Entraineuse

Sono in un night alla moda, il mio luogo di lavoro da qualche mese.
Sono un’accompagnatrice per danarosi manager in cerca di relax dopo un’intensa giornata impiegata a far soldi ed intrallazzi.
Luci soffuse, musica languida, maschietti che girano a caccia di emozioni proibite, alcuni abituè perfettamente a loro agio, qualche altro con l’aria smarrita della “prima volta” (magari ha raccontato alla mogliettina qualche contorta scusa), la maggior parte raccolti in gruppo che si raccontano chissà quali improbabili avventure tra sorrisi complici e scoppi di risate.

Questa sera non mi va di lavorare, per una volta voglio essere io fare quel che mi piace, mi prendo un giorno di ferie e al diavolo il lavoro.
Sono vestita con un abito lungo da sera, color blu notte, con spacco dall’anca in giù e visibilmente senza slip, calze nere autoreggenti così trasparenti che di loro è visibile solo la fascetta a metà coscia e la seducente cucitura posteriore, capelli rosso tiziano lunghi fino alle spalle, fluenti come la cashita di un ruscello.

Mi addocchi mentre sto sorseggiando il mio drink (vodka e martini, mescolato, non agitato) appollaiata sullo sgabello del bar con la coscia maliziosa bene in vista.
Mi accorgo che mi stai osservando a distanza con l’aria del condor in agguato. Mi stai spogliando con gli occhi, sento sulla mia pelle i tuoi occhi che mi frugano, non riesci a capire se sono una puttana di lusso oppure un’avventuriera in cerca di storie.
Ti avvicini con espressione da macho anche se traspare qualcosa di insicuro e trepidante dal tuo sguardo.

Io faccio finta di non accorgermi di te e volto la testa verso il barman, che mi risponde sorridendo con aria sorniona.
Il primo approccio è così banale che sfiori il ridicolo, visto che mi offri da bere senza renderti conto che ho già in mano un drink.
Il tuo sguardo si posa più o meno involontariamente sulle mie tette, nascoste (si fa per dire) dal vestito. La tua mano “accidentalmente” sfiora la mia coscia, sento lo strofinio del nylon sotto il tuo palmo ruvido.

Istintivamente controllo che le tue manacce non abbiano smagliato le mie preziosissime calze.
Quando sollevi gli occhi e ti accorgi del mio sguardo inceneritore, diventi rosso come il velluto dello sgabello vicino a te e inghiotti saliva come un salame.
Ora non sei più un macho maschilista, sei solo un ragazzo timido e incasinato che non sa più cosa dire e fare. Ho come l’impressione che poco ti manchi per scappare via.

Decido lì per lì che sei il mio tipo, sei un bel ragazzo, un pò impacciato ora che ti ho fatto gettare la maschera di macho.

Mentre sei impalato come una statua di ghiaccio, incapace di reagire, ti prendo la mano e la avvicino al mio petto, la appoggio sulla mia tetta sinistra.
Senti il capezzolo duro sporgere da sotto la stoffa morbida del vestito, ovviamente il reggiseno è un optional che a me non serve.

D’istinto il tuo braccio si irrigidisce, questa mossa non te l’aspettavi.
Mentre muovendo la mia mano mi faccio massaggiare la tetta senza che tu te ne renda conto, sento che cominci a realizzare ciò che stai facendo e prendi un pò di iniziativa. Ora non serve più che lo faccia io, la tua mano mi sta stringendo la tetta e sta timidamente pizzicando il capezzolo di sua spontanea volontà, ci stai prendendo gusto eh? Maiale!
Ti sto guardando con la mia espressione da gatta, mentre le mie unghie laccate di rosso tentano di graffiare il bicchiere e lo tormentano facendolo scorrere sul banco del bar.

