Diario di un segaiolo – La fidanzatina

L’immagine della mia cara sorella che regalava immenso piacere al suo amichetto super dotato rimase impressa nella mia testa per tantissimo tempo al punto che fui ossessionato dalla pratica della spagnoletta.
Nel web cercavo solo video sull’argomento, era la posizione che più di tutte mi eccitava vedere. Ogni volta che vedevo quelle scene nel web, le ricollegavo a quell’estate sconvolgente e l’orgasmo non tardava ad arrivare.
Fu una candida ossessione; quando rivedevo Cristina anche solo leggermente scollata ripensavo al suo fortunato amico che stantuffava quelle meravigliose mammelle.

Fortunatamente lei era praticamente sempre assente studiando fuori e ci si vedeva praticamente d’estate o alle feste comandate a casa dei miei. Avesse continuato a vivere in casa con me probabilmente sarei diventato totalmente ossessionato e non sarebbe stata una cosa buona.
Il lavoro di elettrotecnico mi portava via tempo e pensieri e una sorta di colpo di grazia a quel pensiero fisso me lo diede un’altra ragazza, agli antipodi della mia formosa sorella, ma che aveva fatto breccia nel mio cuore.

Si chiamava Paola ed era amica di amici. La vidi diverse volte in giro negli anni precedenti, molto meno in tempi recenti tanto che pensai non vivesse più in città ma anche lei fosse partita per l’università.
Nella mia isola il 60% delle ragazze e donne sono tipicamente mediterranee; occhi scuri, more, più o meno formose. Seguono le brunette e in minoranza biondine. Le rosse invece sono proprio rarità.
Paola apparteneva alla maggioranza, stessa categoria di Cristina ma fisico diverso.

Mia sorella non era certo slanciata ma le curve le aveva abbondanti ,avanti e pure dietro. Paola invece era molto magra e le curve erano leggermente evidenti nel di dietro ,praticamente assenti davanti. (una sua foto in bianco e nero qui –>>
Pare strano ma persi la testa per una con la seconda di seno; il culo era un potenziale mandolino ma andava lavorato. Nel complesso era slanciata, due bellissimi fianchi che apprezzai solo dopo non averli più tra le mani, magra ma non scheletrica.

Curatissima, molto femminile nei modi di fare, mai volgare nel vestirsi, timida e un po’ silenziosa la conobbi facendo esplicita richiesta a Marianna, un amica con cui i rapporti erano buoni ma non intensi.
Una di quelle persone che becchi in giro e la saluti e chiedi come stai ma con cui non si esce mai insieme la sera. Il nostro gruppo di amici era praticamente di soli uomini salvo le volte che, saltuariamente, si univano la o le fidanzate dei vari elementi.

Quando Marianna la presentò al gruppo pensai subito di partire in svantaggio rispetto alla concorrenza dei miei amici, in particolare Mario che in adolescenza mi aveva sempre fregato le ragazze che puntavo. Ovviamente me le fregava prima che io ci provassi con loro quindi non si può dire fosse un infame. Spesso, per non dire sempre, non sapeva neanche che a me certe ragazze piacevano. Ovviamente loro stesse puntavano subito a lui che è sempre piaciuto più di me.

Avevo un complesso di inferiorità nei suoi confronti nonostante fosse più piccolo di me di 2 anni.
Si era sverginato in fretta mentre io a mala pena avevo iniziato a masturbarmi. Così, nonostante fosse più piccolo lui aveva nettamente più esperienza di me con le donne.
La prima volta che Marianna portò Paola nel gruppo stavamo tutti al bar e ci presentammo tutti con lei. Era proprio carina e fu apprezzata da tutti, Mario compreso.

Avevo messo un po’ in chiaro le cose confidandogli che avevo voglia di provarci con Paola e così riuscii ad avere strada libera.
A mio vantaggio ci fu il fatto che Paola pareva non avere particolari interessi per gli altri e già da subito riuscimmo a stringere un rapporto più stretto.
Iniziammo così a frequentarci per conto nostro; da bravo cavaliere raramente le feci pagare un conto al bar o un invito a cena.

Cominciai a farle capire che mi interessava approfondire la conoscenza ma lei inizialmente pareva restia:
“Sto bene da sola in questo periodo, al momento ti vedo come un amico!”
Un po’ tutti nella vita si sono sentiti dire queste frasi da una ragazza; io le conoscevo bene dall’adolescenza ma accettarle ora non mi andava proprio. Volevo quella ragazza, ormai avevo totalmente smesso di masturbarmi su vip o su porno, ero innamorato e il pensiero fisso era per Paola.

