La mia storia: Bologna

Visto che non è facile raccontare qui sopra, a spizzichi e bocconi, e visto che ho scoperto che esiste la possibilità di scrivere, ne approfitto per raccontare un po’ di me.
La prendo alla lontana… Quando avevo 18 anni (ora ne ho 39), mi sono messa col mio primo moroso importante. Il primo con cui sono andata a letto, il primo con cui ho fatto sesso orale inghiottendo, il primo con cui ho fatto sesso anale (anzi, visto che siamo qui, tanto vale chiamare le cose col loro nome… e quindi il primo cui ho dato il culo).

Di scopata in scopata, abbiamo iniziato a dire cose fuori delle righe, e inventare cose (e credo sia normale). Poi, un po’ per volta, certe cose abbiamo iniziato a dircele anche fuori dal letto… mentre eravamo in macchina e andavamo in giro, per esempio. E le fantasie si sono fatte sempre più spinte e continue. Era un lato di me che non conoscevo: provare emozioni forti in ambito sessuale insieme al mio lui.

Nel ’91, ad agosto, siamo andati in vacanza insieme, in giro per l’Italia. Con qualche obiettivo ben preciso: divertirci, vedere un po’ di bei posti. E provare a tradurre in pratica qualcuna di quelle emozioni. E anche un quarto obiettivo: dargli il culo, che fino ad allora gli avevo negato.
La prima tappa del nostro viaggio, rigorosamente in treno, era stata Bologna.
Appena arrivati, appena portato i bagagli in albergo, avevamo fatto una prima cosa che ci stuzzicava: eravamo andati, separatamente in un’edicola, facendo finta di non conoscerci.

Lui aveva comprato il giornale, io una rivista porno (Le ore, mi pare). E l’occhiata dell’edicolante era stata molto eloquente.
Poi siamo finiti in una sala giochi. Più o meno vicino alla stazione. Una sala giochi enorme. Lui era molto bravo a fare un giochino: arrivava sempre alla fine. Ci stava giocando anche quella volta. Io lo guardavo. E lo guardava anche un ragazzo, che si era avvicinato. «Sfida?», gli aveva detto. Il mio moroso aveva, ovviamente, accettato.

Tanto era sicuro di vincere. «Ok. Facciamo così. Se vinco io, tu paghi la partita. Se perdo, puoi toccare le tette alla mia ragazza. Ti va?». A me era saltato il cuore in gola. Non era una cosa che avevamo deciso insieme, anche se andava nella direzione delle esperienze di cui avevamo parlato a lungo. Ma, soprattutto, era stato molto eccitante. Il ragazzo, un po’ perplesso, aveva accettato. E, com’era logico immaginare, aveva perso.

«Però sei stato bravo… dai, toccagliele anche se hai perso», aveva detto il mio moroso. Lui non sapeva bene come fare. Allora avevano fatto mettere me davanti al gioco, il mio moroso di lato, per evitare troppi sguardi indiscreti, e il ragazzo dietro di me. Mi ha abbracciato da dietro, e con le mani mi ha afferrato le tette. Le ha strette, ha stretto i capezzoli. La cosa mi aveva fatto eccitare da impazzire.

Poi aveva avuto la rivincita. E aveva perso di nuovo. In palio, questa volta, oltre alla partita se perdeva, c’era la possibilità di toccarmi il culo se vinceva. Ma aveva perso di nuovo. Ma, di nuovo, aveva avuto il suo “premio”. E mentre se ne stava con le mani attaccate alle mie chiappe, il mio moroso gli aveva detto: «Beh, sei fortunato. Se l’ultimo a toccarle il culo da intero. Perché ora andiamo in albergo e glielo rompo».

E ce ne eravamo andati, eccitati e sorridenti, mentre lui ancora non capiva bene cosa era successo.

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