Una scommessa che non dovevo perdere… (4)

Segue da parte 3

Stringo le labbra, le stringo l’uccello in bocca. Sento che gocciola sulla mia lingua. Lei me lo spinge dentro e fuori, come per scoparmi in bocca. Io stringo e succhio… e si bagna sempre di più. Quando entra ed esce comincia a fare un rumore indecente. Si sentiva il risucchio, che era bagnato.

Lo aveva durissimo, poi lo tira fuori dalla bocca, per strofinarmelo sulle labbra, e poi rimetterlo dentro.

Sembravano le sequenze che avevo visto in tanti film porno… Poi smette, lo rimette nelle mutandine e abbassa la gonna, e mi bacia.

“Sei brava, sai? Fai dei pompini stupendi. Forse te lo avevo già detto… ma ora alzati…”

Mi stacca la sbarra dalle caviglie e la corda dai polsi, tenendomi le braccia dietro la schiena mi fa alzare, e mi fa avvicinare al letto, mi ci fa salire sopra, in ginocchio, sempre con il vibratore che girava sotto al mio uccello.

Blocca tra di loro i bracciali che ho alle caviglie, prende la corda, mi lega tra loro le gambe poco sopra al ginocchio, poi la fa passare tra i bracciali delle caviglie e la lega ancora ai polsi. Mi ha incaprettato.

“Ora stai dritta con la schiena… Così… brava…” Io ubbidisco a quello che mi chiede di fare.
Mi mette la mano sotto la gonna, me la alza, e mi tira fuori l’uccello dalle mutandine.

Era fradicio, lucido. Lei comincia a masturbarmi. La mano le scivolava tantissimo, tanto mi ero bagnato.

Mi mette la mano tra le gambe più volte, per asciugarla sulle mutandine. La infila a forza, non potevo aprire le gambe perché me le aveva legate. Mi lascio andare un poco, come per sedermi sulle gambe, ma lei mi stringe l’uccello e dice “Cosa vuoi fare troia? Stai diritta! Schiena dritta!”.

Mi rialzo subito, e lei mi rimette l’uccello nelle mutandine, sempre con il vibratore acceso.

Mi abbassa la gonna, e prende qualcosa in cassetto e si avvicina, da dietro. Poi mi mette qualcosa attorno alla faccia… alla bocca… e stringe, imbavagliandomi. “Hai capito perchè dovevi sapere schioccare le dita?” mi sussurra.

Mi da una spinta su un lato. Io barcollo un poco su un fianco. Poi rispinge. E io resisto. “Hai capito che devi andare giù?” e mi da una spinta ancora più forte. Perdo l’equilibrio e cado sul letto, su un fianco.

“Brava. Proprio così ti volevo. Ora fammi vedere se ti sai slegare. ” Comincio a muovermi, a destra e sinistra, tiro le gambe, cerco di allungarle, cerco di muovere le mani, ma non si allenta nulla. Anzi, ho la sensazione che si stringano sempre di più le corde.

“Ora troia puoi anche cercare di urlare per liberarti… sfogati pure…” Continuai a muovermi, provai anche ad urlare, ma riuscivo solo a fare mugolii soffocati.

Capivo che non c’era verso di liberarsi… ero suo prigioniero, ma ero eccitatissimo…

Non so come mai, ma il sentirmi legato, il non potermi liberare, sentire le corde tendersi sul mio corpo se cercavo di liberami, sentire sulla pelle quei vestiti, la gonna, il reggiseno e il perizoma, tutto questo insieme mi stava eccitando in un modo incredibile ed inaspettato.

Poi si avvicinò, mi fece girare a pancia in giù, e appoggiò le mani sulle spalle, immobilizzandomi.

“Hai visto che non hai modo di liberarti? Ora rilassati, che sarà tutto più facile…” e sentii che con una mano mi accarezzava la schiena, scendendo fino al sedere. Continuò fino alle gambe, e sentii che mi stava alzando la gonna, fino a scoprirmi a metà il sedere. Il tessuto della gonna mi teneva caldo il culo, sentivo l’aria fresca sulla pelle… e sentii che con un dito seguiva il contorno del perizoma.

Dal centro schiena, sul fianco, per poi scendere sul sedere e poi tra le gambe… sempre più a fondo… fino ad arrivare al buco del culo. Si fermò un attimo, per cercare bene dove fosse… e poi spinse dentro il dito.

Per un attimo mi si fermò il resipiro. Strinsi automaticamente il culo, e lei subito mi disse “Non fare la scema. Non devi res****re… lasciati andare, se no è peggio…”.

