La caduta di Serena – Capitolo 0

Capitolo 9.
“Passiamo un secondo lì davanti, allungami il computer, Paola. ” Stava dicendo Marco al telefono.
Serena gli stava dietro, assolutamente remissiva. Giunti alla porta del negozio, trovarono Paola, con il pc in mano e la sua borsetta.
“Allora ci vediamo più tardi Marco, appena chiudo arrivo. Cosa devo portare?” chiedeva, tendendo il computer all’altro.
“Tutto, non si sa mai cosa ci può servire…” rispose Marco.
Paola si avvicinò a Serena, consegnandole la borsetta e prendendole il mento tra due dita “Ciao gran signora, ci vediamo più tardi… e come ci vedremo…” le disse con un ghigno.

Serena scosse il viso, ad allontanare quelle dita, che tanti tormenti le avevano già generato.
Paola non se la prese “oh, non preoccuparti, dopo non potrai sfuggire… ciao cara. ” Le disse. Serena si sentì gelare a quelle parole. Marco riprese ad avanzare verso l’uscita, e lei svelta si mise al passo. Guardava solo avanti… in poche ore, quel luogo era diventato fonte di potenziale imbarazzo ovunque… Uscire… sarebbe stato un toccasana ora, se non fosse stato per la prospettiva…
Nessuna tregua.

Marco non ne concedeva. Si era approfittato di lei, l’aveva sporcata con il suo seme, se l’era fatta nel senso più stretto del termine, aveva lasciato che altri giocassero con lei e con la sua dignità…
Ma niente bastava. Nel mentre uscivano dal centro commerciale, tentava di prepararsi all’inattendibile. Ovviamente senza riuscirci.
Raggiunsero l’auto di lui, che aprì le serrature. Una volta saliti, Serena lo vide trafficare con il navigatore… le venne quasi un sorriso isterico quando vide con quanta facilità impostava lo strumento sull’indirizzo di casa sua… Marco sapeva tutto… controllava tutto.

O meglio, controllava adesso la sua vita, un pezzettino di più ad ogni istante che passava.
Se pensava ai suoi errori, dovuti realmente ad una fame sessuale che l’aveva presa ad un certo punto, poteva comprendere il pagare… ma a quel modo… totale, senza limiti… Marco non si accontentava di scoparla, no… voleva tutto di lei. E quel rapporto con quella bastarda di Paola poi… che si stava rivelando una pervertita assatanata…
Pensava, mentre si avvicinavano a casa sua, distante non più di dieci minuti dal centro commerciale.

Marco fece l’ultima svolta, all’interno del quartiere tranquillo dove viveva lei, e si fermò al civico esatto. Fino a quel momento era rimasto in silenzio, quasi come se lei non esistesse.
“Eccoci qui”, disse parcheggiando addossato al marciapiede, davanti alla villettina a schiera di lei. Una bella casetta, constatò lui, con un giardinetto ben curato antistante, una proprietà confinante con due case laterali.
Serena era tesa allo spasimo. Per quanto avesse cercato mentalmente di prepararsi a quel momento, non era riuscita a calmarsi… Erano lì, davanti a casa sua… Marco stava per invadere il luogo dove viveva con suo marito, e lo invadeva forte del fatto che possedeva tutti i suoi segreti e che poteva di nuovo abusare di lei con un semplice schiocco di dita… lì, dove aveva costruito gran parte della sua vita…
Tesa… tesa… allungò la mano verso la maniglia, per scendere.

“Aspetta, puttana. ” Disse lui, fermandola.
Lei lo guardò incerta, senza parlare.
“Passami le chiavi di casa, puttana. ” Le disse, secco.
Serena aprì la piccola borsa, frugò un attimo, e una volta trovate, gliele tese.
“Bene, poi domani provvederò a farne alcune copie, per me, Paola… e a chi ne avrà bisogno. ” disse ancora lui, quasi pensieroso. Serena deglutì. C’erano risvolti a cui non aveva minimamente pensato.

Tipo quello.
Marco le stava dicendo che praticamente lui e chissà chi altri potevano accedere a casa sua quando volevano… tra le sue cose, quando più gli garbava… era inaccettabile…. Doveva adesso scegliere bene le parole, mentre lui aveva già aperto la portiera per scendere.
“Marco… non mi sembra il caso, sì insomma… mio marito, o anche i vicini, se vedessero gente che entra e esce…” farfugliò lei, nel tono più umile che potesse trovare.

Un sospiro di Marco…
“Parli ancora come se tu potessi decidere qualcosa…” disse scrollando il capo lui, in una sorta di piccolo e stanco rimprovero. La mano nella tasca… il telecomando adesso in mano…
Serena impallidì. “No, non qui! Entriamo in casa prima, ti pregooohh!!!” concluse con un gemito, piegandosi in avanti, sotto il riaccendersi del cilindro vibrante. Sguardo a destra e a sinistra, mentre non riusciva a stare ferma sul sedile… gente che passava lì a canto, passeggiando, obbligandola a contenere ciò che voleva esplodere… vibrava, stimolava… la rendeva liquida…
“M-marco… bast…ta! Oddiooo… no… non… n-on speg… spegnere…” disse all’improvviso lei, sentendo nuovamente l’orgasmo alle porte…
Ma lui aveva progetti diversi.

