Vacanza in salento

Di solito non amavamo viaggiare in treno ma mio padre era reduce da un intervento alla schiena e fare un viaggio di oltre mille chilometri gli era stato consigliato di non usare l’auto.
Avremmo poi noleggiato una macchina sul posto ma solo per i piccoli spostamenti.
La sua grande passione, la corsa, lo aveva appiedato e fatto finire sotto i ferri. Era una passione che aveva poi tramandato agli altri componenti della famiglia, me compresa.

Eravamo tra la metà e la fine degli anni novanta. Ero appena diventata maggiorenne e fisicamente ben sviluppata. Una perticona ma con le forme giuste.
La nostra destinazione era il Salento, allora ancora abbastanza tranquillo. Eravamo abitudinari di quei posti, ai miei piacevano ed ogni anno prenotavamo lì qualche giorno di vacanza.
Con noi viaggiavano degli amici di famiglia, una bella coppia ed il loro figlio Alessandro, un ragazzo di qualche anno più grande di me.

Non avevo mai preso in considerazione Alessandro. Un po’ perchè non lo frequentavo, lui abitava a Bologna ma soprattutto non era per niente il tipo che poteva far sognare una ragazza.
Tutto precisino, sempre perfetto, non lo definirei cicciotello ma diciamo robusto.
Viaggiavamo di notte ed avevamo prenotato da Bologna una cuccetta
Noi eravamo partiti da Milano ma avevamo fatto cambio a Bologna per viaggiare insieme a loro.
Eravamo in sei, giusto giusto una cuccetta da sei posti.

C’eravamo subito accomodati nello scompartimento, i genitori nei posti di sotto, io ed Alessandro nei posti superiori.
Indossavo un paio di Jeans a vita bassa ed una maglietta altrettanto corta.
Per coprirmi il pancino avevo legato sui fianchi una felpa leggera da usare in caso di temperature notturne più fresche anche se quel giorno faceva un caldo africano.
Nel nostro scompartimento avevamo l’aria condizionata ma i genitori non avevano voluta accendere o almeno era stata messa al minimo.

“Fa male dormire con l’aria accesa” avevano detto. pur non condividendo la loro decisione non avevamo fatto polemiche.
Non avevo il ragazzo, non ne avevo mai avuto uno, diciamo vero, solo un paio di qualche flirt leggero a livello di baci ma niente di più.
Non mi mancavano i corteggiatori, ero carina ma ero io a rifiutare il contatto con un ragazzo.
Non ero di certo una santarellina, anzi ero già abbastanza smaliziata, ma diciamo non erano proprio i ragazzi la mia preferenza.

In quel periodo mi frequentavo con Milena, una ragazza della mia età, la mia grande passione di gioventù.
Ma pian pianino mi stavo avvicinando al sesso maschile, almeno mi impegnavo a farlo.
Volevo una vita normale andando contro quello che era la mia tendenza naturale.
Poco dopo che il treno era partito, ognuno di noi si era sdraiato e messo comodo.
Mi ero sdraiata rimanendo vestita. Avevo solo tolto la felpa dai fianchi anche perché in alto il caldo
si faceva sentire.

Tenevo accesa una piccola luce da lettura e mi leggevo una giornalino.
Alessandro aveva fatto altrettanto solo che lui leggeva un libro, non ricordo il titolo, ma ricordo
solo che era abbastanza tosto.
Non avevamo scambiato molte parole, ogni tanto ci giravamo uno verso l’altro e ci si contraccambiava un sorriso di cortesia.
Avevo però notato un suo sguardo furtivo sul mio pancino scoperto e devo dire che non mi dispiaceva essere spiata, in qualche maniera mi eccitava.

Siccome una santarellina non ero, avevo deciso di provocarlo.
Senza abbassare i pantaloni, facendo finta che mi andavano stretti, un po’ era anche vero, avevo sbottonato il primo bottone in alto e abbassato leggermente la cerniera.
Sottovoce gli avevo sussurrato fingendo una smorfia che i Jeans mi andavano stretti.
“In effetti si sta meglio slacciati” aveva risposto slacciandosi a sua volta i suoi jeans.
Furbetto il ragazzo, avevo pensato.

Le mie mutandine bianche facevano contrasto con i Jeans ma effettivamente erano molto a vita bassa.
Quasi a filo della leggera peluria che mi copriva la passerotta.
Anzi qualcosina si intravedeva o almeno la vedevo io guardandomi dall’alto verso il basso.
Anche Alessandro se pur di sbieco intravedeva, ma era quello che desideravo.
Facendo finta di niente anch’io guardavo i pantaloni leggermente slacciati di Alessandro.
Lui era stato meno sfacciato di me, non avendo la cerniera aveva sbottonato solo i primi due bottoni.

Era un provocarsi a vicenda, da parte mia ogni tanto facevo finta di alzarmi le mutandine, ma era solo una scusa.
Nel fare quel gesto volutamente alzavo l’elastico delle mutandine e solo per qualche attimo la vista del pelo della passerotta era più visibile.
Da parte sua Alessandro dava una sistematina al suo uccello ormai visibilmente gonfio.
La mia attenzione era anche rivolta ai nostri genitori. Dall’alto controllavo la situazione che sembrava tranquilla visto che si erano ormai addormentati.