Quando uscivamo insieme non si vestiva mai provocante. Jeans e maglioni nei mesi più freddi, maglie a collo alto e gonne lunghe nei mesi più caldi. Non aveva bisogno di vestirsi provocante per farmi impazzire. Vedevo quel visino da brava ragazza e perdevo automaticamente la testa per lei.
“Non so se siamo fatti per stare insieme” mi respingeva lei mentre io insistevo e quasi imploravo
“Ti prego, prova a darmi una possibilità!” le dissi mettendomi in una pericolosa situazione.

Implorare una donna infatti la mette in una posizione di dominio. Paola da lì a poco infatti confidò a Marianna di avermi totalmente in pugno: “Per me farebbe qualsiasi cosa!”.
Era effettivamente vero, stavo uscendo pazzo da quella situazione di stallo. Avevo una ragazza favolosa a pochi cm ma non potevo toccarla e baciarla.
Marianna mi aiutò in maniera fondamentale. Con Paola erano amiche ma non certo intime e per me provava comunque un sano affetto.

Il nostro rapporto di amicizia crebbe quel periodo perché io le confidavo le mie difficoltà nel concretizzare qualcosa con Paola. Mi propose quindi di uscire con un’altra sua amica.
“Forse è meno bella di Paola ma è in gamba e molto simpatica” mi disse
Così lo scambio di sms con Paola e le uscite si ridussero all’osso fino al nulla totale con mio gran dispiacere.
Stavo troppo male e Elena, l’amica di Marianna, rappresentò una soluzione di ripiego.

Era effettivamente simpatica e alla mano ma chimicamente non shittava nulla con lei, non mi piaceva in pratica.
Il fatto che Paola non avesse più il controllo sul suo zerbino, cioè me, le fece shittare l’allarme.
Fu Marianna a confidarle che io mi sentivo con un’altra e da allora Paola cambiò totalmente registro nei miei confronti. Per quanto fosse carina infatti non aveva la fila di uomini davanti alla porta. Come scritto prima era riservata e in quegli anni lì l’unico social dove la gente si incontrava era il buon vecchio Badoo.

Facebook e gli smartphone non esistevano mica, se volevi conoscere qualcuno dovevi metterci la faccia reale
Sta di fatto che in quel periodo, forse per non sentirsi sola, forse perché quando rischi di perdere qualcuno ne cominci ad apprezzare le qualità, lei si rifece sotto e mi chiese di uscire. Ovviamente il richiamo di quella bella passerotta fu irresistibile. Mi sentivo con Elena ma volevo Paola.
Uscimmo e la sera stessa fu lei a stamparmi un bacio intenso.

Nacque ufficialmente la nostra relazione ed è impossibile descrivere l’emozione che provai.
Ma siamo su un sito porno, quindi passiamo al lato sessuale che è ciò che interessa di più.
La sua riservatezza era totale. La prima volta che si spogliò davanti a me fu come ammirare una venere. Era splendida, due tettine sode e un mandolino non sodo ma apprezzabile. Non faceva sport, probabilmente aveva solo bisogno di un po’ di squat perché geneticamente era veramente ben predisposta.

La vagina la rasava ma lasciava la strisciolina al centro. Mani affusolate e delicate, da pianista. Il primo rapporto fu totalmente manuale e fu lei a tirarmi una sega mentre eravamo ancora vestitissimi. Era un giorno d’autunno di una decina di anni fa. Me la fece sulla sua macchina, una piccola city car di seconda mano, regalo di suo padrino. Non conosceva ancora il mio pene per cui le prime volte la dovetti guidare nella sega; lei ne fu sorpresa “E’ la prima volta che mi capita!” disse dopo che le feci notare che mi stava facendo più male che godere.

Sapete, quando si ha una cappella grossa la risalita del prepuzio nell’atto della sega risulta complicata; in questo caso il pene o lo si scappella solo parzialmente o, se lo si scappella tutto, lo si fa risalire con calma e non con fretta. Lei lo stava facendo risalire con troppa fretta e il prepuzio si scombussolava tutto. Allora le presi la sua calda manina e le feci stringere il pene sotto la guida della mia sapiente mano che impose il ritmo giusto fino allo spruzzo finale.

