Chiara, un’angelica troia

Ciao a tutti, mi chiamo Antonio, per gli amici Tonio e sono un informatico. E non uno di quelli che passano ore e ore a non fare un cazzo davanti al PC, ma uno che lavora nella sicurezza.
Penso di aver passato più tempo a casa di Marco che a casa mia. Non perché avevo una famiglia strana, ma perché da Marco stavo bene, mi divertivo.
Marco ed io abbiamo entrambi 28 anni, amici da sempre e ne abbiamo passate tante insieme, però, quando iniziammo l’università, io scelsi Ingegneria informatica, mentre Marco andò a Economia e Commercio.

In tutto il periodo dell’università ci limitavamo a qualche videochiamata su MSN e lì potevamo cazzeggiare di brutto, ma non poteva essere lo stesso di prima. Mi ricordo che, tutte le volte che si parlava, si sentiva in lontananza la voce della sua sorellina Chiara, di dieci anni meno di me e all’epoca aveva 12 anni, che mi chiamava.
“Marco, stai parlando con Tonio? Lo posso salutare?” Come ho scritto in precedenza ero sempre a casa loro e naturalmente l’ho vista crescere e tutte le volte che andavo a trovarli, lei mi aspettava davanti alla porta.

Tornando al discorso mi era venuta a salutare via webcam, come sempre mi chiedeva del più e del meno e io ci parlavo sempre perché mi faceva piacere parlare con lei. All’epoca era sempre una bambina, non era ancora molto formata, ma trasmetteva sempre quell’aspetto da angelo.
Ovviamente quando finì l’università tornai al mio paese e cominciai a lavorare presso la ditta di famiglia, in attesa di una risposta di lavoro in un’azienda molto importante.

Ogni tanto veniva a farmi visita Chiara, che intanto aveva iniziato a fare Ragioneria, ed era sempre più grande, stava diventando una bella ragazza, un po’ più formata. Era sempre una festa con lei, mi faceva compagnia quando c’era mortorio in negozio. In quel periodo iniziai a mettere gli occhi su di lei, perchè iniziava a piacermi, ma all’epoca ero già impegnato e poi ero troppo grande per lei, ma soprattutto era sorella di Marco, il mio migliore amico.

L’anno successivo mi toccò partire per iniziare a lavorare in questa azienda e lasciai tutti al mio paese. Qualche volta andavo in visita, ma ci andavo o per le feste o qualche volta in cui avevo qualche giorno di ferie. Raramente andavo a casa di Marco e Chiara, ovviamente per il poco tempo che avevo e poi perchè l’aria in casa loro era diventata molto cupa a causa della perdita dei genitori di recente.

Non potevo immaginare una cosa del genere, perché i loro genitori erano delle bravissime persone, ma la vita è così. E non sapevo cosa potesse capitare ancora.
Un giorno ero a lavoro, una di quelle giornate pesanti che speri di tornare a casa presto, stavo lavorando a dei software quando squilla il mio cellulare: era Chiara, rispondo subito. “Ehi Chiara, dimmi tutto!” “Tonio, Marco… Marco…” – preoccupato chiesi – “Chiara, cosa è successo? Perchè piangi? Che ha fatto Marco?”, lei rispose “Marco ha avuto un incidente con la macchina e non ce l’ha fatta.


Marco, da quello che mi hanno poi riferito, stava facendo la Strada Statale come tutti i giorni per andare a lavoro, ma un camionista ha fatto un frontale all’auto di Marco, uccidendolo sul colpo. Da un momento all’altro avevo perso tutto. Se ne era andato un fratello, un amico fidato e soprattutto un mito.
Quando seppi da Chiara la notizia della morte di Marco, iniziai a non capire più nulla, non volevo crederci e subito dopo mi misi a piangere.

Chiesi il permesso per tornare a casa, arrivo in paese e mi dirigo subito da Chiara, ora diciottenne. La abbracciai fortissimo, lei aveva bisogno di sostegno, lo stesso anch’io. Sono stati i giorni più brutti che abbia mai passato in vita mia. Ho voluto passare i giorni in ospedale a far compagnia a Chiara, ma soprattutto stare vicino alla bara di Marco in obitorio. Durante il funerale ero vicino a Chiara, non la mollavo più, la volevo proteggere in quel momento.

Ero distrutto dal dolore e non riuscivo ancora a capacitarmi di quello che era successo.
Qualche settimana più tardi, dopo che tutto fosse tornato tutto alla normalità, decisi di licenziarmi dal mio lavoro per tornare a lavorare dai miei genitori. Volevo restare a casa, non mi pareva più giusto lasciare Chiara da sola, ora che aveva trascorso quei giorni a casa di una amica di sua madre. Andai a prendere Chiara e la portai a casa sua.

