La cura

Una volta terminata l’ennesima visita specialistica, dall’ennesimo andrologo, Alberto uscì con le lacrime agli occhi, fece una pallina con la ricetta e la gettò nel primo cestino dell’immondizia. Si sentiva disperato, senza nessuna possibilità di uscire da un tunnel iniziato quasi due anni prima. Una inspiegabile disfunzione erettile giovanile gli stava rovinando la vita. Aveva provato di tutto: antibiotici, alfalitici, pillole azzurre, gialle e integratori di ogni genere. Niente aveva effetto, nulla riusciva a risvegliare il suo pisello.

E dire che la vita di Alberto era una vita perfetta fino a qualche tempo prima: trent’anni, un bellissimo e remunerativo lavoro da broker marittimo, un fisico perfetto scolpito da anni di palestra e soprattutto donne, tonnellate di donne a sua disposizione. Da quasi due anni non riusciva in nessun modo, con nessuna donna, ne masturbandosi, a raggiungere un’erezione e ad eiaculare. Nemmeno il più alto dosaggio di Viagra aveva una minima reazione positiva sul membro del giovane.

Insomma, dopo anni di uso e abuso, il suo cazzo era morto e sepolto. Il gravissimo problema aveva condotto il povero Alberto ad una depressione che giorno dopo giorno diventava sempre più profonda, e lo avrebbe condotto verso chissà quale soluzione estrema.
Quella notte, pioveva a catinelle e faceva un freddo cane. La sua bella casa, nella quale viveva solo, gli metteva grande tristezza e acuiva la sua depressione. Decise quindi di uscire e guidare il più possibile, per pensare il meno possibile.

Dopo quasi un’ora di marcia, la pioggia si era trasformata in temporale, e Alberto si era praticamente perso. Sentiva il bisogno di bere, ma non trovò nessun bar aperto. L’unico negozio aperto, una farmacia nel turno di notte. Decise di entrare per prendere un’aspirina, e magari fare due chiacchere col farmacista. Entrò, ma il bancone era deserto. “arrivo”, disse una voce femminile. Meraviglie delle meraviglie, spuntò dal retro una splendida farmacista di colore. Una splendida amazzone africana, giovane e affascinante.

Alberto, sorpreso pensò tra se e se: “non ho mai visto un farmacista nero, figuriamoci una figa del genere”. Anche la bellissima May aveva voglia di chiaccherare, Alberto era molto attraente e non sopportava il turno di notte. Alberto senti che May era molto professionale oltre che bellissima, e decise di aprirsi raccontandole il suo dramma. Lei, non fece un cenno e dopo aver trattenuto il fiato per qualche secondo disse: ” credo di avere quel che fa per te.

È l estratto di una radice africana, la cura migliore per il tuo problema. Prenderai dieci gocce prima di andare a dormire per una settimana. Tra una settimana torna qui da me” Alberto accettò, aveva provato di tutto, poteva provare anche questo, inoltre May non volle soldi.
Come prescritto dalla farmacista, il giovane prese le gocce con regolarità. No senti grandi cambiamenti, se non una sensazione di calore che attraversava il suo corpo una volta bevuto il liquido contenuto nella boccetta.

Una settimana dopo, dubbioso, ma speranzoso, Alberto decise di tornare da May, come concordato sempre nel turno di notte. La serranda era mezza abbassata, Alberto bussò e la bella farmacista di colore apri con un sorriso. May lo prego di seguirlo, abbassò completamente la saracinesca e fece accomodare il ragazzo sul retro. Senza dire una parola, May fece cenno ad Alberto di sdraiarsi sul lettino. Subito dopo, mise sui suoi occhi una benda di seta nera.

Iniziò a spogliare il ragazzo, e a massaggiarlo. Tutto in completo silenzio, Alberto era completamente rapito dalle coccole. Fino a quando, dopo piu di mezz’ora di massaggio un brivido colpi il corpo di Alberto. May pregò il paziente di togliere la benda e apri il suo camice. Era completamente nuda, bellissima, due seni di pietra e un culo scolpito nella roccia. Alberto senti un brivido sempre piu forte. La farmacista raccolse i capelli e prese in bocca il cazzo del giovane.

Le labbra rosse risucchiavano la cappella, che piano piano prendeva vigore, tra lo stupore di Alberto. “Ora mi scopi la fica” disse May, mettendosi a pecorina. Il cazzo di Alberto era di pietra, e fottere una figa del genere era la cosa piu bella che poteva capitargli. La stava scopando con tutte le sue forze, e la cagnetta africana apprezzava il grosso tarello bianco che la sfondava. “Ora te lo butto in culo vacca”, May, piacevolmente sorpresa offri quel culo meraviglioso Alberto, che sputò sul buco e penetro con vigore quel fantastico culo nero.

“Ora sborrerai sulla mia faccia e sulla mia bocca” disse May stremata dal ritrovato ritmo di Alberto. Si mise in ginocchio e accolse gli schizzi liberatori di Alberto, che imbiancarono lo splendido viso nero di May, che con la lingua raccoglieva la sborra colante. L’ infermiera, ancora grondante disse, “ora vai, questa settimana riposa, torna qua tra una settimana, al mattino.
Alberto si sentiva rinato, era tornato in possesso della sua mascolinità, con erezioni potentissime, migliori di quelle prima della crisi.

Il suo cazzo, grazie alla radice africana e grazie a May, era guarito.
Dopo una settimana dal fantastico incontro sul retro, Alberto tornò nella farmacia in cerca di May, sperando in un fantastico bis. Ma may non c era, al suo posto un farmacista anziano. “Salve cercavo May” disse Alberto. L’uomo rispose: “May è partita, non lavora più qua. Senza aggiungere una parola consegnò al ragazzo una busta da lettera chiusa. Alberto la apri con foga e lesse il contenuto: “nella boccetta c’era solo acqua del rubinetto.

Sei guarito Alberto. “.

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