Avevo voglia di toccarmi o di toccare o di farmi toccare, ma come si poteva fare?
La luce di lettura un po’ frenava, avevo deciso di spegnerla, anche se successivamente con il buio non avremmo più potuto spiarci.
Anche Alessandro aveva spento la sua sussurrandomi la buonanotte.
Ma voglia di dormire proprio non ne avevamo. I nostri occhi pian pianino si erano abituati al buio al punto che riuscivamo a vedere quello che vedevamo prima, ma con il vantaggio che con il buio ci dava più protezione e in qualche modo ci portava ad osare di più.

La voglia di togliermi i pantaloni era tanta. Ma se i genitori si fossero svegliati?
Cercavo di incrociare lo sguardo di Alessandro ma solo per trovare un conforto ad osare, ma lui faceva finta di dormire.
Faceva finta si vedeva. Avevo notato che aveva la sua mano sopra i pantaloni e la muoveva lentamente molto lentamente accarezzandosi l’uccello. Si stava masturbando insomma.
Avevo capito che dovevo muovere gli eventi, nonostante ancora verginella di cazzo ero smaliziata.

Dovevo osare.
“Alessandro dormi”? Gli avevo sussurrato.
Aveva avuto un sobbalzo e secondo me era diventato rosso come un peperone.
Aveva allontanato velocemente la mano da sopra i suoi Jeans come se si fosse sentito scoperto.
“No no, non riesco ad addormentarmi” aveva risposto
“Neanch’io” gli avevo risposto, guardandolo maliziosamente.
Era rimasto sorpreso dal mio atteggiamento ed ancora di più quando gli avevo detto di continuare a toccarsi.

Prima si era dimostrato sorpreso dalla mia richiesta, ma quando aveva visto la mia mano che si infilava nelle mie mutandine e sollecitato da un mio “Dai, continua, tocchiamoci insieme” aveva ripreso a toccarsi.
Aveva controllato che i genitori dormivano, slacciato i bottoni restanti e dalle mutande era uscito allo scoperto un cazzo già duro.
Non l’aveva scoperto tutto , la prudenza non era mai troppa.
Lo accarezzava lentamente, non poteva muoversi più di tanto, spingeva la mano su e giù.

Vedere la punta del suo cazzo fuori dalle sue mutande mi eccitava. Avevo la fighetta in un lago, eccitatissima.
Alessandro mi aveva fatto segno con le mani di scoprirmi un po’di più.
Le mie mutandine non erano abbassate. Sottovoce mi aveva chiesto di abbassarmele
Sarebbe stato troppo rischioso accontentarlo. Avevo fatto il gesto con la mani come dirgli “dopo”
Ma la voglia di accontentarlo era troppa.
Mi ero girata verso di lui, arretrando contro lo schienale in modo da togliere maggiormente la visuale dai posti inferiori.

Avevo preso e tenuto la felpa a portata di mano in modo da potermi coprire in caso di urgente necessità.
In quel modo mi ero abbassata leggermente i pantaloni e le mutandine, quando bastava per mostrarli la fighetta ormai bollente. Con le mani avevo aperto le sue labbra per mostrargliela meglio.
Mi ero ricomposta quasi subito, ero troppo spaventata e la paura di essere scoperta mi deconcentrava. Tutt’al più che eravamo sempre in penombra e non è che si vedesse poi così tanto.

Mi ero rimessa nella posizione di prima e mentre intravedevo la punta del suo cazzo con la mano mi stropicciavo la passerotta.
Ci muovevamo con piccoli ma eccitanti movimenti. C’erano altre quattro persone nello scompartimento.
Dovevamo anche rispettare il silenzio, contenendo i nostri sospiri di godimento.
Il momento più intenso era stato quando Alessandro aveva messo un fazzoletto sul suo cazzo.
Stava venendo.
Mi sembrava quasi di sentire quel suo caldo e abbondante sperma.

Mi sarebbe piaciuto allungare e prendergli in mano l’uccello e sentire le sue vibrazioni di quel momento.
C’eravamo addormentati quasi subito.
Non avevo allacciato i miei pantaloni, cosa che aveva fatto lui, ma avevo messo la felpa sui fianchi anche perchè girandomi di notte avrei sicuramente mostrato altre parti intime.
Al mattino successivo mi ero svegliata presto e uscendo dallo scompartimento ero rimasta in corridoio a guardare il panorama dal finestrino.

Fa luce presto in Puglia.
Pensavo a quanto successo.
Ero contenta, ero stata attratta dal sesso maschile anche se era per Milena che vivevo le mie passioni.
Per me era un avvicinamento alla normalità.
Lo dovevo ai miei genitori che non sospettavano minimamente della mia situazione e delle mie tendenze.
Era stato Alessandro ad interrompere i miei pensieri.
“Un cent per ogni tuo pensiero” aveva detto e poi aggiunto “Posso farti una confidenza”
Non gli avevo risposto ma avevo lasciato intendere che poteva.

“Lo sai che pensavo che a te piacevano le donne
“Tu sei matto” gli avevo risposto facendo una finta faccia da contrariata.
“Vieni” aveva detto prendendomi per mano e senza darmi il tempo di rispondergli.
L’avevo seguito contenta.
Eravamo andati nell’ultima carrozza in fondo al treno.
Guardavamo le case, gli alberi tutto il panorama che si allontanava velocemente.
“Qui siamo più tranquilli, in fondo al treno non passa nessuno” aveva detto prima di baciarmi.

In effetti non passava e non c’era nessuno.
Tutto si allontanava, oltre agli alberi ed al panorama anche il mio passato.
Peccato che Lecce e il Salento si avvicinavano velocemente e la gente si svegliava.
Ma sarà stato davvero un peccato?
Laura.

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