Archivio mensile:Febbraio 2012

UN PIACEVOLE POMERIGGIO CON MIA CUGINA ERIKA

QUESTA è LA MIA SECONDA STORIA, QUESTA VOLTA COME PROTAGONISTA Cè MIA CUGINA ERIKA, SE AVETE GIà VISITATO IL MIO PROFILO SAPETE GIà CHI è ERIKA E QUANTI ANNI HA. SI STAVA AVVICINANDO LA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO IO ED ERIKA ERAVAMO COMPAGNI DI CLASSE E FREQUENTAVAMO IL SECONDO ANNO DI MEDIE, IN QUEL PERIODO IO STAVO DA ZIA E MIA SORELLA DA NONNA, ZIA E ZIO LAVORAVANO, ED IN CASA C’ERAVAMO SOLO IO ED ERIKA, TORNAMMO DA CASA E RISCALDAMMO LA PASTA CHE ZIA AVEVA PREPARATO PER PRANZO, IO ED ERIKA BHè TRA DI NOI NON SCORREVA BUON SANGUE IO LA ODIAVO PERCHè A SCUOLA ERA UNA SO TUTTO IO, ED A CASA LEI ERA SEMPRE QUELLA CHE NON VEDEVA E NON SENTIVA NIENTE, LANCIAVA IL SASSO E NASCONDEVA SEMPRE LA MANO, E SPESSO FINIVAMO CON L’AZZUFFARSI, ERAVAMO SEMPRE IN ASTIO COME CANE E GATTO.

NON SUCCEDEVA SPESSO DI TROVARMI A CASA DA SOLO CON LEI,DOPO MANGIATO FACEMMO UN Pò DI COMPITI ERIKA DECISE DI FARSI UN BAGNO, IO ANCHE VOLEVO FARMI UN BAGNO CON QUEL CALDO, QUANDO PROPONò DI FARCELA INSIEME MA VESTITI, IO ACCETTAI, NON CI MISI MALIZIA MA SINCERAMENTE L’IDEA MI GARBAVA. IN BAGNO ECCO CHE CI SPOGLIAMMO IO RIMASI IN MUTANDE SLIP DI COTONE BIANCHI E LEI IN INTIMO REGGISENO CHE COPRIVA QUELLE TETTINE ACERBE E MUTANDINE, NON ERA LA PRIMA VOLTA CHE CI FACEVAMO LA DOCCIA ASSIEME MA ORMAI DALL’ULTIMA VOLTA ERANO PASSATI PARECCHI ANNI ED I NOSTRI CORPI AVEVANO CAMBIATO FORMA, ERA LA PRIMA VOLTA CHE MI TROVAVO IN INTIMITà CON LEI, E COSI PARLANDO DEL PIU E DEL MENO GLI CHIEDO SE AVESSE QUALCHE SEGRETO, LEI NON RISPOSE NON ERA AFFAR MIO , ALLORA IO PER SPRONARLA GLI RACCONTAI DI QUELLA VOLTA CHE TROVAI IL FILMINO PORNO DEL PADRE NELLA SUA STANZA, ALLORA LEI MI DISSE CHE UNA VOLTA BECCò IL PADRE E LA MADRE A FARE SESSO, ALLORA GLI CHIEDO SE AVESSE MAI VISTO UN PISELLO MA LEI RISPOSE DI NO, I NOSTRI CORPI SI STRUSCIARONO E INIZIAMMO A SCHIZZARCI UN Pò D’ACQUA ADDOSSO MI ECCITAI E QUANDO FU IL MOMENTO DI USCIRE EBBI UN FORTE IMBARAZZO, FECI UN BEL RESPIRO E MI ALZAI, VIDI LA SUA FACCIA ARROSSIRE ED I SUOI OCCHI ERANO INDIRIZZATI A VEDERE IL MIO BOZZO MA NON DISSE NIENTE, CI SPOSTAMMO NELLA SUA STANZA DOVE SENZA SCRUPOLI SI CAMBIO DAVANTI A ME, FU LA PRIMA VOLTA CHE LA VIDI NUDA E LA COSA MI PIACQUE MOLTO AVEVA UN BEL CORPICINO E NELLA ZONA DELL’INGUINE AVEVA GIà I PELI CHE ERANO DI UN COLORE CASTANO SCURO, A QUEL PUNTO MI DICE BHE NON TI FAI VEDERE ANCHE TU? ERO ECCITATO E NON CI PENSAI DUE VOLTE AD ABBASSARMI LE MUTANDE AVEVO IL PISELLO DRITTO ERAVAMO ENTRAMBI NUDI UNO DIFRONTE ALL’ALTRO, DALL’ECCITAIONE INIZIA A TOCCARMI PRIMA IO E POI PRESI LA SUA MANO E LA MISI SUL MIO PISELLO E CONTINUO A TOCCARMI A QUEL PUNTO INIZIAI A TOCCARLA ANCHE IO, CI TOCCAMMO PER DIVERSI MINUTI PRIMA DI SMETTERE, SMETTEMMO DI PUNTO IN BIANCO FORSE DAL TROPPO IMBARAZZO O FORSE PERCHè NON DOVEVAMO FARE UNA COSA DEL GENERE TRA CUGINI, FATTO STA CHE SMETTEMMO, DA QUEL GIORNO CONTINUAMMO A FARCI I DISPETTI ED HA ESSERE IN CONFLITTO, MA I NOSTRI SCONTRI FURONO DIVERSI ERA DIVENTATO PIACEVOLE E GRAZIE A QUELL’ EVENTO CI APRIMMO MOLTO.

