Una famiglia di tettone

Lina, 67 anni, vedova da cinque, viveva in una grande casa in campagna a pochi passi dal mare.
Da quando era rimasta sola per ingannare la solitudine la divideva con sua sorella Giuseppina di 65 zitella da sempre e senza alcun legame.
In estate però la casa si animava di colpo quando i familiari giungevano dalla città per le vacanze.
C’erano sua figlia Maria col marito Matteo e i figli Luca e Loredana.

E poi c’era Francesca, sorella maggiore di Maria che da sempre si mormorava fosse lesbica. Una chiacchiera che la donna alimentava non mostrandosi mai in compagnia di un uomo.
Quell’anno però successe un piccolo contrattempo e all’ultimo momento Matteo dovette fermarsi a Milano per lavoro. I bagagli erano già fatti, la macchina già carica quando aveva ricevuto la telefonata che gli avrebbe rovinato le vacanze.
Così, seppur con rammarico, Luca la madre e la sorella partirono da soli.

“Vuol dire che farai tu le mie veci…” disse il padre sorridendo a Luca prima che la macchina si avviasse.
Certo lui scherzava ma la frase aveva un non so che di profetico.
Luca si era messo alla guida, la madre di fianco e la sorella dietro. Aveva la patente da meno di un anno ma guidava già abbastanza bene. L’andatura comoda e la noia dell’autostrada fecero così ben presto prendere sonno a entrambe le donne.

Così Luca si ritrovò praticamente solo a rimuginare nei suoi pensieri.
In particolare al fatto di fare le veci di suo padre.
Guardò distrattamente sua madre. Una bella donna in carne, capelli neri occhi verdi e un seno davvero prosperoso almeno un’ottava.
Tutte così le donne della sua famiglia, si diceva persino che ci fosse un gene ereditario che passata la pubertà faceva gonfiare le loro mammelle come siluri.
La conferma era sua sorella Francesca che a 22 anni aveva una settima procace e pulsante che sembrava voler saltare fuori dal minuscolo reggiseno ogni volta che si muoveva.

La adocchiò dallo specchietto retrovisore. La ragazza sonnecchiava mezza sdraiata. Dalla maglietta bianca scollatissima il seno sgusciava fuori che era un piacere.
Luca cominciò a sentirselo venir duro.
Poi tornò ad osservare Maria.
Indossava un abitino rosso a fiori molto corto e si era così sollevato che le sue cosce erano tutte in bella vista. Ancora pochi centimetri e le avrebbe visto le mutande.
Ma il bello era la scollatura.

Luca non lo sapeva ma sotto al vestito la madre non aveva reggiseno.
Quei grossi tettoni con lunghi capezzoli dondolavano ritmicamente ad ogni sobbalzo e non avevano nulla a trattenerli.
Alla fine successe. ZOMP! Come un’eruzione. Ecco schizzare fuori mezza tetta dal vestito.
Lei continuava a sonnecchiare ma Luca era lì a guardare quella tettazza goloso e vorace.
Non riusciva più a resistere. Tolse una mano dal volante e la poggiò sul petto della madre.

Dapprima timidamente solo con lievi carezzine ma poi visto che lei non diceva nulla divenne sempre più insistente strizzandola per bene e dindillando il capezzolo con un dito. L’uccello era più duro che mai.
Poi sentendo che la madre stava aprendo gli occhi mollò la presa.
La donna lo fissò come nulla fosse.
Rimise a posto il seno chiudendo il sipario.
Luca però aveva l’uccello di granito. Un bel bozzo tra i pantaloni che doveva essere eliminato in qualche modo.

Così propose di fare una sosta per darsi una rinfreshita.
Le due donne accettarono.
“Una rinfreshita farà bene a tutti” ridacchiò Loredana con tono canzonatorio ma Luca non le fece caso.
“Che fortuna -disse Maria- questo autogrill ha anche i bagni e le docce”.
“Bhe tanto meglio ho tutta la latteria sudata” disse la ragazza.
In effetti con quei tettoni sudare era sempre un problema.
Le due donne si avviarono verso le docce e Luca corse verso il bagno dei maschi con l’uccello ancora duro.

Si stava già segando quando sentì un rumore in sottofondo. Voci molto familiari.
Montò sulla tazza del water, sopra di lui c’era una piccola finestrella di ventilazione. Le voci arrivavano certamente da lì.
Guardò dentro e le vide.
Sua madre e sua sorella. Nude.
Nella stessa doccia.
Non stavano facendo nulla di volgare si stavano semplicemente insaponando a vicenda.
Forse non c’era malizia ma era ovvio che vedere quelle due tettone passarsi la schiuma sul seno l’una con l’altra era uno spettacolo celestiale.