Era tanto tempo che non entravo in quella casa e comunque era rimasta intatta. Dopo la morte dei genitori di Chiara e Marco, Marco era l’unico che poteva portare a casa la pagnotta, ma ora che non c’è più nessuno e Chiara che studia ancora, parlai con lei del suo futuro.
“Chiara, voglio fare per te un favore. ” – dissi io. “Cosa vuoi fare Tonio?” – rispose Chiara. “Ho deciso che tu verrai a vivere da me, anzi, se sei d’accordo, possiamo restare qui.

Non ho problemi ad acquistare la casa. Lo faccio per te” – le sorrisi. All’improvviso la sua faccia cambiò espressione, era contentissima. Era come se fosse un traguardo raggiunto per lei. “Sì Tonio, non ci sono problemi”.
Allora iniziai questa convivenza con Chiara, un po’ come se fossi suo fratello. Io mi ero piazzato in salotto per la notte perchè non avevo voglia di dormire nella stanza di Marco e nemmeno in quello dei loro genitori.

Fortunatamente Chiara mi disse che il divano, in realtà, era un divano letto. Tutte le sere ci piazziavamo io e Chiara davanti al televisore in questo divano letto, io in boxer, lei in un pigiama molto largo. Si chiacchierava spesso la sera, perché era l’unico momento in cui ci si trovava tutti e due, di come è andata la giornata, di come andava a scuola e a lavoro, ma una sera cominciammo un discorso strano.

Era passato qualche mese dall’inizio della nostra convivenza e questo discorso non me lo aveva mai fatto.
“Senti Tonio, ma te sei mai stato fidanzato?” – disse Chiara. “Sì Chiara, perché?” – risposi. “E quante volte lo hai fatto?” “Chiara, ma che sono questi i discorsi da fare?” “Eddai, che sarà mai. Me lo dici o no?” “E va bene. Qualche volta l’ho fatto, di preciso non so, ma non sono state parecchie”.

Poi iniziai anche io a farle domande: “E allora dimmi. Te invece hai avuto un ragazzo?”. Chiara iniziava a essere un po’ imbarazzata e mi rispose con tono basso: “Ehm, ne ho avuto uno solo, ma ero alle elementari”. E allora, per farla un altro po’ imbarazzare e per divertirmi un po’, le chiesi: “Quindi, sei ancora vergine?”. Lei arrossì, non mi rispose, e quando Chiara non parla, vuol dire che è la verità.

La conoscevo troppo bene, l’ho vista crescere ovviamente. Quindi le feci un’altra domanda: “E scusa, ma non ti piace qualche ragazzo?”. Lei mi rispose, sempre più rossa e più imbarazzata: “Sì, mi piace un ragazzo. “. E subito rigirò la domanda: “E te Tonio, ti cerca qualche ragazza?” “Non mi cerca nessuno, come faccio alla mia età a rimorchiare?” – risposi – “Non attraggo più come un tempo”. “Ma dai Antonio, sei sempre un gran figo e sempre lo resterai” – disse Chiara.

“Ma dai non scherzare” “Dico sul serio. Senti, se avessi la tua età, ti starei sempre vicino” “E adesso non lo fai? E prima? Te staresti vicino a me, anche se crollasse il mondo” “Beh, almeno ti farei compagnia. Che dici?”.
A quel punto notai un po’ di stanchezza, il lavoro mi ha stancato e volevo addormentarmi, ma la presenza di Chiara mi faceva passare il sonno. La guardai in viso, cominciai a sentire dentro di me qualcosa che non provavo da tanto tempo, Chiara è sempre stata una bella ragazza, con quegli occhi più verdi di uno smeraldo, con quei capelli mori che arrivavano alla vita, mi stavo rendendo conto che Chiara mi stava cominciando a piacere sempre più.

Passano settimane, il lavoro era un po’ diminuito e finalmente iniziai a uscire dal lavoro un bel po’ prima, verso le 18 (di solito finisco verso le 20), mi dirigo un attimo in banca sotto casa mia a prelevare un po’ di denaro per poi usarli la sera stessa per mangiare fuori. Avevamo deciso io e Chiara di andare al ristorante per i buoni voti a scuola. Appena prelevato salì in casa, entro e mi dirigo verso il salotto, mentre ad un tratto sento ansimare.

Veniva dalla camera di Chiara. Vado a controllare e non avrei mai pensato a quello che avevo visto: Chiara era sdraiata sul suo letto, totalmente nuda mentre si masturbava con un vibratore rosa.
Ero shockato. Non pensavo facesse queste cose. Va bene avesse l’età giusta, ma da una ragazza solare e angelica non me lo sarei aspettato.
Comunque era lì nel suo letto, con le cuffie a palla e gli occhi chiusi mentre faceva penetrare quel vibratore, la sua terza abbondante di seno muoversi a ritmo e la sua vagina un po’ pelosa molto bagnata.

Fortunatamente non mi aveva notato, ero un po’ imbarazzato, ma anche eccitato. Alla fine mi nota e dalla vergogna cercò di nascondersi.
“Antonio, come cazzo ti permetti?” – mi urlò Chiara – “Come ti permetti di invadere la mia privacy?”
“Se non chiudi la porta prima di fare queste cose, forse sarebbe più sicura la tua privacy. ” – risposi.
“Beh, ero da sola in casa, quindi non mi sono data troppi problemi.