MA NON Fù L’UNICA VOLTA…….

Il Viaggio del Marinaio

Questa è una storia di completa fantasia.

Alla fine degli anni sessanta avevo vent’anni ed ero marinaio di leva. Durata 24 mesi. Provengo da un paese di montagna a pochi chilometri dal confine con l’Austria. Per ironia della sorte sono finito militare in una delle zone più a meridione d’Italia. Come ogni estate aspettavo con ansia il periodo della licenza estiva. Il viaggio fino a casa era lunghissimo, per fare prima mi sono perso su un treno di una linea secondaria in Puglia.

Faceva caldissimo, senza una nube, nel pomeriggio il treno era quasi deserto. In una minuscola e calcificata stazione salgono due passeggere, nonna e nipote che si siedono nel mio scompartimento. Studio attentamente le due nuove venute: la nonna è senza tempo, magrissima e tuua vestita di nero. La nipote è giovanissima, ed è un misto fra figlia di Maria e contadinella. Vestito sicuramente tagliato e fatto in casa, colori fuori moda, però sfoggiava una strana pettinatura, forse andava o veniva da un matrimonio.

Più la guardo noto quanto sia distante da me, però ha anche qualcosa di carino. Timida non sa dove guardare. La nonna subito si addormenta. Il treno è lentissimo e il caldo insopportabile. Mi tolgo il camisaccio di tela bianca e aspetto che caldo e tempo passino. Improvvisamente sento che il mio cazzo si sta indurendo. Non ci faccio caso. Ma il fenomeno non termina. Sento che ho una vera e propria erezione. Sono quasi infastidito.

Poi mi viene un’idea. I pantaloni dei marinai, hanno una strana patta come uno sportello che si apre sul davanti. Manovro per aprire, mi metto il camisaccio in grembo per nascondere il mio cazzo ed aspetto. Quando vedo lo guardo della contadinella su di me, con un gesto rapido e sicuro, metto in vista il cazzo.
E’ in pienissima forma. Torreggia sfacciato come un totem, è arrogante come una trivella, duro come un obelisco di granito.

Per quanto non enorme è ben proporzionato, nodoso e agressivo. Aspetto la sua reazione. Niente. Aspetto una nuova occasione e ripeto l’operazione. Lei mi sta guardando impassibile. Lo prendo con la mano destra ed inizio a masturbarmi lentamente. Si fa ancora più duro e teso. Lo sguardo di lei non si stacca e segue ogni mio movimento.
Penso che sto per sborrare. Mentre penso questo la giovane sconosciuta scivola ai mie pidi, mi scosta la mano,afferra il cazzo.

Lo piega sulla mia pancia. Veloce come un fulmine passa la lingua sulle mie palle e risale lungo l’asta.
Naturalmente io rimango fermo. Lo frusta con la lingua, inizia a farlo sparire fra le labbra per ingoiarlo. Ero realmete al limite e sborro nella sua bocca come un fiume. Sempre senza un sospiro lei inghiotte ogni goccia, si ricompone, come faccio anchi’io. Un secondo dopo, sento il controllore che chiede i biglietti, la nonna si seveglia….

Il treno continua nella campagna bruciata gialla e ocra, il cielo è azzurissimo. E’ l’estate del 1968…….