Raccolgo una goccia di liquore dal bordo del bicchiere e la porto alle labbra con movimento studiato e sensuale, leccandola con avidità. Ad un tratto ti fermi, perplesso.
C’è qualcosa di strano, non riesci a capire cosa.
Di colpo allontano la tua mano dal mio seno, con mossa brusca e inaspettata.
Ti lancio uno sguardo penetrante ed indagatore, leggo nei tuoi occhi una profonda eccitazione.
Con un rapido movimento ti afferro la patta dei pantaloni, la mia mano sente sotto la stoffa un oggetto duro che si erge orgogliosamente verso l’alto per una lunghezza adeguata.

Si, il ragazzo può andar bene ed è anche già pronto, penso tra me. Tu strabuzzi gli occhi, nessuno ti aveva mai palpato in modo così esplicito, frontato e per giunta in pubblico. Il barman, che mi conosce bene, cerca di nascondere il sorriso da un’orecchio all’altro girandosi verso i suoi amati bicchieri. La gente intorno a noi fa finta di non vedere, qualcuno che ha assistito alla scena sussurra qualcosa ai suoi amici che manco a dirlo si girano per osservare.

Li guardo a mia volta e li sfido con il mio sguardo da guerra, cedono prima loro, distolgono lo sguardo e ritornano alle loro chiacchere, con aria triste ed invidiosa.
Ok, hai passato l’esame. Anche se sei rimasto come un baccalà credo si possa ricavare qualcosa da te.
Afferro la borsetta con una mano, la tua cravatta con l’altra e ti strattono verso l’uscita del night come un cagnolino al guinzagio, mi segui senza tentare nemmeno di reagire.

Incespichi un paio di volte, tanto per non smentire la tua goffaggine congenita ma mi segui senza opporre troppa resistenza.
Andiamo alla tua auto, incredibilmente riesci ad aprire la portiera senza farti cadere le chiavi e mi inviti a salire.
Mi accomodo sul sedile, lo spacco del vestito scopre le mie gambe affusolate permettendoti di ammirarle in tutto il loro splendore. Le calze trasparenti le rendono desiderabili e proibite, la fascetta del reggicalze le evidenzia ulteriormente.

Ancora una volta inghiotti saliva a vuoto ma questa volta non osi posare le tue mani dove non puoi.
Ti faccio il gesto di andare, dove non importa, a casa tua, in hotel, dove ci sia un letto, questo è l’implicito messaggio, silenzioso quanto evidente.
Non so come ti chiami, non me ne importa, non voglio saperlo. Non chiedermi niente, non devi sapere nulla di me, non ha nessuna importanza per quello che entrambi sappiamo che ci aspetta tra poco, ed in ogni caso non te lo direi.

Guidi come un automa, ogni tanto sento i tuoi occhi sulle mie gambe e sul mio seno, ma ti comporti bene e non bruci nemmeno un semaforo.
Arriviamo dopo un pò a casa tua. È un’appartamento bellino, ben arredato, pulito, traccia inconfondibile di una moglie, anche se momentaneamente assente.
Lo capisco al volo e tu non cerchi nemmeno di negare.
Vedo in te un malcelato imbarazzo ma a me non importa.

Mi porti direttamente in soggiorno e mi fai sedere sul tuo divano ricoperto di cinz a fiori viola, piuttosto di cattivo gusto a dir la verità. Prepari l’ennesimo drink della serata, è qualcosa di pasticciato ma non troppo forte,
tanto io sono già un pò brilla. Con il bicchiere in mano mi avvicino a te, in piedi vicino al divano, le mie mani sfiorano la patta dei tuoi pantaloni, con mossa esperta ti slaccio la cintura, le mie dita afferrano la zip e la apro di colpo con un rumore simile ad uno strappo.

La stoffa cade e si accumula ai tuoi piedi, ora solo i boxer coprono la tua mascolinità.
Le mie unghie si infilano nella fessura della stoffa, frugano fino a trovare un bel cazzo già terribilmente duro.
Lo afferro in mano e lo faccio uscire allo scoperto, mi inginocchio davanti a te, con un dito nel bicchiere prendo una goccia di liquore e la faccio cadere sulla punta della cappella.
La mia lingua da gatta shitta in avanti, lunga e sensibile, tocca il tuo glande facendoti fremere in un’improvvisa convulsione.

