Una scommessa che non dovevo perdere… (6)

Segue dalla parte 5

La suo modo deciso mi stupì e mi eccitò. Fino ad un attimo prima si parlava come se fossimo amiche, senza fare percepire desiderio o altre voglie. Non ero nemmeno certa che volesse che restassi vestita da donna. Ma del resto fino ad oggi lei non era mai stata così diretta, non aveva mai fatto richieste di tipo sessuale in questo modo. Arrivare poi a dirmi di mettermi in ginocchio e di farle sentire la lingua, era una sorpresa molto eccitante.

Sentirmelo dire mentre ero vestita così ha aumentato l’effetto.

Ora sono in ginocchio, davanti alle sue cosce aperte. Vedo le cosce, dove finiscono le calze, la pelle nuda e la sua biancheria sotto al vestito. E lo sento diventare duro sotto la mia gonna.

Le metto le mani sulle gambe, le infilo sotto il vestito, lei mi mette una mano dietro la testa e mi tira verso di se, e finisco con la testa sotto al vestito.

Sento un profumo caldo, umido. Sento il profumo del suo sesso. Scopro un poco le gambe, volevo vedere… mi piace guardare tra le sue cosce. Vedo le sue mutandine, blu, come il vestito, ora vedo che visibilmente bagnate nel centro.

Ero in estasi quando mi tira contro di se, mi fa appoggiare la bocca sulla figa “Cosa aspetti? Un invito ufficiale? Dai, datti da fare! Ti piace fare la femmina? Ora prova a fare anche la troia!”
Io la bacio da sopra le mutandine.

Sentivo il caldo e umido sotto le mie labbra. Le bacio le cosce, e lei scosta il tessuto in modo da farmi mettere la bocca sulla sua figa. Sento che era caldissima.

“La lingua tesoro, metti dentro la lingua, ora!” Io obbedisco, e appena le schiudo le grandi labbra sento un fluido caldo scivolarmi sulla lingua, in bocca. Era bagnata all’inverosimile, quello che avevo visto sulle mutandine era quello che era scivolato tra le grandi labbra, ma ne era piena.

Non avevo mai sentito una sensazione simile. Sentivo il suo profumo, il suo sapore, la cosa mi eccitava a dismisura. Affondai la lingua tra le labbra, verso la vagina, la sento gemere. Ora ha entrambe le mani sulla mia testa, mi tira a se, mi spinge la figa sulla bocca, muove il bacino per strofinarsi contro. Io la bacio, la lecco, non mi fermo. Mi piace troppo. La sento gemere sempre di più e ad un certo punto stringe le cosce e mi tira a se, forte.

Quasi non riesco a respirare, sento che il suo sapore cambia, la sento colare nella mia bocca più di prima. Ho capito che sta venendo.

Sento che il suo addome si contrae, più volte. Poi allarga le cosce, si rilassa e si lascia andare sul tavolo. Io continuavo a leccarla. “Brava… ora fammi sentire quanto sei troia, pulisci bene tutto… non lasciare niente…”

Continuo a lungo, e poi lei si alza, mi fa spostare e scende dal tavolo.

Mi rialzo, e la bacio. Lei sente il suo sapore sulle mie labbra, e direi che non le da fastidio come avveniva altre volte. “Non te la prendere tesoro, ma non sono riuscita a smettere di pensare a Stefania…”

“Anche mentre ero tra le tue gambe?”
“Soprattutto in quel momento. Era come se mi stesse leccando lei… pensare di godere nella bocca di Stefania era fantastico…”

Prendo il sacchetto con il sex toy che avevo portato, e la prendo per mano, fino alla camera da letto.

Lei aveva un letto con le ante centrali a specchio, che era di fianco al letto.

“Ora tocca a te a fare la femmina… fai sentire alla tua Stefania come sei brava con la lingua…” e la faccio mettere in ginocchio davanti a me.

Lei mi guarda, mi mette le mani sotto la gonna, tra le cosce… le fa salire, arriva al pube, lo accarezza fino a toccare e stringere la punta del mio uccello, durissimo sotto al perizoma.

“Senti… sai che pensare a Stefania ora è più difficile?” mi dice sorridendo in modo malizioso.
Amore mio, hai mai messo le mani tra le sue cosce?”
“No… te lo avevo detto…”
“Allora per quello che ne sai, poteva avere qualunque cosa tra le cosce. Quindi va bene quello che hai trovato. Fammi sentire tu la lingua… ora tocca a te fare la troia…” e mettendole la mano dietro la testa la avvicino a me.

Mi scosta i lembi della gonna (però… comoda la gonna a portafoglio…) e avvicina la bocca, mi bacia, sulle palle, lungo l’uccello che oramai per restare nel perizoma era in orizzontale, e con i baci si avvicina alla punta… lentamente.

