Valeria al supermercato.

Erano diversi giorni che erano trascorsi dall’incontro a tre con Valeria e lei aveva evitato di scrivermi, così non insistetti nel provare a contattarla.
Mi recai al supermercato perché avevo bisogno di prendere delle birre perché il giorno dopo avrei avuto ospiti per guardare la partita insieme, non mi sarei mai immaginato di rincontrare Valeria.
Lei non mi aveva visto, ma io non avrei potuto non notarla, era vestita da troietta in calore, anche se non l’avessi conosciuta, sarei rimasto ammaliato.

Vestitino marroncino attillato che seguiva le sue curve mozzafiato e un tacco esagerato che esaltava ancora di più il suo culo sodo.
Solo a pensare che avevo posseduto quel magnifico culetto rotondo, il mio cazzo iniziò a indurirsi in maniera pazzesca. Lo sentivo spingere contro la patta del pantalone e dovetti togliermi velocemente la giacca primaverile che indossavo, per mettermela sul braccio e in qualche modo coprirmi il davanti e l’evidente erezione che mi avrebbe fatto passare per maniaco se qualcuno l’avesse vista.

Tutta colpa di Valeria e del suo vestitino, ma come andava a fare la spesa vestita così? Mi chiedevo.
La seguivo da una distanza di sicurezza, e nella mia mente immaginavo le scene che avevo vissuto qualche giorno prima e la mia eccitazione non faceva che aumentare.
Cercavo un momento in cui si isolasse in qualche reparto nascosto da occhi indiscreti per avvicinarmi.
Non c’erano molte persone per via dell’orario, erano da poco passate le 3 del pomeriggio.

Ebbi la mia occasione nel reparto dei detersivi.
Si era avvicinata ad alcuni deodoranti per la casa. Mi guardai intorno e mi infilai nel reparto. Lei mi notò e sgranò gli occhi.
<<Che ci fai qui. Mi hai seguita?>>
<<No ero qui per delle birre, ma poi ti ho vista e ho perso la testa e ti ho seguito. >> Le sorrisi.
Lei era evidentemente imbarazzata, nonostante l’avessi scopata e inculata solo diversi giorni prima, ma evidentemente il suo rimorso la tormentava, ma non volevo che mi sfuggisse.

<<Speravo mi chiamassi. >>
<<Sono stata chiara su questo, io non volevo che accadesse. Amo troppo mio marito. >>
“E vai vestita così da troia in giro?”, avrei voluto dirle, ma sarebbe stato un approccio sbagliato.
<<È accaduto. Ci è piaciuto, non devi sentirti in colpa. Dovresti sentirti in colpa per questo. >> E le mostrai l’erezione che avevo nei pantaloni. Lei sgranò ancora gli occhi e si mise la mano davanti alla bocca.

<<Ma sei un maniaco?>>
<<È solo colpa tua. Con questo vestitino, sei eccitante da morire. L’avrai fatto venire duro a chiunque ti abbia guardato. >> Mi avvicinai e le misi il braccio dietro la schiena e la strinsi a me, facendole sentire come fossi duro. Lei ebbe un piccolo fremito. <<Ti voglio. >> Le dissi.
<<Non posso. >> Cercò di non guardarmi.
Le presi il mento e la baciai. <<Ormai lo hai già tradito, una o mille volte non cambia nulla.

Il sesso e l’amore possono essere due cose separate. Puoi amare tuo marito farci sesso, ma allo stesso tempo fare sesso con un altro e continuare ad amare tuo marito. >>
<<No. Che cazzo dici. Non posso. >>
<<Ma già l’hai fatto. >> E continuavo a farle sentire il mio cazzo come pulsava.
<<Smettila!!! Potrebbe arrivare qualcuno. >>
<<A quest’ora?>> Abbassai il braccio e le strinsi forte le chiappe e la strinsi ancora più a me.

>>
<<Ebbe un altro fremito. >> La baciai ancora, mordendole le labbra.
<<Non posso…>> Le misi velocemente la mano sotto il vestitino, in mezzo alle gambe, era tutta bagnata.
<<Qui sotto dice che mi vuoi… Dai su, vieni a casa mia, solo un paio di ore. >>
E continuavo e sfregarle la figa da sopra la mutandina. Lei si fece scappare dei piccoli gemiti. Le presi la mano e le feci sentire il mio cazzo duro.

<<Va bene, ma sarà l’ultima volta…>>
Per fortuna accettò, ero disposto a tirarlo fuori e strofinarlo sulla sua fighetta se avesse ancora avuto tentennamenti.
Terminammo velocemente la spesa e le dissi di seguirmi con l’auto.
Ci mettemmo poco. Salimmo al mio appartamento e appena chiudemmo la porta, la bloccai lì sull’uscio. Le sfilai le mutandine fracide da sotto il gonnellino, mi aprii la cerniera e le infilai il mio cazzo duro dentro.

Lei ebbe un gemito, i suoi capezzoli erano diventati dei chiodi. Le abbassai il vestitino e strinsi forte il suo seno prosperoso, mentre continuavo a limonarle la bocca.
Poi la presi e la sollevai sulle gambe, penetrandola completamente con il mio cazzo grosso. La stavo impalando. Lei gemeva come un ossessa sotto le mie spinte. Sentivo i suoi umori scorrere lungo il mio cazzo e poi le mie gambe. Era un lago.
<<Mi stai rompendo…>> Valeria era in estasi.

A quelle parole intensificai ancora di più i colpi, la sentii gemere e venire, e io stavo per seguirla, così la misi giù e le sue gambe deboli per l’orgasmo cedettero, non la feci cadere ma si ritrovò inginocchiata davanti al mio arnese al massimo dell’erezione e tutto bagnato dai suoi umori.
La schiaffeggiai con il mio cazzo duro e poi iniziai a scoparle la bocca e venni con una sborrata copiosa che le riempì la bocca.

