Diario di un rapporto molto particolare. – 12

Divento Monique – Inizio della mia totale femminilizzazione.

E’ arrivato il sabato sera. Il bull lo passerà con mia moglie a casa mia, io invece a dare una bella pulizia a fondo a casa sua, come accade oramai settimanalmente. Non ho le chiavi, ovviamente, ad aprirmi sarà Lisa, la sensualissima trav brasiliana sorella della misteriosa trans che ho scoperto essere molto amica del bull e della cui esistenza mia moglie sembra essere all’oscuro.

Lisa è appena giunta dal suo paese per ripercorrere le orme della sorella, che ha intrapreso una fulgida carriera come e****t qui in Italia. Rimarrà per qualche giorno ospite di Bull Bruno, prima che Melany (sua sorella appunto) le trovi una sistemazione. Tutte cose che a me, che devo solo svolgere il mio compitino di maid, non devono interessare e di cui dovrò evitare, come preteso tassativamente da Bull Bruno, che mia moglie Marisa venga a conoscenza.

E’ proprio per questo che il bull, contrariamente al solito, invece di farsi raggiungere da mia moglie in casa sua come ogni fine settimana, si è trasferito in casa mia e ha spedito me qui a fare la “donna delle pulizie”. Lisa è al corrente di tutto, ed abbiamo già fatto conoscenza. Appena arrivata dall’aeroporto qui, infatti, sono stato proprio io a doverla accogliere in questa casa (e in “uniforme” da sissymaid per giunta) data l’assenza di Bull Bruno.

E’ iniziato così per me un weekend assolutamente imprevedibile. Sono successe così tante cose…ma andiamo con ordine.

Ore 18. 50
Sono arrivato con qualche minuto di anticipo, provo a suonare al citofono ma non mi risponde nessuno…bah…aspettiamo. In fondo non sono ancora le 19. 00.

Ore 19. 15
Ho provato a citofonare di nuovo alle 19. 00, ma ancora nessuna risposta. Mi faccio convinto che in casa non c’è nessuno e decido di aspettare fino alle 19.

30, poi telefonerò a Bull Bruno per chiedere istruzioni. Intanto me ne rimango in macchina, parcheggiato a qualche metro dal cancello.

Ore 19. 25
Proprio mentre sto cercando sulla rubrica del cellulare il numero del bull, arriva una Smart e si accosta alla mia auto. Ci sono due persone a bordo. Si abbassa il finestrino e riconosco Lisa, anche se stavolta è completamente “en femme”, vestita e truccata come una normale ragazza.

Mi fa cenno di seguirla dentro con la macchina mentre apre il cancello col telecomando. E’ quello che faccio.

Parcheggiate le auto dentro, scendiamo. Ho subito l’impressione di vederci doppio: dal lato del guidatore infatti è sceso il suo perfetto doppio: una sventola di carnagione scura, gambe lunghissime e abbigliamento molto ricercato. Stessi lineamenti, stessa corporatura, stessa altezza. Unica differenza le tette, che sembrano assolutamente reali e abbastanza ben visibili nonostante gli abiti invernali: inequivocabilmente la sorella trans.

-Tu devi essere la schiavetta di Bruno, giusto?

Parla italiano, anche se con forte accento brasiliano. Sorvolo sul termine “schiavetta” e rispondo con un generico:

-Salve…

Mi squadra da capo a piedi, dice qualcosa a Lisa che non capisco, poi, rimontando in macchina, si rivolge ancora a me:

-Tratta bene mia sorella, capito?

Mette in moto e ci lascia lì.

Lisa si dimostra come sempre gentile e amichevole, scusandosi del ritardo e precedendomi in casa.

