che, se non era del tutto scema, ormai cominciava a sospettare delle mie trame.

Eccitato come ero non ci pensai, la invitai ad alzarsi, lei era goffa con tutto quella dote di carne e il pesante culo. La feci roteare e danzando lei cominciò a ridere sempre più forte. Iniziò a sussultare e le mastodontiche tette ondeggiavano pesanti. Mi strusciai un paio di volte mentre il mio cazzo era imbizzarrito. Lo zio rideva e applaudiva ignaro, era troppo eccitante, e quando la agguantai da dietro per i fianchi non potei fare a meno di piantarle il sesso, arginato dai jeans ma ben duro, tra le natiche.

La zia rideva ancora, ma piano piano mentre la pressione del cazzo tra le sue chiappe aumentava, diventò seria. La stoffa stava per esplodere. Mi fermai; la zia ormai doveva aver capito, si sedette; l’indomani avevo tutto il giorno per tentare assalti più fertili.
Mi svegliai con il pene durissimo. Calma, calma, gli dissi. Se le cose vanno come dico io, stanotte ti infilo nella fica della zia. C’era un eccesso di fiducia in quello che pensavo, lo sapevo perfettamente, ma perché negarsi anche l’ottimismo? Sono un bel giovane, in piena salute, in una condizione senza troppi divieti una cinquantasettenne sarebbe stata entusiasta di farsi scopare.

La giornata però scorse in modo monotono. Vennero in visita certi cugini. Per un pelo la notte super porno che sognavo sembrò sfumare in modo clamoroso dal momento che la petulante cugina Pina invitò mia zia Vanna a dormire da lei. Per fortuna la zia rifiutò garbatamente, dicendo che aveva da fare e avrebbe avuto la mia compagnia. Mi costrinsi a studiare, a passare il pomeriggio distraendomi, ma inevitabilmente continuamente pensavo a come avrei potuto gestire un attacco con qualche possibilità di riuscita.

Strategia, parole giuste, non trascuravo la necessità di usare la forza. Alle sette venne Saro il fratello dello zio; un uomo di rara volgarità. La zia preparò la cena per tutti e solo verso le otto e mezza, quando ormai mi avevano rotto le palle con i loro discorsi di lavoro, i due vecchi partirono in auto. Mi sentivo sempre più agitato. La zia sparecchiò, lavò i piatti. Scambiò con me qualche battuta, mentre io mi imponevo ancora calma.

Era una partita a scacchi, la zia intuiva certamente il mio desiderio. Il giorno prima gliene avevo dato due prove palesi, ma il rischio di sbilanciarsi e trovarsi in una situazione imbarazzante, davanti a uno scandalizzato diniego era altissimo. Alle nove e mezza si mise al telefono con la figlia e la tirò per oltre mezzora. Che avvilimento. La zia parlava di tutto con naturalezza e normalità. Evidentemente quella situazione era eccitante e peccaminosa solo per me, la zia non aveva alcun grillo per la testa.

Era sempre stato così. Dopo avere terminato la telefonata, constatò che era troppo tardi per un’altra telefonata alla nuora e si congedò per andare a letto. Non riuscii a dire nulla. Era assodato che avrei dovuto dormire nella stanza vicina. Sentii lo sciacquone del cesso nel bagno del piano superiore. Il cuore mi batteva, mi ripetevo che era il momento di agire, ma avevo paura. Deluso dalla mia timidezza, spensi la tv e salì al piano superiore.

Passai davanti alla porta della camera matrimoniale. Sbirciai, agitato. La zia era china, vicino l’armadio, in sottoveste. Allo specchio intravidi il biancore delle sue cosce. Andai in camera mia, ero turbato, scosso. Sbattei un pugno sul comodino. Mi accorsi che ansimavo, mi toccai, nonostante il mio stato di concitazione, il mio sesso era duro, pronto. Respirai forte. Chiusi gli occhi, anche questa grande occasione sembrava sfumare. “Troia vuoi farmi morire, troia, troia”. Tirai tantissima aria nei polmoni, poi senza pensarci mi diressi come un treno verso la camera della zia.