Ricordi…

Era passato un mese dall’ultima volta che avevano fatto l’amore, ma Alessandro si sentiva come se fosse passato un secolo. Come se fosse stato in galera. Come un detenuto che per decenni ha visto solo culi flaccidi e pelosi intorno a se, e adesso, finalmente, sta per mettere le mani su un bel tocco di carne liscia e morbida.
Non sapeva se per Beatrice era lo stesso. Supponeva di sì. Sperava di sì.

Con tutto se stesso. Perchè l’unica cosa che riusciva a pensare di poter fare non appena l’avesse rivista era di strapparle i vestiti di dosso e metterglielo dentro il più velocemente possibile. Dopo di che le avrebbe sorriso e le avrebbe detto ciao.
Erano mesi ormai che si eccitava come un tredicenne ogni volta che pensava a lei. Ed era un problema serio perchè pensava a lei abbastanza spesso. Da quando aveva deciso di partira per raggiungerla, poi, la situazione era peggioratatulteriormente, invece di migliorare.

Se ne era reso conto definitivamente in aereo, quando a un certo punto, durante il volo, era dovuto andare in bagno per masturbarsi. Si era seduto a cavalcioni sulla tazza, si era aperto la lampo dei jeans, se l’era tirato fuori, duro come un sasso, ed era venuto in meno di un minuto. Dopo, mentre si ripuliva la punta del pisello con un pezzo di carta igienica e guardava il suo sperma colare lentamente dentro al water, aveva pensato che quella era la prima volta che si riduceva così per una donna.

Al diavolo, si era detto tirando lo sciacquone, ne valeva la pena. Lui era sicuro che ne valesse la pena. Dite di no? pensava… bè, dite così perchè non l’avete vista.
Il taxi si fermò davanti agli uffici dove lavorava e lei era là, sul marciapiede, ferma a parlare con due uomini, forse due suoi colleghi, o forse due rompicoglioni. Beatrice era sempre circondata da qualche rompicoglioni. Era inevitabile. Alta e formosa, gonna al ginocchio e tacchi alti, sui quaranta.

Un viso da modella. Capelli non troppo lunghi sciolti e splendenti sulle spalle, con dei riflessi rossi che, lui adesso lo sapeva, erano del tutto naturali.
Gli dava le spalle, per cui non lo vide quando scese dal taxi che lo aveva portato fin lì dall’aeroporto. E gli dava ancora le spalle mentre le si avvicinava lentamente. Aveva deciso di non avere fretta, di camminare con un passo cadenzato, di respirare piano. Ma gli stava tornando duro.

Eh, sì. Inequivocabilmente marmoreo mentre le guardava il sedere sodo, le caviglie sottili, la schiena dritta. E quando le fu più vicino e la sentì ridere per qualcosa che uno dei due rompicoglioni aveva appena detto, dovette lottare per non venire nei pantaloni come un idiota.
Le toccò una spalla, lei si voltò, e sulla sua bocca carnosa e senza rossetto si dipinse una O di sorpresa. Occhi verdi, denti perfetti, pelle abbronzata.

Non fu capace di dire niente, solo quella O muta. Mentre si guardavano Alessandro ebbe una visione fugace: il suo cazzo dritto serrato tra quelle labbra morbide. Ma scacciò subito quel pensiero. Troppo pericoloso. Lei mormorò qualcosa ai suoi coleghi, lo prese per mano e lo portò via con se.
– Ho la macchina qui vicino.
– Bene.
Durante il tragitto si scambiarono pochissime alre parole. Più che altro convenevoli. Come stai.

Come è andato il viaggio. Quando hai deciso di partire. E il desiderio a malapena controllabile di accostare immediatamente al marciapiede e cominciare a mettersi le mani dappertutto.
– Perchè non mi hai avvertito?
– Volevo farti una sorpresa.
“Ci sei riuscito”.
“Lo so”.
Adesso era sicuro che per lei era lo stesso. Se ne era accorto da come lo aveva guardato quando si era girata. Da come continuava a guardarlo adesso.

Da come gli aveva preso la mano, che aveva subito cominciato a sudare. E dal respiro, che si era fatto veloce.
E in effetti era proprio così, Alessandro non si sbagliava. Beatrice aveva cominciato a liquefarsi un istante dopo esserselo ritrovato davanti. Quando erano arrivati a destinazione ed era scesa dalla macchina, aveva controllato il sedile perchè temeva di averci lasciato sopra un’impronta umida.
Gli fece strada sul vialetto di casa. Davanti alla porta prese le chiavi dalla borsa ed aprì.