Lo sentivo duro da farmi male. Pulsava e stava gocciolando. Non vedevo l’ora che lo stringesse, con le mani, con le labbra. Volevo una sensazione diretta… e a questo punto infilo la mano nel mio perizoma dalla sgambatura e tiro fuori il mio uccello.

Lo stringo (…finalmente…) lo accarezzo (…sento che gocciola… e mi viene un brivido…) e con lo metto davanti alla sua bocca.

Tengo l’uccello alla base con la mano destra, metto la sinistra dietro la testa di Laura e l’avvicino a me… fino a spingerle l’uccello in bocca.

“Ora smetti di parlare, e comincia a succhiare… le troie come te non devono fare conferenze, devono fare pompini…”

Lei accoglie in bocca il mio cazzo senza dire una parola, ma arrivato a metà sento che fa un verso come se qualcosa le fosse andato di traverso.

Mi spinge indietro per farlo uscire dalla bocca, e tossice… “Ma che cosa hai oggi? Hai un cazzo assurdo… ma è il tuo?”
“E’ il cazzo della tua Stefania, che vuole essere succhiato… non parlare… datti da fare…”

Poi se lo riprende in bocca, e comincia a succhiare, rumorosamente. Risucchi, sbiasciamenti, ancora risucchi. Quello che vedevo mi eccitava da pazzi… avevo la camicetta aperta, vedevo il mio reggiseno, il mio uccello che usciva dalla mia gonna e lei che se lo succhiava, avanti e indietro.

Poi guardo lo specchio alla mia sinistra… vedere la scena dallo specchio era ancora più eccitante, e lo sentivo sempre più duro… più grosso…

Sentivo le sue mani sotto la mia gonna, sulle gambe. Mi accarezzava, sul sedere, sulle cosce, sentivo le sue dita che si infilavano sotto al perizoma, cercando il mio culo… accarezzandolo… penetrandolo un poco.

Oramai anche la sensibilità del mio uccello era diversa. Sentivo appena la sua lingua… sentivo poco di più se mi mordeva la cappella.

E dallo specchio mi accorgo che Laura aveva una mano tra le sue cosce, e capisco che si stava masturbando.

(Ma con tutte le volte che ti ho chiesto di farlo davanti a me, ora lo fai mentre non riesco a guardarti bene? Prima avevi tutti i problemi del mondo a farlo, ma ora evidentemente la cosa non ti disturba più… anzi… )
Sentivo il suo piacere da come stringeva la bocca sul mio uccello.

Avrei voluto vedere cosa succedeva tra le sue cosce, ma dallo specchio vedevo solo il suo abito alzato sulla gamba fino a scoprire la balza della autoreggente, la mano che entrava tra le cosce e che si muoveva vistosamente…

Poi la sua bocca che si stringeva mi distrasse… si strinse e succhiò con forza. Mi fece venire un brivido incredibile, e la sento venire… di nuovo. (Senti come gode… oggi è davvero troia…)

Finito il suo orgasmo si alza in piedi, e mi bacia.

La porto verso il letto, la faccio girare di spalle e la faccio salire, in ginocchio. La stringo a me e le appoggio l’uccello sul culo. Glielo strofino su e giù, lo faccio scivolare tra le cosce. Avanti e indietro.

“Dai… non giocare… mi stai bagnando il culo… fammi invece sentire quel bel cazzone nella figa…”

Lei mette le mani sotto al vestito e comincia ad abbassarsi le mutandine, ma appena arrivano a metà coscia, la spingo in avanti, lei appoggia le mani sul letto e finisce a carponi.

Io le punto l’uccello sulla figa, e glielo spingo dentro.

Sento un gemito… “ehi… fa piano… hai un cazzo enorme… mi stai fahhhh… uh… pianooo… uhhhh…”
Non l’avevo mai sentita così, ma non avevo nemmeno mai sentito così il mio cazzo. Faceva fatica ad entrarle nella figa. Lei non poteva nemmeno aprire le cosce, erano come legate dal perizoma fermo a mezza coscia.

Poi la punta dell’uccello trova la strada, e le scivola dentro.

Non l’avevo mai sentita così stretta.
Lei fa un grido strozzato… geme… Lo tiro fuori e la sento sospirare, lo rimetto dentro… e fa ancora un gemito.
Lo spingo dentro, a fondo, due, tre, quattro volte, dandole ogni volta dei colpi con il mio pube… e lei ogni colpo geme.

“Ahhh… mi stai sfondando la figa… piano… ahhhh… hai un cazzo… fantastico… dai… scopami…” Ora era meno stretta di prima, molto più bagnata, scivolava senza fatica, e sentivo lei godere.

E godevo come una troia pure io.

“Allora, che ne dici… ti piace la tua Stefania?” le dico.
“Dai Stefania, sei davvero uno troia… una troia con un cazzo da paura… fottimi… fammi godere” mi risponde.

