1987 – Ma che culo, Gianna!

Sono passati esattamente diciotto giorni dal pomeriggio in cui la Signora Gianna, la mamma del mio amico Marco, mi ha letteralmente sedotto.
Ed è esattamente da diciotto giorni che mi ammazzo di seghe ricordando quanto è successo e bramando un nuovo incontro. E soprattutto bramando il suo bel culo, che ha promesso di concedermi alla prima occasione utile. Fino da quando ho incominciato a provare interesse per il sesso opposto, il culo è sempre stata la parte del corpo di una donna che più mi attira, quindi la faccenda è grave.

Ma è anche vero che, da quel giorno, la signora Gianna è ritornata al comportamento schivo e dimesso che ha sempre avuto nei miei riguardi, salutandomi quasi distrattamente quando ci incrociamo. Al punto che, mi sono praticamente convinto che lei ci abbia ripensato, che sia stata una sbandata passeggera e che quindi tutto è iniziato e finito con quella scopata, tanto piacevole quanto irripetibile.
Quindi è stata una vera tortura quando oggi, all’ora di pranzo, ci siamo nuovamente incontrati davanti a casa.

– Buon giorno, signora Gianna. – le dico, tenendole aperto il portone.
– Ciao. – risponde lei, laconica come sempre. – Grazie. – aggiunge.
La faccio passare e, strategicamente, mi piazzo nella sua scia, così posso almeno guardare quel bel culo ormai inarrivabile, infilato in una gonna che, sinceramente, non gli rende affatto onore.
Schiaccio il pulsante di chiamata e mi preparo al solito imbarazzante silenzio, invece noto che mi sta fissando apertamente, con un sorrisetto ironico.

– Ti vedo molto interessato. – mi fa.
– Come?- chiedo, in perfetto stile ebete, sorpreso che mi rivolga la parola oltre al solito saluto.
Lei sogghigna e fa un vago gesto alle sue spalle. – Ho detto che mi sembri molto interessato al mio sedere. – mi dice, spudoratamente.
– Io, veramente…- balbetto, sentendo di raggiungere una bella tonalità di rosso Ferrari.
Le porte dell’ascensore si spalancano davanti a noi e lei mi fa cenno di entrare, poi si infila in ascensore alle mi spalle e preme il pulsante del terzo piano.

Attende composta che le porte si chiudano, poi si volta rapidamente verso di me, mi piazza una mano dietro la nuca e mi fa abbassare verso le sue labbra, incollandole alle mie, in un bacio tanto appassionato quanto breve.
– Orca!- balbetto, quando si stacca da me.
– Alle sedici. – mi fa, fissandomi con quegli incredibili occhi verdi. – Ti aspetto? Ce la fai?- mi chiede poi, come se avessi la possibilità o la voglia di dirle di no.

Manco se avessi già un impegno col Presidente della Repubblica per l’incarico di Presidente del Consiglio, mi perderei un occasione del genere.
Sono talmente eccitato all’idea, che non riesco nemmeno a rispondere. Mi limito ad annuire con forza sufficiente da staccarmi i capelli dalla testa.
Lei ghigna, mi si avvicina e mi bisbiglia in un orecchio. – E niente seghe nell’attesa! Ci penso io a svuotarti. – poi le porte si aprono, lei mi fa l’occhiolino ed esce dall’ascensore con la solita aria dimessa.

“E adesso? Come faccio fino alle quattro?” Mi chiedo, spingendo il pulsante con una dito della destra mentre cerco di sitemarmi l’erezione con la sinistra.
*
Per resistere alla tentazione di farmi una sega da primato, non ho potuto fare altro che farmi un giro in moto. In realtà, non so nemmeno dove sono stato ne quali strade ho percorso, e spero tanto di non aver combinato qualche casino, magari imboccanto qualche senso unico dalla parte sbagliata: col cervello bloccato sulla signora Gianna, c’è la seria possibilità di aver commesso qualche seria infrazione senza assolutamente rendermene conto.