Una parte dello schizzo finì nel suo cruscotto, altro colò sulle nostre mani. Lei era abbastanza schizzinosa e aveva sempre a portata di mano le salviette con le quali si ripulì subito la mano. Fu il primo orgasmo manuale che ebbi con lei. Nelle seghe successive cominciò ad imparare a muoversi da sola e stavolta con una mano impugnava il mio pene e con l’altra un fazzoletto per raccogliere il seme.
Dopo anni di seghe solitarie avere quella moretta li a fianco che mi sorrideva e me lo menava era bellissimo.

La sua vagina mi rimase off limits per almeno 2 mesi buoni da quel primo bacio.
Era tutto un mondo nuovo per me, verginello assoluto. Avevo appena imparato a limonare, ora era il tempo della prima scopata.
Paola non era vergine, ufficialmente almeno altri due cazzi erano entrati dentro di lei prima di me. La masturbai un po’ maldestramente prima di penetrarla. La cappella era la parte più impegnativa da far entrare.

Lei non vedeva cazzi da anni e ritrovarsi 15 cm di circonferenza che le dilatano la fica le fece un po’ male. Decidemmo che da quel giorno mi avrebbe guidato lei nella penetrazione dandomi indicazioni su quando spingere e che ritmo tenere.
Nonostante fossi verginello riuscivo a stantuffare parecchio e in maniera duratura, merito soprattutto dei preservativi. Non ho mai saputo quanto sarei potuto durare senza visto che i nostri rapporti furono dal primo all’ultimo protetti.

Lei era ossessionata dalla paura di restare incinta; temeva le pillole ma allo stesso modo temeva pure il preservativo e così fin dal primo rapporto mi disse:
“Quando stai per venire ti prego tiralo fuori, non venire dentro, non si sa mai sia bucato il preservativo!”
Non era una porca a letto, questo era chiaro, ma io l’amavo da morire ed ero strafelice anche di scoparla solo alla missionaria.
Mentre glielo spingevo fino in fondo era bello poterla baciare e leccare sotto il collo per poi risalire fino alla sua bocca e infilarci dentro la mia lingua; in quel momento preciso, sentire la sua lingua dentro la mia bocca mi faceva impazzire e aumentavo il ritmo spingendo più che potessi fino a farle quasi male.

Lei non urlava mentre si scopava, la sentivo gemere perché ovviamente stando attaccati anche se era silenziosa, il suo gemere si sentiva.
Mi avvisava sempre quando stava per venire e quello era il segnale che di lì a poco avrei dovuto togliere il disturbo e uscire dal suo corpo.
Completamente scappellato ma sempre dentro il lattice del preservativo, arrivava il momento di spruzzare. Per tutto il tempo in cui son stato con lei abbiamo sempre mantenuto quest’ordine: prima il suo orgasmo, poi il mio.

Fondamentalmente uscivo dalla sua fica con delicatezza (anche in fase di uscita le feci male qualche volta) e da li a poco lei lo prendeva in mano e lo masturbava fino a farmi venire.
Per molti forse non è il massimo ma per me avere la donna dei sogni nuda sotto o al mio fianco, appena scopata che mi fa venire con le sue mani era il massimo.
Nel primo periodo eravamo rimasti con questi standard: ci masturbavamo a vicenda nei preliminari, completamente nudi o nella sua macchina o nel letto di casa mia, quindi missionaria e quindi sega subito dopo nella stessa posizione.

Quando cominciammo ad avere sempre più confidenza iniziarono le sperimentazioni delle varianti. Lei sopra di me sia messa di fronte che di spalle e le prime volte che provai a montarla a 90, solo ed esclusivamente in fica eh.
A 90 anche col preservativo addosso la mia resistenza calava in maniera incredibile; non le resistevo proprio, impazzivo a veder quel culetto. Purtroppo però non avevo l’esperienza e la lunghezza necessaria per renderlo piacevole pure a lei.

Non ci provammo troppe volte onestamente, era troppo difficile per me. La prima volta dopo 4 colpi dovetti tirarlo fuori e segarmelo sopra le sue chiappe perché non resistevo neanche un po’. Fu l’unica volta in cui venni prima di lei, ovviamente con preservativo addosso.
Quella del preservativo fu anche un’autocondanna da parte mia. Dopo un annetto insieme mi feci audace e le proposi un modo nuovo per farmi venire: io messo a cavalcioni sopra di lei!
Lei in quella posizione conosceva solo la sega spagnola: “Ma non ho abbastanza tette per farla!” mi disse.

