Fast Food

Ore 14. 00: ho fame e vado in un fast food alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti.

Sono in fila dietro una ragazza giovane, grassa e molto bella. Con lo sguardo ne soppeso le fattezze, le forme e le proporzioni, ha praticamente le tette appoggiate sul vassoio ancora vuoto, veste in maniera decisamente poco decente, un paio di shorts lascia in mostra tutte le gambe e l’inizio del grosso culo rotondo, una camicetta bianca che porta sopra sembra essere stata scelta appositamente di una taglia più piccola e si intravede il pizzo bianco del reggiseno sotto, porta una piccola borsa di vernice, bianca anch’essa, e un paio di vistosi occhiali dalle grandi lenti.

Ordina tre panini e patatine e va sedersi ad un tavolo in un angolo, da sola.

Raggiungo velocemente il tavolo di fronte, ci sono poche persone e posso continuare ad ammirarla mentre addento il mio cheeseburger. E’ bassina ma decisamente ben fatta, con una mano mi massaggio il pacco sotto il tavolo sperando che si accorga delle mie attenzioni, ma lei sembra tutta presa dalla sua borsetta, e difatti dopo aver cercato un poco al suo interno tira fuori un contenitore a tenuta ermetica, sembra un grosso bicchiere di plastica sigillato ed è pieno di un liquido biancastro e opaco.

Lo poggia con grazia sul tavolino e comincia a scartare i panini; pare essere molto affamata, li annusa, ne saggia la morbidezza con entrambe le mani, si lecca le labbra con la lingua piena di acquolina, quindi stappa il bicchierone e lo annusa.

Sembra in estasi dal suo profumo, intenso, che comincia ad arrivare fino a me. Credo di indovinare cosa sia e posso solo immaginare quanti uomini abbia dovuto mungere per ottenerne tanto succo.

Si bagna le labbra con il contenuto viscoso, è in visibilio, schiocca la lingua e ne prende un sorso. Deglutendolo assume un’aria soddisfatta e piena di libidine, ha le labbra bagnate e appiccicose. Prende il primo panino, ne stacca un grosso pezzo e lo immerge con voluttà nell’abbondante seme, lo tira fuori ancora grondante, lo osserva un attimo sgocciolare verso il basso con gli occhi lucidi, quindi lo infila in bocca e lo mastica con gusto, sorride e lo manda giù, quindi un altro boccone e un altro ancora.

Il primo panino è finito e lei si lecca le dita in maniera vistosa tirando fuori tutta la lingua. Non vuole che neppura una goccia vada perduta, succhia ogni dito con premura, ha un piercing sulla lingua, lo fa scorrere tra un dito e l’altro a raccogliere ogni residuo e se lo rificca in bocca, giù fino all’attaccatura della prima falange.

Ha ancora molta fame, apre il secondo panino sul vassoio, afferra il recipiente e lascia cadere abbondante il bianco condimento sulla carne, quindi richiude il panino e lo afferra tra le mani, alzandolo la crema dolceamara comincia a scorrere e debordare di fianco e verso il basso, la studia per un attimo, freme per l’eccitazione e la voglia, e l’addenta feroce; un grosso morso e ha la bocca piena, mastica e trangugia ma deve fare presto, con la lingua facendola scorrere sulla parte bassa raccoglie tutto il liquido che sta colando verso terra, lo risucchia facendo un piccolo rumore di saliva, rigira il panino e lo trangugia avida.

E’ ora soddisfatta e alza un attimo lo sguardo dal pasto e non può non vedermi, e non può non vedere che mi sto massaggiando guardandola.

Mi sorride, raccoglie qualche briciola unta che ha sul bordo delle grosse labbra e se la ficca in bocca con le dita, valuta la mia reazione eccitata e mi fa un occhiolino d’intesa, quindi torna a interessarsi al suo ultimo panino. Mi alzo e la raggiungo mentre lo sta facendo a metà.

Sono in piedi vicino a lei, dall’alto posso vedere lo spacco delle tette e le cosce sul divanetto. Mi appoggio allo schienale e le dico “permettimi di aiutarti”. Lei non fa resistenza, le sfilo un mezzo panino di mano e lo inzuppo per bene nel bicchierone, glielo alzo all’altezza della bocca, glielo muovo un poco davanti, lei lo osserva con devozione, quindi apre le labbra e dice “aaaa”. Glielo metto in bocca con tutte le dita, che lei risucchia vogliosa, quindi mastica e manda giù.

Si volta verso l’alto, mi guarda negli occhi e mentre riapre la bocca a mostrarmi che da brava ha ingoiato tutto con una mano libera si è insinuata tra le mie gambe e mi massaggia le palle e la mazza attraverso il pantalone, con vigore.

“Bene”, le dico, e con l’altra metà di panino faccio scarpetta nel bicchierone, lo ripulisco per bene di tutto il suo contenuto. Prendo il pezzo di panino e glielo porgo in alto, sopra il volto, lascio che qualche goccia del lattiginoso sugo ricada sulle sue labbra, quindi lo infilo tra i suoi denti che masticano e mandano giù.

Mugula soddisfatta e piena del buon cibo, forse ha fame ancora, forse vuole solo ringraziarmi, ma mentre si ripassa con la lingua le labbra e la bocca con la mano mi sbottona e mi tira fuori il pene, la grossa mazza già turgida per il bello spettacolo a cui ha assistito. “Ho sete ora” mi dice e si attacca come una pompa alla cappella.

Fortunatamente siamo in un angolo del locale e si è fatto abbastanza tardi per cui ci sono poche persone, riesco a farmi da paravento con il mio corpo, dall’esterno una famigliola al completo e una mamma con figlio mi vedranno, forse, solo un po’ stranamente piegato verso un divanetto, tremo un poco di goduria mentre la porca scende verso le palle assaporando ogni centimetro.

Ogni tratto ingoiato viene devotamente succhiato, leccato, mordicchiato e pompato, ha una bocca fantastica. Arrivata alla base mi tira fuori le palle e le stringe un poco con la punta delle dita, come a verificare quanto siano piene, quanto liquido esse contengano. Soddisfatta dalla misurazione, risale verso la punta e ora pompa sull’asta, succhia e lecca come un’ossessa. Con una mano le apro un bottone in più della camicetta, così facendo posso afferrarle un seno e questo mi eccita ancora di più.

Sono gonfio e sto per sborrarle direttamente in gola ma lei si sfila all’ultimo istante e mi lascia venire abbondantemente nel bicchiere, regolando il getto manovrando esperta con la mano alla base del pene.

E’ visibilmente felice del seme raccolto, mi fissa e mi dice “cin cin” alzando il bicchiere, quindi lo beve con avidità. Con la lingua ripulisce tutto per bene, bicchiere prima e cazzo dopo, si alza e mi chiede “permesso” facendo per scansarmi come fossi un importunatore non voluto.

Devo rimettere tutto dentro le mutande in freta a forza e sistemarmi alla meno peggio. La mammina qualche tavolo più in là mi guarda di traverso, forse ha visto o capito tutto. Torno al mio posto mentre lei con naturalezza e calma ripone il contenitore ormai vuoto in borsetta, svuota il vassoio nella immondizia ed esce dal locale. Finisco ciò che mi è rimasto da mangiare ed esco anch’io.

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