Però a ‘sto punto me ne frego altamente: sono le sedici in punto e schiaccio il pulsante del citofono. Ovviamente ho le chiavi, ma preferisco annunciarmi così, anziche bussare direttamente alla porta.
– Chi è?- chiede la signora Gianna, la voce distorta dall’altoparlante.
– Io. – riesco a balbettare, dopo due tentativi. Sento che ridacchia e la chiusura del portone shitta. – Ti lascio la porta aperta. – sento che mi dice, ma sono già nell’atrio, non posso risponderle.

Decido di lasciar perdere l’ascensore e mi scapicollo su per le scale facendo i gradini tre alla volta, e vista la mia mole da orso è una performance di tutto rispetto.
Arrivo alla porta e, come annunciato, la trovo accostata. Entro e me la chiudo alle spalle.
– Signora Gianna?- chiamo, avanzando cautamente lungo il corridoio.
– Sono qui, in camera. – sento che mi risponde.
Allungo il passo e mi trovo davanti ad un’altra porta accostata.

Busso leggermente. – Posso entrare?- chiedo. L’educazione è sempre doverosa.
Per tutta risposta la porta si apre e me la trovo davanti, e la pressione arteriosa mi finisce sotto i tacchi per l’improvviso deflusso del sangue dal corpo all’uccello: indossa un reggiseno a balconcino, reggicalze, calze, scarpe e un sorriso da murena!
– Cazzo!- borbotto, facendo scorrere lo sguardo su quel popò di roba che mi ritrovo davanti.
Lei sorride, allarga leggermente le braccia e gira lentamente su se stessa fino a darmi le spalle, permettendomi una bella visione di tutto l’insieme.

– Ti piace il completino?- mi chiede, guardandomi da sopra la spalla. – Era da un sacco di tempo che non lo mettevo. Che ne dici? Mi sta ancora bene?- mi chiede, continuando a sogghignare sardonica.
– È… è… stu-stupenda!- balbetto, impietrito. Finora, intimo del genere l’ho visto solo sul Postalmarket e sui Le Ore, mai dal vivo.
– Ti ringrazio. – mi risponde, finendo il giro ed avvicinandosi di un passo.

Allunga la mano e me la piazza sul pacco, saggiandone la consistenza. – E sei sincero, a quanto sento. – aggiunge, ammiccando. Io mugolo di rimando, poi prendo tutto il coraggio che riesco a racimolare, faccio un passo avanti, la circondo con le braccia e la bacio con foga. Lei risponde con altrettanto trasporto, armeggiando con la cintura dei miei calzoni. Vista la reazione positiva, arrischio pure un inizio di palpeggio, e pure quello sembra essere bene accetto.

– Vedo che stai superando la timidezza. – mi fa, quando ci stacchiamo per riprendere fiato, mentre le impasto le chiappe con passione.
– Le dispiace?- chiedo, fermandomi.
– Assolutamente no!- ribatte lei, decisa. – Anzi, continua pure. –
– Molto volentieri!- dico, e mi incollo di nuovo alla sua bocca, facendo vagare le mani su quella pelle vellutata e lentigginosa. Le impasto il sedere, le tette, le strizzo i capezzoli strappandole un gemito, scorro con le punte delle dita sulle sue cosce e, finalmente, raggiungo la sua figa, accarezzandola gentilmente.

Lei allarga le gambe per facilitarmi il compito ed io ne aprofitto subito per infilarle due dita in corpo: è un lago. Inizio a scoparla con le dita e lei geme il suo apprezzamento, allargando ancora di più le gambe. Il che mi infonde ulteriore coraggio, così mi chino a ciucciarle un capezzolo. Lei mi facilita il compito porgendomi alternativamente le tette. Mi ci dedico un paio di minuti, poi mi butto definitivamente. Mi abbasso ancora di più, sbaciucchiandole e mordicchiandole lo stomaco e poi la pancia, infine mi inginocchio davanti a lei, sfilo le dita e le piazzo un bacio sul cespuglietto di peli rossi che ha sul pube.

Alzo lo sguardo per incrociare il suo. – Bravo ragazzo. – mi fa, sorridendomi e infilandomi le dita nei capelli, spingendomi leggermente in basso. Capisco cosa vuole, e guarda caso è proprio quello che volevo fare io. Infilo la faccia tra le sue cosce e comincio a lavorarla di lingua e di labbra. Lei geme ancora piu forte e mi tira per i capeli verso la figa.
Ci metto tutto l’impegno che posso, ricordando perfettamente quanto mi ha insegnato quel pomeriggio, e devo dire che i risultati si vedono subito.

