il parcheggio

Come ogni mattina esco di casa intorno alle ore 8. 10 per andare al lavoro, a quasi 20km da casa mia. Lontano ok, ma poteva andarmi decisamente peggio.
Ore 7. 30: suona la sveglia, mi alzo e dopo una doccia veloce e una breve colazione scendo da casa e raggiungo la macchina per dirigermi al lavoro, e siccome vivo in una zona dove i posti auto scarseggiano, si trova sempre un via vai di macchine in cerca di un parcheggio non a pagamento.

Una mattina mentre sto per uscire dal mio parcheggio mi si affianca una 500 rossa, con a bordo una ragazza giovane, sulla 20ina circa che mi chiede se sto andando via. Faccio segno di si, e prende il mio posto.
Nei seguenti 10 giorni mi capitò quasi sempre di rivederla, probabilmente aveva capito l’orario e cercava di approfittarne…cosí, cercai di approfittarne io.
Una mattina, accostatasi a me e sorridendo come ogni mattino, come se fosse gia chiesto il parcheggio, abbassai il finestrino e le dissi ‘se vuoi, domani vieni 10 minuti prima, perché uscirò un attimo prima’.

Mi ringraziò, io me ne andai e lei prese il mio posto.
Tutto il giorno pensai a quella situazione, aveva un -non so ché- di intrigante, anche se non l’avevo ancora inquadrata bene.
Il mattino dopo, si presentò davvero 10 minuti prima e stavolta quasi rise, come se questa situazione piacesse anche a lei…cosí ne approfittai per chiederle il numero di telefono,con la scusa di avvertirla di questi cambi di orari. Incredibilmente mi diede subito il suo numero di telefono, e non persi tempo per guardare la sua foto su whatsapp: una bella ragazza, capelli castani e una seconda di seno.

Il costume rosa fluo che aveva indosso, quasi lasciava in disparte il mare cristallino che aveva alle sue spalle.

Mi piaceva, era evidente. E avevo voglia di conoscerla meglio.
Passarono i giorni, incominciammo a scriverci e dopo una settimana circa la invitai per un aperitivo. Accettò per il giorno successivo. Al mattino stessa storia del parcheggio, lavoro e la sera tornando a casa cercai di programmare i tempi con doccia e uscire quando ad un certo punto… -bipbip- whatsapp “mi dispiace ma sono bloccata in ufficio 🙁 scusami” ovviamente pensai al “pacco” clamoroso, ma tornando a casa vidi ancora li la sua macchina.

Un’ora dopo mi arrivò un nuovo messaggio con scritto che stava rientrando dall’ufficio, e allora scherzando la invitai a salire, che stavo per buttare la pasta e di spazio c’e n’era a disposizione. Accettò.
Salí, bella con una gonna blu sopra il ginocchio e una camicietta bianca che lasciava intravedere un reggiseno bianco.
Dopo un paio di minuti sembrava che ci conoscessimo da una vita: risate e battutine, tant’é che ho pensato “ecco che mo va a finire che ci divento amico e me la gioco” ( 🙂 ).

Tra un bicchiere di vino bianco e l’altro, la pasta che non era proprio granché (ma che volete farci, faccio l’impiegato mica il cuoco) ci trovammo a baciarci sul divano, nel silenzio totale di casa mia, rotto solo dai rumori delle macchine che passavano di tanto in tanto.
Continuavamo a baciarci, le nostre lingue non smettevano di cercarsi e si trovavano che era una meraviglia. Iniziò ad accarezzarmi le gambe e il mio pisello cominciò a gonfiarsi dentro i boxer.

Le accarezzai le gambe nude, sollevandole un po la gonna, e non vedendo resistenze, osai andando ad accarezzare sempre piú vicino alla sua fighetta. Sentii le sue gambe aprirsi piano piano, come se fosse un movimento naturale, e iniziai ad accarezzarle la fighetta da sopra le mutandine, che sentivo bagnarsi piano piano.
Le nostre lingue intanto si davano da fare, ed anche le mie mani. Le sfilai le mutandine, e in un secondo le sollevai la gonna, mi inginocchiai davanti a lei e cominciai a leccare dolcemente la sua bella fighetta completamente liscia, sentendo i suoi umori che piano piano sfioravano le mie labbra.

La sentivo, le piaceva, godeva e mi diceva di continuare, di non fermarmi. E chi si ferma?!? Era eccitatissima, e io anche. La spogliai completamente, lei spogliò me e cominciò a farmi una bella sega, seguita da un bel pompino, forse un po frettoloso dato dalla foga, ma molto ben fatto, con la sua lingua che si muoveva su e giu dalla base fino alla cappella.
Presi il preservativo, e mi salí a cavalcioni sul pisello duro come la pietra tanta era l’eccitazione ormai raggiunta.

Si muoveva velocemente, era eccitatissima. Sentivo sulle gambe i suoi umori che scendevano piano piano, le leccavo i suoi piccoli capezzoli mentre lei continuava il movimento regolare e molto deciso sul mio cazzo.
La sentii venire nuovamente,e mi infilò la lingua in bocca con forza nel momento dell’apice. Apice che stavo per raggiungere anche io, e quando arrivò quel momento mi alzai in piedi e si fece sborrare sulle tette, pronte ad accogliere il mio sperma caldo.

Un esplosione di piacere, il tutto iniziato in una serata che sembrava perduta.

Le offrii la doccia, parlammo ancora un po e poi andò a casa sua, era ormai mezzanotte e l’indomani avevamo un appuntamento nel parcheggio da rispettare… :-).

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