Bull Bruno le ha evidentemente fornito le chiavi.
Appena dentro faccio per prendere la mia uniforme da sissymaid dall’armadio a muro, ma lei mi ferma, facendomi segno di seguirla in camera sua. Una volta lì mi spiega di aver ricevuto da Bruno e dalla sorella l’incarico di insegnarmi come ci si trucca propriamente e che, per questo, non c’è bisogno che io indossi l’uniforme. Rimango un po’ sorpreso ma non faccio obiezioni, mi limito a togliere maglione e camicia, rimanendo a torso nudo, così come lei, a gesti, mi chiede di fare.

A giudicare da come è truccata lei, deve essere una vera esperta in materia. Sono proprio curioso di vedere cosa saprà fare con la mia faccia, dai lineamenti regolari si, ma non certo femminili come i suoi.

Mi fa sedere su una sedia che prende dal soggiorno e per prima cosa mi mette in testa una specie di cuffia di nylon molto stretta, tessuto tipo calza femminile, poi controlla che sia perfettamente sbarbato e, con un rasoio usa e getta, toglie qualche pelo sfuggito alla rasatura.

Poi mi pettina con uno spazzolino le sopracciglia accorciando con una forbicina quelle più lunghe. Con un paio di pinzette toglie qualche pelo qua e là, poi mi spalma in faccia una specie di fondo tinta in crema. A questo punto inizia ad usare pennelli e pennellini, ritoccando in successione: zigomi, occhi, labbra. Infine da una shitolina estrae delle ciglia finte e le applica alle mie palpebre. Nel mentre mi spiega che quella che ho incontrato è sua sorella, che è a Roma da diversi anni e che fa la “Mistress Transex”, che ha uno studio in uno dei migliori quartieri di Roma, l’EUR, e che più tardi passerà a prenderla per portarla in un locale, dato che stasera, come ogni sabato, non lavora.

Conta molto su di lei per essere introdotta nell’ambiente, anche se, a differenza della sorella, non ha alcuna intenzione di fornire prestazioni da mistress, ma da semplice e****t.

A sentir lei, sua sorella, che si fa chiamare Melany, guadagna sui 250 euro a “prestazione” e pare ne faccia di media un paio al giorno. Faccio un rapido calcolo e mi escono un 15. 000 euro al mese! Se vero, e non ho motivo per dubitarne, è roba da capogiro!

La sessione di trucco procede per quasi un’ora e non la trovo affatto spiacevole, anzi… Spero solo che Bull Bruno non pretenda che io mi trucchi in questa maniera troppo spesso.

Poi è la volta della manicure con impiego di unghie finte che mi vengono applicate e poi laccate di rosso cupo, così come quelle, vere, dei piedi. Alla fine Lisa tira fuori, non so da dove, una parrucca di capelli neri a caschetto e me la aggiusta in testa, poi mi fa alzare e spogliare completamente, cosa che faccio con un po’ di vergogna nel dover mostrare la mia birdcage. A parte un mezzo sorriso, non sottolinea la cosa e procede a fornirmi una serie di accessori che via via mi fa indossare: autoreggenti, tanga e reggiseno che imbottisce con delle protesi di silicone non enormi ma molto realistiche al tatto e, alla fine, un vestitino a tubo nero molto corto e scollatissimo dietro.

Infine sceglie per me un paio di sandali altissimi molto belli, neri e me li allaccia ai piedi lei stessa. Completa il tutto con braccialetti a cerchio, una cavigliera a catenina e orecchini pendenti a clips.
Si compiace per il fatto che io sia già completamente depilato (la depilazione di gambe, braccia a torso è stata una delle prime cose che il bull, assieme a mia moglie, mi abbiano imposto già da anni, poi rimira per un attimo il suo lavoro con un sorriso di ragazzina soddisfatta,mi fa alzare e mi conduce in bagno, davanti allo specchio.

Mi guardo.

OHCCAZZO! Davanti a me ho una specie di “femme fatale”, non il vecchio me stesso, praticamente irriconoscibile e decisamente arrapante!
Sto rimirandomi a bocca aperta. Non riesco a staccare gli occhi da quella femmina voluttuosa che mi guarda di rimando dallo specchio. Sento il mio stesso cazzo indurirsi nella gabbietta, mentre balbetto un:

-Ma…sei stata…bravissima!

