Come Cenerentola

Come Cenerentola.

La timidezza non fa meno danni della sfrontatezza ti mette in situazioni davvero imbarazzanti facendoti fare cose che non avresti mai pensato di fare se fossi stata un po’ meno introversa.

E fu così che a quattordici anni mi ritrovai fidanzata con uno che non avevo scelto io uno che non mi piaceva più di tanto che divenne il mio moroso solo perché non seppi dirgli di no per timidezza.

E sempre per timidezza, facevo tutto quello che mi chiedeva, glielo prendevo in bocca e nell’ano in vagina no perché temeva che potessi rimanere incinta.
Mi vergognavo tantissimo di quello che facevo specialmente dopo aver saputo da una mia amica che certe cose le facevano solo le puttane.
Ma non avevo il coraggio di ribellarmi al volere di Giuseppe.
Per mia fortuna il padre di Giuseppe che era carabiniere, fu trasferito in un’altra città così non lo vidi più.

Ah! Finalmente libera.

Non corsi più pericoli fino a diciassette anni, quando mia madre decise di mandarmi in vacanza con suo fratello Vittorio e la sua famiglia composta: da tre figli maschi più la moglie. Presero una casa sulla riviera romagnola a Milano Marittima per la precisione. Ero certa che quell’invito era partito da mia zia, le serviva qualcuna che la aiutasse, non era facile stare dietro a quattro maschi con il mio aiuto si sarebbe districata meglio godendo anche lei della villeggiatura.

Carmine, Silvio e Stefano.
Questi erano i nomi dei miei cugini Carmine, aveva diciannove anni Silvio diciassette come me e Stefano quindici. Tutti e tre dei gran rompicoglioni assai viziati dalla madre. L’appartamento era molto grande con sette posti letto la cameretta con letto a castello era destinata a me e Stefano lui sopra io sotto.

La spiaggia distava dalla casa un centinaio di metri dalle finestre si vedeva il mare.

Sistemammo tutto zia Rachele ed io mentre i maschi andarono a fare un giro di perlustrazione per il paese.

Dopo finito, andammo in bagno per la prova costume. Zia era un tantino grassottella
aveva qualche chilo di troppo, ma in compenso il suo viso era bellissimo. Indossò un costume intero nero con dei grossi fiori dipinti la schiena era del tutto scoperta dall’inguine venivano fuori dei ciuffetti di pelo ridemmo. Io, misi un bikini bianco, le mutandine mi stavano bene mentre il reggiseno era un tantino piccolo, il seno traboccava dai lati e dire che l’avevo comprato l’anno prima il seno era cresciuto senza che me ne fossi resa conto.

Anche a me venivano fuori i peli decidemmo di raderci. Mi guardai allo specchio caspita se ero bianca mi vergognavo un po’ andare in spiaggia con la pelle così chiara di certo mi sarei scottata.
«Non devi esporti al sole per molto tempo un po’ alla volta altrimenti ti bruci. »
Mi disse zia indossando un copricostume giallo. Mentre io, allacciai in vita un pareo azzurrino ai piedi infradito.
«Vado a comprare del pane fresco tu intanto apparecchia e metti su la pentola per la pasta; compro un sugo già pronto.

» uscì lasciandomi da sola feci quello che mi aveva detto. Tornai a guardarmi nello specchio a figura intera, ora mi rendevo conto che il seno era cresciuto forse avrei dovuto comprare un altro costume quello che indossavo era troppo succinto. «Chiederò a zia. » pensai tra me. Andai sul terrazzino le spiagge si perdevano a vista d’occhio era bello vedere tutti gli ombrelloni allineati di colori diversi per ogni stabilimento balneare dava l’impressione di un arcobaleno disteso.

La prima settimana trascorse abbastanza tranquilla ero diventata rossa come un gambero nonostante mia zia mi spalmasse della crema protettiva e al sole, ci stavo poco per fortuna non mi bruciai.
Facemmo amicizia con una famiglia vicina di ombrellone che avevano una figlia della mia età Erika. Erano di Padova mentre noi venivamo da Modena. A Erika, piaceva molto mio cugino Carmine me lo disse apertamente non le davo torto Carmine era effettivamente un bel ragazzo somigliava molto a Miguel Bosè da giovane.

Anche gli altri due cugini non erano male Silvio, aveva i capelli biondi e ricci fisicamente ben messo robusto non grasso aveva preso dalla madre. Stefano era alto e magro di carnagione scura più alto rispetto all’età che aveva. Anche mio zio era un bell’uomo un misto tra Carmine e Stefano.

La mattina, andavo in spiaggia per ultima dopo aver rassettato la casa, cosa che aveva stabilito mia zia che preferiva andarci di mattina mentre il pomeriggio se ne stava in casa, oppure andava in giro per il paese con suo marito.