Lo fece entrare, richiuse la porta, e dopo un secondo sentì la lingua di lui scivolarle dentro la bocca. Ebbe voglia di mettersi a gridare per la felicità. Lasciò cadere la borsa a terra, gli prese la testa tra le mani e rispose al bacio con foga. Stretti l’uno all’altra finirono contro la parete. Alessandro si strusciò con forza contro di lei, per farle sentire quanto era eccitato. Lei gli rispose immediatamente, andamdogli incontro col bacino.

Cazzo dritto e monte di venere si sfregarono a vicenda attraverso un duplice strato di stoffa. Sono pronta gli stava dicendo lei con tutto il corpo, mentre la sua mente urlava la stessa cosa: sono tua, prendimi, ti satvo aspettando, speravo che tu venisssi, lo speravo tanto. Prendimi e fammi quello che vuoi, quaunque cosa, qualunque cosa…
Le infilò le mani sotto la gonna. Era senza calze, faceva caldo. Le mutandine di seta erano una barriera ridicola, gliele strappò senza nessuna fatica, sentendo che erano fradice.

Fradicia come era diventata lei in mezzo alle gambe. Le sarbbe entrata facilmente una mazza da baseball tanto era bagnata.  
Senza tanti preamboli Alessandro le infilò un dito dentro la fica. Subito la sentì gemere e aprire di più le gambe. Allora ce ne mise un altro e con due dita unite prese a sfregarle l’interno della vagina. Quando uscì e le stuzzicò il clitoride Beatrice fece un gridolino, gli mise un ginocchio attorno al fianco e gli ficcò le unghie nel collo.

– Se fai così ora, che farai dopo, quando te lo sbatterò dentro?
Alessandro credeva di averla solo pensata, ma poi si rese conto di averla detta sul serio quella cosa. Cazzo! Gliel’aveva appena sussurrata nell’orecchio quella frase! Loro due scopavano da poco tempo e non erano ancora arrivati al punto di sussurrarsi sconcezze mentre lo facevano. Non c’era ancora tutta quella confidenza tra loro. Un pò preoccupato si scostò per guardarla negli occhi, ma lei non sembrava essersi scandalizzata, anzi.

Lo stava fissando con uno sguardo liquido e famelico. Allora, mentre con i polpastrelli continuava a massaggiarle piano il clitoride con dei movimenti circolari, glielo ripetè: – Allora, che farai?
– Fallo. Poi vedrai.
Con un grugnito smise di toccarla e iniziò a sbottonarle la camicetta. Poi il reggiseno, che aveva la chiusura sul davanti. Uscirono libere le tette e… Gesù, erano identiche a come se le ricordava… Macchè, molto più belle. Quella donna aveva le più belle e le più sexy tette del mondo.

C’era da impazzire solo a guardarle. Erano grosse e piuttosto pesanti ma stavano dritte in un qualche modo che lo sapevano solo loro come ci riuscivano. Sfidavano la legge di gravità. Sembravano guardarti e dirti strizzami, stringimi forte, fammi male…
– Toccami.
Lo fece. Le prese tutte e due tra le mani e le strinse forte. Erano lisce dure. E calde, molto calde. E i capezzoli dritti e rossi, anche loro sembravano parlare: prendimi in bocca.

Succhiami e tirami dicevano. Fece anche quello. Si abbassò, ne prese uno in bocca e cominciò a succhiarlo, a leccarlo e a mordicchiarlo piano. E a strizzarlo tra le labbra e…
Ormai si sentiva il cazzo scoppiare ed era convinto di non avercelo mai avuto così gonfio e dolorosamente duro in tutta la sua vita. Aveva paura di venire da un momento all’altro. Anzi, non riusciva a capire come avesse fatto fino a quel momento a non schizzare di seme dappertutto in quel soggiorno, o quello che cavolo era, che non sapeva più neppure dove si trovava.

 
Proprio mentre pensava questo sentì le dita di lei che lo frugavano da quelle parti. Si scostò leggermente e la lasciò fare. Beatrice lo cercò con mani frenetiche, probabilmente non ce la faceva più nemmeno lei. Glielo tirò fuori dalla chiusura lampo e sospirando abbassò la testa e lo guardò. Era grosso, un bel pene virile di dimensioni più che rispettabili. Una vergine si sarebbe anche potuta spaventare guardandolo. Un vergine o una fica tropppo stretta.