Butta la testa indietro e geme a bocca spalancata. – Oh, cazzo! Hai una lingua stupenda!- gorgoglia. – Ti piace proprio leccare la fica. – dice, raddrizzado la testa e guardandomi negli occhi. Io annuisco e non interrompo il mio lavoro, anzi, raddoppio gli sforzi, abbrancandole il culo a piene mani e tirandola verso di me. Lei mi osserva per alcuni minuti con il fiato sempre più corto poi, di colpo, comincia a tremare come una foglia, gli occhi le se incrociano e mi viene sulla lingua, squotendosi tutta.

– Oddio! Hai imparato davvero bene!- mi dice, ansimando, mentre io rallento il frullare sul suo grilletto e alla fine mi stacco.
Mi da una tirata piuttosto brusca ai capelli, costringendomi a rimettermi in piedi. Mi infila la lingua in bocca, limonandomi un po’, poi mi lascia andare ed è il suo turno di inginocchiarsi davanti a me, a gambe larghe, la rappresentazione diretta della lascivia. Mi abbassa i calzoni ed avvicina il viso al maloppo, sfiorandomi l’uccello duro ancora imprigionato negli slip.

Io faccio per abbassarli, ma lei mi afferra le mani e se le appoggia sulla testa, poi si mette a mordicchiarlo delicatamente attraverso la stoffa, alzando lo sguardo per fissarmi negli occhi.
Un brivido di piacere mi esplode dall’uccello e mi formicola nelle palle. Di istinto shitto in avanti e le schiaccio il cazzo sulle labbra. Lei continua il lavoro di denti, ed arriva anche a stringere la cappella con le labbra, ma senza ancora tirarlo fuori, continuando quella piacevolissima tortura per un tempo che mi sembra infinito.

Io continuo a spingere verso le sua bocca, ma ovviamente non concludo nulla, sono imprigionato dalle mutande.
Alla fine non resisto più. Le mollo la testa e mi abbasso bruscamente gli slip. L’uccello salta fuori e le sbatte sulle labbra, ma lei non muove un muscolo, si limita a fissarmi negli occhi con uno sguardo torbito, a bocca spalancata. Per un momento mi chiedo cosa fare, poi agisco d’istinto: le agguanto la testa tirandola verso di me e contemporaneamente spingo in avanti con il bacino, ficcandole l’uccello in gola.

Mi aspetto una sua reazione negativa a quel trattamento brusco, perciò mi ritraggo un po’, ma lei, anzichè allontanarmi, mi infila un braccio tra le gambe divaricate, mi piazza una mano sul culo e mi attira verso di se, spingendo ritmicamente. Finalmente capisco l’antifona e comincio a scoparla in bocca tenendola per i capelli.
Lei mi lascia andare il culo e si appropria delle palle, massaggiandole delicatamente mentre con l’altra mano si masturba senza ritegno.

Serro gli occhi e mi mordo la lingua, facendo di tutto per non venire in un secondo. Ma lei non demorde, ingoiandomi l’uccello fino alla radice e continuando a massaggiarmi le palle. Poi le lascia andare… forse resisto. Sputa l’uccello e si insaliva un dito, ma non do molto peso alla faccenda, perchè subito dopo si rimette a ciucciare con foga e sono di nuovo impegnato a non sborrarle in gola a tempo di record.

Sono quasi convinto di riuscire a resistere, quando sento qualcosa che mi sfiora l’ano. Spalanco gli occhi e la fisso sgomento. Lei, nonostante il fatto che si ritrova il mio cazzo in bocca, riesce non so come a sorridere… e contemporaneamente mi spinge il dito nel culo. Un momento di fastidio, non di più, poi un sottile e perverso piacere mi pervade e non posso più fare niente. Con il suo dito piantato nel sedere e l’uccello sprofondato nella sua gola, mi lascio andare e le sparo una bordata di sperma direttamente sulle tonsille, rantolando come se mi stessero sgozzando.