Spense il cilindro, con un tocco.
Serena appoggiò la fronte al cruscotto, ansimando a bocca aperta, le braccia a circondarsi il ventre…
“Vedi cosa intendevo, puttana. Tu non decidi nulla, assolutamente nulla. Ora scendi. ” Ordinò lui, smontando dall’auto.
Serena impiegò qualche secondo a ritrovare le forze, poi fece quanto ordinato. Si appoggiò alla macchina, mani incrociate sul petto… tutti la conoscevano, e lei si stava presentando in quel modo e con un uomo accanto, davanti a vicini che si erano sempre dimostrati fin troppo ficcanaso… non doveva farsi notare… ripartì veloce verso la porta di casa, attraversando il piccolo giardino.

Marco la seguiva con assoluta calma e quando raggiunse la donna davanti alla porta, lei si accorse che aveva con sé il pc. Brutto segno. Poi, con un gesto da padrone, Marco prese la chiave e aprì la porta, con Serena alle spalle. , che la richiuse immediatamente.
Lui si voltò subito verso di lei, serissimo, mentre lei sentiva quanto quel bastardo influisse su di lei in un modo subdolo… si sentiva infatti a disagio anche dentro la sua stessa casa… senza ordini, nemmeno lì riusciva a muoversi con disinvoltura.

Era nelle sue mani, ovunque.
“Nuda, puttana. I vestiti proprio non ti servono ora. ” Disse lui.
Non che si aspettasse niente di meno, ma per Serena era sempre fonte di estremo imbarazzo e di tremore spogliarsi davanti a lui, che pure l’aveva già usata a più riprese. Non osava però nemmeno esitare, non lì, se in pubblico lui non si era fatto problemi, in privato come avrebbe potuto punirla…
Iniziò quindi a togliersi gli abiti, sotto lo sguardo attento e impenetrabile di Marco.

Lui non poteva che ammirare quel corpo… l’aveva posseduto, l’aveva sporcato, l’aveva umiliato… ma non gli bastava mai… Di donne ne aveva avute ben più di parecchie, ma già con l’arrivo di Paola aveva cambiato marcia… Il concretizzarsi del potere su Serena, aveva dato la definitiva stura alla sua personalità. Scoparla, umiliarla, degradarla… beh, sotto ogni aspetto, tutto gli dava estrema soddisfazione. Decisamente, l’avrebbe portata oltre la schiavitù e di sicuro, non l’avrebbe mai fatta uscire dalla sua gabbia.

Serena finì di togliersi gonna e camicetta. Marco represse un sorriso nel vederla riporre gli abiti ordinatamente sul mobiletto d’entrata, per poi coprirsi con mani e braccia alla bell’e meglio… Una puttana che non smetterà mai di vergognarsi davanti a me… pensava ancora Marco…
A Serena non sfuggì quello sguardo di scherno, che presagiva una perdita di pazienza da parte di lui… lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi, esponendosi davanti a lui, con gli occhi che si facevano lucidi… Pensava di leggere un che di approvazione in Marco… nulla.

Rimaneva impassibile, semmai, duro.
“Ora mi fai fare un bel giro di questa casetta… però a quattro zampe, puttana. Quando ci sono io, tu sei la cagna qui. O vuoi forse dirmi che sei una persona?” chiese infine lui, avvicinandosi di un passo.
Serena si morse il labbro. Era nuda davanti a lui, e non gli bastava. Più giù. Era quello il senso costante di tutto… più giù, sempre più giù…
“No…” bisbigliò lei, chinandosi sulle ginocchia, e assumendo la posizione.

“Bene, puttana, fammi strada, e attenta a non gocciolare in giro…” disse lui, pc sempre in mano, ammirando quel culo e quella figa luccicante totalmente in vista. Serena non replicò, conscia dell’umido che si sentiva tra le cosce… nonostante tutto, lo stimolare continuo di tutta la giornata, più il cilindro, facevano in modo che il corpo aggiungesse vergogna a quella che già provava…
Degradata in quel modo, si mise in marcia, lentamente, su mani e ginocchia, guidandolo lungo il salotto, non grande, ma carino, con il suo tavolo robusto da sei posti che campeggiava al centro, un divano, con un bel tavolinetto antistante, e mobili in arte povera che legavano con il tavolo.

Serena procedeva, silenziosa, attraversando una porta, che li introdusse nella cucina, non piccola, all’americana, con tanto di penisola che fungeva da piano di lavoro.
“Quella porta, dove dà, puttana?” chiese Marco, che si studiava ogni angolo della casa.
“S-sul retro…c’è un piccolo giardino…” disse piano lei.
Lui l’aprì, e controllò l’esterno. Ambiente curato, con un gazebo in legno, con tanto di tavolo e sedie. Più in fondo, una sorta di rimessa per gli attrezzi.

“Ottimo”, pensò Marco, richiudendo la porta.
“Proseguiamo puttana. ” Le disse, attendendo fosse lei a fargli strada… c’era poco da fare, Marco ostentava freddezza, ma quelle tettone che oscillavano ad ogni passo della sua cagna, gli procuravano un’erezione da primato… “al tempo” si disse “tra poco…”, si ripeteva, imponendosi pazienza…
Dal salotto, un piccolo corridoio portava al bagno, decisamente carino, con tanto di doccia ampia, ma pure la vasca da bagno, splendente.

Serena lo guidò poi ancora verso l’ingresso, alla base della scala… e li si fermò, a testa bassa. Non sapeva cosa doveva fare… a quattro zampe non poteva salire… e Marco apprezzò nuovamente quel suo attendere ordini… una puttana, certo, ma che un po alla volta imparava…
“Alzati, puttana. Per questa volta le farai in piedi. Abbiamo fretta, e tante cose su cui riflettere, prima che arrivi l’imbecille. ”
Serena si rialzò piano, sentendosi ancora bruciare per le offese gratuite che il bastardo rivolgeva a suo marito… anche se… no.