Fui svegliata nel cuore della notte da un tremolio il “castello” traballava paurosamente pensai subito al terremoto stavo per chiamare mia zia quando sentì dei gemiti provenire dall’alto. Stefano si stava masturbando. Uscì dal letto tutta assonnata lo guardai; era nudo con gli occhi chiusi la mano scorreva velocemente sul cazzo. Chiusi la porta nel timore che anche gli altri lo potessero sentire. Mi misi con le spalle appoggiate al muro e le braccia incrociate speravo che venisse presto avevo un gran sonno.

Con la mano sinistra prese un lembo del lenzuolo e coprì la cappella era venuto. Si girò verso il muro non si era accorto di me perché per tutto il tempo non
aveva mai aperto gli occhi. Tornai nel mio letto. “Però che gran cazzo ha quel
moccioso”. Quello fu l’ultimo pensiero prima di addormentarmi.

Quando mi svegliai, erano già tutti usciti per recarsi in spiaggia. Mi preparai la colazione. La porta dell’ingresso, si apriva dal di fuori senza il bisogno della chiave solo quando non c’era nessuno in casa la chiudevamo con due mandate.

Questo mi creava un po’ di problemi poteva entrare chiunque per tale motivo ero sempre su chi va là. Di buona lena mi misi a sbrigare le faccende domestiche con addosso una T-shirt che mi arrivava a metà coscia sotto solo le mutandine. Feci tutto non nei minimi dettagli tralasciando qualcosa infondo le case di villeggiatura sono fatte per essere vissute se volevamo fare le casalinghe, tanto valeva restarsene in città. Ora avevo il tempo di pensare a me alla mia igiene personale.

La doccia l’avrei fatta una volta tornata dal mare non valeva la pena farla adesso. Tolsi la maglietta e le mutandine nuda mi sedetti sul bidet. Lavai a modo la passera.
Dopo essermi lavata, indossai le mutandine del costume non trovavo il reggiseno. A seno nudo iniziai a cercarlo.
«E’questo che cerchi Alba?» la voce mi giunse alle spalle era quella di mio cugino Stefano mi girai coprendomi con le braccia il seno.

Aveva tra le dita il mio reggipetto che faceva oscillare sotto i miei occhi. Divenni rossa in viso.
Avevo una gran voglia di prenderlo a botte cosa che il mio carattere remissivo, mi proibiva di fare. Lo supplicai dicendogli di ridarmi il reggiseno.

«Ok, te lo do, però a due condizioni devi mostrarmi le tette e guardarmi mentre mi masturbo. » ” secchiello di merda prepotente e viziato”. Pensai tra me.

«Allora?» gli avrei tolto quel riso maligno con un bel cazzotto se solo ne fossi stata capace.
«Mi vergogno» dissi abbassando lo sguardo. «Che sarà mai? In spiaggia tutte le donne mostrano il loro seno senza alcun problema. » Tra la spiaggia e la casa c’era una gran differenza. Feci quello che mi aveva chiesto scoprì il seno. Le mie gambe iniziarono a tremare il viso prese fuoco Stefano, si abbassò il costume, il suo cazzo era già in tiro lo impugnò con la mano destra iniziò a masturbarsi.

«Guardami!» disse con voce roca. Lo fissavo. Venne presto fiottando sul pavimento mi lanciò il reggiseno e, andò via. Pulì con lo straccio.

Quando andai in spiaggia, i miei zii erano sdraiati sui lettini mentre i tre figli un po’ in disparte, parlavano tra loro. Carmine e Silvio ridevano spingevano Stefano di certo stava raccontando quello che era successo. Lo presero come un sacco di patate e si diressero verso il mare lo buttarono nell’acqua.

Ero triste – seccata – avvilita, non dovevo cedere a quel ricatto maledetta timidezza. Mi distesi sull’asciugamano: chiusi gli occhi. «Merda!» fui investita da tre secchiate d’acqua in rapida successione i tre stronzi erano lì se la ridevano. Anche i miei zii ridevano alla bravata dei loro figli.
Con rammarico dovetti convenire che ero sola non facevo parte della famiglia mi usavano a loro piacimento. «Che sarà mai un po’ d’acqua dai Alba prendila con filosofia i ragazzi hanno scherzato» disse quella stronza di zia sporgendo la testa da
una rivista di “gossip” che aveva tra le mani.

Andai a fare il bagno.

I miei zii, con altre tre coppie organizzarono una gita in barca la mattina uscirono presto sarebbero tornati nel tardo pomeriggio rimasi con le tre pesti. L’arpia si raccomandò dicendomi di fare da mangiare di stare attenta ai suoi amati “figlioletti”.
Li avrei strozzati volentieri.
Erano le sette di mattina; i tre dormivano ancora andai sul terrazzino. Il sole era tiepido e dal mare arrivava una brezza leggera molto piacevole sulla spiaggia, già c’era qualche ombrellone aperto si spensero i lampioni che illuminavano il viale.

Sentivo il bisogno di un caffè, cosa assai rara di solito il mattino bevevo solo una tazza di latte tiepido. Preparai la caffettiera che misi sul fuoco prima che sgorgasse, andai a fare pipì. I tre continuavano a dormire magari l’avessero fatto per tutto il giorno, non avrei avuto dei rompiballe tra i piedi. Alzai il coperchio della caffettiera, il caffè zampillava dal beccuccio lo richiusi quando smise di brontolare, spensi il gas.
Mi riempì la tazzina aggiungendovi due cucchiaini di zucchero tornai sul terrazzino.