Lo lecco con avidità, sulla punta, sfiorandolo delicatamente. Ha un sapore indefinibile come di un cocktail di vodka e bagnoschiuma, con un percettibile aroma muschiato.
Sento che si ingrossa sotto la mia mano, sento il sangue fluire nel corpo cavernoso al ritmo del tuo cuore. Ora lo voglio, dentro alla mia bocca, prima solo la punta, stretta dalle mie labbra. Poi tutta l’asta scivola lentamente dentro di me. Lo estraggo per un istante per lubrificarlo con la saliva e poi dentro nuovamente, sempre più in fondo.

È piacevole tenere un bocca un organo così ben fatto, grosso, lungo al punto giusto, mi sento soddisfatta. Spingo la mia bocca verso il tuo inguine con movimento alternato, affondando a ogni colpo di più. Ecco, ora è tutto dentro, lo sento scendere in profondità, il prepuzio mi occlude completamente la gola.
Non posso respirare, ma il momento è troppo bello e non me lo voglio perdere.
Per venti lunghi secondi rimango immobile in quella posizione, accucciata sulle ginocchia davanti a te, con un’asta di carne che mi trafigge la gola, avvinghiata alle tue natiche con una mano e un bicchiere nell’altra.

Solo la mia lingua si muove, lavorandosi con rapide incursioni i tuoi testicoli.
Sento un gemito provenire da sopra la mia testa, sei tu che dimostri l’apprezzamento.
Sei tutto congestionato, rosso in faccia e cominci anche sudare, mi accorgo che anche tu stai trattenendo il respiro.
Per evitarti un infarto precoce ti lascio uscire e riprenderti un pò, così anch’io mi prendo una boccata d’ossigeno. Mi rialzo in piedi, mi accorgo solo ora che sono più alta di te, saranno forse i tacchi stratosferici da 16 cm delle mie scarpette in vernice nera (molto eleganti, veramente).

Premendo sul tuo petto di faccio cadere sgraziatamente sul divano, impedito come sei dai pantaloni calati sui piedi. Mi sdraio accanto a te con un piede a terra e l’altro sul divano, mentre sorseggio dal bicchiere mi chiedi in silenzio, se puoi”. Ti rispondo allargando le gambe con movimento lascivo e lasciandomi andare ad un sospiro.
La tua mano esplora il mio ginocchio, risale lungo la coscia sfiorandola con delicatezza, si sofferma sul reggicalze, indugia sull’orlo del vestito.

Ti fermi per un attimo in preda all’indecisione e poi la infili di sotto quando vedi che reagisco chiudendo gli occhi e abbandonandomi al piacere.
La tua mano mi fruga tra le cosce, è alla ricerca di una introvabile fessura.
Ti accorgi solo in quel momento che c’è in me qualcosa di anomalo e indefinito, è un mistero
che non riesci a svelare. Le tue dita cercano disperatamente un clitoride, una delicata fessura da violare con le tue dita.

Ma lì non c’è nulla, niente labbra, nessuna fessura, nessun bottoncino. La pelle è liscia e vellutata ma ermetica come una cassaforte tedesca. Mi guardi terrorizzato e smarrito, forse hai finalmente capito, solo che ora è troppo tardi
ragazzo. Ti afferro con decisione la mano, ti sfido con gli occhi a ribellarti, la spingo in giù, in mezzo alle mie cosce aperte. Solo ora ti accorgi che lì c’è qualcosa di estraneo, di alieno su un corpo di donna.

Piegato verso le natiche, ben nascosto in mezzo all’inguine c’è un pene, non eccessivamente evidente per la verità, ma sempre un pene è. È floscio e un pò atrofizzato ma decisamente un autentico pisello.
È costretto in quella strana posizione da una cordicella che lo avvolge sulla punta, passa attraverso il solco anale per finire legata attorno alla vita.
I testicoli non si vedono, scomparsi da tempo all’interno del mio corpo, ricacciati nell’inguine lasciando lo scroto vuoto, così striminzito da sembrare le piccole labbra di una vagina.