” – replicò lei – “E comunque, perchè sei già a casa?”
“Ho finito prima di lavorare, ero passato anche un attimo a prendere i soldi per stasera. “
Intanto che le parlavo, lei cominciò a fissarmi il pacco, alzò un attimo lo sguardo e disse: “Senti Tonio, ma ti è piaciuto lo spettacolino? Il tuo pacco è gonfissimo. “
Ero ancora più imbarazzato, e per di più mi si è indurito e lo ha notato.

Non respiravo più, mi batteva il cuore all’impazzata dal disagio. Con un po’ di difficoltà le dissi: “Rispogliati che è meglio. Facciamo finta che non ti abbia scoperto!”
Chiara cominciò a dirmi: “A te serve un po’ di sesso. Ne fai poco e il tuo uccello non ti ringrazia. ” “Ma smettila un po’ Chiara e non fare la tonta” – risposi un po’ seccato. Mentre stavo parlando, Chiara si alzò dal letto e si avvicinò a me.

Mi guardò negli occhi e mi disse in modo sensuale: “Io non dico mai bugie. Tu hai bisogno di un po’ di sesso”. Neanche il tempo di risponderle che si mise in ginocchio, mi abbassò i pantaloni insieme ai boxer e si mostrò ai suoi occhi il mio cazzo.
“Oh merda!” – esclamò esterefatta Chiara – “Ma quanto cavolo è grande questo cazzo? E’ il più lungo che abbia mai visto”. Afferrò con una mano il mio pene e iniziò a leccarmi la cappella.

Volevo reagire, ma quando iniziò a farmi i pompini ero al settimo cielo. Nessuna mi aveva fatto dei bocchini così bene.
Qualche minuto più tardi, dopo aver ingoiato metà cazzo, la prendo e la porto in salotto nel divano letto, la lancio, la afferro per le gambe, gliele apro e vedo la sua vagina bagnata. Mi accorgo che è molto larga, quindi prendo il mio pene e comincio a penetrarla. Chiara godeva come una matta, e non avevo penetrato nemmeno un quarto del mio cazzo.

Prima di cominciarla a fottere a modo, le chiedo: “Vuoi che vada con calma oppure penetro tutto?” “Penetrami tutta” – mi urlò. E iniziai a penetrarla tutta.
Iniziai con calma, non sono un a****le, Chiara era tutta rossa, non si aspettava tutto questo cazzo dentro di lei, poi dopo un po’ la faccio mettere a galoppo e in quel momento posso fare sul serio. Comincio a penetrarla profondamente e più velocemente. Lei gode un sacco, così tanto che gli saranno venuti diversi orgasmi insieme.

Dopo una mezz’ora eravamo ancora a letto a scopare come dei matti. Ero esausto e vicino a venire, mi preparai a effettuare il coito e al momento giusto venì sul ventre di Chiara. Eravamo tanto infanati che non sapevamo l’ora, ci mettemmo a parlare durante un momento di coccole. Io le dissi: “Chiara, fammi capire bene, quante volte lo hai fatto in vita tua?” “Troppe volte!” – rispose allegramente Chiara – “E’ impossibile contarle.

” “Ma allora l’altra sera non mi potevi dire che non eri vergine?” “E’ che non volevo che tu pensassi fossi una troia” “Ma Chiara, potevi dirmelo allora, io non mi facevo problemi” “Non te l’ho detto per quel motivo, proprio perchè volevo fare una bella impressione su di te. ” “E quindi quel ragazzo che ti piace tanto… sarei io. ” “Sì Tonio. ” “E siccome siamo in vena di confessioni, anche io mi sono innamorato di te, ma non volevo avere problemi con Marco.

Marco era tanto attaccato a te. ” “Sei troppo dolce Tonio. Senti, ma se Marco fosse ancora vivo, avresti fatto sesso con me?”
“Che domande! Certo che sì, ma ovviamente non avrei mai fatto sapere di questa relazione. ” “Ma anche in quel contesto sarei stata insicura a rivelarti la mia frequenza sessuale. ” “E io non mi sarei mai fatto problemi. Anzi, ora per me sei la mia angelica troia. ” “Ma grazie Tonio.


Ad un certo punto ci accorgemmo dell’ora. Erano le 19:30, avevamo prenotato il tavolo per le 20 e noi eravamo ancora nudi sul mio divano letto. Decisi di chiamare il ristorante e di spostare la prenotazione per il giorno dopo. Chiara mi disse: “E ora che facciamo?” “Cosa vuoi fare te?” – risposi – “Scegli te!”. Chiara disse una delle frasi più fantastiche di sempre: “Un’altra ora di sesso?” “E un’altra ora di sesso fu!”

(Ogni riferimento è puramente frutto dell’immaginazione dell’autore).

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