La mano di Luca stantuffava sul cazzo a tutta velocità.
Poi però sentì Adriana dire “Oddio mamma senti che capezzoli duri che ho…”.
“Tesoro che ti succede sei eccitata?” rispose la madre coccolandola.
“Sarà tre mesi che non lo faccio…”.
“Bhe tesoro anche io senza papà avrò un mese un po’ lungo. Da farsi venire i calli a forza di ditali”.
“Meno male che mi sono portata il vibratore” ridacchiò Adriana.

“Già peccato che l’hai lasciato in macchina” annuì la madre.
“Bhe se è per quello…” ammiccò la ragazza e in un attimo la sua mano si ficcò fra le gambe della matura signora.
Luca vedeva bene il gattone di pelo nero della madre con un bocciolo rosso bagnato di voglia.
Con sapiente maestria di chi non era alle prime armi la ragazza prese a sgrillettare sua madre a tutta forza mentre con la lingua era impegnata a leccare e succhiare i grossi capezzoli della donna che in un impeto di passione iniziò a gemere “Ooooo siiii siiii Adriana mi fai venire mi fai venire”.

“Si mamma vengo anche io” mugugnò la ragazza sentendo che a sua volta Maria la stava ricambiando sgrillentandole piano il piccolo bocciolo.
L’unico a non dire nulla era Luca. Trattenendo a stento i suoi mugugni di piacere piazzò una sborrata contro il muro del water neanche avessero reimbiancato le pareti.
Mezz’ora dopo si ritrovarono alla macchina per riprendere il viaggio.
Maria era già seduta in auto quando Adriana certa che non la sentisse gli sussurrò in un orecchio.

“Hai fatto una bella sborrata fratellino?”.
“Ma che dici!” sbottò lui.
“Dai che ti visto che ci spiavi. E ho visto anche quando ti piaceva mungere le tette alla mamma mentre dormiva”.
Lui arrossì di vergogna.
“Adriana ti prego non dire nulla”.
“E perchè dovrei. Anzi sappilo pure chiaramente fratellino adorato che a me un cazzo vero piace molto di più di un dito o di un pezzo di lattice quindi…”.

“Quindi?” chiese Luca.
“Bhe fai tu. La mia camera lo sai dov’è mi pare” e ridacchiando salì in macchina.
Luca la seguì in silenzio cominciando a meditare. Forse quella vacanza sarebbe stata molto meno noiosa del previsto.
Arrivati a destinazione mentre Luca stava già fantasticando su cosa sarebbe potuto avvenire quella notte ecco un’altra gradita sorpresa. Appena il tempo di parcheggiare la macchina che già nonna Lina era schizzata fuori di casa per dargli il benvenuto.

Statuaria, massiccia, con la sua nona sul petto. Un fenomeno di tettame tutto da guardare tanto più quel giorno.
Certo il caldo era atroce e si sudava parecchio ma mai si sarebbe aspettato che la nonna si presentasse col seno al veno indossando solo un paio di slip neri e le ciabatte.
Lei si muoveva come se nulla fosse ma quei tettoni all’aria erano una provocazione ad ogni mossa che faceva.

Luca le fissava ammaliato e il suo uccello si gonfiava sempre di più.
Sua madre parve non farci caso ma sua sorella, maliziosa, colse subito al volo l’occasione. “Ha ragione la nonna fa proprio un gran caldo” e senza esitare si tolse la già minuscola maglietta svelando a sua volta il suo prosperoso seno.
Era ovvio che la troietta lo faceva apposta e Luca era sempre più arrapato col cazzo pronto ad esplodere.

La goccia che fece traboccare il vaso però fu zia Giuseppina. Anche lei formosa e dotata di una procace ottava misura se ne stava in cortile sguazzando al centro della piscina con i grossi globi al vento.
Come se nulla fosse si alzò uscendo dall’acqua e gli andò incontro. Fu a quel punto che tutti videro che non solo era senza reggiseno era addirittura senza mutande.
Si avvicinava a passo lento dondolando le grosse mammelle, ondeggiando l’enorme culone burroso e lasciando in bella vista il gatto di pelo nero spesso e setoso.