E Beatrice non era nè l’una nè l’altra. E non aveva paura. Lo conosceva bene. Sapeva cosa era capace di farle Alessandro con quel suo cazzo e non vedeva l’ora che si mettesse all’opera.
– Ale… – mormorò, e gli ficcò la lingua dentro l’orecchio.
Dapprima fu delicata nell’accarezzarlo. Fece scorrere la mano su e giù lentamente, sfiorandolo appena. Poi usò un pò più di forza e a un certo punto lo strinse con fermezza, come per dire: questo è mio.

Schiacciò il glande tra pollice e indice. Era umido e arrossato e sembrava pulsare, come se avesse una vita propria. Poi se lo strinse tra il palmo della mano e la pancia. Alessandro, che a quel punto non ne poteva più, emise un suono soffocato. Le mise le mani sul sedere e la sollevò da terra. Non conosceva quella casa, era la prima volta che ci metteva piede, ma anche se avesse saputo dov’era la camera da letto probabilmente non ci sarebbe andato.

Entrando aveva notato un grande divano bianco, si diresse lì. Prima di adagiarvi sopra la sua donna le tirò su la gonna per bene, fino alla vita. Mentre si toglieva le scarpe e si liberava dei pantaloni non riuscì a staccare gli occhi da quel triangolo perfetto di peli fitti e ricci. Vedeva delle goccioline di liquido brillare tra i riccioli scuri e gli venne voglia di gettarvisi sopra per leccargliele via, e farle un bel servizio di pulizia.

Ma Beatrice lo stava aspettando con le cosce allargate e non si sarebbe accontentata di una lingua. Stendersi su di lei ed entrarle dentro fu un tutt’uno. La penetrò a fondo, fino a che non sentì che più avanti di così non ci sarebbe potuto arrivare. E a quel punto si rese conto che lei stava già avendo un orgasmo. Cominciò ad agitarsi contro di lui gemendo senza sosta, sfregando le pareti della vagina su quel membro che l’aveva riempita completamente.

Alessandro si godette la senzazione di quella fica dolcissima che si contraeva convulsamente massaggiandogli il pene dall’interno, stringendolo e rilasciandolo, stringendolo e rilasciandolo… Cominciò a muoversi anche lui. Si ritrasse e spinse, lentamente ma con decisione, ogni volta andando sempre più a fondo, fino a che sentì che con la punta del cazzo era arrivato a sfiorarle l’utero. Poi tornò indietro più che potè, stando attento però a non uscire del tutto. Lasciò dentro solo la cappella e restò così per qualche secondo.

Quando riaffondò dentro di lei lo fece con una certa potenza. Beatrice lanciò un grido sentendosi penetrare con tanta risolutezza, ma si riprese subito dalla sorpresa. Si aprì del tutto e si lasciò andare al piacere come non le era mai successo prima di conoscere quell’uomo. Fu travolta dalle sue spinte, che arrivavano una dietro l’altra, e ogni volta, quando credeva che fosse arrivata l’ultima, ce n’era sempre un altra, ancora più forte e prepotente della precedente.

La sua coscienza venne spazzata via, perse la cognizione del tempo e dello spazio. Ebbe un orgasmo dopo l’altro e alla fine rimase stremata e stordita.
Dopo qualche decina di colpi di reni, via via sempre più vigorosi, si lasciò andare anche lui. Fu l’esplosione di un vulcano e Beatrice, che intanto continuava a venire mugolando senza ritegno, sentì fiotti di sperma inondarle l’interno della pancia: uno, due, tre… poi perse il conto.

Si strinse a lui, allacciandogli le gambe sulla schiena, mentre sentiva un fiumiciattolo di liquido biancastro colarle tra le gambe e andare a imbrattare i cuscini del divano. Non gliene fregava niente. Non era neanche suo quel divano, quella casa era in affitto.
Non gli permise di uscire, lo tennne ben saldo dentro di se fino a che non sentì che ridiventava duro.
– Mi sei mancato – gli disse, ricominciando a muoversi.

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Sborrare guardando mia madre e la mia estetista fa

Finalmente ho trovato il tempo di scrivere questo mio sogno erotico oggi, 14 febbraio 2012, giorno di San Valentino dopo quasi due settimane di cattivo tempo con nevicate e gelo al limite della sopportazione.
Vengo alla storia.

Come già avevo scritto nella precedente e ultima storia ( da un po’ di tempo a questa parte viene a curare le unghie dei miei piedi una bionda estetista matura di nome Linda.

Ma non fa solo me, si prende cura anche delle unghie dei piedi di mia madre. Non potete immaginare quante volte me le sono sognate insieme in salotto ad amoreggiare l’un l’altra e io a spiarle.
Pure io non sono stato esente dall’essermi sognato di fare l’amore con mia madre, soprattutto di chiavarla nel suo buco anale frapposto tra le sue magnifiche grandi chiappe! Sì, mia madre ha un sedere stupendo, rotondo quanto basta.