Mi risponde che, se sia stata bravissima o meno, lo giudicheremo più tardi, stasera, a seconda del numero dei maschi che riuscirò a rimorchiare.

EEEEEHHHHHH???????!!!!!!!!

Cerco di capire se il suo sia solo un modo di dire, una specie di scherzo, ma lei sembra sinceramente sorpresa che io non sia al corrente del fatto che più tardi dovrei andare con lei e la sorella al locale cui accennava prima.
Le faccio sapere che non se so niente e che davvero non è possibile anche perché Bull Bruno si arrabbierebbe a sapere che non sono rimasto qui e blablabla…
Rimane un po’ perplessa ma non insiste.

Ammette l’eventualità di aver capito male.
Melany comunque passerà a prenderla verso mezzanotte e, siccome è lei ad aver parlato con Bruno, ne saprà sicuramente di più.
Nel frattempo le chiedo se sappia di che locale si stia trattando.
Mi spiega che è un locale per trans/trav e che ovviamente ci vanno anche uomini, una specie di night-club, una discoteca erotica in cui si ascolta musica, si balla, si beve, ci si conosce, ma si fa anche sesso: pare infatti ci siano dark-rooms e camerini appositi.

Più o meno tutte le trans della capitale lo frequentano e pare sia molto “in” farsi vedere lì al venerdì o al sabato sera. Una buona occasione per essere presentata in giro, per una che voglia iniziare la sua attività di e****t trans a Roma, insomma.

Sono ragionevolmente certo che abbia capito male riguardo al mio accompagnarle lì e mi tranquillizzo. Inoltre, nel caso, davvero non riuscirebbero mai a convincermi ad andare con loro, per cui, nessuna paura.

Trascorriamo il tempo fino alla mezzanotte mangiando qualcosa che preparo al volo, guardando un po’ di tele e, soprattutto, dando quasi fondo a una bottiglia di “cachaça” (una specie di distillato di canna da zucchero) che Lisa ha tirato fuori dal suo bagaglio. Attorno alla mezzanotte, come previsto, suona il citofono: e’ arrivata Melany.

E’ Lisa ad essere andata a rispondere; nonostante mi stia abituando a comprendere quello che dice, stavolta non capisco molto, vuoi per il modo veloce in cui dialoga con la sorella, vuoi per il troppo alcool ingurgitato finora.

So solo che dopo un paio di minuti, invece di veder Lisa uscire, vedo Melany entrare.

-Cos’è questa storia che non vorresti venire?

-Non è una storia…è che Bruno sicuramente non sarebbe d’accordo se uscissi di qui…

Mi guarda negli occhi dopo avermi scrutato da capo a piedi, poi guarda Lisa, poi di nuovo me.

-Bruno mi aveva detto diversamente…

-No, guarda…devi aver capito male…ci deve sicuramente essere un equivoco…io sono qui solo per pulire la casa.

Estrae il cellulare dalla borsa e, ignorandomi, compone un numero.

-Bruno…meu amor…la tua schiavetta qui dice che le hai detto di non muoversi da casa…ah…ho capito…dice che no…te la passo…

Mi porge il cellulare. Lo prendo e rispondo.

-Pronto?

-Fighetta…non vorrai mica farmi fare brutta figura?

Parla piano, come se non volesse farsi sentire, probabilmente da Marisa.

-Ma…cosa dovrei fare? Queste vogliono portarmi a un locale!

-E tu vacci! …Che almeno ti diverti un po’ e rimedi pure qualche bel cazzo! Non mi rompete più con queste stronzate…fai come ti dice Melany e…divertiti!

E chiude.

Rendo il telefono alla sua proprietaria, perplesso.

-Allora? Ti sei convinta adesso? A proposito…com’è che ti chiami?

