Una scommessa che non dovevo perdere… (3)

Segue dalla parte 2

Quella mattina ci misi un poco prima di carburare. Per un attimo mi chiesi se quello che era avvenuto la sera prima era stato solo un sogno, ma poi vidi il sacchetto con i vestiti e il completino intimo, ed ebbi la conferma che non era stato un sogno.

Misi a lavare il completino e la gonna, dato che mi ero accorto che si erano macchiati la sera prima, e mi preparai per andare in ufficio.

Continuavo a pensare a quanto avvenuto il giorno prima. Praticamente meno di dodici ore prima. In modo totalmente inaspettato tutte le mie certezze erano state sconvolte. Se due giorni fa mi avessero proposto di toccare intimamente un uomo, ne sarei stato infastidito. Ieri sera mi sono ritrovato a leccare e succhiare un uccello, e alla fine l’ho sentito sborrare nella mia mano.

E la cosa non solo non mi aveva dato fastidio, ma mi era piaciuta a dismisura.

Come mi era piaciuto sentire l’effetto che faceva indossare quel completo intimo di pizzo, o la gonna e le autoreggenti. Ancora adesso se ci pensavo tornava l’eccitazione.

Ogni tanto, durante la mattina, mi tornavano in mente dei momenti della sera prima, e mi ritrovai in mano il bigliettino che mi aveva dato Giulia. Mi resi conto di non averle nemmeno detto il mio nome… e quasi senza accorgermi la stavo chiamando.

“Ciao Giulia.

Come va? Sono Bruno, ci siamo… visti ieri sera, e siccome non ti avevo dato ne’ il numero ne’ il nome, volevo rimedare adesso…”

Lei aveva un tono gentile, come quello che ebbe quando la sera prima mi chiese se avevo bisogno di aiuto “Ciaoooo! Hai fatto bene a chiamarmi, speravo proprio che tu lo facessi. “

“Visto che avrei un conto da saldare, volevo passare questa sera, ti trovo in negozio?”
“Ah… si… ma però dovrei uscire un poco prima.

Puoi passare prima delle 18:30?”
“Certo… ci vediamo questo pomeriggio, arriverò per tempo. “

Arriva l’ora per uscire dall’ufficio, siccome è ancora presto per l’appuntamento ho tempo di passare da casa a rinfrescarmi, ed esco di casa. Arrivo una decina di minuti prima delle 18:00, entro in negozio e la cerco con lo sguardo. Pensavo che oggi, con la consapevolezza della sera precedente, l’avrei vista con occhi diversi, ma era ancora più carina della sera prima.

Una gonna corta a pieghe, camicetta, scarpe col tacco, calze leggere… con la camicetta risalta il suo seno più di quanto non avessi notato la sera prima. Guardo meglio anche i lineamenti del viso, ma non ha nulla di particolarmente marcato che possa creare qualche sospetto. Era molto femminile, anche se tra le gambe aveva qualcosa di decisamente virile.

Mi vede e si avvicina a me “Ciao, mi fa piacere che tu sia arrivato prima, così esco subito”.

“Va bene… ma ero qui per pagare quello che ho preso ieri…”
“Dai, poi ne parliamo. Ti va di venire con me? Ho un paio di commissioni da fare. “

Annuisco e lei va nel retro del negozio, torna dopo qualche minuto con la borsetta, saluta le colleghe e usciamo dal negozio.

“Dove devi andare?”
“Poi ti dico… senti, come va con la scommessa? Sei pronto per domani?”

Mi stupisco un poco che ancora pensasse alla scommessa, le dico che ho praticamente tutto, e mi fa fare la lista.

Alla fine dell’elenco mi chiede “Ma non hai pensato ad una parrucca?”
“Perché una parrucca?”
“Scusa, se devi arrivare fino a casa sua già vestito, ci vuoi andare pettinato così? Dammi retta, andiamo da una mia amica, vende parrucche, non costano nemmeno tanto. Ne trovi una adatta e poi vedrai che anche tu sarai daccordo con me. E poi pensiamo anche ad una borsetta. “.

Arrivammo al negozio, dove provammo alcune parrucche, fino a prenderne una castana scuro, abbastanza lunga.

Appena fuori mi dice che voleva andare in un negozio di abbigliamento che non era lontano. Era un grande magazzino, entriamo e la vedo prendere prima delle gonne chiare e poi un paio di camicette di jeans.