Era la prima volta che vedeva la fica di sua zia e mai come allora desiderò tirarselo fuori e piantarglielo in pancia.
Che paradiso sarebbe stato agguantare quelle grosse mammelle di nonna con le mani, succhiare quelle di sua sorella con l’altra e fottere la fica della prozia.
Non riusciva più a resistere.
Prese congedo prima che il cazzo gli facesse scoppiare i pantaloni e andò in camera sua.
Si tolse in fretta i pantaloni trovandosi fra le mani la sua grossa bestia di carne rigida come acciaio.

E senza esitare prese a spararsi una sega.
Sbirciando dalla finestra notò che riusciva tranquillamente a vedere sua sorella e la zia sdraiate a bordi piscina con le tettone al vento e anche sua madre Anna, benchè indossasse uno striminzito reggiseno nascondeva ben poco.
La cappella gli bruciava, doveva liberarsi la sborra dal cazzo o sentiva che gli sarebbe esploso.
Sentendo il fremito dell’orgasmo trapassargli il corpo aprì l’idrante “Aaaaaaaaaa” ansimò sentendo di avere tre chili di sborra da scaricare.

Più segava e più pareva doverne far uscire.
Lo sperma colava sul pavimento oscenamente e Luga godeva…. godeva.
Fu a quel punto, proprio mentre dava gli ultimi colpi che si spalancò la porta.
“Luca!” sbottò nonna Lina.
“Nonna!” strabuzzò gli occhi lui mentre la mano ancora menava ossessivamente il cazzo.
Per l’imbarazzo avrebbe dovuto sentirselo restringere di colpo ma la figura che stava facendo davanti alla nonnina pareva compensata da quelle enormi tette che la vecchia gli sventolava in faccia come nulla fosse.

Incontrollato il suo uccello prese a pulsare verso l’alto e gli tornò immancabilmente duro.
“Oooooo -commentò la nonna fissandogli l’attrezzo- sei proprio figlio di tuo padre e nipote di tuo nonno. Tutte travi da mezzo metro in famiglia”.
“Dici…”.
“Bhe si tuo nonno aveva un bastone che non ti dico e anche tuo padre mica scherza. Tu sei suo figlio mi pare normale che lo abbia ereditato da loro. E come loro…”.

“Come loro?” chiese Luca.
“Come loro lo hai sempre duro. Figurati che tuo nonno si faceva otto anche dieci chiavate al giorno” mentre Luca la fissava stupita la nonna sedette sul letto.
“Chissà che fatica accontentarlo” disse lui sedendole accanto.
“Bhe -sorrise la nonna- per fortuna Giuseppina mi ha sempre dato una mano”.
“Ciò scopavi il nonno con tua sorella?”.
“Bhe in un certo senso lo avevamo sposato tutte e due capisci.

Insomma aveva tanto di quel cazzo che fare l’ingorda mi sarebbe parso egoista. Poi tua madre e tua zia sono cresciute e…. ”
“E?” domandò Luca sempre più eccitato mentre la mano della nonna lenta gli afferrava il cazzo. “Bhe anche Anna e Francesca sono diventate maggiorenni e ben tettute come avrai notato. Insomma il cazzo di tuo nonno era lì apposta capisci”.
“Così il nonno vi fotteva tutte e quattro” concluse Luca mentre la nonna lentamente gli faceva una sega.

Le afferrò un seno e prese a strizzarlo con intenso piacere. La vecchia porca per nulla turbata glielo segava ancora più in fretta. “Poi Anna sposò tuo padre. Memore del cazzo di tuo nonno si trovò un maschio davvero ben messo. Un maschio che, come il nonno, non si faceva bastare una fica sola capisci”.
“Vuoi dire che ti sei scopata mio padre nonna?”.
“Si, anche quando tu dormivi. Io con tuo padre e tua madre col nonno.

Abbiamo fatto i porci per anni tutte le estati mentre voi piccoli dormivate”.
“Ma adesso non sono più piccolo” disse Luca.
“Infatti” disse la nonna e senza esitare si calò alle caviglie le mutande nere svelando la sua ultima nudità.
“Cazzo nonna che bella ficona”.
“Sapessi come è dolce e calda”.
“Immagino”.
“L’hai mai leccata una fica Luca?”.
“Si a qualche amica si”.
“O allora sarai un esperto -si sdraiò sul letto- dai fammi vedere come sei bravo”.