Era vero… non la scopava abbastanza da lungo tempo, e… magari… forse… se lo meritava e… no! No! Doveva stare attenta… il gioco di Marco, la sua trappola mentale… la voleva guidare a quel convincerla inconsciamente… no. Non poteva caderci.
Si incamminò lungo la scala, ben conscia dello spettacolo che offriva… C’era poi il cilindretto… spento, ma specialmente salendo faceva sentire netta la sua presenza… Per forza non ritrovava mai completamente lucidità, Marco la manteneva costantemente bagnata, costantemente tormentata…
E poi, quando lui decideva, la portava ad implorare… a farle fare e dire cose che provenivano direttamente dalla sua voglia… Un bastardo, un maledetto porco che sapeva sempre dove colpire… ed ora lo stava portando in visita nella sua casa… sua? Dio mio… lui avrebbe abusato anche di quella, avrebbe invaso ogni angolo dell’abitazione come stava facendo con il suo corpo e la sua mente…
Giunsero in cima alle scale, Serena si voltò solo un secondo verso Marco e, senza parlare, capì che doveva tornare nella sua posizione a quattro zampe.

Proseguì quindi sottomessa verso un altro bagno, più piccolo, ma sempre ben curato. Marco l’osservò veloce… tutto faceva tesoro… e mentre lei si incamminava verso un’altra stanza, capiva anche cosa voleva tenere per ultima, quasi che potesse arrivare chissà cosa ad interrompere quell’umiliante tour… ma la lasciva fare, tanto la meta finale sarebbe giunta…
Ora un piccolo studiolo, arredato sobriamente, niente di speciale… molti libri, doveva essere una stanza che usava prevalentemente l’imbecille…
Serena era ferma al centro della stanza… serviva una spintarella a quanto pareva…
“Puttana, la camera da letto ora.

” Sibilò lui.
Lei ebbe un piccolo sussulto, ma iniziò a muoversi, ben sapendo che nulla poteva evitare quell’ultima tappa…
Entrarono. E Marco sorrise, visto che trovava il particolare che stava cercando. Letto, armadio, tappeto… sì, cose normali… ma era la piccola scrivania alla parete che lo colpiva, proprio di fianco al letto, con il computer portatile sotto carica, e il modem in bella vista. Perfetto, come desiderava lui.
“Molto bene, puttana.

C’è tutto l’essenziale a quanto vedo…” disse, dando un’occhiata all’intorno, poi si voltò verso di lei “ora monta sul letto, stessa posizione, mentre sistemo il mio pc. ” E difatti lo appoggiava sul cassettone ai piedi del letto, voltandolo verso di lei.
Serena scosse il capo. Un’ora… un’ora e un quarto al massimo e suo marito sarebbe arrivato… cosa doveva ancora fare quel bastardo. Si sistemò sul letto, come le era stato ordinato, e osservava Marco aprire il suo piccolo pc e armeggiare… “No…” sussurrò, vedendo che stava approntando tutto per una nuova registrazione…
Marco si voltò verso di lei, e cominciò a spogliarsi piano “Puttana, devi capire che sarai molto spesso sotto l’occhio della cam… ora facciamo un’altra bella registrazione, poi stanotte terrai acceso il tuo computer, direttamente collegato con me.


Serena sudava freddo. L’uomo che ora le stava davanti, stava finendo di togliersi scarpe e pantaloni, ed ovviamente si stava preparando a divertirsi con lei… ma era l’invasione che aveva predetto a gettarla nel panico… aveva detto che lei era sua, e manteneva la parola. La cam accesa di notte… laddove pensava di avere un minimo di spazio dove rifugiarsi…
Ma non c’era tempo per pensare. Marco si stava avvicinando al suo viso, con solo le mutande ancora addosso…
“Forza puttana, toglimele…” le ordinò, quando fu a due centimetri da lei.

Le lacrime le bagnavano gli occhi ora… nel suo letto, con un altro, il tutto registrato… ma come poteva…
E poi sussultò… la vibrazione era cominciata. Alzò la testa di shitto, e vide quello che non aveva notato prima… lui aveva il piccolo telecomando in mano… E certo, così nel video sarebbe risultata infoiata come lui desiderava…
La cosa peggiore, è che Marco otteneva il risultato che voleva.
A chi avesse mostrato il video, avrebbe visto una donna a quattro zampe che agitava il culo, a cosce ben divaricate, con una faccia trasfigurata dalla voglia, che ora avvicinava la mano alle mutande dell’uomo che le stava davanti…
“No, no puttana.

Niente zampe. Con la tua bocca da pompinara, me le abbassi…” disse Marco, con voce vellutata… Serena lo guardò un attimo, con disperazione, ma tornava il bisogno, forte, prepotente…
Marco manteneva la velocità del cilindro molto bassa, quel tanto da confonderle la mente, mentre lei avvicinava la bocca al bordo delle mutande… l’afferrava con i denti, e tirava, gemendo, in giù… prima da un lato poi dall’altro… e appena ebbe il cazzo di lui davanti agli occhi, sentì la vibrazione aumentare…
E lei aprì la bocca, a un niente da quel membro, ansimando…
Marco la prese per i capelli, tenendola inchiodata lì, dov’era.