Guardo nello specchio e mi accorgo che anche lei stava guardando. Ci guardiamo negli occhi tramite lo specchio, e l’eccitazione sale ancora. Lei mette una mano tra le sue cosce, non riesce a tenersi su con l’altra, e cade in avanti… io continuo a scoparla, a spingerlo dentro, finiamo sul letto, lei sotto io sopra.

Con le mani cerca il suo perizoma sulla coscia, lo prende e se lo tira su. Sento l’elastico che arriva sotto le mie palle… e lei finalmente riesce ad aprire le gambe.

“Dai… dentro fino in fondo… fammelo sentire… fottimi!!”

Apre le gambe quel tanto che basta a spingerlo dentro meglio… e la sento ancora venire. (Ma quante volte gode sta troia? Per farla venire tre volte è sempre stato molto più difficile…)

Questa volta ha dei veri e propri scossoni.

Si contrae, si divincola… fino al termine dell’orgasmo. Io mi sposto su un fianco, lei mi fa girare a pancia in su. Mi scosta i lembi della gonna, me lo tira fuori e lo accarezza, e poi in bocca, succhiandolo e leccandolo (ma come? Fino a ieri, se glielo mettevo dentro, non me lo voleva più prendere in bocca… e ora se lo spompina così?)

Tira su il vestito, così riesce ad aprire le cosce, si mette sopra di me e si sposta il perizoma… per infilarsi bene il mio cazzo nella figa.

Appena entra lei scende su di me con un sospiro, strabuzzando gli occhi.

“Ma sai che ce l’hai davvero grosso? Hai un cazzo da paura… ma cosa hai preso oggi? E’ il tuo?” E comincia ad andare su e giù. Prima piano… poi più in fretta. Io mi inarco, glielo spingo dentro meglio, sincronizzandomi con lei.

La afferro per i fianchi, e la tiro verso di me. Si alza e io la tiro in giù, mentre lo spingo dentro.

“Dai…. daiiiii… non fermartiiii… ” I colpi vengono dati con foga, lei era bagnatissima, e sul più bello esce l’uccello dalla sua figa proprio mentre stava per venire. Lei mette subito la mano tra le cosce, due dita dentro la figa e si sposta sulla mia pancia, finendo l’orgasmo con un ditalino da paura, davanti alla mia faccia. Ho la sensazione di vedere uno schizzo uscire dalla sua figa, poi si bagna tutta, comincia a bagnarsi copiosamente, a gocciolare… e mi inonda… non l’aveva mai fatto prima.

Mi trovo bagnata fradicia del suo orgasmo. Sulla pancia, sulla camicetta, sul reggiseno… mi era venuta addosso.

Riesco ad allungare una mano a prendere il sacchetto con il sex toy, lei se ne accorge e mi prende il sacchetto e tira fuori il giocattolo. Lo guarda, prima sorpresa, poi con entusiasmo. “Daiiii… che figata… “

“Ti piace? Vuoi scoparti Stefania come si deve? Ti piacerebbe sfondarla?”
“Certo… sai che mi stavo chiedendo come fotterti a dovere?”

Si toglie le mutandine e apre le cosce, in ginocchio a gambe aperte.

L’aiuto ad indossarlo. Un dildo nella sua figa, poi glielo allaccio alla vita, e vedo che si guarda il suo nuovo uccello sintetico che le sporge da sotto il vestito. Dal sacchetto prendo il gel lubrificante, e glielo porgo.

Ero sdraiata davanti a lei, a gambe aperte, lei tra le mie gambe. Lei si mette il gel sulle dita, sposta il mio perizoma e mi spinge un dito nel culo… dentro e fuori.

Poi altro gel, e mette due dita… “Come sei larga… non pensavo… “
Poi cosparge il dildo di gel e mi fa aprire la gambe, alzando le ginocchia. Sento che lo appoggia…

“Ora rilassati… vedrai che ti piace…” e mentre mi spinge dentro il dildo e si sdraia su di me, mi prende in mano l’uccello e mi masturba. Sento che mi entra nel culo… piano… mi piace da pazzi… mi manca il respiro… e poi esce e rientra… piano.

“Allora… amore mio di troia… come ti senti a venire scopata? Senti come ti entra… Lo sai che ti sto fottendo? Ora fammi vedere come godi…”

Ora ero io a gemere. Lei aveva smesso di masturbarmi, allora metto la mano tra la mia e la sua pancia, lo stringo… cerco di farmi una sega ma mi tira via la mano… mi prende i polsi, me li mette sopra la testa, e comincia a fottermi.