Non c’è ombra di peli, neppure il più infimo peluzzo turba il candore del mio pube. Nei tuoi occhi scopro lo stupore più estremo, la paura che degenera in panico, l’orrore dell’inaspettato.
Non ti permetto di tirarti indietro proprio ora, cercavi l’avventura e ne hai trovata anche troppa, ora sei mio! Ti costringo a non ritrarre la mano, a toccarmi la segreta intimità. La tua mano è rigida, devo lottare per farti piegare le dita e fartelo prendere in mano.

Un pò alla volta ti rendi conto che non è un’esperienza spiacevole, le tue dita si rilassano, chiudi gli occhi e ti lasci andare.
Lo prendi in mano, lo stringi senza schiacciarlo, è una nuova sensazione per te, qualcosa che non avresti mai immaginato di provare nella tua vita.
Ti scopri affascinato dal quello strano pezzo di carne che non dovrei possedere.
Ora stai armeggiando con la legatura che avvolge la punta del glande, cerchi di slacciarla e un pò alla volta ce la fai.

La cordicella si svolge e lo libera da quella scomoda posizione.
Ora stai osservando con espressione incredula il mio cazzo, lo tieni in mano e lo maneggi come fosse un uovo di dinosauro, qualcosa di impossibile, eppure esiste.
Nel frattempo mi hai eccitata, da floscio che era l’hai fatto ingrossare, cresce sempre di più ora che il sangue è in grado di circolare liberamente. Si solleva lentamente, diventa turgido e voluminoso.
Ora il suo aspetto non ha niente da invidiare al tuo, sembrano molto simili, anche se “installati” su due corpi ben diversi.

Mi rialzo con mossa felina e mi metto in piedi davanti a te, voltandoti le spalle.
Con mano abile slaccio rapidamente i bottoncini di chiusura, il vestito cade ai miei piedi, rimango un attimo immobile per consentirti di vedere bene il mio culo perfetto.
Non porto nè mutandine nè reggiseno, sono vestita solo dalla calze, dalle scarpe, dai miei lunghi capelli ramati e dal mio profumo.
Dalla vita pende inerte il sottile cordoncino nero che uso per fissare il pisellino.

Il mio corpo statuario ti elettrizza, la mia schiena liscia e vellutata, la vita sottile, i fianchi pieni al punto giusto, le natiche rotonde e sode, le mie lunghe gambe valorizzate dalle impalpabili calze, slanciate dai tacchi altissimi.
Mi volto lentamente verso di te, ora il contrasto è più evidente, quasi stridente.
Davanti a me, sul mio armonioso corpo di femmina si erge un maestoso membro maschile, in perfetta erezione e pronto per l’uso.

Mi guardi estasiato, sei senza parole ma non servono, il tuo sguardo dice tutto. I miei seni grandi e sodi vibrano mentre mi avvicino a te.
Mentre li osservi ti accorgi che i capezzoli hanno qualcosa di strano, sono grossi e molto pronunciati. Istintivamente avvicini la tua mano per sfiorarli con le dita.
Quando ti rendi conto della realtà strabuzzi ancora una volta gli occhi. Il capezzolo è ingabbiato da un gioiello d’oro formato da un anello che lo cinge alla base e due piccole staffe che si uniscono ad una barretta che lo attraversa sulla punta.

Il capezzolo è tirato verso l’esterno producendo un incredibile effetto visivo, dall’areola il capezzolo
sporge per ben due o tre centimetri. È da anni che porto quegli strani attrezzi sui capezzoli e ogni volta, quando l’amico di turno li scopre, rimane senza parole, con espressione incredula ed estasiata.
Una volta un mio cliente mi convinse ad accettare uno strano regalo, un particolare tipo di piercing che avrebbe valorizzato il mio seno. Sulle prime non rimasi molto convinta ma poi, dietro “tangibile motivazione” accettati di farmeli applicare.