Un tocco al telecomando e Serena ebbe un moto di frustrazione… Aprì e chiuse la bocca due volte… il culo scrollato con forza, nel tentativo di ricreare il movimento del cilindretto… e infine cedette… “R-riaccendilo…” disse semplicemente, a denti stretti.
Marco sorrise, sentendo sotto la mano il tentativo di lei di spingersi verso il suo cazzo… la pazienza pagava, infatti, tenendola sempre sotto eccitazione, la vera tortura non era più l’accendere il cilindro, ma spegnerlo… La mente di lei… Marco gliela fotteva, con consumata maestria…
“Senti senti la mia puttana… ha bisogno di cazzo, o sbaglio…” chiese lui, schernendola.

Lei stringeva gli occhi, decisa a non dargli quell’ultima soddisfazione…
“Ahh… bastard-do!!” sibilò però d’improvviso. Marco accendeva e spegneva ora, velocemente, cavando dalla sua gola piccoli gemiti. E lui continuava, divertendosi a vederla combattere con sé stessa…
Acceso… spento… acceso… spento… mentre la teneva sempre in piena visione del suo cazzo…
Serena artigliava le coperte, ripeteva i suoi “no” all’infinito… ma si trovava nelle mani di chi sapeva come spezzare le sue resistenze…
Non urlò.

Non offese. Non tentò la ricerca di pietà…
Semplicemente, aprì la bocca e con la punta della lingua trovò il membro di lui. Marco sorrise, mentre la guidava nel movimento… se lo fece lappare dalla base alla punta, sempre fermandola quando tentava di metterselo in bocca…
Frustrazione e voglia avevano il sopravvento… Serena cadeva… e cadeva…
“Cosa… cosa vuoi c-che faccia ancora…” chiese con un tono sia rabbioso che esasperato.
Marco le alzò il capo, tirandola per i capelli… “tante cose, tettona…” disse, obbligandola a spostarsi fino a quando Serena non si trovò con la faccia rivolta al suo pc… Poi fu lui a salire sul letto, e a posizionarsi dietro di lei… Due dita entrarono nella figa della donna, a recuperare il cilindro… lo facevano uscire, piano… per farle sentire ogni millimetro, per vederla una volta di più contorcersi con quel bel culo a cercare anche il minimo contatto, per cercare un orgasmo che la liberasse…
Una volta sfilato, lo appoggiò sulle coperte, mentre da dietro la riprendeva per i capelli… li tirava, di modo che la webcam del pc potesse inquadrarle perfettamente il viso e le tettone penzolanti…
“Dillo… dì che vuoi il mio cazzo nella figa…” disse lui, sfiorandole con il glande l’interno delle cosce…
“M-metti… mettilo… n-no… non… posso… posso più…” singhiozzava lei, in un delirio che le faceva ignorare dove si trovasse… la registrazione… e di chi fosse il cazzo che si strusciava contro di lei… doveva godere, ne aveva bisogno!
“Dillo, puttana…” le bisbigliava ancora lui, prendendolo in mano e passandoglielo sul taglio…
“Ca-zzo… metti… mettimi il c… cazzo nella figaaaaaaaaHHH ODDDDIOOOOOOO!!!” urlò, quando lui con una spinta glielo piantò tutto dentro, rimanendo poi immobile, mentre la sua puttana piantava le unghie nelle coperte, pronta a nuovi colpi, che però non giungevano…
“A… anc.. cora…” ansimò, tentando di impalarsi da sola, ma la stretta di Marco la obbligava a stare ferma.

“Non muoverti puttana… ferma…” le diceva, vincendo i sussulti di lei “ne vuoi ancora quindi… allora dì per bene cos’è tuo marito…” ordinò lui, che sentiva la figa della donna come burro fuso attorno al suo cazzo…
“p… per favoree… m-mar… marco… no! No!” si allarmò lei, sentendolo indietreggiare, pronto ad uscire.
“Cos’è tuo marito…” incalzò ancora lui.
“I-imbecille… mio marito… è… un imbecille OHHHAAHHHHH!!!!” urlò ancora, quando Marco lo ripiantò dentro.

Di nuovo immobile. Ma questa volta, la diga era ormai crollata. Serena era oltre il delirio.
“F-fottimi… t-ti sco-scongiuro… è i-imbe-imbecille… n-non mi… s-scopa…scopa abb..abbastanza!!!” urlò lei, a beneficio dell’ego di Marco e della cam, che registrava impietosa.
“Brava puttana… e adesso, lo stronzo ti scopa per bene…” sentenziò lui. Ed iniziò a sbatterla senza tregua. Avanti e indietro, a fondo… un colpo, due… cinque… tutti a pieno cazzo, tutti colpi a toglierle il respiro, fino a farle gridare l’orgasmo, impazzita… “OHHHHSIGNOREEEEEEEEEE!!!!” e ricadde con il viso sulle coperte, sfinita, gocciolante… ma nessuna tregua le era concessa.

Marco la tirò ancora per i capelli, a farla inginocchiare sul suo cazzo, mentre lui artigliava le sue tette, e spingeva, spingeva, nello stesso modo brutale… impalava, toccava, le leccava il viso, il collo, le strizzava i capezzoli mentre lei impazziva sotto le sue mani… il culo di lei si dimenava, senza costrizioni, ancora e ancora, fino al nuovo, potente orgasmo…
“Sto go… godendo an… ancooosììììììììììì!” e si inarcò, mentre rapido Marco le allargava le braccia, per metterla in piena mostra… E poi fu rapido, a rigettarla a quattro zampe per infilarglielo in bocca, senza cercare il pompino, tenendole anzi la testa bloccata, a fotterla in gola come fosse la sua figa…
Serena non aveva la forza di opporre la minima resistenza e si arrendeva al sentirsi usata proprio come lui voleva… da schiava, da puttana… da cagna in calore… mentre il suo dentro e fuori cresceva d’intensità, mentre comunque serrava le palpebre sapendo che il momento stava giungendo…
Ed eccolo… glielo piantava fino in fondo… gli schizzi direttamente a riempirle la gola… quelle mani che la trattenevano… e l’unica scelta, l’ingoiare…
Quando Marco la liberò dalla presa, Serena si tolse senza fiato, tossendo lo sperma in eccesso, direttamente sulle coperte.