“Ma non con le tette amore, mi devi segare con la mano!” le risposi io.
Fu in assoluto la posizione più bella che feci con lei. Ancora oggi cerco porno che abbiano un finale simile, personalmente mi fa impazzire.
E così, ogni volta che finivo di scoparla in figa, che fosse il sedile reclinabile o il letto di casa, montavo a cavalcioni su di lei e mi facevo coccolare dalle sue ormai sapienti mani.

Il tutto però sempre col preservativo addosso; ecco perché vi parlai di autocondanna…
Le prime volte che mi misi a cavalcioni le dissi “Vorrei pure toglierlo il profilattico ma poi rischierei di sporcarti tutta amore mio!”
“Ecco bravo, allora tienilo!” mi rispose lei sorridendomi.
Avrei potuto schizzarla tutta, dal seno al suo visino innocente ed invece avevo una visione talmente romantica di lei che per me era quasi un peccato imbrattarla tutta del mio seme.

Fu così che non la schizzai mai!
Un’altra cosa fondamentale del nostro rapporto fu il sesso orale mai ricambiato. Quando potevo e mi veniva concesso provavo sempre a leccarle la fica. D’altro canto non ho mai insistito nel ricevere un pompino e non le chiesi neanche se ne avesse mai fatto qualcuno prima.
L’apice di questo trattamento fu raggiunto durante il primo 69 che facemmo dove, mentre io ci davo dentro di lingua, lei invece ci dava dentro di sega senza mai prenderlo in bocca.

Le chiesi il perché di tanta resistenza e lei mi rispose “Scusami tesoro, ma non mi piace l’odore!”
Non ho mai saputo che odore possano avere altri cazzi, se di coccolino o betulle o semplicemente di cazzo come il mio.
Eppure mi facevo la doccia ogni giorno e le chiesi di provarlo a succhiare anche sotto la doccia, tutto bello insaponato, ma niente anche lì. Il massimo che mi concesse fu una serie di baci mentre lo percorreva tutto dalla base fino alla punta mentre stavamo entrambi a letto.

Mi faceva impazzire quando percorreva il mio corpo baciandomi tutto; mancava però sempre la ciliegina, un bel pompino per finire il tutto.
Queste negazioni e autonegazioni all’inizio furono assolutamente trascurate da me ma col tempo divennero il substrato su cui nacquero le mie perversioni.
Dopo circa un anno e mezzo di relazione dove i rapporti sessuali erano circa 2 a settimana se andava bene, notai una certa fase di stanca in entrambi.

Facevamo sempre le stesse cose, magari in posti diversi, ma sempre posizioni classiche. Durante la missionaria il mio pene ogni tanto perdeva in durezza e allora lei sapientemente allungava la manina e mi toccava le palle stimolandomi. Mi faceva impazzire anche solo sentire le sue dita scivolare tra le mie cosce ed andare ad afferrarmi le palle.
Fu Marianna però a farmi scoprire un lato di me che avevo oscurato ma che è sempre esistito.

Mi confidò un sogno che fece “Non per allarmarti ma stanotte ho fatto un sogno di merda, c’erano Paola e Mario in effusioni amorose! Forse è meglio che stai attento” mi disse quasi ridendo.
Anche io sorrisi e poi la mandai a fare in culo in maniera amichevole.
Con Paola mi ero scoperto esser molto geloso in quell’anno e mezzo; ero geloso degli attori o celebrità che le piacevano da morire, ero geloso se passeggiando qualcuno provava a guardarle dentro le scollature o provava a fissarla.

L’estate era un periodo un po’ critico, tra gonne e scollature con rischi di scapezzolamenti.
Non che si vestisse in maniera provocante. Persino in intimo non riuscii mai a vederla in perizoma, eppure li aveva! Stessa cosa al mare, aveva dei normalissimi costumi due pezzi, nulla di provocante.
Quel sogno di Marianna cominciò ad esser un tarlo; all’inizio non ci feci quasi caso però nel mentre scavava sempre più in profondità insinuandosi dentro la mia testa e covando tutta una serie di fantasie perverse.

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