La vidi prendere un flacone, lo stesso che mi aveva dato la sera prima. Un gel lubrificante. Sentii che mi spostava il perizoma, e sentii il freddo del gel scivolare tra le natiche. Subito dopo sentii il suo dito entrare… a fondo…

Una sensazione tra il fastidio e il piacere. Forse volevo negare il piacere, e volevo sentire solo fastidio. Ma poi sentii qualcosa di freddo sul culo… lo fece scendere fino al buco, sentii che lo puntava, e senza muoverlo da li lei mi si sdraiò di fianco e mi fece girare il viso verso di lei.

Ero a pancia in giù, le mani legate dietro la schiena, le gambe piegate, sentivo la sua mano sul sedere, le dita che scendevano tra le cosce. Lei mi guarda, e mi dice “Ora ti svergino… ti faccio sentire quanto sei troia… non posso perdermi il tuo sguardo” mi guarda negli occhi e sento che mi spinge nel culo qualcosa di duro e freddo…

Sembrava che fosse lunghissimo, non finiva mai di entrare, inaspettato un brivido di piacere.

Spalanco gli occhi, lei continua a guardarmi “E’ entrato, vero? Lo senti bene? Ora aspetta che te lo faccio sentire meglio”. Comincia a tirarlo fuori e rimetterlo dentro, e dopo un attimo sento che comincia a vibrare.

Lo sta muovendo con ferma dolcezza, e ogni volta che esce e rientra, fa meno fatica e mi sempre meno effetto.
Poi mi accorgo che prende una cosa dietro di lei, e mi mostra un dildo realistico.

Un cazzo di gomma, che davanti agli occhi mi sembra enorme, e comincia a coprirlo con un profilattico. Lo lecca sulla punta.

“Sai che è dolce? Sa di fragola… ” Poi me lo appoggia tra le cosce, e sento che lo muove piano… “Dai… aiutami… ancora più in giù? Dove è il buchetto? Tanto poi te lo metto dentro, così facciamo prima…”

Annuisco… lo fa scendere… “Ancora?” Annuisco ancora… poi con un mugolio le faccio capire di essere arrivata.

Ora lei lo spinge dentro, sento che scivola ma sento anche che è più grosso… molto più grosso…

Faccio un gemito e sbarro gli occhi… lei vede la mia espressione, spinge ancora… un altro gemito… “Sai che sei bellissima quando ti entra dentro?” Poi lo tira fuori e lo rimette dentro… sento il buco del culo che si dilata, sento che mi entra… di nuovo dentro e fuori, poi spinge e entra di colpo.

Era dentro. Mi stava inculando, e mi piaceva da matti.

Oramai non era fastidio, era piacere. Appena era entrato avevo sentito fluire dal mio uccello un fiotto caldo. Lei continuava a spingerlo dentro e fuori, poi lo lubrificava, e poi di nuovo dentro, più volte. Sento che me lo infila a fondo e poi toglie la mano. Mi fa girare su un fianco. Mi alza la gonna e mi mette la mano nel perizoma.

Ero fradicio.

“Però… per essere vergine, ti piace… lo sapevo, sei proprio una troia… ora però non divertirti troppo, che ho dei progetti anche per lui” e stringe la mano sull’uccello per farmi capire di cosa parla.

Si siede di fianco a me e si sfila le mutandine. Tra le sue gambe aperte sotto la gonna a pieghe vedevo il suo cazzo. Duro e lucido. Prende le mutandine e le avvolge sul mio uccello.

Me lo rimette a posto, questa volta contro la mia pancia, riabbassa la mia gonna e mi gira ancora a pancia in giù. Poi la vedo che prende un profilattico, e se lo mette sul suo cazzo. Era duro, davanti a me, e mi eccitava guardarlo da sotto la gonna.

Toglie la corda dai polsi e mi abbassa le gambe, lei si mette a cavalcioni. Sento che mi toglie il dildo, e si sdraia su di me.

Sento il suo cazzo, caldo, duro, tra le natiche… sento che lo fa scivolare tra la cosce. Io provo a scalciare, a disarcionarla, avevo capito cosa voleva fare. Ma lei scende a peso morto su di me… e me lo mette nel culo.

Lo sento, caldo, duro. Una sensazione ancora diversa. Sento il suo peso sulla schiena, sul culo, sento il suo cazzo che mi sta scopando. Sento i suoi colpi… che me lo fanno affondare fino a sentire le sue palle sul sedere.

A ogni colpo, non trattengo un mugolio. Cercavo di urlare, di dire “no… basta… ” ma si sentivano solo mugolii… e stavo godendo come non immaginavo.