“Dai, ora andiamo a provarle”.
“In che senso ‘andiamo’?” le chiedo.
“Sono per te… se devi vestirti da donna, devi anche cercare di sentirti un poco donna. Hai mai conosciuto una donna a cui non piaccia provare e riprovare diversi vestiti prima di scegliere cosa indossare? Devi quindi avere almeno un paio di possibilità.

Si dirige nei camerini, prima entra lei, poi si affaccia e mi dice, in modo che le altre persone della zona camerini sentissero, “vieni a darmi una mano?”.

Entro e lei chiude la porta. Il camerino era abbastanza grande da poterci stare comodamente in due. A bassa voce mi sollecita di spogliarmi, per potere cominciare a provare le gonne. Quasi in soggezione per la sua decisione, mi spoglio e indosso la prima gonna.

Poi provo la seconda, e le camicette. Alla fine prendemmo una gonna chiara, colore panna, sovrapposta, tipo a portafoglio e una camicetta di jeans, elasticizzata, e prima di uscire passò anche a prendere una borsetta. Sportiva, niente di formale… in sintonia con l’abbigliamento.

Dopo avere pagato usciamo dal negozio, lei guarda l’orologio e commenta che oramai è tardi per andare a fare la commissione per lei. Allora colgo l’occasione e le propongo di uscire a cena.

“Va bene” dice Giulia, “ma ti andrebbe invece di venire a casa mia? Così posso farti vedere un’altra cosa per la tua scommessa. Non ho molta fame, e posso preparare qualcosa in fretta. “
“Va bene, ma cosa vorresti farmi vedere?”
“Eh… diciamo che è una sorpresa…”

A quanto pare le piace fare la misteriosa. Fa talmente la femmina che a volte mi dimentico che in effetti non lo è.
Arriviamo a casa, e concordiamo di mangiare più tardi.

Lei dalla borsetta tira fuori un pacchetto, e me lo porge.
Lo apro, e trovo un completino intimo in pizzo colore avorio, con un perizoma, una brasiliana, un reggiseno e un reggicalze. C’erano anche delle calze in tinta e altre due imbottiture aggiuntive.

“E’ della collezione sposa. Visto che sarà la tua prima volta, mi sembrava appropriata” mi dice con un sorriso malizioso.
C’era più malizia in lei che in tutte le altre ragazze che avevo conosciuto fino a quel momento.

Mi accompagna in camera, e mi dice di provare tutto insieme, sia vestiti nuovi che intimo. Non provo nemmeno a contraddirla, e comincio a spogliarmi. Mentre mi spoglio e indosso l’intimo lei mi guarda, e mi fa i complimenti per la depilazione.
“Guarda, hai fatto davvero bene. Non si può vedere un intimo di pizzo su un corpo peloso. Però prima di metterti i vestiti vieni con me un momento. “

Mi accompagna in bagno, prende da un armadietto un rasoio e me lo porge “Volevo fare una cosa, ma devi essere appena rasato”.

Oramai ho smesso di fare domande, e senza dire nulla mi rado con cura. Lei torna dalla camera con una s**toletta, la apre e vedo che è una mini trousse da trucco.

“Ti faccio un corso rapido di trucco. Solo un poco di fard e di ombretto…”
“No… aspetta… non ti sembra di esagerare?” le dico fermandola.
“Per niente. Se domani devi andare da lei già vestita, devi curare anche i particolari.

Altrimenti ti si noterebbe troppo. E poi lei ti ha provocato, vuole che ti vesta da donna? Allora devi lasciarla senza parole. Poi vedremo lei saprà stare al gioco. “

Non capii cosa intendeva dire con questa ultima frase, e la lasciai fare. Tanto oramai stava andando così, e questo suo modo di imporsi cominciava a piacermi. Volevo vedere dove si andava a finire.

Così mi sedetti su uno sgabello mentre mi truccava.

Mentre lo faceva mi spiegava come avrei dovuto fare il giorno dopo. Era abbastanza facile, del resto si trattava proprio di due cose di base. Poi mi porta i vestiti e la parrucca, indosso tutto e mi porta in camera, davanti ad uno specchio… e resto senza parole.

Aveva proprio ragione: con parrucca e trucco cambiava totalmente l’effetto finale. Guardandomi allo specchio mi resi conto che il mio viso non aveva tratti maschili particolarmente pronunciati.

Con trucco e parrucca si era addolcito e molto più femminile di quello che potevo immaginare.

“Sai che sei bellissima?” mi dice.
“Ora mi parli al femminile?”
“Beh… parlarti al maschile aesso, proprio non mi riesce. Comunque cerca di sentirti femmina anche dentro. Se lo fai, riesci ad esserlo anche fuori. Ora vieni con me, che ti faccio vedere la casa, così provi a camminare, a muoverti un poco, poi mi dici come ti senti.