Il primo istinto di lei, fu di passare la mano su quell’umido… e realizzò… tutto quanto… il dopo, tornava ad essere l’atterraggio brutale nella realtà…
Si voltò furiosa, verso Marco, che già scendeva dal letto e raccoglieva il suo pc, nudo com’era…
“Tu… porco! Bastardo! E’ questo il gioco?!?! Farmi perdere la testa per poi spingermi a… a… questo????” disse, tornando a quella stupida e inadatta posizione pudica, gambe raccolte e braccia intorno al seno…
Marco si fermò.

L’espressione non prometteva nulla di buono, mentre si avvicina di nuovo a lei… e Serena si pentì subito di quello sfogo, lo comprese, pur cercando di reggere lo sguardo di lui.
Il sospiro di Marco, prima di parlare, era eloquente… era quello di chi ha tentato di avere pazienza con la stupidella di turno, ma che scopre che è un metodo che non funziona…
“Vedi, puttana” iniziò, mentre si fregava le mani una con l’altra “quello che non sopporto, sono le intemperanze, e questo già dovresti saperlo… specialmente da una troia che ha appena goduto come una pazza, e poi tenta di fare la santarellina…”
“Non… tu! Tu mi porti al limite, solo per farmi apparire come…” continuò lei, ed impercettibilmente però si ritraeva… Marco incombeva su di lei…
“Al limite? Ancora non hai visto nulla… ad esempio, non sai quanto mi piacciano le tette rosse…” disse lui, gli occhi che si stringevano in due fessure…
“Che… che vuol dire?” chiese lei, guardandosi il seno un attimo… quando capì, era tardi.

Marco salì sul letto, e rapido, la stese, mettendosi a cavalcioni su di lei, le braccia della donna bloccate dalle sue ginocchia. Serena, già sfinita, fece qualche tentativo per liberarsi, ma era decisamente intrappolata.
“Fermo Marco, ti prego, ti scongiuro!! Ti chiedo scusa!!! Mio marito sarà qui tra non molto e ahiiiaaaaaaa!!!” la sberla, secca, fortissima, arrossò immediatamente il seno destro. Serena sentiva il fuoco dov’era stata colpita… non aveva nulla a che fare con i colpi presi nel negozio…
“bastaahhhiiaa!!!” urlò ancora, altro colpo, violento, sul seno sinistro.

Serena piangeva adesso apertamente, mentre i colpi diventavano cinque, sei… nove… dieci… e le tettone, sotto l’occhio attento di lui, mostravano il rossore che ricercava…
“Le mani mi prudono ancora puttana, hai per caso qualcos’altro da aggiungere?” chiese lui.
“no… no… ti prego… fa male…” singhiozzò lei.
“Cosa sei?” chiese Marco, fregandosi ancora le mani
“La… la tua puttana. ” Rispose veloce Serena, ad occhi chiusi.
“Bene, puttana. Adesso provvediamo a vestirti, visto che l’imbecille arriverà tra poco.

Alzati. ” Disse lui, spostandosi dal corpo di Serena e scendendo dal letto.
Serena rimase un momento distesa, poi si rese conto di non poter tardare, se non voleva essere trovata da Stefano completamente nuda con un altro uomo… aveva solo un’urgenza… e non c’era più tempo…
Si rialzò, e una volta giù dal letto, si rivolse a Marco.
“Io… dovrei… andare in bagno. ” Bisbigliò.
L’uomo si era già rimesso scarpe e pantaloni.

Gli bastò voltarsi e guardare il bel seno di lei arrossato.
Lei capì al volo. Mordendosi il labbro, a capo chino, si inginocchiò…
“Posso per favore andare in bagno, Signore…” chiese mortificata.
“ok, puttana. Ti ci accompagno io. A quattro zampe, subito. ” Ordinò lui, che rimase a guardarla sospirare, ma, ovviamente, sottostare alla sua volontà. Già la possedeva, in più, in quella casa, stava una volta di più stabilendo l’estensione del suo potere su di lei…
Serena si indirizzò verso il piccolo bagno accanto alla camera da letto, mascella serrata dalla tensione… come si era ridotta… nuda a quattro zampe, dopo aver chiesto il permesso di andare nel suo bagno a chi l’aveva appena usata e riempita… E quel bastardo creava in lei anche l’assurda vergogna del godere… lo odiava, glielo sputava in faccia quell’odio… e poi lui la portava a danzare sul suo cazzo, a chiedere di essere scopata… Le sue debolezze… i suoi punti vulnerabili… Marco ci sguazzava e, puntualmente, otteneva tutto ciò che voleva…
Anche ora… se ne stava lì davanti a lei, a braccia incrociate, mentre lei si sedeva sulla tazza… almeno si fosse voltato… no… gli occhi si facevano lucidi… la fece e si ripulì alla svelta, atterrita, violentata nell’intimo…
E a parte quello che le aveva appena fatto fare, davanti a lui, Serena necessitava disperatamente di una doccia, per tirarsi via quell’odore di sesso… di Marco, da dosso… Non c’era più tempo però.