La vecchia mi guardò interrogativamente, La vestaglia le copriva solo una parte delle tette. Mi fermai a un metro da lei e le fissai il seno. Ci fu silenzio per qualche secondo, solo il mio respiro rumoroso ed eccitato. Zia Vanna si avvicinò, alzò la mano e mi fece una carezza sul viso: “Ti devi cercare una ragazza…, vatti a coricare” mormorò. Io le guardavo le tette. Lei si girò e andò verso il letto.

Rimasi fermo. ”No, zia. Voglio coricarmi con te” riuscii a dire. Alzò le sopracciglia: “Che dici? Sono vecchia e non sono una puttana…”, lo disse tesa con un filo di rimprovero e di tensione. Le mie narici fremevano alla vista delle angurie. “Mi piacciono le vecchie, mi piacciono le tue tette”. Dovetti intimorirla poiché la sua voce assunse un tono piagnucoloso: “Sei pazzo. Non sono puttana, sono tua zia, sei mio nipote, che direbbe tua madre? che direbbe lo zio?”.

Una litania. Continuavo a fissarla. Gli occhi della zia erano imploranti. “Vattene, che ti sei messo in testa? “ Cazzo che noia. “Mostrami quelle tette zia, spogliati per favore” ordinai. Mi iniziai a slacciare la patta e a calarmi i jeans e le mutande. Il suo sguardo era inorridito, guardò il mio cazzo duro e squillante, che le stavo mostrando. Con la voce tremante pigolò:“Io, io non voglio, tu sei pazzo…. Se te le mostro, tu non ti fermi e vuoi…, vuoi ficcare”.

Tremava. Feci la voce più dolce. “Certo che voglio ficcare. Spogliati zia, per favore, sarà un segreto tra te e me”. Come un automa la vecchia fece un passo indietro sempre guardandomi fisso, poi si alzò e tolse la vestaglia, la ripiegò per bene e la poggiò ai piedi del letto. Era in mutande e reggiseno, certo aveva un po’ di panza, ma le curve erano incredibilmente potenti e soprattutto era mia zia e, da non crederci, si stava spogliando per fare sesso.

Notai con desiderio le ascelle pelose, gli indumenti intimi sembravano scoppiare per la pressione delle carni. Per contenere i suoi seni la zia li costringeva in un reggipetto di misura inferiore. Cazzo erano ancora più grosse di quanto avevo immaginato. Continuando a fissarmi si sganciò l’indumento, due gonfi cocomeri di polpa bianca si adagiarono sulla panza. Finalmente le tettone di mia zia: due meraviglie assolute, arrivavano all’altezza dell’ombelico e sulla stessa linea c’erano i capezzoli divergenti e rivolti verso il basso, due aureole scure della dimensione di una pesca, il mio sesso urlava, gonfio di voglia.

Lei si fermò mentre mormoravo “Cazzo, cazzo, eccezionale, zia sei una dea”. Sembrava smarrita, forse colpita dalle mie reazioni. “Le mutande, togliti le mutande”. Obbedì e si sfilò come una martire le mutande, che rimasero per un attimo appiccicate alla fica. Doveva essere nervosa, sudata. Inghiottì saliva vedendo il ciuffo di peli neri del pube. “Il culo, fammi vedere il culo” Si girò, Il deretano bianco e molle aveva un po’ di cellulite, le voluminose chiappe erano grasse, flaccide ma il tutto era incredibilmente invitante: quel culo così desiderato, così familiare mi parlava e io sentivo la voglia insopprimibile di toccarlo, leccarlo, fotterlo.

“Magnifica, magnifica” Feci un passo avanti e sollevai le mani. Con la destra iniziai a massaggiare i glutei e con l’altra mano carezzai un seno. La pelle della zia era calda, il culo, la fessura delle natiche bollente e bagnata da un velo di sudore, palpai l’ano e la zia ebbe un singulto. “Mi vergogno” disse. “E perché? Sei fantastica”. Sentivo nei polpastrelli la consistenza molle di una grossa protuberanza, grande quanto un uovo.

Un ano voluminoso che forzai con un dito senza sforzo; pensai subito che era sufficientemente elastico e che avrei potuto infilarci il cazzo; l’avrei inculata! Ma c’era tempo, la girai e iniziai a impastrucciare i colossali seni, a palpare, mi chinai a baciare e succhiare i capezzoli. Nella ricerca di un po’ di sollievo il mio sesso strusciava contro la sua cosce e la pancia. Lei sembrava imbambolata. Le poggiai una mano nella patacca, era grossa, molle.