Mi portò da un amico specialista che mi perforò la punta dei capezzoli con un grosso ago cavo, inserendomi poi le barrette d’oro. Il dolore fu inferiore alle mie aspettative, credevo che l’inserimento fosse più doloroso, tutto sommato non lo fu più di tanto. Dopo un paio di settimane le cicatrici si richiusero e fui pronta alla fase successiva.
Mi riportò dall’amico che mi applicò la gabbietta alla base dei capezzoli, i distanziatori iniziali furono molto più corti di quelli che porto oggi, così da abituare il capezzolo al graduale allungamento.

Mese dopo mese mi recavo a sostituire le gabbiette con modelli sempre più lunghi, fino ad arrivare a quella che porto oggi, una stupenda gabbia da trenta millimetri, orgoglio del mio seno e meraviglia dei miei clienti.
Ed è proprio un’incredibile meraviglia quella che leggo nei tuoi occhi, ma ti riprendi subito e cominci ad esplorare la mia nuova particolarità, quella che hai appena scoperto.
Le dita toccano delicatamente il mio capezzolo, sfiorano la barretta d’oro con le punte decorate da sferette d’argento e un brillantino.

Palpi il capezzolo per vedere se è in trazione e ti accorgi che non lo è, si è ormai allungato sensibilmente e in modo definitivo. Mi stanco presto di questa insaziabile curiosità, se fosse per i miei clienti starebbero delle ore a giocare con le mie gabbiette, ma io voglio ben altro.
Ti afferro per la nuca strattonandoti per i capelli e avvicino il tuo viso al mio cazzo eretto, che punta pericolosamente verso la tua bocca.

Sai cosa devi fare vero? È inutile che ti ribelli, dovresti sapere che io ottengo sempre ciò che voglio. Sei riluttante lo so, con tutta probabilità è la prima volta che sei costretto a succhiare un cazzo, ma prova a ribellarti se ci riesci.
Ti ostini a tenere chiusa la bocca mentre mi avvicino a te, cerchi di voltare la testa di lato ma la mia ferrea stretta sui tuoi capelli ti rende subito docile.

Ora il prepuzio è a contatto delle tue labbra, lentamente osi aprirle mentre te le strofino con la punta del mio pene. Ecco, ti sei deciso finalmente, la tua lingua esce dalla tua bocca e comincia a leccare l’asta di carne che ti insidia. Un brivido di piacere mi scuote, con entrambe le mani ti stringo la testa e ti costringo a prenderlo in bocca, prima una parte, poi sempre di più.
Bravo, vedo che non ti ribelli più e che cominci a prenderci gusto.

Affondo dentro la tua bocca con movimento ritmato, ti guido in una perversa danza sessuale, sempre più all’interno, sempre più in fondo.
Ora è arrivato alla gola e di più non entra, mi fermo ed assaporo la penetrazione della tua bocca come fosse uno strano organo sessuale.
Per lunghi istanti rimango immobile con la tua testa stretta tra del mie mani, il mio pene conficcato in fondo alla tua gola. Non ti divincoli più, hai accettato la mia imposizione oppure ti sta piacendo? Sento che non riesci a tenerlo dentro oltre, rischi di soffocare, lo estraggo e ti lascio respirare.

Il tuo viso è rosso e congestionato, respiri a fondo per recuperare l’ossigeno perduto ma sei anche eccitato, lo vedo dalla poderosa erezione del tuo “coso”. Mi desideri vero? Non aspetti altro che farmi tua, e pensare che pochi minuti fa sei inorridito alla scoperta che non sono una vera donna.
Ma questo lo sapevo già, non è la prima volta che mi succede. In molte altre occasioni i virili maschi si sono prostrati ai miei piedi supplicandomi di usarli a mio piacimento, succubi del mio fascino perverso ed esotico.

Senza dubbio noi creature dalla doppia identità sessuale abbiamo una carica erotica superiore alla media, riusciamo ad affascinare gli uomini in modo più coinvolgente ed entusiasmante delle stesse donne biologiche. Siamo capaci di stimolare i vostri istinti più reconditi e di farvi persino dimenticare che non abbiamo la vagina. In compenso possediamo una cavità che serve ottimamente allo stesso scopo, forse ancora più ospitale ed eccitante.
Ora tesoro mio, è giunto il momento di ripagarti delle tue prestazioni, mi avrai completamente, spero tu sia all’altezza della situazione.