Certe volte, quando si piega per raccogliere qualcosa in casa e io sono seduto sulla poltrona, non posso fare a meno di ammirare quelle due rotondità sode che sembrano davvero la copia perfetta della forma del nostro globo terrestre!
Insomma, quante volte mi sono masturbato pensando appunto a come e a cosa potrebbero fare due donne come mia madre e la mia estetista qualora decidessero di lasciarsi andare.
Mia madre è totalmente l’opposto rispetto alla bionda Linda: è mora, anzi scurissima di capelli; altezza normale; seno ampio e ben fatto; bocca soffice e carnosissima; e appunto, due natiche da sballo!
La mora e la bionda: il cosiddetto sogno proibito di ogni uomo, si dice.

Beh, quando succede diciamo che si avvera in parte questo sogno!
Come mi piacerebbe vederle entrambe arrapate baciarsi l’un l’altra, succhiarsi vicendevolmente le loro lingue e poi ancora masturbarsi a vicenda, leccarsi le loro fighe e i loro culi…
Ma non mi dispiacerebbe di certo prodigarmi a soddisfare le loro voglie carnali…
Certo vedere mia madre farmi un pompino e l’altra succhiarmi le palle, per fare un esempio, non sarebbe niente male.

Ma purtroppo queste cose rimarranno forse dentro la mia testa come sogni, desideri irrealizzabili.

O forse li potrò soltanto avverare guardando qualche bel film porno dove ci possono essere situazioni analoghe.
Comunque avevo il desiderio e la volontà di condividere quest altro mio sogno perverso e inconfessabile.

Alla prossima.

con mia sorella daniela

questa è la prima storia che vado a raccontarvi, i miei genitori sono morti quando io e mia sorella eravamo molto piccoli appena 3 anni, e siamo cresciuti dai parenti, ovvero zia e nonna alterndo. io e mia sorella ci leviamo 18 mesi, io e daniela siamo molto legati fin da bammbini siamo stati complici amici fratelli dove andavo io veniva lei e dove andava lei venivo siamo stati sempre inseparabili,. dopo questa premessa inizio la mia storia.

avevo circa 11, e in quel periodo io e mia sorella stavamo da zia katia, quando un girono tornanti da scuola zia stava dalla vicina di casa a targliarsi capelli, zia a una figlia di nome erika e andiamo nella stessa classe ma quel pomeriggio stava in piscina, io e daniela decidemmo di curiosare tra gli effetti personali degli zii entrammo nella loro stanza da letto e smucinammo peer i cassetti e armadi,non avevamo niente di preciso da trovare ma fatto sta che in uno dei cassetti di zio trovamm dei profilattici e 2 dvd porno, la cosa mi aveva incuriosito e volevo vedere qualche scena, e anche mia sorella era abbastanza curiosa, ma addiferenza mia era contraria a prenderlo perchè non apparteneva a noi, ma dopo qualche minuto la convinzi, andammo in sala e mettemmo il dvd, zia ne aveva ancora per molto ma noi eravamo lo stesso molto preoccupati e in ansia che ci scoprisse, fecimo in tempo a vedere due bocchini qualche sega e qualche ditalino per una durata di 10 minuti dopo di che lo riponemmo al suo posto, in quei 10 minuti mi eccitai moltissimo fu la mia prima eccitazione come si deve, talmette eccitato che gli feci vedere la mia erezione a daniela che rise e disse di rimetterlo tra i pantaloni.

la sera stessa parlammo del dvd ed eravamo entrambi curiosi di provare cosi tanto piacere, in quelle scene apparti i cazzi tette e culi, ci sorprendemmo per il piacere che in quel momento provavano quelle persone, io già mi masturbavo quelle poche volte che stavo in intimità senza mia sorella tra i piedi, però ero curioso di sentire un altra mano toccare il mio pene, gli chiesi se voleva insomma toccarlo, e accetto, noi dormivamo nello stesso letto, presi la sua mano e me la misi nelle mutande appena la sua mano gelida tocco il mio pisello si indurì al quel punto la sua mano tocco il pisello e lo strinse forte poi fece un movimento brusco me lo scappello ma lo fece con troppa forza che trasformo il forte eccitamento ad un fastidioso e allucinante dolore al quel punto gli levai la mano dal mio pisello, mi chiese scusa, ma ero nero dal dolore e me la prisi con andai al bagno e stetti un pò li con il cazzo cotto l’acqua il dolore passo del tutto solo dopo una 20 di minuti, tornai incammera ma lei dormiva, e feci anche io la stessa cosa andai a dormire.