Sentivo i pelo ancora folto e il calore umido delle grandi labbra. La spinsi verso il letto mentre lei respirava rumorosamente ed emetteva uno strano ronfo lamentoso, i suoi seni si sollevavano per il respiro affannoso. Si sdraiò e stirò indietro nelle coltri, appoggiandosi sulle spalle, ma continuando a ronfare. Le toccai l’interno delle cosce e lei piegò le ginocchia, sollevò le gambe le divaricò. “Brava zia, brava!” La fica era potente, matronale, i peli intorno ancora scuri.

Dalle voluminose dimensioni del sesso, si capiva che quella era una donna che aveva figliato e chissà quante volte aveva fottuto con lo zio. Mi chinai a leccargliela. Sapeva di sapone, piscio e sudore, ma era la fica di mia zia, a colpi di lingua, le grandi labbra si schiusero. Infilai la lingua nella fessura e lei stavolta grugnì e poi in crescendo disse “Oh Luca, Luca, bastardo, bastardo! ”. Con vigore presi a leccare il clitoride e alzai lo sguardo Incrociai i suoi occhi e il suo volto, dal momento che le due montagne di carne si erano divaricate verso l’esterno, potevo vedere i suoi lineamenti tirati, la bocca semiaperta ad inghiottire aria, e compresi che la vecchia stava per raggiungere l’orgasmo e ne era inorridita.

Venne, e il suo respirò cambiò, gettò indietro la testa, mentre io mi mettevo in ginocchio con il sesso squillante e mi avvicinavo al suo sesso. Lei si scosse, si asciugò il sudore sulla fronte, e mi fece posto. Guardò il mio cazzo duro e poi con le sue stesse dita dilatò le labbra vaginali. Puntai il pene e lo insaccai dentro. Era calda, era magnifico, era fantastico, inebriante: ero dentro mia zia!. Iniziai a muovermi e ora la zia dondolava la testa a destra e sinistra
Lo spettacolo delle sue divine tettone mi elettrizzava, la carezzavo i gonfi capezzoli con una mano mentre la montavo; anelavo piacere e la fica della zia, né troppo larga, né troppo stretta, ma ben oleata, me lo stava dando.

Affondavo il cazzo e la sentivo che mi succhiava. Sentivo le contrazione della vulva che ritmicamente si serravano e rilassavano intorno al membro. Ero estasiato“Sei fantastica, zia sei una dea, cazzo come succhi, sì, sì sei la regina del cazzo”. “Sono pazza, pazza. Se lo sanno mi ammazzano”. Le mammelle e la pancia della vecchia sussultavano spasmodicamente. Cazzo la stavo montando! Stavo ficcando con la mia adorata zietta e da c*** la vecchia muoveva il culo e il bacino, la cosa la stava deliziando assai.

Il letto cigolava. Constatai: “Brava zia, mi pare che ti piace”. “Sì. Sì”. “ Sì quanto?“ “Ah! Assai assai. Oh Luca sì sì, mungimi le tette”. Lei stessa mi offrì i seni da toccare e poi mi carezzò il petto , e io ci diedi dentro accelerando il ritmo. Sì! Stavano ficcando alla grande! E la zia partecipava con foga. La danza adesso era frenetica e insieme a insulti e frasi senza senso lei ansimava e mi ripeteva: “Così così, tutto ah più forte! Così, ah Luca bastardo”.

E io rispondevo: “Succhia, succhia, vacca”. A ogni colpo le tette sobbalzavano e adesso muovevamo i nostri bacini in modo frenetico, a un certo punto la zia si bloccò, inarcò le reni e lanciò un barrito di puro piacere, era venuta ancora e sussultava in preda a brividi: “Non lo uscire, non lo uscire” implorò. Era fantastico, ma ne approfittai per fermarmi e riposarmi. Dopo qualche secondo mi staccai. La zia sussurrò: “Troppo bello”.