Una semplice doccia… chissà cosa sarebbe divenuta, nelle mani di quel porco… Sperava solo che suo marito non si accorgesse di nulla. E forse, quella era la parte più facile…
“E’ un imbecille” diceva la vocina nella sua testa… No! Non doveva soccombere a quei pensieri….
“Puttana, in camera, che scegliamo qualcosa da farti mettere addosso…” ordinò Marco. Lei non disse nulla e nemmeno si fece la domanda sul come avanzare… tornò a quattro zampe e lo seguì.

Giunti in camera, Marco si rivestì veloce, mentre Serena attendeva ai suoi piedi. Appena ebbe fatto, spalancò l’armadio, iniziando a controllare il vestiario. Un gesto fatto con assoluta padronanza, che lei visse come un’ulteriore invasione… le sue cose, oltre che lei, erano a disposizione del bastardo…
E lui prendeva abiti, gli dava un’occhiata, li ributtava nell’armadio, poi ne prendeva altri… prese poi in mano una maglia larga, a manica corta, leggera, abbinata ad una gonna al ginocchio altrettanto leggera.

Gettò le due cose a terra, insieme ad un paio di sandali. La giornata volgeva verso una serata mite, e quegli abiti di certo non avrebbero stonato… Non erano nemmeno esagerati in quanto all’essere provocanti ma, in assenza di intimo, divenivano assolutamente accessibili.
“Vestiti puttana. ” Comandò lui.
Serena non se lo fece ripetere, si rialzò e velocemente indossò quanto le era stato messo davanti. La maglia si rivelava parecchio quando si abbassava, e i capezzoli si intuivano perfettamente sotto il tessuto, ma era senz’altro un miglioramento, rispetto alla camicetta…Non potè sentirsi però un attimo sollevata.

Marco aveva già in mano il cilindro vibrante.
“Allarga le zampe, puttana. ” Ordinò.
“M-ma… io pensavo che non…” balbettò lei.
Lo sguardo di lui fu più che sufficiente. Lei capì che non c’era scampo. Divaricò le gambe e girò la testa di lato, mentre lui provvedeva a reinserire l’oggetto. “Ecco…” pensava Serena “sotto controllo… sempre… sempre… sempre…”.
Ed era perfettamente vero. Quel telecomando che lui portava in tasca, rappresentava un sistema di controllo perfetto in qualsiasi luogo si trovassero, e in mezzo a chiunque… L’ansia di lei era a mille… Stefano… non sapeva nulla, e non doveva sapere nulla… ma che intenzioni aveva Marco?
L’ovvia soluzione stava in lei.

Ubbidienza. E il marito non avrebbe saputo nulla.
Ubbidienza. E forse quella serata sarebbe passata senza tragedie…
Marco raccolse il suo pc, ed assieme scesero al piano di sotto. Lui permise a Serena di mettere nel cesto della biancheria sporca la gonna e la camicetta con cui si era esposta tutto il giorno. Appena ebbe finito, sentì un suono provenire dal suo cellulare. Fu Marco a prenderlo dalla sua borsetta, e a leggere il whatsapp appena arrivato.

“Ah, è l’imbecille… tra quindici minuti è qui. Ok… ecco, può bastare come risposta. ” Disse, rimettendo il cellulare nella borsetta. Poi si voltò verso Serena, in piedi accanto a lui, spaventata da tutta quella situazione.
“Preoccupata puttana?” chiese Marco, guardandola.
Lei si tormentava le mani, oltre l’agitazione. “Ti chiedo per favore… non far capire nulla a Stefano… te lo chiedo per favore…” implorò.
Marco le girò attorno, e si posizionò dietro di lei, cingendola con le braccia, le mani che risalivano sotto la maglia, a raggiungerle i seni… non era mai sazio per quanto riguardava quelle tettone….

Iniziò a stringerle delicatamente, mentre sussurrava all’orecchio di lei…
“Cosa non devo far capire… che sei una puttana? O che ti ho appena fatto godere…” chiedeva lui, sentendola irrigidirsi sotto le sue mani…
“Oppure che hai appena bevuto dal mio cazzo? O forse che hai paura che capisca dall’odore di sperma che hai addosso…” continuava lui, sentendo i capezzoli della donna indurirsi ancora sotto i suoi tocchi…
Serena tremava ad occhi chiusi, non osava dire nulla, anche perché nulla era possibile replicare…
“Vedi puttana, ti basterà una semplice cosa… compiacermi, sempre.

Stasera farai da mangiare, servirai a tavola, da brava donnina di casa… il resto, quello che pretenderò da te, lo capirai lungo la serata… Oh, quasi dimenticavo… Paola sarà qui tra un’oretta, le ho detto di chiudere prima…”
Un nuovo sussulto nel corpo di Serena, Paola… quasi aveva dimenticato che sarebbero stati in due gli stronzi quella sera…e nel mentre sentiva i suoi sensi riaccendersi… Marco non smetteva di stuzzicarla, rendeva ancora i suoi capezzoli troppo recettivi…
Intanto Marco continuava a sussurrarle… “Paola… devi ricordarti che ha la mia autorizzazione per giocare con te, puttana… quindi, voglio vederti assolutamente servizievole anche con lei, chiaro, puttana?”
“S-sì…” sussurrò lei, angosciata e calda al tempo stesso.

Poi udì il rumore di chiavi nella porta… Si sganciò rapidamente dall’abbraccio sessuale di Marco, che con un sorrisetto la lasciò andare… Non aveva nemmeno il tempo di calmarsi, sentiva il suo respiro in pieno affanno…
La porta si aprì.
Stefano entrando trovò sua moglie nell’ingresso, con accanto un giovane che doveva essere appunto il suo capo. Fece un gran sorriso.
“Buonasera, ciao tesoro. ” Esordì, chinandosi per ricevere un lieve bacio da lei, e tese la mano stretta prontamente da Marco.