Un magnifico trenino !!!!

Cari amici, sono Hulrich, voglio raccontarvi cosa mi è successo l’altra sera. Dopo una settimana di lavoro è arrivato il tanto agognato weekend. Sabato mattina, dopo un ricca colazione sono andato a fare un po’ di corsa dato la bella giornata. Ritornato a casa ho fatto una doccia, sono entrato in cucina è ho trovato mia moglie con un completino così corto che appena si chinava in avanti si vedeva il suo magnifico culo.

A quella vista non ho resistito, lo accarezzato e mia moglie gradiva, infatti passando la mano sul suo solco e andando più giù lo sentita bella fradicia. Le ho preso la mano portandola dentro l’accappatoio lei ha iniziato a menarmelo. Mi era venuto dritto come non mai, l’ho portata verso il tavolo e fatta sedere ho iniziato a leccarla, aveva delle labbra meravigliose e già il grilletto gonfio. Lei mugolava per il piacere, allora lo voltata a pancia in giù e mi sono accorto che sul tavolo c’era un panetto di burro, quale migliore occasione, ne ho preso un po’ e l’ho spalmato sul suo buchino facendone entrare anche dentro.

Lei se ne resa conto e si è rilassata. Mi sono avvicinato con la cappella al buco, facendola aderire il più possibile e ho iniziato a spingere. Il mio cazzo aveva un po’ di resistenza ad entrare anche se ormai mia moglie non era più vergine da quell’entrata, ma spingevo costantemente e ci riuscii. Era bellissimo, molto stretto e caldo, lei iniziò a godere e io ad ogni affondo penetravo sempre più. Le mi incoraggiava a fare più forte, cosa sorprendente da mia moglie che fino a poco tempo prima non ne voleva sapere, mi diceva: “dai sfondami il culo, mi piace da morire … fai più forte”.

Iniziai una cavalcata selvaggia, ormai il cazzo scivolava dentro tranquillamente e lei tirò indietro le chiappe per rendere l’inculata ancora più profonda, ormai sentivo le palle sbattere sulla sua fica. All’improvviso sentii il suo ano stringersi e lei avere un rantolo di piacere, segno che aveva avuto l’orgasmo, non resistetti più e scaricai a più riprese la mia sborra nel suo culo. Era stato meraviglioso. Uscii e vidi il culo di mia moglie dilatato al massimo, ma lei mi sorprese ancora una volta, si accovacciò e fece colare lo sperma dal culo in un bicchiere che era lì sul tavolo, la fece colare per bene aiutandosi con un dito, avevo sborrato una discreta quantità, tanto da dubitare che ero stato l’unico.

Prese il bicchiere e lo portò alla bocca e bevve con piacere tutto il contenuto. Venne da me e baciandomi mi fece assaporare il mio sperma dicendomi “è stato bellissimo”.
Mi stavo riprendendo quando squillò il cellulare, era una mia zia. Ci chiese se andavamo a trovarla nel tardo pomeriggio perché voleva parlarci di una cosa importante. Mia moglie mi disse se potevo andare prima e poi lei mi avrebbe raggiunto, e gli dissi di si.

Arrivai dalla zia Marta, una sessantenne ancora ben messa con una terza di seno e alta da vera tedesca intorno a 1,80, sposata con un tedesco della sua stessa età, la trovai in lacrime, tanto da farmi preoccupare. Ci sedemmo sul divano e gli chiesi cosa era successo, tra noi vi è sempre stato un rapporto molto aperto ma rispettoso quindi si aprì facilmente e mi raccontò che ormai il rapporto con lo zio non andava più bene, che la lasciava sempre sola, non la notava più tanto da insospettirla di un tradimento, infatti anche prima che arrivassi io avevano avuto una discussione e lo zio era andato via.

Gli chiesi se era quello il motivo della telefonata e mi disse di si, cercai di consolarla dicendogli di stare tranquilla che lo zio non l’avrebbe mai tradita, dato che era ancora una bella donna e che primo o poi le cose sarebbero tornate a posto. Mi confidò con un po’ di imbarazzo che anche nei rapporti intimi non veniva avvicinata dal marito anche se lei cercava di sedurlo. Gli dissi che era impossibile che lo zio non fosse più attratto da lei dato che ancora aveva le forme al punto giusto.

