Diario di un rapporto molto particolare. – 9

CuckolF – Parte quinta

Oggi ricorre l’anniversario della prima scopata tra il Bull e mia moglie. Si festeggerà a casa mia.
Come prevedevo ho passato la giornata nel traffico, ma almeno sono riuscito a trovare tutto: millefoglie, vino, champagne (ho aggiunto anche un prosecco per gli antipasti), astice, rombo, carpaccio di tonno e di pescespada. Ho anche comprato, come richiestomi, un collare in un negozio per a****li, di cuoio. La misura l’ho scelta a occhio, ma poi lo ho provato una volta in macchina e andava bene.

Ho iniziato a cucinare verso le sei, per non rischiare di fare tardi. Il sugo con l’astice fatto, il rombo pronto per essere infornato, vini in frigo, non mi resta che apparecchiare. Uso tovagliato di lino di prima qualità, servizi di piatti bicchieri e posateria delle grandi occasioni. Aggiungo un centro tavola di fiori freschi presi al fioraio sotto casa e due candelieri d’argento. Dispongo anche i vassoi con il carpaccio sul tavolo assieme alle fette di pane tostato e a quanto occorre per imburrarle.

Ho anche approntato un centro tavola, che ho deciso di realizzare solo all’ultimo momento prima di salire in casa. La fioraia, vedendomi carico di pacchetti, mi ha chiesto se per caso oggi era un’occasione speciale. Quando le ho risposto di si, che più o meno lo era, rivolgendomi un bel sorriso mi ha salutato così:

-Allora auguri per stasera! Mi saluti tanto anche la sua signora…è proprio fortunata ad avere un marito come lei che pensa proprio a tutto!

Ironico, ma calzante, non trovate?

Controllo l’orologio: le sette e un quarto.

Ho tutto il tempo per prepararmi con calma.
Faccio la doccia e mi accerto di non avere ricrescita di barba alcuna; segue il solito clisterino preventivo, mi secca un po’ doverlo fare anche perché immagino che stasera, data la particolare occasione, il Maschio di Casa dedicherà più tempo alla mia signora che a me, ma è sempre meglio non rischiare.
Indosso un perizoma nuovo che mi ha regalato Marisa qualche settimana fa e che ancora non ho mai messo.

Un paio di autoreggenti, nuove anche queste (quelle che avevo domenica le ho dovute buttare essendosi sfilate tutte sule ginocchia durante la mia prolungata permanenza in posizione…canina), pettorina nera fresca di bucato e infine acconcio il solito foulard sui capelli a mo’ di turbante. Non so bene se il collare devo indossarlo subito oppure no. Nel dubbio decido di lasciarlo impacchettato e di aspettare che mi dicano loro cosa farne. I sandali, come sempre, li porto con me in cucina per indossarli all’ultimo momento.

Ore: 20. 50
Sforno il secondo e do un’ultima controllata in giro per assicurarmi che sia tutto a posto. Accendo lo stereo regolandone il volume molto basso, tanto per fornire un piacevole sottofondo di a base di chill-out music.
Giusto il tempo di infilare le scarpe e accendere le candele in tavola e suona il citofono.

-Fighetta…apri. La tua Signora e il tuo Signore sono qui…

Mentre li attendo come sempre inginocchiato accanto alla porta socchiusa, mi chiedo che faccia farebbe la fioraia se, trovandosi a passare lì sotto, potesse sentire quelle parole.

Venti minuti dopo, intanto che si cuociono le linguine, sto servendo il prosecco con gli antipasti. Marisa si è cambiata d’abito, ha indossato un abito da sera con tanto di scollatura vertiginosa e spacco assassino alla gamba destra e porta un paio di strani sandali argentati che le risalgono la caviglia in forma di serpente. Non li ho mai visti prima e osservandoli meglio si vede che sono nuovi. Conoscendo il feticismo di Bull Bruno in materia di calzature, non mi meraviglierei se fossero un suo regalo per la ricorrenza.

Per tutto il tempo che dura la cena, se ne stanno lì a tubare come due piccioncini, mano nella mano, scambiandosi ogni tanto frasi tenere sottovoce e risatine compiaciute. Io continuo a servire portate con discreta professionalità, al solito sculettando avanti e indietro dalla cucina.
Vengo praticamente ignorato per tutto il tempo.
Solo al momento del brindisi finale Bull Bruno mi invita a prendere un terzo bicchiere e ad unirmi a loro.

E’ chiaro che deve trovare molto divertente il pensiero di vedermi brindare alla prima in assoluto delle loro innumerevoli scopate. Del collare non se ne è parlato proprio e io mi guardo bene dal tirare in ballo l’argomento.