– Caaazzzzzzo!- gemo, continuando a svuotarmi nella sua bocca. Lei resta incollata al mio cazzo e non si perde nemmeno una goccia, almeno finchè non mi cedono le gambe e praticamente mi accartoccio sul letto, che fortunatamente e proprio di fianco a noi.
– Bravo, bravo ragazzo!- mi fa, accarezzandosi languidamente il corpo, ancora inginocchiata.
– E bravo di cosa?- le chiedo, ansimando. – Sono venuto come un…- non trovo il giusto termine.

Lei si mette a quattro zampe e, sculettando, si accosta al letto, finisce di togliermi i calzoni che erano rimasti incastrati intorno alle caviglie e infine appoggia le braccia sulle mie cosce, iniziando ad accarezzarmi delicatamente l’uccello con la punta di un dito.
– Sei venuto come un diciottenne arrapato. – fa lei. – Ed è giusto così!- poi si alza in piedi e gira attorno al letto, raggiungendo la tipica cassettiera ricoperta di creme e cremine.

Apre un cassetto, sposta un po’ di biancheria femminile e tira fuori una pochette di discrete dimensioni. Apre la zip, ci infila una mano dentro e ne tira fuori un cazzo di lattice rosa scala uno a uno.
– Questo non si ammoscia mai. – mi fa, agitandolo leggermente. – Ma preferisco averne uno vero, per divertirmi. – si siede sul letto, piazzandosi con la schiena contro la testiera, e spalanca le gambe, assicurandosi che io possa godermi per bene lo spettacolo.

Afferra l’uccello di gomma e se lo punta alla fica. Con un movimento deciso, se lo infila completamente in corpo, con un lungo sospiro. – Per troppo tempo questo è stato l’unico cazzo che ho potuto avere, e ti assicuro che, alla lunga, stufa!- aggiunge, iniziando a scoparsi da sola. – Non è più divertente, diventa una cosa squallida e nauseante. –
Io rotolo su un fianco e osservo affascinato quell’affare sprofondare ritmicamente nel suo ventre.

– Vedi?- mi fa. – Invece, usarlo davanti a te cambia tutto. È una cosa eccitante. Mi eccita sapere che mi guardi mentre mi scopo da sola. –
– Cazzo se è eccitante, vederla così!- borbotto, senza staccare lo sguardo.
– Ti piace, vero?- mi chiede, con voce roca. – Ti eccita vedermi mentre mi infilo ‘sto affare nella figa. –
– Si, Gianna. – rispondo, deglutendo con difficoltà.
– “Signora” Gianna.

– mi riprende lei, interrompendo la pompata. – Devi chiamarmi Signora Gianna! Sempre! Soprattutto quando scopiamo!-
– Si, signora Gianna. – rispondo immediatamente. Se vuole la chiamo anche Sua Altezza, pur di farci sesso.
Lei riprende a trapanarsi col cazzo finto e già che c’è si mette a sgrillettarsi a tutta forza.
Io faccio il gesto di avvicinarmi, ma lei mi ferma immediatamente. – Voglio che mi guardi mentre mi scopo da sola.

– mi dice. – Voglio che mi guardi venire. Che vedi quanto sono porca!-
– Oh si, signora Gianna. – borbotto. – Tanto. –
– Tanto cosa?- mi chiede sogghignando.
– Porca!- rispondo, di botto.
– Dillo chiaro!- ordina.
– È tanto porca, signora Gianna. – dico. Comincio davvero ad eccitarmi di nuovo e la cosa non le sfugge.
– Non sai quanto, ragazzino, non sai quanto!- dice. – Ma lo scoprirai.

– sembra quasi una minaccia. – Vedrai quanto troia posso essere. E so che ti piace. Lo vedo che ti piace!- gracchia. – E pure tu, sei un porco. Un piccolo porco che si scopa la mamma del suo amico. Che le guarda il culo quando la incontra. Che la spoglia con gli occhi. – sembra quasi indemoniata. – Ti sei masturbato, vero? Pensando a me. –
Io ho la bocca troppo asciutta per rispondere, mi limito ad annuire.