Con la vecchia sdraiata sul letto Luca le si chinò sopra e le piazzò la lingua tra le cosce. Non mentiva la fica seppur vecchia era calda e sugosa. Il clito della nonna era un invito ad essere consumato, succhiato leccato.
“Ooooo sei davvero bravissimo” gemeva la nonna godendosi i suoi colpi di lingua. Gemeva e lo incitava a darci dentro. Quando poi smise di parlare lui sentì qualcosa di caldo avvolgergli il cazzo.

La nonna vogliosa glielo aveva preso in bocca e lo succhiava con maestria e senza pudore.
Si godette il 69 finchè non sentì che stava a per scoppiare.
A quel punto si voltò, si mise sopra alla grossa tettona e senza più ritegno gli piantò il cazzo tra le gambe.
Nonna Lina era così bagnata che l’uccello la penetrò con un unico colpo. “Ooooo si Luca era tanto che non ne prendevo uno vero.

Ti piace la mia fica Luca”.
Lui le afferrò una tetta per mano strizzandole a tutta forza.
“E’ caldissima nonna mi fai godere come un matto”.
“E allora dai fottimi Luca, fotti la nonna falla godere”.
Lui non se lo fece dire ancora e a tutta forza con lunghi colpi di reni prese a scoparla facendole in fretta raggiungere l’orgasmo.
Sentiva che avrebbe potuto chiavarla tutto il giorno impegnato tra quelle tettone fuori misura e quella fica in calore ma dal giardino sentì la voce di Anna che lo chiamava.

“Luca Luca dove sei!”.
Luca accellerò il ritmo pompando nella fica della vecchia “Vengo mamma vengo, vengo…. Eccooooooo”.
E venne davvero inondando la vulva di sua nonna che per nulla turbata continuò ad ondeggiare finchè non sentì che la sua vecchia gnocca aveva prosciugato fino all’ultima goccia di sborra del nipotino.
Soddisfatto per essersi scopato nonna Lina quella sera Luca prese sonno quasi subito ma il suo riposo durò poco.

Era circa mezzanotte quando nel buio spalancò di colpo gli occhi pervaso da una strana sensazione piacevolissima.
Credeva ancora di signore ma compreso di essere ormai sveglio si rese ben conto che qualcosa gli stava solleticando il cazzo.
Restò a godersi quella piacevole sensazione di calore sulla cappella per un po’ prima di accendere la luce e vedersi sua sorella di fronte con la bocca spalancata sul suo cazzo mentre i due enormi tettoni glielo imprigionavano in una fantastica spagnola.

Vedeva il suo uccello scorrere fra quelle due zucche sudate coi capezzoli dritti, lo sguardo vorace di Loredana che succhiava senza sosta.
Eccitato sborrò senza neanche rendersene conto.
Lesta la sorella se lo sfilò di bocca e fece colare tutto lo sperma sulle tettone quindi con meccanica maestria prese a massaggiarsi la sbroda calde del fratello sulle tettone.
“Lory ma che cazzo fai?”chiese Luca.
“Sapessi come rassoda la sborra.

Perchè credi che le abbiamo così grosse… sborra fratellino mio”.
A guardare quella porca che si passava il suo seme su quei meloni gli tornò subito duro e meccanicamente senza perdersi un centimetro di quello spettacolo iniziò a segarsi ritmicamente.
La prese, la spinse all’indietro e si tuffò su di lei iniziando a succhiarle avidamente i capezzoli.
Era arrapatissimo.
La fica di Loredana completamente depilata gli pulsava a pochi centimetri dal cazzo e non ci volle molto per sentire la sua cappella che si faceva strada poggiandosi sulle grosse labbra della vagina della ragazza.

“Ouch” fece lei sentendolo entrare.
“Ti faccio male?”.
“No è solo molto grosso non preoccuparti fratellino. Certo che mamma ha fatto davvero un bel lavoro con te”.
“Grazie” disse lui spingendo per penetrarla completamente.
“O si che bello duro, dai pompa Luca pompa”.
“Mica devi dirmelo porca di una zoccola, sapessi come me lo avete fatto venire duro tu e mamma oggi”.
“Si lo immagino…. però credevo che ti avesse scaricato la nonna”.

Senza smettere di trapanarla a tutta forza Luca restò a fissarla stupito “Come fai a saperlo, mi hai spiato?”.
“Ma no figurati non ne ho avuto bisogno, appena scesa di sotto la nonna ci ha raccontato tutto”.
“Cosa!”.
“Bhe si ha detto a mamma quanto eri bravo e di come l’avevi inculata bene, insomma ci ha detto tutto”.
“Vuoi dire che la mamma sa che mi sono scopato la nonna!”.