“Ti piace questo, vero? Senti come sei troia! Prenditi il tuo cazzo, fino in fondo, nel culo!” Mentre parlava non smetteva di muoversi, di scoparmi. La sentivo, a gambe aperte sopra il mio culo, mentre me lo spingeva dentro. Il piacere veniva anche dal fatto che il mio uccello era duro, tra il materasso e la mia pancia.

E più si appoggiava a me, più me lo spingeva contro al materasso.

Sentivo come ero vestito. Lei mi infilava le mani sotto la camicetta, sotto alla chiusura del reggiseno, sotto la gonna, sulle gambe. E continuava a scoparmi, a darmi schiaffi sul culo. “Ora fammi godere, troia… fammi venire nel culo… dai… ora te lo riempio come si deve, che non vedi l’ora di sentire la mia sborra…” stava accelerando i colpi… capivo che stava per venire, e forse avrei voluto che andasse avanti… perché mi piaceva da pazzi.

Ero sua… mi sentivo troia, e la cosa mi piaceva…. oramai pensavo al femminile… volevo che mi venisse dentro… volevo farla venire con il mio culo… volevo sentire la sua sborra nel mio culo…

Ad un certo punto la sento gemere… “eccomi… senti come sborro, troia!”. Sento una sensazione strana. Sento il suo cazzo pulsare, sento fluirmi dentro la sua sborra. Ne sento il caldo. Eccitante. Tanto. Troppo… sento il mio piacere salire di colpo, e vengo insieme a lei.

Ora sento il caldo che avviluppa il mio cazzo. Una sborrata senza fine. Era calda, tanta. Ripenso a quando mi aveva avvolto il cazzo con le sue mutandine. Capisco perché sento il mio cazzo caldissimo. Era immerso nella mia sborra.

Lei si rilassa… cade su di me… e lo tira fuori… piano. Mi fa un effetto strano. Forse è perché la mia eccitazione è calata, dato che sono venuto.

Mi si sdraia di fianco… mi bacia.

“Hai visto… ribellarti non ti ha aiutato… ora però ho sete… fammi vedere come stai…”
Mi fa girare ancora sul fianco, mi mette una mano tra le gambe… e mi guarda stupita.

“Ma cosa hai fatto! Hai già fatto tutto? Ma come ti sei premessa? Ti avevo detto che avevo dei progetti per lui…” Sento che tira via le mutandine, e me le fa vedere. “Te le avevo date per non bagnare in giro, non per riempirmele di sborra! Guarda! Me le hai inzuppate!”

Erano verde smeraldo, e dove erano bagnate aveva cambiato colore.

Erano bagnatissime. Erano ancora avvolte, e le apre davanti al viso. Per come me le aveva messe, la mia sborrata era finita proprio sul davanti, tra il raso e il cotone del tassello. Era talmente tanta che ancora gocciolava… lucida in alcuni punti… bianca in altri…

“Ora che hai sporcato, pulisci! Non posso rimettermele così!” Mi mette ancora a pancia in giù, mi slega il bavaglio e me le mette sotto la bocca.

“Dai troia, tira fuori la lingua… lecca tutto… volevo farti venire nella mia bocca, ma visto che hai avuto fretta, ora te la bevi tutta tu… “

Per un attimo non mi muovo… ho quasi voglia di interrompere il gioco. Sta esagerando. Poi mi da una sberla sul culo, forte. “Dai… non farmi aspettare… ” altra pacca, più forte. “Te la faccio pagare, puttana, lecca tutto!” Altra sberla… non penso più di fermarla… ubbidisco e apro la bocca, tiro fuori la lingua, e lei mi mette le mutandine in bocca.

Sento il sapore della mia sborra. Ne sento l’odore. Non l’avrei mai pensato… ma anche questo mi eccitava. E allora lecco… lecco tutto. Lei smette di sculacciarmi… e mi accarezza il culo. “Brava… così… pulisci tutto…. “

Poi mi gira a pancia in su, si avvicina al viso e mi bacia… con la lingua gira sulle mie labbra, e lecca via tutta la sborra che mi era rimasta sulla bocca.

“Hai un buon sapore… anche la tua sborra è buona, lo sai? Certo che lo sai… te la sei appena leccata tutta…” e mi sussurra la safe word.

Mi libera, prima le mani, poi gambe e caviglie. Si avvicina, eravamo sdraiate sul fianco, una di fronte all’altra. Poco prima mi stava scopando, sodomizzando, era decisa, prepotente. Ora mi guardava con una dolcezza che prima era sparita.