-Paolo…

-Si, vabbè…da ora ti chiami Monica che è un bel nome da troia…anzi…Monique, alla francese, che è ancora meglio, ok? Adesso sbrigatevi a scendere che ci aspettano in macchina, io vado avanti.

Dice qualche altra cosa a Lisa ed esce di casa.
Ammetto che, anche forse per via della cachaça, se da una parte sono intimidito, da un’altra mi sento estremamente eccitato.

Lisa mi porge una borsetta e un soprabito, ne indossa uno a sua volta, poi prende le chiavi di casa ed esce sul pianerottolo. La seguo, incurante del rischio di poter incontrare gli affittuari del piano di sotto.

Fuori dal cancello c’è una grossa Mercedes scura ad attenderci. Alla guida un uomo distinto sulla quarantina, sul sedile accanto a lui, Melany. Saliamo dietro mentre Melany fa le presentazioni.

-Mia sorella Lisa, la sua amica Monica.

Lui è Maurizio.

Il tizio è cordiale, ma io mi limito a fargli un cenno di saluto con il capo. Partiamo alla volta del famigerato locale.
Mezz’ora dopo siamo a S. Giovanni, quartiere medio-borghese sulla via Appia, in cerca di parcheggio. Durante il viaggio non si è parlato molto, per via della musica a tutto volume. Stiamo cercando parcheggio e prego solo Dio di trovarne uno il più vicino possibile all’ingresso del locale per non dover fare molta strada a piedi vestito così.

*

Abbiamo parcheggiato non molto distante, ma comunque sempre ad un centinaio di metri almeno. I cento metri più lunghi della mia vita. Nella via praticamente c’è solo gente diretta allo stesso posto dove siamo diretti anche noi (e pertanto difficilmente scandalizzabile), ma ho la sensazione che abbiano tutti quanti gli occhi puntati su di me. Ovviamente non è così, anche perché, con a fianco due come Lisa e Melany, difficilmente qualcuno potrebbe preferire guardare me piuttosto che loro…

*

Siamo appena entrati in una sorta di anticamera, dopo aver disceso qualche scalino rispetto al piano stradale.

C’è una specie di biglietteria e solo adesso mi accorgo di non aver soldi con me. Fortunatamente il nostro accompagnatore, Maurizio, sta provvedendo a pagare lui per tutti. Sorge però un problema: il locale è formalmente un circolo privato e tutti gli avventori devono essere muniti di tessera associativa. Può essere rilasciata al momento e infatti così viene fatto per Lisa, mentre Melany e Maurizio già ne hanno una, quando arriva il mio turno la ragazza che è dietro alla cassa mi chiede un documento per la registrazione e io, oltre ai soldi, non ho dietro nemmeno quello.

Comunico il fatto alla cassiera che fa un po’ di storie. Interviene Melany a garantire per me e, siccome pare sia molto conosciuta qui, i problemi vengono facilmente superati: do nome e cognome di fantasia, maschili, e mi viene rilasciata una tessera. Entriamo nel locale vero e proprio.

Il posto è illuminato in modo discreto, pareti ed arredamento hanno toni cupi: prevalgono il nero ed il rosso cremisi. C’è un grande bancone-bar dietro al quale due trans molto attraenti servono da bere ai pochi avventori.

Nonostante sia quasi l’una il locale infatti è ancora semivuoto; ci sono solo un paio di dozzine di clienti, la metà dei quali trans. La clientela maschile è eterogenea: ci sono ragazzi sulla ventina e signori distinti e molto più maturi, tutti sembrano essere a proprio agio. La sala è grande e c’è una pista da ballo al centro, c’è musica anche se nessuno però sta ancora ballando. Qua e là arredi fetish quali vere gabbie metalliche completano il quadro.

Da questa che è la sala principale si dipartono un paio di corridoi scarsamente illuminati che portano non so dove.