Lei ingoiò e si leccò le labbra come una vera troietta.
<<È stato fantastico…>> Era ancora inginocchiata davanti al mio cazzo semi turgido.
<<Non abbiamo ancora finito…>> E le sbattei ancora il cazzo sulla guancia.
L’aiutai a rialzare e la denudai completamente.
La portai sul divano nel salone, solo a verla camminare con quello splendido culo il mio cazzo già tornava duro. Me lo toccavo ed eccolo, già in tiro pronto per un’altra scopata.

<<Lo sai che è davvero grosso? Di circonferenza intendo…>>
<<È tutto per te. >> La feci inginocchiare a pecora sul divano, mentre io le salii alle spalle. Era la più bella pecorina che avessi mai visto e lo specchio che avevo messo in passato sul muro alle spalle del divano a circa due metri, ci permetteva a entrambi di guardarci mentre scopavamo.
Osservano il suo culetto marmoreo mi venne spontaneo sculacciarla un po’.

Lei emise piccoli gemiti di sofferenza, ma agitava il culo, ma pensai che non era ancora il momento. Glielo infilai di nuovo nella fighetta fracida. Iniziai a spingere forte mentre lei spingeva il culo all’indietro per sentirlo più in profondità, ci muovevamo all’unisono.
Le tiravo i capelli e mi sentivo come il suo dominatore, mentre continuavo a scoparla violentemente. Sentivo il mio cazzo duro come il marmo, era il momento per tornare a inculare quel culetto d’oro.

Aspettai ancora che venisse nuovamente, poi mi bagnai il pollice e glielo misi nel culetto, lei ebbe un sussulto. Sapeva quello che stavo per fare.
<<Sì ti prego. >>
<<Dimmi la verità, ti piace nel culetto?>>
<<Sì, forza… Lo voglio…>> E continuava a gemere mentre maltrattavo la sua fighetta con il mio cazzone.
Mi sputai sulla mano e le bagnai il culetto. Tirai fuori il cazzo dalla sua fighetta e misi la punta sul buchetto del culo, era così piccolo.

Diedi una spinta decisa. Lei fece un piccolo urlo.
Era dentro per metà. Diedi un’altra spinta forte e glielo feci entrare tutto fino alle palle.
Un altro urlo. <<Così mi sfondi. >>
<<Pensavo l’avessi già fatto. >> E risi.
<<Porco. >>
<<Oggi ti sfonderò così seriamente che la prossima volta che tuo marito ti guarda il buchetto troverà la galleria dello Stelvio. >>
<<Maledetto. >> Valeria stentava a parlare.
Sapevo che quelle parole forse potevano infastidirla, ma era il momento di farle capire che suo marito fosse un cornuto e che lei era la mia troietta.

Mi sarebbe piaciuto farlo diventare un cuckold.
Intanto continuavo a sfondarle il culo.
<<Sì, su, più forte…>>
Le sue parole mi infoiavano ancora di più e spingevo più forte, con annessa sculacciata sulla chiappa soda.
Mi piegai su di lei, avrei voluta morderle dietro la spalla, ma non potevo lasciarle segni, mentre con la mano sinistra le strizzavo il seno sinistro e il capezzolo. Con la destra andai sulla fighetta, era assurdamente bagnata, gocciolava.

Iniziai a fotterla con le dita mentre continuavo a incularla senza sosta. Valeria inarcò la schiena, stava venendo ancora.
Il mio cazzo dentro di lei era così duro, probabilmente lo sentiva come un paletto.
<<Mamma mia. Dai su, lo voglio di più. Mi stai facendo godere come una troia. >>
Continuavo a spingere a fondo. Le mie palle sbattevano su di lei. La mia cappella la stava traforando a dovere. Continuai per no so quanti minuti.

Poi le venni nel culo. Una sborrata tremenda. Lei sentendo il mio sperma caldo, ebbe un altro fremito e la sentii venire sotto i colpi delle mie dita nella fighetta.
Lo tirai fuori.
Ci sedemmo sul divano stremati. Continuavo a toccarle il seno. Era così sensuale ed eccitante. Glielo succhiai un po’, mentre con la mano mi massaggiavo il cazzo che torno ancora duro.
Lei notò <<di già?>>
<<Con una come te, potrei andare avanti per ore.

>>
Lei lo toccò e notò la durezza e cominciò a menarmelo.
Le presi la testa e la spinsi sul mio cazzo ormai ritornato durissimo.
Le scopai la bocca a fondo, facendo colare tutto il trucco che aveva intorno agli occhi.
Mi succhiava da Dio. Le spingevo il mio cazzone sempre più in gola e pensavo al cornuto del marito se ci avesse visto in quel momento.
Le sparai la restante sborra che avevo nelle palle in faccia, per farla sentire di mia proprietà.

Vederle la faccia ricoperta del mio sperma la rendeva eccitantissima, ma era il momento di fermarci.
Lei andò a farsi una doccia.
<<Queste no. >> Mi presi le sue mutandine ancora umide mentre stava rivestendosi.
<<Ma il vestito è cortissimo. >> Si lamentò lei.

<<Queste sono mie. >> Le riprenderai la prossima volta.
<<Non ci sarà una prossima volta. >> Disse con un tono poco credibile Valeria.

<<Vedremo. >> Le sorrisi.
Andò via.
Non nascondo che guardarla andare via in quel vestitino attillato e senza mutande, mi fece eccitare di nuovo. Che fortunato che era suo marito ad averla sempre a sua disposizione. Quasi sempre….

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