Non riuscivo a capire come lei fosse. Non capivo cosa mi piaceva di più, ma mi piacevano entrambe le versioni. Con la camicetta aperta vedevo il suo seno, e cominciai ad accarezzarlo.

Fino a quel momento non l’avevo praticamente toccata. Lei si faceva toccare, e le piaceva. Le baciai le labbra, il collo, abbassai il reggiseno, e le cominciai a baciare e mordere un capezzolo.

Le mie carezze erano sulla sua pancia, poi sulla sua gonna… e sentii sotto la sua gonna la sua eccitazione crescere. Misi la mano sotto la gonna, e sentii il suo uccello caldo, duro… che mi aspettava. Aveva ancora voglia…

Allora cominciai ad accarezzarla, a masturbarla.

Lei si spinse contro di me, mise una gamba tra le mie, avevo il suo uccello contro il mio pube, e anche lei cominciò ad accarezzarmi. Mi ero eccitato di nuovo, e lei lo affera, e comincia a masturbarmi.

Una sensazione stranissima. Ci stavamo masturbando a vicenda, bagnandoci sempre di più. Pensavo di metterci di più, ma sentivo il mio piacere salire velocemente. Le nostre mani si sfioravano, mentre andavano su e giù… sentivo caldo, bagnato, non sapevo se mio o suo… poi mentre mi avvicino ad un nuovo orgasmo mi sussurra “non fermarti ora… nooooo….

” e una ondata di sborra calda mi cola dalle mani, tra le mie gambe. Lo sento sulle mie palle quando esplodo anche io, un’altra volta, copiosa, calda…

Il mio piacere si unisce al suo, eravamo bagnate di sborra da non credere, e le mani rallentano il ritmo. Lei tira fuori la sua mano da sotto la gonna, e me la fa vedere. Bagnata e lucida. Unisce due dita, me le mette sulle labbra, bagnandomele, e poi mi bacia, leccandomi le labbra.

Poi mi sussurra “Senti… ma sei sicura che si tratta solo di una scommessa?”
“Cosa vuoi dire?”
“Che forse non aspettavi altro di perdere una scommessa del genere…”
“Si, qualche cosa lo stavo cominciando a pensare anche io. “
“Sai che per due o tre volte ho pensato che mi avresti fermata? Forse ho alzato un poco il tiro, per vedere dove eri disposta ad arrivare… quando ti ho fatto leccare le mie mutandine, credevo mi avresti fermato…”
“Eh… volevi farmi arrendere? Ammettilo..:!
“Si.

Volevo proprio che ti arrendessi. Non credevo che tu arrivassi a tanto. Non ti facevo così… “
“Così troia? Me lo hai detto così tante volte…”
“Si, ma stavamo giocando. Però in effetti rende bene… Non ti facevo così troia. “

Restammo nel letto per almeno mezz’ora, era piacevole parlare con lei. Mi sentivo strana, sentivo che ero bagnata, ma non volevo muovermi. Ma ad un certo punto dovemmo alzarci, e cominciammo a sistemarci.

Passai davanti allo specchio. Il trucco si era un poco rovinato, ma vedermi vestita con gonna e camicetta, mi diede un profondo brivido di eccitazione.

Credo che una parte di me che non sapevo di avere si fosse risvegliata. La mia parte femminile aveva preso vita, e per quella sera aveva preso il sopravvento. Una parte che ho scoperto essere anche molto spregiudicata.

Ci facemmo una doccia, mi rivestii e misi vestiti e intimo in un sacchetto.

Se volevo usarli il giorno dopo, dovevo prima lavarli, non c’era nulla che fosse rimasto asciutto.

Ci eravamo salutati da mezz’ora, quando mi arriva un messaggio su whatsapp. Era lei, mi diceva che nel sacchetto avrei trovato un altro pensiero per me, per la scommessa del giorno dopo. Aveva scritto che in realtà era per Laura, ammesso che avesse il coraggio di portare a termine il gioco…

Arrivo a casa, e trovo la s**tola.

Era uno strapon con doppio dildo. In effetti era per Laura, ma anche per me…
Indubbiamente Giulia sapeva come essere provocante, anche a distanza.

Tiro fuori i vestiti e li metto a lavare. Le mutandine erano ancora bagnate… e mi viene una voglia strana. Invece di metterle in lavatrice, preferisco indossarle per andare a dormire.

La sensazione di bagnato era eccitante, continuavo a toccarle, e a toccarmi… ma era tardi, meglio dormire: era stata una giornata intensa, e domani ne avrei avuta un’altra.

Segue… ma solo se piace a qualcuno….

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