Mi volto lentamente, ti lascio ammirare da vicino il mio culetto vellutato, lo muovo in modo sensuale davanti al tuo naso, allargo le natiche con le mie dita lunghe ed affusolate.
Ora la mia “fichetta” è alla tua portata, l’areola di un delicato colore rosato spicca dal candore della mia pelle chiara.
Lo sfintere è visibilmente dilatato, merito delle frequenti penetrazioni con falli ed anche oggetti alle quali spesso è sottoposto.

Più di una volta mi hanno penetrata con l’intera mano ma questo non è un problema, anni di allenamento mi permettono questa performance ed anche altro. Sento il calore del tuo viso avvicinarsi, sempre di più… dai deciditi… ora!
Ecco, la tua lingua si posa sul mio buchino, la sento muoversi esitante, poi ti accorgi che ha un buon profumo, il clistere con essenza di rosa che mi faccio due volte al giorno lo rende pulito e profumato, desiderabile non meno delle mie labbra.

Dopo la prima leccata ti lasci andare, ti sexteni in una profonda esplorazione della mia cavità posteriore. Sento la tua lingua intrufolarsi del mio ano e poi ritornare alla carica per cercare di entrare ancor di più.
L’anello di carne cede facilmente, quasi si apre da solo sotto le tue spinte. Sento la tua ruvida lingua nella mia intimità, la saliva agevola lo scorrimento rendendo la penetrazione qualcosa di estasiante. Mi lascio sfuggire un gemito di piacere, sto quasi godendo.

Per lunghi minuti mi lascio possedere dalla tua lingua, piccola ma efficace come un pene. La sento in me, mi stimola l’ano e il desiderio in maniera eccezionale, nessuno mi aveva leccata così prima di te. Sei veramente bravo.
Mi chino lasciandoti continuare l’opera e nel frattempo prendo tra le mani il tuo cazzo, spaventosamente duro ed eccitato. Purtroppo non riesco a prenderlo in bocca, dovrei essere una contorsionista per riuscirci, mi accontento di massaggiartelo con la mano.

Ora sono pronta, voglio essere tua, prendimi.
Conduco il tuo pene eretto verso l’alto, capisci al volo che il momento è arrivato. Ti rialzi e stringi i miei fianchi con le tue forti mani. Non serve guidarlo e dirigerlo, sembra quasi che conosca già la strada, da solo punta direttamente sul mio buchino e ci si appoggia contro.
Lo sento spingere delicatamente, lo sfintere si apre immediatamente invitandolo ad entrare, ecco, la punta è dentro, lo sento entrare in me.

Poco alla volta, con lentezza esasperante lo introduci sempre più all’interno, la resistenza è quasi nulla, al contrario sembra che te lo stia aspirando al’interno.
Ora è tutto dentro, mi sento posseduta e felice come non mai, ancora una volta provo la meravigliosa sensazione di essere una donna completa, donata completamente al suo maschio.
Mi capita sempre, quando sono posseduta a fondo da un maschio capace e deciso, di perdere la mia immancabile aria di superiorità e divento docile, in balia della potenza virile del mio amante.

Fino all’esposione dell’orgasmo sono indifesa e remissiva, mi lascio fare qualsiasi cosa.
Per fortuna che subito dopo ritorno immediatamente in possesso del mio carattere deciso ed autoritario.
La mia eccezionale sensibilità sullo sfintere anale mi provoca deliziose ondate di piacere, se non mi controllo rischio di arrivare all’orgasmo prima del tempo.
Ma non lo voglio ancora, voglio ancora essere tua, posseduta fino in fondo, essere usata come una volgare zoccola e in questo momento lo sono.

Si, sono la tua puttana, la tua troia, usami a tuo piacimento, umiliami, trattami da oggetto, sfoga i tuoi perversi istinti su di me.
Le tue mani sono ora sulle mie tette, tormenti i miei capezzoli fino a farmi
male, me li pizzichi, strattoni le barrette che il trapassano, li tiri sulle punte verso il basso, mi strizzi le tette come fossi una vacca da mungere.
E al tempo stesso affondi il tuo poderoso fallo dentro di me, fino alle viscere, con forti colpi che mi squassano dalla testa ai piedi.