– Ti sei segato ricordando quello che abbiamo fatto? O cercando di immaginare cosa sarebbe successo la volta dopo?- mi chiede, perversamente.
– Entrambe le cose. – grufolo in risposta.
– Fallo adesso!- mi ingiunge. – Menatelo per me!- mi fissa il cazzo come uno squalo fissa un bagnante, le manca solo di leccarsi le labbra, golosa.
Allungo una mano e me la serro sull’uccello, iniziando a masturbarmi lentamente. E lei si lecca le labbra, manco mi avesse letto nel pensiero, fissandomi l’uccello.

– Guarda ora cosa faccio. – mi dice, poi. Stacca le dita dal grilletto, solleva leggermente una gamba e, passando la mano da dietro, inizia a sfiorarsi il buco del culo con la punta delle dita.
Poi le sposta verso la fica e raccoglie gli umori che ne colano, li usa per ungersi l’ano, e si infila un dito dentro per un paio di volte.
– Mi sto preparando per te, lo vedi?- e ne aggiunge un secondo, allargandosi il culo.

– Cazzo se lo vedo!- bisbiglio, mentre l’uccello mi è ridiventato duro come una sbarra di ghisa.
Lei continua a scoparsi la figa col cazzo finto ed il culo con le dita, completamente scosciata, facendo andare le mani e velocità pazzesca. Poi si ferma di botto, butta il vibratore da una parte e ruota su se stessa, mettendosi a quattro zampe e piazzandomi in faccia il sedere.
– Fallo ora!- mi ordina.

– Piantamelo nel culo. – e si allarga le chiappe con le mani.
Io shitto su come una molla, sistemandomi in ginocchio dietro di lei. Punto la cappella al foro palpitante e spingo gentilmente. Lei shitta in avanti, sottraendosi.
– Spingi forte! Devi violentarmi il culo!- ringhia. Si rimette in posizione a chiappe larghe.
Ripeto l’operazione, puntando la cappella al suo ano, ma questa volta mollo un colpo di reni che mi fa sprofondare dentro di lei in un unico affondo, sbattendo col pube contro il suo culo.

Lei molla uno strillo soffocato dalle lenzuola dove ha affondato la faccia, ma non si sposta di un millimetro, serrandosi le natiche con le dita.
– Sfondami!- la sento mugolare nelle lenzuola.
L’afferro per i fianchi e comincio a sbaterla con cattiveria, rapidi colpi di reni che la fano sobbalza tutta, mentre la massa di riccioli rossi dei suoi capelli ondeggiano scomposti attorno alla sua testa.
– Si, così, picchiamelo dentro!- mi incita singhiozzando, senza togliere il viso dal letto.

La scopo a tutto spiano, e solo il fatto che sono venuto nemmeno un quarto d’ora fa mi impedisce di sborrarle le culo in due minuti. Invece lei non ha nessuna remora a godere, e lo fa gridando il suo piacere nel materasso, continuando ad incitarmi fino ad un orgasmo che la fa crollare su un fianco, sfilandosi dal mio uccello.
Rimango in ginocchio col cazzo al vento a guardarla ansimare. Lei mi sbircia tra le palpebre mezze chiuse e sorride soddisfatta.

– Bravo ragazzino!- mi dice, usando quell’espressione per l’ennesima volta. Evidentemente le piace davvero molto ribadire la differenza d’età che c’è tra noi.
Ma, chiaramente, non è finita. Si tira su e, in ginocchio sul letto, mi raggiunge. Mi avviluppa in un abbraccio polipesco, schiaffandomi mezzo metro di lingua in gola, poi mi spinge indietro, facendomi stendere di schiena sul letto.
Si alza in piedi, vacillando un po, e si piazza a gambe larghe sopra di me, che da sotto mi godo il panorama.

– Ora ti scopo io!- dichiara, piegando le ginocchia per accucciarsi direttamente sul mio cazzo che l’aspetta svettante. Lo afferra, prende accuratamente la mira, e ci si siede sopra con un leggero gemito. Poi inizia veramente a incularsi da sola, ballonzolando su di me.
Io mi gusto con gioia la visone della sua patata spalancata e umida che si agita davanti ai miei occhi e non riesco a resistere alla tentazione di ficcarci dentro due dita.