“Ma certo che lo sa Luca perchè ti stupisci tanto? Guarda che qui in questa casa nessuno si stupisce più di niente”.
“Siete tutte troie lo so. La nonna me lo ha detto che si è scopata anche papà”.
“E ha fatto bene vedessi che uccello ha papà”.
“Loredana ma cosa dici?” restò male lui.
“Ma dai non fare il difficile. Guarda che è da un po’ che mi faccio impalare da papà”.

“Ti scopi papà e lesbichi con mamma. Porca puttana Loredana ma sei una vera troia”.
Infoiato da tale idea prese a pompare più forte, sempre più forte. Loredana prese a gemere mentre sopravveniva l’orgasmo. “Troia, ho la sorella troiaaaa” ululò Luca venendole nella fica con l’ennesimo lago di sborra.
Crollarono sul letto. Lei tutta sudata con le tettone lucide e gonfie prese una sigaretta e se la accese “Per essere la prima volta sei stato davvero bravo”.

“Tra te e nonna me lo avete prosciugato” disse lui fissandosi l’uccello molle.
“Ma dai sei già stanco? Ma allora vali poco. Con papà ce ne facciamo anche sei di fila”.
“Cazzo ma scherzi e dove la prende tanta sborra io qui sono asciutto”.
“Bhe sai se deve accontentare me e mamma insieme da qualche parte la troverà”.
“Quindi papà vi chiava assieme ma che vacche”.
“Ne chiava una mentre l’altra fa un lavoretto di lingua sulla fica della prima così mentre lui trapana una fica l’altra è già bella bagnata per la penetrazione successiva”.

Luca la fissò perplesso “Tu mi sa che racconti un sacco di stronzate”.
“Non mi credi?”.
“Faccio fatica a farlo”.
“Eppure a lui l’idea non è dispiaciuta affatto” rise la ragazza indicandogli il cazzo che solo all’idea dell’orgia descritta da lei era diventato di nuovo un maglio d’acciaio.
Luca non perse tempo, fece sdraiare la sorella su un fianco, le si poggiò dietro e aggrappato al suo seno poggiò la cappella sulle natiche della sorella.

“Hei fai piano” protestò lei, ma era troppo tardi per accampare scuse.
Inarrestabile, voglioso e rabbioso lo infilò nel culo alla sorella senza pietà.
“Troia, ho la sorella troiaaaa” mugulava impalandola a tutta forza.
Quaranta minuti dopo era ancora al lavoro alternando il culo alla fica.
Sua sorella era stremata, chiavata più di quanto avesse mai osato sperare.
Aveva bocca, fica e culo piene di sborra e ciò senza contare la doccia sulle grosse tettone ballonzolanti.

“Wow che chiavata Luca mi sa che ti meriti un premio”.
“Premio?”.
“Vieni che ti mostro una cosa” ammiccò la sorella.
Lo prese per mano, lo guidò in corridoio e da lì fino alla camera di nonna Lina.
La porta era appena socchiusa, la luce accesa.
“Guarda dentro senza far rumore” disse la sorella.
Lui obbedì e restò di sasso.
Sul letto c’era sua nonna, tutta nuda con in mano una bottiglia di olio per lozioni che si spalmava copiosamente sulle tettone gonfie.

Al suo fianco, a pecorina, sua madre. Aveva la testa infilata nella sorca della nonna e lappava a tutto spiano mentre nel contempo un grosso vibratore a pile le si muoveva piantato dentro alla fica.
“Che puttane” sussurrò Luca ma era così eccitato che si sentì il cazzo venire ancora duro.
Loredana se ne accorse perchè glielo prese in mano e iniziò a segarlo lentamente.
Intanto da un cassetto erano usciti altri cazzi di lattice di diverse misure e vide sua nonna infilarne uno in culo a sua mamma che anziché lamentarsi parve gradirlo ancor di più.

Le due scopavano ondeggiando le loro tettone, le loro fiche mature colavano umori di piacere, i falli di gomma tappavano tutti i loro buchi.
Uno spettacolo osceno ed eccitante.
Loredana intanto si era chinata a terra, glielo aveva preso in bocca e glielo menava strizzandoglielo fra le grosse tettone.
E così, godendosi quello spettacolo porno in diretta, venne ancora una volta in bocca alla sorella.
Dormì un sonno lunghissimo esausto per la chiavata e quando si svegliò a tarda mattinata credette di essersi sognato tutto.