Lei mi ringraziò dei complimenti ma continuava a piangere, poggiandosi con la testa sul mio petto. Intanto la sua camicetta si era appena aperta e si intravedevano due belle tette ancora sode era senza reggiseno. Quella visione fece risvegliare in me il maschio che non si lascia scappare nessuna occasione. Infatti il mio cazzo iniziò a rizzarsi nei pantaloni, lei se ne accorse vedendo la patta gonfiarsi, e mi disse “ma ti stai eccitando per tua zia … questo è un bel complimento, fai sentire tua zia ancora attraente”.

Mi aprì la patta e si trovò il mio cazzo in tiro a portata della sua bocca, primo lo impugnò e fece scorrere la mano su e giù poi lo portò alla bocca e iniziò a succhiarlo piano. Mi disse “sai ne ho veramente voglia, dopo tanto tempo che mi masturbo” e ritornò al lavoro delle labbra. Io stavo impazzendo era molto esperta, lo aveva scappellato e lo leccava dalla punta alle palle. Si alzò e si tolse i vestiti.

Aveva ancora un bel corpo con un triangolo di peli appena accennato. Mi tolse i pantaloni e la camicia, venne e si sedette sul mio cazzo che trovò subito la vagina e iniziò a muoversi. Era tutta bagnata e io gli succhiavo i capezzoli che erano alla portata della mia bocca. Decidemmo di cambiare posizione. Si mise in ginocchio sul divano e la presi da dietro, aveva un culo bello sodo e in mezzo un buchetto appena aperto che invitava ad entrare.

Infatti non me lo feci scappare, mi insalivai due dita e le infilai nel culo. Lei gridò per il piacere e mi invitava ad incularla. Uscii dalla fica e con il cazzo ancora umido la inculai profondamente con un sol colpo, non era sicuramente la prima volta che lo prendeva nel culo perché era bello morbido. Cavalcavamo da pazzi, all’improvviso sentii una porta che si apriva alle mie spalle, era lo zio che era tornato, ero imbarazzato, non sapevo cosa fare, mia zia (cosa sospetta) vedendo lo zio non si scompose e mi incitava a continuare.

Lo zio, con mia meraviglia si stava spogliando, mi disse “continua te lo sta chiedendo, io non ero uscito ero dietro la porta e ho visto tutto. A me da un pò piacciono i bei culetti come il tuo” e iniziò a toccarmi il culo e a bagnarlo con qualche cosa sembrava una crema viscida. Intanto la zia vedendo che non mi muovevo indietreggiava lei e ricominciai il movimento. Lo zio si spalmo la crema anche sul cazzo di dimensioni assurde per lunghezza e diametro , lo scappellò aveva una cappella a forma di fungo.

Si inginocchiò alle mie spalle e punto quel fungo sul mio buco. Fece un cenno alla zia, questa strinse l’ano e indietreggiò costringendomi ad andare indietro anche a me spingendo su quel fungo che entrò nel culo facendomi gridare dal dolore. Non era la prima volta che mi inculavano ma era veramente grosso. Iniziò a spingere, entro quasi metà del cazzo e si fermò. Il dolore era passato e a me iniziava a piacere.

Lo zio mi sussurrò: “muoviti tu nel culo della zia e vedrai cosa proverai !!!”. Così feci, fu qualcosa di bello, andavo avanti il mio cazzo entrava nella zia e lo zio stando fermo alle mie spalle usciva dal mo culo. Quando uscivo dalla zia il cazzo mi entrava fino in fondo. Non durai molto con quel godimento, infatti i movimenti si erano fatti più veloci e sentivo che stavo per sborrare e lo dissi.

Mia zia disse “dammelo in bocca voglio sentire la tua sborra calda …” Gli misi il cazzo alla sua bocca e lei iniziò a succhiare forte, mio zio si alzò e prendendomi per la nuca me lo infilò in bocca. Venni con un fiotto di sperma dritto nella bocca della zia che ne prese altri sei o sette e ingoiò tutto. Contemporaneamente ricevevo lo sperma nella gola, aveva in buon sapore, e per le dimensioni della cappella dovetti bere tutto.

Ci fermammo esausti e prendemmo fiato. La zia mi disse che aveva organizzato tutto lei, soltanto che non era andato tutto liscio dato che non c’era mia moglie, avrebbero dovuto coinvolgere anche lei, di non dirle niente perché prima o poi ci saremmo divertiti insieme. Ma questa è un’altra storia …

A presto.