-Paoletta…io e la Signora ci ritiriamo a festeggiare a modo nostro in camera adesso. Non vogliamo essere disturbati per nessun motivo, intesi?

Faccio un cenno d’assenso con il capo, continuando a trasportare gli avanzi e le stoviglie sporche in cucina.

Marisa si alza dal tavolo e chinandosi a dare un bacio sulle labbra a lui che rimane seduto a fumare:

-Dammi solo 10 minuti…voglio farmi bella per te.

E lascia il soggiorno.
Sono in cucina e ho intenzione di rimanerci. Non ho nessuna voglia di rimanere da solo con lui. Invece, due minuti dopo, mi raggiunge.

-Dov’è il collare che Marisa ti ha detto di comprare, fighetta?

Prendo il pacchetto col collare e glielo porto.

-Vedi…per far in modo che tu possa ricordare bene quello che ti è successo l’altro ieri…

E intanto scarta il pacchetto…

-…voglio che d’ora in poi, fino a nuovo ordine…

Esamina attentamente collare e guinzaglio.

-…ogni volta che sarò in questa casa io, tu indossi questo per me. A partire da ora.

Mi fa segno di avvicinarmi a lui.

-Così, vedendolo al tuo collo, saprò che non hai dimenticato come ci si deve comportare col Padrone…Giù, adesso.

E indica il pavimento, ai suoi piedi.

Mi inginocchio senza farmelo ripetere, ma non sembra bastargli.

-Non ti ho mica detto di metterti in ginocchio…

Lo guardo interrogativamente.

-…secondo te le cagnette stanno in ginocchio?

Capisco l’antifona e mi lascio cadere a quattro zampe. A questo punto mi allaccia il collare.

-Ooh…adesso sei davvero una cagnetta come si deve…

Poi mi passa dietro, scosta con la mano il perizoma e fa sporgere la gabbietta, la afferra e inizia a trascinarmi all’indietro verso il sostegno metallico che scarica in terra il peso di una grossa mensola.

Non posso far altro che rinculare, se non voglio che i miei già poco utili attributi maschili gli rimangano in mano.
Fa passare il guinzaglio attorno al sostegno, lo infila nel cappio che funge da impugnatura, poi ne aggancia il moschettone all’anello della gabbietta. Infine tira fuori dalla tasca un lucchetto e lo fa shittare tra moschettone e gabbietta in modo che io non possa sganciarmi.

-Sai come si dice, fighetta:”fidarsi è bene…”

Me ne rimango lì a quattro zampe, col guinzaglio a tirarmi le palline.

-Voglio che non ti muovi di qui, capito? Non devi alzarti per tutto il tempo che me ne starò di là a scopare la tua signora, stasera, chiaro? Se non ti fossi comportata così male ti avrei fatto assistere…magari ti avrei anche fatto uscire dalla gabbietta per concederti una schizzatina… Quant’è che non vieni? Quattro…cinque mesi? Avrai le palline gonfie eh? Beh…almeno fino all’anno prossimo non se ne parlerà proprio, mi sa… Comunque…siccome oggi ricorre la prima volta che la tua signora ha potuto assaggiare cosa si prova ad avere un vero maschio tra le gambe

Prende un paio di insalatiere dallo scolapiatti.

-…è giusto che possa festeggiare anche la cagnetta di casa.

In una delle due mette alla rinfusa avanzi della cena: linguine, pesce, millefoglie… poi schiaccia tutto con una forchetta a farne una specie di pappone, nell’altra versa il resto del vino e infine le mette entrambe in terra, vicino a me.

-Ecco qua…mi raccomando, quando tornerò per liberarti prima di andare via voglio che tu abbia finito tutto…anzi, voglio proprio trovare le scodelle tirate a lucido con la lingua, capito!?

Guardo il pappone nell’insalatiera: sembra piuttosto disgustoso.

Lui fa qualche passo indietro e mi contempla con aria pensosa, come un artista contempla una sua opera cui manchi ancora qualcosa.

-Mmm…lo sai cosa ti manca per essere perfetta, cagnetta?

Preferisco non chiederglielo.

Si gira attorno in cerca di qualcosa. Poi sceglie una frusta per dolci appesa sopra i fuochi e la impugna nella mano destra, con le dita della sinistra invece raccatta un po’ del burro per le tartine, ormai semisciolto, dalla vaschetta in cui lo avevo messo prima e me lo spalma sommariamente fuori e dentro il culo.

Poi, infilandoci il manico della frusta per dolci:

-La coda, cagnetta…la coda! Voglio trovarla al suo posto, dopo, non pensare nemmeno di poterla togliere da sola…

Con queste parole, dopo essersi ripulito le dita sulla mia pettorina, gira su sé stesso e se ne va di là a scoparsi mia moglie, soddisfatto.