“Eh no tesoro… il tuo cazzo lo lasci stare… devi godere come fanno le ragazze per bene, facendotelo mettere dentro fino in fondo… godi troia… mentre ti scopo in culo…”

Una sensazione incredibile. Spingevo la mia pancia contro la sua, per fare sfregare il mio uccello contro la sua pancia… per godere… mentre lei mi spingeva il suo dildo nel culo… io a gambe aperte, lei con le gambe strette.

Poi mi fa abbassare una gamba, e se la mette tra le gambe.

Sento che spinge il suo pube contro la mia coscia, per spingersi dentro meglio la sua parte dello strapon… e poi si appoggia sempre di più…

Allora mi libero i polsi, l’abbraccio, e mi do una spinta e rotoliamo su un fianco… fino a girarci. Ora è lei ad essere sotto. Le chiedo di chiudere le gambe e mi tiro su. Sono a cavalcioni sopra di lei, lei sempre dentro di me, e comincio a muovermi…

La guardavo, mentre mi stavo scopando nel culo… eravamo ancora vestite, non ci eravamo tolte nulla.

Oramai non resistevo più… volevo venire… dovevo venire…
Io ero seduta su di lei, e mi prendo in mano il cazzo, segandomi.

Lei mi tira via la mano, e lo prende in mano lei, e prosegue quello che stavo facendo.
“Cosa credi? Con questo cazzo ci gioco io… e te lo faccio sborrare io…” Io mi chino in avanti, le abbasso le spalle del vestito, le apro la scollatura, le metto le mani sulle tette… cerco i suoi capezzoli… li stringo… sento i suoi brividi…

Poi riesce a raggiungere le sue mutandine sul letto, e me le mette sotto al naso.

Erano inzuppate del suo odore, bagnatissime…
“Dai Stefania… ti piaceva la mia figa? Ora senti che buon profumo ha… fammi vedere come sborri… fammi vedere come schizza questo cazzo… ora ne hai il permesso…”

Io continuavo a muovermi, spingendo dentro di lei l’altra parte dello strapon che avevo nel culo. Fa cadere le mutandine sul suo petto, e afferra lo strapon. Mentre con una mano stringeva il mio cazzo, con l’altra si spinge dentro lo strapon: stava masturbando me e lei nello stesso tempo.

Io prendo le sue mutandine, volevo il suo profumo… me lo rimetto sotto al naso… voglio il suo sapore, e lo cerco nel tessuto con la lingua…

Lei geme… un urlo soffocato, strozzato… stringe le gambe… alza un poco le ginocchia, sento un sussulto… una contrazione del suo addome… sta venendo… ancora una volta…

Un insieme di sensazioni sconvolgente. Ero sopra di lei, ma mi stava scopando nel culo, sentivo le sue tette sotto al reggiseno, sentivo sulla pelle gli abiti che indossavo, sento il profumo della sua figa… sento il suo sapore con la lingua… e sento arrivare la sborrata… forte… violenta…

Contrazioni incredibili, sento il fluido che pulsa nell’uccello… che esce di getto… caldo… intenso… violento.

Uno schizzo dopo l’altro che irrorano il suo vestito blu… era come dipingere il mio piacere sul suo corpo. Il primo si ferma alla vita, ma il secondo arriva alla gola… il terzo fino al viso… e poi altri, meno violenti… sulle tette, sulla pancia… e poi sento che cola sulla sua mano… che solo ora rallenta…

Quando le arrivò lo schizzo in faccia la sua espressione era incredibile… io raccolsi la sborra sul collo e sul viso con le dita per poi mettergliele in bocca… lei lecca tutto, e comincia a leccarsi anche la mano che era piena di me…

Finalmente sento il mio uccello sgonfiarsi… quasi indolenzito.

Mi sfilo il dildo dal culo, e mi lascio andare di fianco a lei.
Eravamo sudati, bagnati dei nostri umori, si sentiva l’odore di sesso, di sborra. Gli schizzi bianchi erano stati assorbiti, erano macchie scure sul suo vestito blu.

Si slaccia lo strapon e se lo sfila anche lei. Mi avvicino, la bacio, sulle labbra, poi la lingua scivola tra le labbra… un lungo bacio, lento, appassionato, dolce.

“Sai che sono stanca?” mi dice lei.

“Ma come… per così poco?”
“Ti piace fare la spiritosa? Stefania… fai la troia, ti viene meglio…”

Le piaceva continuare il gioco. Ma del resto a me non dispiaceva. Mi slacciai la camicetta, togliendomela. Lei si girò su un fianco, per farsi aprire la zip del vestito, e se lo sfila. Io mi tolgo la gonna. Sempre restando sdraiati.

Eravamo senza forze… sul letto… oramai solo in biancheria…
“Fa un poco freddo… tira sul il lenzuolo e spegni la luce… cinque minuti e ci alziamo”

Ci coprimmo, spengo la luce… e ci addormentammo…

Segue alla parte 7.

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