Mi piacerebbe sapere che sensazioni provi…”

Non capii subito di cosa stava parlando, ma lo capii subito dopo. Camminando, passando dalla camera, al soggiorno, alla cucina, sentivo la gonna sulle gambe, che scivolava sulle calze. Sentivo il reggicalze, il perizoma sulla pelle. Sentivo il reggiseno che mi stringeva il petto. Una serie di sensazioni nuove, inaspettate. La sera prima non avevo avuto modo di farci caso, ma ora le trovavo stranamente eccitanti.

Lei si avvicina, e mi accarezza un braccio, la schiena, sento le sue dita che seguono le bretelline del reggiseno e poi ne seguono i contorni.

Poi scende fino al sedere, facendomi venire un brivido. La sensazione della sua mano attraverso il tessuto della gonna, sentirla addosso, mi diede una sensazione sensuale ed eccitante.

Poi arriviamo in camera, si ferma e si gira. Si avvicina a me e mi abbraccia, con lo stesso sorriso dolce della prima volta che la vidi, e mi diede un bacio. Lento, profondo, inaspettato. La sua mano passò dal fianco, alla pancia, al pube.

La mia eccitazione saliva, sentivo il mio sesso crescere, muoversi dentro al perizoma, sentivo l’effetto del pizzo sulla pelle.

“Forse ho capito le sensazioni che stai provando… come ti sembrano?”
“Credo che dirti che sono piacevoli sia superfluo” le rispondo.
“Sono sensazioni che conosco… non riesco proprio ad abituarmici… sai quante volte mi fanno lo stesso effetto?”
Le metto una mano sulla gonna, tra le gambe, e capisco che questa deve essere una di quelle volte…

Lei si sposta da me e mi prende per mano.

“Allora? Ti piace la mia casetta? E’ completa di tutto, ho anche la sala giochi!”
“QUale sala giochi?”
“Questa! Per me la camera da letto è la mia sala giochi…” mi dice con il suo solito sorriso malizioso, e mentre lo dice mi fa avvicinare alla cassettiera, apre il secondo cassetto e per un attimo resto senza parole.

Aveva una incredibile collezione di sex toys. Tra manette, vibratori, dildo e altre cose di varie forme e colori, che sembrava di essere in un sexy shop.

“Eh… non ti fai mancare nulla, vedo…” mentre li sposto per guardare cosa c’è nel cassetto. Tra i vari giocattoli trovo una serie di tubi di metallo di cui non capisco l’utilizzo, e le chiedo a cosa servono.

“Vieni… ti faccio vedere come si usano…”. Li prende, e vedo che si possono connettere uno dopo l’altro, fino a formare un’asta di una cinquantina di centimetri. Mi fa sedere su una sedia, prende quelli che sembrano due bracciali in pelle e mi lega alle caviglie, poi mette il tubo tra le gambe della sedia e lo collega ai bracciali che ho sulle caviglie.

Poi prende altri due bracciali, me li mette ai polsi, mi porta le braccia dietro allo schienale, sento un “click” e capisco che li ha agganciati tra loro. Prede una corda, e la collega tra i polsi e il tubo che ho tra le caviglie.

Per un attimo ho la sensazione di averle dato troppa libertà di agire… con i piedi in quella posizione non riuscivo ad alzarmi, e se provavo a muovermi la corda tra polsi e la barra che bloccava le caviglie mi impediva di alzarmi.

“Vedi… ora sei mia prigionera. Potrei farti quello che voglio…” mentre me lo dice si abbassa verso di me e mi fa scivolare una mano sulla coscia, sotto la gonna. “Che effetto ti fa?” e mentre me lo dice sento la sua mano che scorre sulla calza fino ad arrivare alla balza, poi sulla pelle fino a sentire che mi accarezza tra le cosce, salendo verso il pube.

Sento la sua mano che prima sfiora il mio sesso, per poi stringerlo, gradualmente sempre di più, e più stringe la mano più sento che è duro.

Molto di più di quello che pensavo. Sento un brivido salire, dalle palle fino alla pancia, e dal calore unido che sento sulle palle capisco che mi stavo bagnando, e che tutto quel gioco mi aveva eccitato in modo esagerato.

E se ne accorge anche lei…

“Credo che non serva che tu mi dica che effetto ti ha fatto… si sente fin troppo bene. “. Nel frattempo inizia a masturbarmi, tenendomelo nelle mutandine.