– Bravo, così si fa!- mi dice, tra un mugolio e l’altro. Io persevero nell’operazione ma poi mi ritorna in mente il vibrare che ha usato prima. Lo cerco con lo sguardo e lo trovo a pochi centimetri da noi. Prima di cambiare idea, allungo la mano libera e lo agguanto, poi sfilo le dita e le sostituisco con il vibro, strappandole un vero urlo. – Cazzo!- boccheggia, ritrovandosi improvvisamente piena fronte e retro.

Probabilmente per la sorpresa, le ginocchia le cedono d’improvviso e letteralemente cade, culo piatto, su di me, impalandosi completamente sia sul mio uccello che sul vibro. – Cristosanto!- strilla, piantandomi le unghie nel petto.
La guardo preoccupato. Non vorrei aver combinato qualche danno, li sotto.
– Ma… sei… scemo!?- mi fa, respirando con qualche difficoltà e cercando si raccogliere le ginocchia sotto il corpo, per rimettersi diritta.
Finalmente ci riesce, e rimane ferma a respirare fondo.

– Almeno avvisa!- mi dice. – Sono mica fatta di gomma come quel cazzo. – borbotta. Poi mi guarda negli occhi e le ritorna il sorriso. – Piccolo porco pervertito!- commenta. – Vuoi proprio sapermi piena? Allora si fa così. – con attenzione, intrufola una mano fra le gambe, tenendo fermo il cazzo di lattice, poi si sfila dal mio uccello e mi si stende a fianco, a pancia sotto. – Dai, vieni!- mi invita, sollevando il culo ed agitandolo in aria.

Mi fiondo sopra di lei e mi piazzo a cavalcioni del suo culo. Osservo per un momento le sue dita che tengono piantato in profondità il vibratore, poi il suo ano che palpita poco più su. Visione celestiale!
Un momento dopo sprofondo nuovamente nel suo retto, con evidente somma gioia di entrambi, che mugoliamo quasi all’unisono.
Il cazzo di gomma è una presenza ben percepibile oltre i tessuti che ci dividono, e lo spazio per il mio cazzo è decisamente ridotto.

Mi ritrovo piantato in uno stretto budello che mi comprime con forza, in una morsa a dir poco piacevole.
– Ohmerdasanta!- boffonchio dopo nemmeno un minuto, rendendomi conto che un simile stimolo è troppo da sopportare.
– Si, cazzo!- brontola lei, intuendo il tutto. – Ti piace, vero? Lo sento che ti piace!-
– Si… io… sto…- boccheggio al suo orecchio.
– Vieni!- ringhia a denti stretti. – Vieni nel culo della Gia…- non finisce la frase perchè le consegno un ultimo affondo e le schizzo nel retto, restando piantato dentro di lei fino alla radice.

– Aaaaaahddddiosanto!- strilla, e viene a sua volta, tremando come un’epilettica.
*
– Pensavo avesse cambiato idea. – le dico, appoggiando il bicchiere vuoto di Coca che mi ha gentilmente offerto.
– Assolutamente no. – mormora, giocherellando con un bottone della mia polo. – Ma capirai che non ho molto tempo da dedicare a me stessa. Ho Marco da seguire, per non parlare di quel cretino di mio marito. –
– Gia, capisco.

– rispondo.
– E poi volevo tenerti un po’ sulle spine. – ridacchia poi. – Mi piace come mi guardi quando ci incontriamo, sembri sempre sul punto di saltarmi addosso e violentarmi. –
– Non lo farei mai!- ribatto.
Lei mi osserva maliziosa. – Peccato! Magari potrebbe essere interessante. – commenta. – Ma forse è ancora troppo presto, per questo. Però sono sicura che, prima o poi…- si sporge e mi da un bacetto sulla guancia, di quelli castigatissimi.

– Davvero le piacerebbe se…- faccio per chiederle, ma lei mi piazza un dito sulla labbra e scuote la testa, facendo ondeggiare i riccioli ribelli.
– C’è tempo!- mi fa, spingendomi gentilmente verso la porta.
– Che fortuna ho avuto. – le dico mentre sto per uscire. – A conoscere lei. – specifico.
– Si. – risponde, ridacchiando. – Hai avuto proprio un bel culo. Nel vero senso della parola.

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