Le vie e le spiagge stavano prendendo vita: Milano Marittima si stava destando.

«Mi ha svegliato il profumo del tuo caffè. Ho seguito la scia come un topo fa con il formaggio e sono arrivato a te. Me ne daresti una tazzina?» Carmine è gentile forse il migliore dell’intera famiglia gli verso il caffè che prende amaro. Si accende una sigaretta. Fa dei cerchietti di fumo che sembrano anelli di calamari che salgono verso il soffitto.

Spegne la sigaretta nella tazzina. «Hai un moroso?» mi domanda facendomi arrossire. Non rispondo per me Giuseppe non è mai stato il mio moroso era solo uno che si approfittava del mio corpo. «Stefano, è un bamboccio non si è comportato bene nei tuoi confronti io, avrei agito in modo diverso» si alza.
«Non mi sono mai fatto una vergine» il cuore inizia a battermi forte mi prende il viso tra le mani.

Il suo corpo aderisce al mio sento la durezza del cazzo premere sul ventre. L’alito sa di fumo. Mi bacia conficcandomi la lingua in bocca rispondo al bacio. Le nostre lingue s’intrecciano. «Vieni andiamo nel lettone di mamma. » Mi prende la mano. Lo seguo come una docile cagnolina. Il letto è sfatto ci sono i pigiami dei miei zii. Mi toglie la T-shirt resto con le mutandine ho lo sguardo basso mi solleva il mento e mi bacia nuovamente con più trasporto.

Oohhh… signore. Sono nuda distesa sul letto con le gambe aperte e la sua testa tra le cosce me la sta leccando. È bellissimo per la prima volta provo qualcosa mai provato prima. La sua lingua spazia non soffermandosi mai sullo stesso punto. Gemo. Si stacca mi fa sollevare il culo per metterci sotto la mia maglietta. «Per evitare di macchiare le lenzuola di sangue. » Dice con tono calmo di chi ne sa più di me.

Si sdraia sul mio corpo inclinandosi da un lato con la mano guida il cazzo nella mia vagina zuppa si rimette dritto con un colpo di reni mi è dentro mi tappa la bocca con la sua per evitarmi di urlare. Passa le sue baraccia sotto le mie ascelle e con le mani mi afferra le spalle tenendole ben salde. Inizia a muoversi. È bellissimo! Non avrei mai immaginato che fosse così bello. Raggiungo l’orgasmo gemo nella sua bocca altrettanto fa lui.

«Ci sono Alba vengooo…» si sfila mi fiotta sul ventre. Lo sperma
è piacevolmente caldo lo spalmo con la mano sui seni. È stato tutto così bello mi sento svuotata. Osservo il suo cazzo è sporco di sangue lo pulisce con la mia maglietta.

Esce dal letto. «Stai lì» mi ordina puntando il dito. Lo vedo uscire dalla stanza. Sento un brusio di voci. Guardo verso la porta Silvio fa il suo ingresso mi copro alla meglio.

«Non fare la schizzinosa» dice togliendosi i boxer. Si sdraia il suo cazzo è dritto. «Fammi un bocchino. » Dice brandendo il cazzo a mò di manganello glielo prendo in bocca. Sono capace Giuseppe mi aveva insegnato bene so come farlo godere. Geme. Gli accarezzo lo scroto cosa che gli risulta gradita.
«Sei una troia»
Dice con voce affannata. «Una gran puttana» aggiunge mettendomi le mani sulla testa. «Non voglio vedere una goccia andare persa ingoia tutto» mormora.

Ingoio.
Anche lui va via. Non mi meraviglio più di tanto nel vedere entrare Stefano è la logica conseguenza non poteva mancare. Mi fa mettere a pecora con le gambe fuori dal letto da dietro me lo mette dentro. Dei tre è quello che ha il cazzo più grosso mi sembra di essere sverginata per la seconda volta il suo cazzo mi riempie di più rispetto a quello di Carmine. Mi stantuffa con veemenza mi piace godo.

Quando sta per venire, lo sfila e mi schizza sulla schiena. Sono a pezzi.

Quando va via, si ripresenta Carmine. Quella giostra andò avanti tutto il pomeriggio non mangiammo scopammo fino a quando non arrivarono gli zii.
Nei giorni successivi, c’era sempre uno di loro che restava con me e che andava in spiaggia solo dopo avermi scopata il mio non saper dire di no, era frainteso per loro ero solo una cagna in calore una desiderosa di cazzo.

Una mattina, rimasi meravigliata nel vedere zio ancora a letto mentre gli altri erano usciti tutti. Passai davanti alla sua camera.
«Vieni Alba» disse agitando la mano. «Stamattina ci sono io ti dispiace?»
Quello che successe lo lascio alla vostra fervida immaginazione.

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