“Vedo che la situazione non ti ha per nulla preoccupata. Bene… vuole dire che ti fidi.
Questi giochi si possono fare solo se hai fiducia della persona con cui li fai. Ora devi solo dirmi se vuoi essere liberata o se vuoi vedere come va a finire. La scelta è solo tua… Se dici no, non te la riproporrò mai più”

“E come vorresti fare proseguire il gioco?” le chiesi, ma capii subito che non era una domanda da fare.

“Certe cose non si possono spiegare… si devono vivere..” mi rispose stringendo di più la mano, con due dita la punta dell’uccello, con le altre dita anche le palle, dandomi un brivido incredibile.

Più che una proposta sembrava un ultimatum, per la serie ‘o adesso o mai più’. Dopotutto da lei me lo dovevo aspettare.

In effetti avevo un poco di paura di come poteva procedere, dovuta al fatto che la situazione era per me inaspettata, e non sapevo cosa sarebbe avvenuto dopo.

Ma a questo punto volevo proprio vedere cosa sarebbe avvenuto.

“Dai… va bene, andiamo avanti. “
“Brava. Fai bene a non tirarti indietro. Lo speravo proprio. Ora ascoltami bene… in questi giochi c’è chi domina, e chi viene sottomessa, e tu sarai sottomessa. Ti farò tutto quello che mi viene in mente, e dovrai subire tutto. Sai cosa è una safe word?”

“No, non ne ho mai sentito parlare…”

“La safe word è la parola di sicurezza.

Serve per fermarmi, e solo con questa mi fermo. Se ti lamenti, se dici basta, non ti ascolterò. Anzi, mi ecciterò ancora di più. Però il gioco deve piacere a tutte e due, quindi se succede qualcosa per cui vuoi che io mi ferma, basta che tu dica la parola di sicurezza, e io mi fermerò subito. Tutto chiaro?”

“Si… perfettamente…. “

“Bene. La parola è ‘ramandolo'”

Mi venne da sorridere, ma lei aggiunse subito “Cosa ridi, scema? La safe word deve essere una parola che non ha nessun significato nel contesto in cui siamo.

Se per qualche motivo non riesci a dirla, puoi fare schiocchiare le dita due volte. Lo sai fare?”

Io schioccai le dita due volte. “Esatto. Proprio così. Se non mi fermi tu, io fermerò il gioco solo quando lo voglio io, dicendo io la safe word. In quel momento capirai che è finito. “

Senza dire altro va alla cassettiera, e prende un piccolo cilindro di plastica, attaccato con un filo ad un contenitore con dei pulsanti.

Prende il clindro e me lo fa passare dalla cintura della gonna. Poi sposta il lembo della gonna a portafoglio e me lo mette nelle mutandine, sotto l’uccello. Poi preme un pulsande sull’altro contenitore e lo infila nella tasca della gonna. Sento un brivido incredibile. Il pezzo che aveva messo nelle mutandine si era messo a vibrare, dandomi un piacere stranissimo ma intenso. La vibrazione andava e veniva, e i brividi arrivavano ad ondate.

Dopo avermi accarezzato tra le gambe, che non riuscivo a chiudere, mi si avvicina, mi accarezza il viso, e mi porta verso di se. Si sbottona la camicetta. Un reggiseno in raso e pizzo colore verde smeraldo avvolge ed esalta il seno. Lei non aveva imbottiture. Poi mette una la mano sotto la sua gonna, e con l’altra la alza. Anche il perizoma era di raso e pizzo, e la parte in raso era visibilmente bagnata.

Anche lei era eccitatissima, lo vedevo duro, attraverso il pizzo del perizoma, mentre si accarezzava.

“Vedi… mi hai fatto bagnare tutta… ora fai la brava… pulisci bene con la lingua…”

Mi mette la mano dietro la testa e mi tira contro il suo pube. Sento il profumo del suo sesso. Come ieri sera. Sento il pizzo sotto le mie labbra, sento i rilievi della cappella. Lei mi tira ancora di più contro di se, apro la bocca e tiro fuori la lingua, e comincio a leccarle la cappella, attraverso il pizzo.

“Non sento… fammi sentire meglio… premi di più…”

Spingo la bocca ancora di più contro di lei, e lei abbassa il bordo del perizoma e mi spinge il suo uccello in bocca.

“Bene, ora fammi vedere quanto sei troia, e fammi godere con la tua bocca… fammi sentire cosa sai fare…”

Segue….

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