Mi stai facendo impazzire di piacere, anche il dolore che mi procuri ai seni mi stimola ulteriormente, dei suoni strozzati escono dalla mia gola.
Mi dimeno ancor di più nella frenesia dell’eccitazione, aumenti ancora il ritmo, ora entri ed esci dal mio ano con rapidi colpi in successione. Sento che stai per venire ed anch’io sono ad un passo dall’orgasmo.
Ecco, ora inarchi la schiena e ti irrigidisci in un ultimo potente affondo, sento il tuo cazzo pulsare, ti lasci andare un urlo gutturale e selvaggio.

Nello stesso istante ci arrivo anch’io, sento lo sfintere stringersi ed aprirsi al ritmo del tuo orgasmo, SIIIIIIIIIIIIIIIiiiiiiii…. VENGOOOOOOOOOooooooo………….
Per dei lunghi istanti il mio corpo freme in un orgasmo che solo noi possiamo provare. Una sensazione indescrivibile, che non ha nulla a che fare con il tipico orgasmo maschile, il mio pene è turgido ed eccitato ma non pulsa, non emette sperma, non eiacula più da molti anni, effetto delle cure ormonali che hanno provocato delle definitive modificazioni alla mia fisiologia e alla mia sessualità.

In compenso qualcosa di diverso ed ancora più appagante ne ha preso il posto.
È un’orgasmo completo, viscerale, non risiede solo nell’organo sessuale ma in tutto il corpo.
Il mio ventre vibra in sintonia con le pulsazioni dell’ano, le mie gambe vacillano, il piacere pervade ogni singolo anfratto del mio corpo. Stai venendo anche tu, sento il tuo sperma riempirmi l’intestino come un clistere caldo e viscido che lubrifica ulteriormente la penetrazione.

Nella foga dei potenti affondi tuo cazzo esce completamente dal mio sfintere per poi rientrare di colpo fino in fondo, con strani rumori schioccanti.
Ecco, ora ti fermi lentamente, i tuoi sospiri si fanno meno intensi, lasci le mie tette martoriate che pendono sotto il mio torace come degli otri mezzi vuoti.
Una delle gabbiette si è staccata ed è caduta sul tappeto, il capezzolo pende dal seno come una bizzarra estensione del mio corpo.

Lo sperma fuoriuscito scorre sulla mia coscia, bagnando l’orlo delle calze.
Mi rialzo e riprendo il controllo di me stessa, ritorno ad essere burbera e severa.
Ti senti senza forze, lo stress ti ha messo kappaò, vedo il tuo pisello imbrattato di sperma ritirarsi poco a poco e tu rilassarti con gli occhi chiusi.
Mi siedo accanto a te e finisco di bere il drink che mi hai offerto.
Sono soddisfatta, era da molto tempo che un maschio mi faceva fremere in questo modo, ho decisamente scelto bene il mio stallone.

Mentre recupero le energie mi accorgo che ti stai nuovamente toccando il pene osservandomi con uno sguardo strano, sotto il tuo massaggio sta ritornando nuovamente in forma.
Allunghi la mano e ti metti anche a stuzzicare il mio, che stranamente è ancora eretto.
Ti lascio fare anche se per oggi ho già avuto la mia razione di appagamento sessuale.
Ora il tuo cazzo è nuovamente in tiro, noto che sposti la mano verso le tue zone posteriori, infilandola tra le cosce pelose.

Con sorpresa mi accorgo che ti stai stuzzicando il culetto, ti lubrifichi un dito con la saliva e te lo infili dentro. Noto sul tuo viso un leggera smorfia di fastidio anche se non proprio di dolore, già, devi essere vergine.
Insisti comunque, con molta decisione cerchi di aprirti lo sfintere strettissimo infilandoci un’altro dito. Ti lasci scappare un gemito.
Va bene, vediamo se posso collaborare.
Prendo il flacone di gel lubrificante, me lo spalmo sulle dita della mano destra e le infilo al posto delle tue.