I due si presentarono, mentre Serena sentiva il cuore a mille.
Marco osservava l’uomo… la quarantina passata, vestito elegantemente, con una valigetta in mano, che posò accanto al mobile d’ingresso. Piacente, anche se portava addosso quella faccia stanca di chi sostiene tutto il mondo. “E imbecille. ” Pensò, considerando che a una tettona come sua moglie serviva altro che un bacetto di saluto…
“Serena” disse l’uomo “perché non prepari un po di aperitivi, mentre mi sistemo un attimo… vuoi? Scusami Marco, torno subito.

” Disse, dirigendosi presumibilmente verso il bagno, mentre la moglie si indirizzava piano verso la cucina.
Marco la seguì, mentre sentiva il rumore della porta del bagno aprirsi e chiudersi. La donna stava prendendo una bottiglia di vino bianco dal frigo, per poi appoggiarla sulla penisola, pronta a prendere i bicchieri. Fu più lesto Marco, a prendere lei per le spalle.
Sottovoce, Serena protestò “no… che fai…” mentre la sospingeva contro un mobile e le alzava la maglia.

“Per favore… tra poco ritorna… no!” ma lui aveva già cominciato a leccarle le tette, con avidità. Veloce, famelico… la protesta di Serena diveniva debole… la tensione… orecchie tese a sentire…
Come sentì la porta del bagno riaprirsi, Marco si staccò, posizionandosi ad un metro da lei, visibilmente accaldata, mentre guardando lui si sarebbe visto un’espressione quasi annoiata.
“Ed eccomi qui” disse sorridente Stefano. I due chiacchieravano del più e del meno, attendendo Serena che, con mani tremanti, finiva di preparare i bicchieri di vino.

Poi si trasferirono nel salotto. Lei a dire il vero stette solo un minuto, visto che doveva preparare, mentre Marco invitava Stefano a parlare…
Serena, dalla cucina, ansiosa e in allerta, lo sentiva porre le domande a suo marito… domande mirate, a scoprire le abitudini giornaliere in quella casa…
“Quindi Stefano lavori nell’amministrativo…” chiedeva Marco, al che l’altro gli rispondeva affermativamente, e aggiungeva che al mattino visto il traffico, partiva prestino…
“A che ora?” chiedeva Marco.

“Alle sette sono già in partenza, altrimenti non arrivo più. ” Rispose Stefano.
Marco cambiava di continuo discorso, ma pescava sempre quello che gli interessava…
“Bella casa… certo, spero non ti succeda come a me, vicini un po’ fastidiosi…” diceva Marco, leggero, sorseggiando il suo vino.
Serena, sentiva tutto… e a quella domanda, drizzò le orecchie… “non dire niente, non dire niente…” pregava… ma suo marito chiaramente non aveva motivo per mantenere il silenzio.

“Bah, fastidiosi… c’è qui vicino una donna, abita proprio nella casa accanto, Michela, che Serena proprio non sopporta… dice che si mette in mostra per me, ma io credo lo faccia con tutti, si è separata da poco, ha un figlio diciottenne… sì insomma, secondo me sta solo cercando qualcuno a caso… Però Serena la detesta e Michela lo sa bene, vero tesoro?” concluse sghignazzando lui, non sapendo che Marco annotava tutto mentalmente…
Lo sapeva però Serena, che si passò una mano sul viso prima di rispondere “Sì… è fastidiosa…” disse semplicemente.

“basta Stefano… zitto per carità…” continuava a pensare…
“E cosa dovrei dire io, allora” continuava invece il marito “c’è il tizio che abita sull’altra traversa… ha il giardino sul retro che confina con il nostro… quello quando vede Serena, le stenderebbe il tappeto rosso ai piedi…” disse con un sorriso di compiacimento.
Marco sorrise a sua volta “dai, è lusinghiero, è un complimento a te che hai scelto una bella moglie…”
“e difatti la vivo così, mi ritengo fortunato e… gli altri guardano!” concluse Stefano.

“ridi ridi imbecille…” pensava Marco “ma soprattutto continua a parlare…” i suoi occhi furbi se la godevano, quando incrociavano quelli di Serena che faceva capolino ogni tanto… la donna si vergognava… ma non solo… sapeva che lui stava giocando, e giocando bene al gatto con il topo… e lei non poteva dir nulla per fermare la situazione…
Nel quarto d’ora che seguì, Marco si era fatto dire molte cose, tra un discorso e l’altro… infatti ora sapeva che lui si addormentava presto, visto che arrivava stanchissimo la sera, mentre Serena stava un po al pc a giochicchiare e che spesso si spostava con il portatile nello studiolo di sopra per non disturbare il maritino che dormiva… sapeva adesso anche che avevano una casettina al mare, distante un’oretta, dove andavano a rilassarsi saltuariamente…
Informazioni preziose, che lui avrebbe saputo gestire bene…
Profumi di cibarie si diffondevano nell’aria, mentre suonò il campanello dell’entrata.

Andò una Serena atterrita ad aprire, seguita dal marito. Doveva essere Paola, immaginava lei… così che il teatrino sarebbe continuato…
Serena aprì. E restò di sasso.
Aveva sempre visto Paola sul posto di lavoro… una bella donna, per carità, ma troppo casual nel vestire… roba da jeans e pratica maglietta, comunque abiti sportivi.
Paola, lì sulla porta, era completamente diversa. Una giacchettina scura chiusa a livello del seno, aderente ma nel contempo elegante, che rivelava l’attaccatura del seno, peraltro importante.