Mi faccio forza e affronto la ciotola di “pappone”. Già al primo boccone trovo davvero rivoltante il miscuglio di sapori, ma mi faccio forza e continuo a mangiare.

Sono le 10 e mezza e so che bull Bruno stasera non si fermerà a dormire qui. In questi casi di solito si sbatte mia moglie per un paio d’ore e, dopo averle fatto la figa lessa ed essere venuto almeno un paio di volte, si riveste e se ne va.

Non mi è stato specificato se possa usare le mani per mangiare o meno; teoricamente, visto che vuole umiliarmi trattandomi come un a****le, l’idea sarebbe quella di farmi mangiare e bere dalle ciotole direttamente con la bocca, ma certo che usare le mani semplificherebbe non poco l’operazione, permettendomi al tempo stesso di tentare di separare i vari cibi mescolati.

Decido di usare le mani, al limite dopo leccherò bene le dita per non lasciare prove del misfatto. Il pericolo è che il bull possa affacciarsi all’improvviso in cucina, magari tra una sborrata e l’altra, per venire a controllare. In quel caso sarei nei guai.
Posso però regolarmi dai rumori che sento distintamente provenire dalla camera da letto: qualora Marisa smettesse per più di pochi secondi di gemere di piacere vorrebbe dire che le ha sfilato il cazzo dalla figa.

In quel caso, a scanso di complicazioni, potrei passare rapidamente all’usare la bocca invece delle mani.

Le pause di silenzio si verificano 5 o 6 volte durante il tempo che mi è necessario a ripulire le due ciotole, ma Bull Bruno non viene a farmi visita. Magari questi silenzi corrisponderanno a semplici cambi di posizione…

Non sono molto preoccupato che Marisa possa vedermi conciato così. Ho capito che anche lui preferisce tenerla fuori da queste punizioni, un po’ troppo estreme, forse, per i gusti di lei, quindi confido nel fatto che la terrà lontana dalla cucina fintanto che mi troverò in terra come un cane, con la faccia imbrattata di cibo, con tanto di coda e tenuto alla catena per le palle.

Il guinzaglio mi consente una certa libertà di movimento e, anche se non oso alzarmi in piedi, posso quantomeno cambiare posizione spesso e non sentire troppo dolore alle ginocchia, come domenica scorsa.
Il vino nella ciotola non era poco e mi gira un po’ la testa. La frusta piantata in culo non fa male, ma mi umilia tantissimo il doverla tenere così, attento a non farla cadere in terra.
I gemiti di piacere sono finiti da un po’ ma passa ancora un quarto d’ora buono prima che il bull mi raggiunga.

E’ completamente nudo e ha con se i suoi vestiti. L’enorme uccello che ha tra le gambe, ancora barzotto per via della lunga erezione, è umido dei loro umori.

-Allora fighetta…o forse dovrei dire cagnetta, suona più appropriato…mangiato tutto? Mmm… fammi controllare…vedo che hai ripulito bene tutto quanto… dovevi essere affamata…

Avvicina uno sgabello e si siede a gambe larghe davanti a me.

-Ma…che sbadato! Ho dimenticato di sciacquarmi il cazzo, dopo essermi ingroppata tua moglie! Beh…sai cosa fanno le brave cagnette al padrone in questi casi, no?

Capisco benissimo dove vuole arrivare e senza bisogno di ulteriori istruzioni inizio a ripulirglielo con la lingua.

Spero solo che non gli si rizzi un’altra volta, mentre lo faccio, perché in quel caso toccherebbe a me provvedere, in un modo o nell’altro, e non ne ho proprio voglia.
Sono fortunato: gli rimane moscio. Evidentemente si è svuotato ben bene i coglioni dentro mia moglie, stasera, e non gli tira più.

-Brava la mia cagnetta…bel lavoro. Adesso il tuo padrone ti libera così puoi finire di mettere a posto tutto… poi ti vai a fare una bella doccia e…a nanna!

Apre il lucchetto e mi libera.

Non mi alzo da terra finché non mi dice lui che posso farlo.

-Tieni tutto per te, cagnetta, capito? Marisa non ne deve sapere nulla, intesi? Ho aspettato apposta che si addormentasse prima di venire a liberarti proprio per questo…fortuna che non le ci è voluto molto a prender sonno, dopo la ripassata che le ho data…hehehee

Dopo aver lavato le mani lo aiuto a rivestirsi, gli allaccio le scarpe e lo accompagno alla porta di casa.

– Attenta, cagnetta…se vengo a sapere che hai detto qualcosa a Marisa, per te sono dolori.

Non replico, mi limito ad inginocchiarmi davanti a lui e a baciargli cazzo e palle attraverso i pantaloni in segno di ringraziamento da parte mia e di mia moglie.

Così come si conviene.

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