Sento una consistente resistenza, l’apertura è molto stretta, non cede facilmente, cerco di dilatarla aprendo le dita. Istintivamente reagisci con una forte strizzata, ma le mie carezze sul pene ti rilassano.
Ora va meglio, riesco a muovere agevolmente le dita dentro di te, le posso aprire e farle scorrere all’interno, si sta finalmente aprendo un pò.
Noto con soddisfazione che il retto non ospita materiale biologico indesiderato, sei abbastanza pulito, meglio così.

Con mano esperta ti dilato delicatamente, senza farti male. Vedo dalla tua espressione che la sensazione da te provata è intensa e piacevole.
Ti faccio alzare dal divano e mettere carponi con il culetto all’aria, offrendomi un’agevole entrata.
Il mio membro, decisamente poco femminile e in contrasto sul mio corpo, punta deciso sulla tua apertura, lo appoggio sullo stretto passaggio e spingo dolcemente.
Appena la punta cerca di forzare lo sbarramento della tua verginità hai una reazione di rifiuto, forse solo psicologica.

Cerchi di rilassarti e mi inviti a ritentare, prima però ti lubrifico abbondantemente con il gel.
Questa volta la punta entra per qualche centimetro, ti lasci sfuggire un grido, non capisco se è di dolore o di piacere, probabilmente tutt’e due, mi fermo per un istante per consentirti di accettare il corpo estraneo che ti sta penetrando per la prima volta.
So quanto importante sia evitare il dolore, se accidentalmente la penetrazione provoca uno spasmo, lo sfintere si irrigidisce e non è più possibile insistere, invece tanti uomini sono convinti di dimostrare la loro presunta virilità con un violento affondo, causando la maggior parte delle volte solo dolore e dimostrando tanta stupidità.

Io invece so metterci tanta dolcezza, derivata in parte dalla mia esperienza in materia.
Sento che lo sfintere si sta rilassando, è pronto per essere violato, muovendoti all’indietro mi inciti a continuare, desideri essere impalato da me.
Piano piano spingo e centimetro dopo centimetro entro in te, lo estraggo e lo rimetto dentro, stai mugolando di piacere, muovi le natiche avanti e indietro.
Ora stai sospirando beatamente, ti stai godendo una sensazione proibita ed innaturale per un fiero maschio latino ma a quanto pare la stai apprezzando parecchio.

Ora ti sto pompando vigorosamente, per quel che mi è permesso dal precario equilibrio offerto dai miei tacchi alti.
Ti stai dimenando come un serpente, lanci grida stridule che ricordano più quelle di una donna che quelle di un maschio. In effetti, a pensarci bene, stai ricoprendo proprio quel ruolo.
Con la mano libera ti masturbo fino a che arriva l’ennesimo orgasmo della serata.
L’esplosione finale ti scuote violentemente, trattieni il respiro e ti lasci andare in un lungo attimo di estasi, eiaculi ancora, nonostante l’abbondante emissione di sperma di pochi minuti prima.

Mi trovo la mano innaffiata dal tuo liquido seminale caldo ed appiccicoso, parte finisce per terra sporcando il tappeto. Tolgo da tuo ano ormai non più vergine l’apparato sessuale che per una volta ti ha reso donna, ti lascio al tuo meritato riposo e mi reco in bagno per lavarmi e rendermi presentabile.
Quando ritorno in soggiorno sei ancora lì che mi guardi con aria incantata. Stanchi e appagati ci rivestiamo, usciamo e ritorniamo all’auto, mi dai un passaggio a casa mia.

Durante il tragitto sei silenzioso, ma io riconosco una luce di appagamento nei tuoi occhi, forse le emozioni sono state troppe in un’unica volta, ma ti vedo soddisfatto.
Siamo arrivati, prima di scendere osi chiedere il mio nome.
Ti guardo fisso negli occhi con espressione severa, poi mi addolcisco e ti rispondo con un sorriso, solo una parola, l’unica in tutta la notte …..
Irene.

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