*

Melany sta presentando Lisa ad altre transessuali in giro per la sala, Maurizio chiacchiera amabilmente con tutte e io cerco di mantenermi abbastanza vicino a loro, ma non troppo, per evitare di essere presentato (o forse sarebbe meglio dire “presentatA”) anch’io…
Il mio unico scopo per il momento è quello di essere notato/a il meno possibile, so di essere praticamente irriconoscibile ma l’irrazionale paura di poter incontrare qualcuno che conosco e che possa riconoscermi mi paralizza.

Prendo un gin-tonic, poi un altro. Mi aiutano a sciogliere la tensione. Finalmente comincio a sentirmi meno a disagio. Molto meno a disagio di quanto mi sarei aspettato.

Sono cosciente degli sguardi dei maschi attorno a me, mi guardano con interesse, mi sorridono. La cosa, invece che mettermi a disagio, mi lusinga. Inizio a sentire una sorta di calore interiore, mi sorprendo a pensare a me stesso come ad una vera e propria femmina.

La cosa mi rende euforicA.

La gente attorno a me ha iniziato a ballare, mi tolgo dalla pista spostandomi verso una parete. Ho perso contatto con Lisa e Melany, loro stanno ballando e sembrano divertirsi molto, io non sono stato mai un gran ballerino anche da uomo, figurarsi come donna…

La musica risuona fortissima, la sala si è riempita all’inverosimile e mi gira un po’ la testa. Decido di fare un giretto esplorativo.

Il corridoio che avevo notato prima si addentra in zone del locale scarsissimamente illuminate. Le pareti dipinte di nero non aiutano a migliorarne la percezione. Noto diverse porte, alcune chiuse, altre aperte. Da alcune di quelle chiuse, nonostante il frastuono generale, percepisco risatine e gridolini, affacciandomi in quelle aperte distinguo, nonostante l’oscurità imperante, vere e proprie dark-rooms, alcune arredate con qualche poltrona o divano, altre totalmente vuote e anguste. In fondo al corridoio una porta aperta dà su di un ambiente fortemente illuminato: una toilette.

Mi affaccio, le porte per i maschi a sinistra, quelle per le femmine (e le trans) a destra.

Mi sento osservata e per assumere un comportamento naturale mi dirigo verso una delle porte aperte sul lato destro, come dovessi andare in bagno, ma, quando sto per entrare, sbuca da non so dove una biondona che mi spinge dentro con sé e chiude la porta.

-Scusa…non ce la facevo più…

Si comporta in maniera naturalissima, si dirige verso il water e, tiratoselo fuori, comincia a liberare la vescica, in piedi.

Io mi dirigo invece verso lo specchio sul lavabo facendo finta di controllare il trucco.

-Non ti ho mai vista qui…sei nuova? Italiana?

Mi dice mentre continua a fare pipì.

-Prima volta qui. Sono italiana, si…

Faccio io guardandomi allo specchio, ancora non abituata a vedermi così femminile.

-E’ un postaccio, ma vedrai che ti divertirai…

Ride, si ricompone e si affianca a me davanti allo specchio, poi continua:

-Scusa se ti sono passata davanti eh…ma me la stavo facendo praticamente addosso…

E sorride.

Io, che non ho certo intenzione di mostrarle la gabbietta che indosso, mi affretto a blaterare un:

-Ma no…figurati…ero solo entrata per controllare il rossetto…

-I pompini rovinano sempre il trucco eh?

Dice lei ridacchiando.

Mi limito a sorriderle di rimando, come se la sapessi lunga.

-Comunque io sono Dany, piacere.

Mi fa porgendomi la mano.

-Piacere mio…Monique.

Rispondo io stringendogliela.

-Comunque, sei uno schianto…vedrai che qui rimorchierai tutti i maschi che vorrai!

E, facendomi l’occhiolino, apre la porta e se ne va.

Esco anch’io.

Mi sa tanto che la notte è giovane e potrebbero accadere ancora tante cose….

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