Altro che la timida zietta che pensavo astutamente di circuire! “A quanti altri lo hai detto?”. “Io?” fece risentita. “Io ho avuto solo lo zio”. “Non gli hai messo mai le corna?”. “Mai”. ”Beh. Ora gliele abbiamo messe, ti desideravo da tempo”. Lei mi carezzò il volto, e con l’altra mano agguantò il cazzo. Era dannatamente piacevole stringere i meloni della zia e intanto avere il pene massaggiato. “Non ci posso credere, zia. Voglio fotterti ancora ”.

Lei continuò a carezzarmi. “Oh Luca, mi hai fatto godere… Ora ti faccio venire”. ”Zia, io…”. Lei mi lesse nel pensiero. “Me lo vuoi infilare nel culo? che ti faccio venire”. Cazzo, cazzo, avevo visto giusto, lo zio doveva avere ben spianato la strada. Cazzo fantastico, che gran porca! Si sollevò e si girò. Si chinò in avanti offrendo alla mia vista le pesanti chiappone. Allargai con le mani i glutei bianchi della vecchia, l’ano rugoso e violaceo si stese sotto la pressione delle dita.

Per parlare e agire in quel modo la zia doveva averlo già preso dietro, lo zio l’aveva inchiappettata e ne fui eccitato sino all’assurdo. Pieno di libidine passai la lingua lungo il solco e poi baciai con ardore il pertugio osceno. La zia defecava da quel foro e ora si sarebbe sorbita una bella razione di cazzo. La sentivo respirare pesantemente. “Ora ti inculo”. “Sì, sì, inculami”. Mi misi in posizione e anche lei abbassò un poco il deretano per consentire la penetrazione.

Appoggiai il glande all’orifizio, la turgida e lucida cappella contro le tese grinze grige “Spingi” suggerì lei. E io spinsi mentre contemporaneamente la zia portava indietro il grosso culo. Il mio cazzo penetrò dentro le carni, il glande venne subito avviluppato da una calda ed elastica membrana e scivolò lentamente in profondità, mentre la zia Giovanna lanciava un prolungato “Uhhhh”. L’avevo penetrata senza sforzo, e cazzo dei cazzi: era bellissimo. I grandi glutei bianchi con strisce di cellulite, ondeggiavano e vibravano.

Era una magnifica veduta, osservare il mio membro sparire nel foro. Il budello era stretto, il pene scorreva con lentezza, ma senza intoppi e l’attrito era infinitamente gradevole. La mia impressione era quella di avere infilato il sesso in un capace tubo di gomma che lo involgeva, piacevole, ma rigido. Poi però di colpo il tubo divenne vivo, si contrasse aderendo intorno al mio cazzo e pompando con vigore inaspettato. Sorpreso dal piacere che la zia mi stava donando, mi sollevai dietro di lei, abbrancai le enormi tette e lasciai che il mio corpo e i miei movimenti si adeguassero al ritmo degli spasmi del poderoso vecchio culo che stavo possedendo.

Contrazioni nervose dei muscoli dello sfintere mi massaggiavano voluttuosamente il cazzo. Ero chino su di lei, le massaggiavo le tette e ci davo dentro. Poi a voce alta lei mentre pompava con il culo iniziò a ingiurare suo marito e sua sorella, mia madre: “Stupidi coglioni, guardate guardate, come Luca mi fotte” Preso dalla foga dell’inculata, insultai anche io la zia: “Zitta! Devi stare zitta troia… succhiami il cazzo e basta”. “Sì Luca, figlio di puttana…”.

Ora il pene scorreva con frenesia nel retto, e la zia aumentò le contrazioni per condurmi al piacere. “Oh troia puttana, oh…”. “Più forte, più forte”. “No troia, così vengo…oh”. “Nella fica, vienimi nella fica…”. Avvertendo spasmi che preludevano l’eiaculazione, accontentai la zia, tirai fuori l’uccello e lo piantai nella gnocca. Sborrai inebriato lunghi fiotti di sperma, mentre la zia sussultava estasiata. Eravamo venuti insieme. Dopo una pausa guardai l’orologio. Erano le tre del mattino e avevamo scopato per quasi quattro ore.

La zia sembrava addormentata, un seno morbido premuto sul mio petto. Le carezzai i capelli grigi, era stata brava. Poi avvertii le dita della zia, i polpastrelli che passavano sui miei coglioni in una carezza che voleva dire solo una cosa: la zia non ne aveva abbastanza e il mio cazzo stava tornando duro.

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