Gonna a mezza coscia, in tinta, su calze velate… Truccata in maniera decisa, ma non volgare. Occhi e labbra risaltavano.
“Salve. ” Disse con occhi da predatrice all’indirizzo di Serena.
“Ciao Paola…” rispose lei, ancora strabiliata da quella trasformazione.
“Buonasera” disse suo marito, e Paola gli si fece incontro, salutandolo con un sorriso a 32 denti.
“Ma buonasera!! Finalmente ci conosciamo!” disse stringendo la mano e tirandolo a sé per due baci sulle guance “sapesse quanto ci ha parlato di te Serena!”
Il marito, colpito da tanta esuberanza, le fece strada all’interno, dove Paola salutò con calore anche Marco.

Stefano cercava di capire se erano una coppia… pareva di sì… non si capiva…
Serena intanto si dirigeva in cucina. Marco si alzò per seguirla “Aspetta, ti do una mano, intanto fanno conoscenza Stefano e Paola…” disse, anche se sapeva che in realtà doveva dire che lasciava Stefano nelle grinfie di Paola…
Giunto in cucina, trovò Serena ai fornelli… a quanto pareva, stava facendo una pasta con un qualche sughetto, qualcosa indubbiamente di veloce.

Appena lei vide Marco avanzare verso di sé, mise le mani avanti e disse un silenzioso “no…” al suo indirizzo… Lui si fermò un secondo, ma solo per azionare il cilindro…
Il sussulto di Serena confermava che la vibrazione funzionava bene… Paola intratteneva Stefano nell’altra stanza, con discorsi leggeri, mentre Marco bloccava fisicamente Serena contro la penisola…
“Ti p-prego… no!” sussurrava disperata Serena, terrorizzata dalla possibilità che suo marito comparisse all’improvviso. Il cilindro intanto vibrava, mettendola nel pallone più completo…
“Buona e zitta, puttana…” le sibilò lui all’orecchio, voltandola di colpo e passandole una mano sul viso… Lei si divincolava, vuoi per liberarsi, vuoi per la stimolazione, ma non riusciva a sfuggire.

L’angoscia su tutto…
“N-non… per… per favore…” sussurrava… sentiva dall’altra parte la risata squillante di Paola, mentre suo marito parlava… bastardi… una intratteneva, l’altro ne approfittava… con tutti i rischi connessi, tanto non era certo la loro relazione in gioco…
“Succhiami per bene le dita…” le disse Marco all’orecchio, mentre gliene infilava due in bocca… e lei eseguì, veloce, sperando che quell’assurdo rischio finisse subito… dentro e fuori, dentro e fuori, insalivava le dita di Marco…
Che rapide adesso le fece uscire… la mano che scendeva per poi insinuarsi sotto la gonna… Serena costretta dal corpo di lui a stare lievemente piegata sul piano di lavoro… le dita… lei le sentiva sulle chiappe ora… ma…
“No! NO!” quasi le sfuggì l’urlo… Marco non stava cercando la sua fighetta… “Non lì!!! Dio, non lì!!!”
Serena si mise la mano sulla bocca, a soffocare il gemito potente… Marco le aveva infilato le due dita nel culo… lasciandola adesso senza fiato… ancora tentò di divincolarsi, e lui la prese per i capelli, mentre iniziava a muovere dentro e fuori le dita… E Serena drammaticamente scoprì qualcosa di sé in quel momento… il dolore era stato solo di un secondo… ora i suoi occhi spalancati dicevano che quel trattamento la stava portando assieme al cilindro ad un livello di gocciolamento oltre ogni limite…
“Serena, hai bisogno?” chiedeva suo marito, dall’altra stanza…
La sua mano corse a tentare di afferrare il polso di Marco… non riusciva, non riusciva a fermarlo… e doveva rispondere, prima che il silenzio sembrasse strano…
“N…no… quasi pronto!!” e serrò la mascella, mentre si sentiva sul punto di esplodere… quell’attacco… in quel modo inaspettato… sentiva il corpo incendiarsi di voglia… nell’impossibilità di emettere anche solo un gemito… la stava per far godere lì dov’era… il culo si muoveva ondeggiando… le gambe si divaricarono al massimo…
E Marco si fermò… tolse le dita e spense il cilindro, lasciandola ricadere sui gomiti, contro la penisola…
Lui si chinò solo un attimo, all’orecchio di lei…
“Solo un assaggio… il culo te lo rompo poi…” e si allontanò, passando nell’altra stanza.

Serena si riscosse… era paonazza in volto, grondante tra le cosce… ma doveva portare di là i piatti…
Prima finire di apparecchiare, disse la sua mente confusa, eccitata… mortificata…
Prese le posate al volo, e passò nel salotto… quello che vide, la lasciò perplessa, e la fece innervosire non poco…
Paola sedeva davanti a suo marito, con Marco a fianco… quella maledetta si era aperta la giacca, mostrando un corpetto azzurrino che mostrava parecchio delle sue grazie, e guardava fisso suo marito, mentre lui continuava a raccontare aneddoti… Lo sguardo di Paola, languido… senza far nulla di che, stava facendo la seducente…
E visto l’atteggiamento galvanizzato di Stefano, non è che stesse solo facendo la seducente, riusciva ad ammaliarlo…
Lo sguardo di Paola cadde un attimo su di lei, occhi roventi e divertiti…
Occhi che dicevano “fai la brava, o te lo cuocio a puntino, il tuo caro marito…”
Lei era nelle mani di due perversi.

Completamente.

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