Solo quando voltò lo sguardo e vide che sua sorella gli russava accanto senza nulla addosso capì che non era stata una fantasia ma pura realtà.
Si alzò e andò in bagno. Il cazzo gli faceva male per quanto ci aveva dato dentro con Loredan e aveva una pisciata in canna che ci mise parecchi minuti ad uscire.
Il sole era già alto nel cielo e la giornata era bella calda.

Per rimettersi in forze nulla di meglio di una buona colazione. i infilò i jeans e scese in cucina dovè ai fornelli trovò sua pro zia Giuseppina ai fornelli che si stava dando da fare per preparare il pranzo.
Non ci fece caso subito distratto e ancora assonnato ma dopo poco si rese conto che a parte il grembiule blu da cuoca la zia non indossava altro.
Visto da davanti il grembiulino copriva tutti i punti più strategici o almeno ci provava ma appena la zia gli voltò la schiena WOW! Dietro non aveva proprio nulla.

Solo un laccio blu appena sotto le spalle e un altro in vita col nodo a farfalla.
I grossi glutei della cicciota 65enne erano in pieno primo piano.
Immediatamente qualcosa gli si smosse fra le gambe.
Certo un condo era togliersi il reggiseno perchè faceva caldo, un altro andare in giro per casa con chiappe e fica al vento.
Ma il meglio non era ancora venuto.
La zia gli preparò subito un caffè e glielo portò caldo, caldo avvicinandosi a lui più che poteva.

A quel punto le due boccione che aveva sul petto per nulla inferiori a quelle di sua sorella shittarono in avanti sgusciando fuori dal grembiule in piena prepotenza.
Lei parve non farci caso come se sbatacchiare quelle grosse mammelle a pera fosse la cosa più normale del mondo ma lui era a un pelo dal farsi saltar fuori il cazzo dai pantaloni tanto più che la zietta aveva due capezzoloni lunghi e duri che parevano non chiedere altro che esser succhiati.

Al principio provò a non fissarli ma poi visto che la donna insisteva tanto nel fargli ondeggiare a venti cm dalla faccia quei due globi di carne allungò un dito e fingendo di suonare una trombetta le strizzò la tetta destra “popi popi” fece.
“Scherzi sempre tu” rise zia Giuseppina.
Lui sorrise ma non mollò la presa al seno che gli si scioglieva fra le mani eccitandolo un altra volta.
La zia con uno shitto sollevò il grembiule dalle ginocchia fino alla vita e lo sventolò “Che caldo che fa oggi” disse facendosi aria.

Naturalmente così facendo la sua ficona sbucò fuori in tutto il suo splendore. Una bella gattona dal pelo nero un po’ grigetto con due grosse labbra vaginali che uscivano fuori carnose e intense.
Per l’eccitazione lui le strizzò la tetta ancora più forte.
Non resistette più “Zia hai una fica davvero bella lo sai”.
“Ma dai cosa dici, guardala bene non vedi che ho tutto il pelo grigetto” e così dicendo vi passò una mano sopra accarezzandosi il clitoride, quandò tolse la mano si vide chiaramente che era unta.

“A me piace zia, mi mette sete”.
“Ti mette cosa?” disse lei.
“Slurp” fece il nipote passandosi la lingua sulle labbra.
La vecchia non disse altro. Sollevò una gamba sulla sedia e gliela piazzò dritta in faccia “Ecco studiatela bene allora”.
Senza più ritegno lui tirò fuori la lingua e si tuffò a capofitto in quella ficona invitante.
Prese a leccarla come aveva già fatto con quella di sua nonna e di sua sorella.

Ormai era un formichiere nato.
Nel contempo si sbottonò i jeans e il suo cazzo durissimo apparve in tutta la sua erezione.
La zia Giuseppina non ci girò tanto attorno. Lasciò che si desse da fare con la lingua e subito glielo prese in mano saggiando la durezza e la lunghezza dell’attrezzo.
“Su dai cosa aspetti. Dai che non mi basta la lingua” disse e senza induci si mise poggiata sul tavolo della cucina porgendosi a pecxorina per lui.

Luca non indugiò, si prese il cazzo fra le mani, si mise alle spalle della vecchia e glielo guidò nella sorca bagnatissima con un sol colpo.
“OOOOOOOOOOO” gemette lei mentre lui iniziava a pompare.
“Che bel cazzo duro che hai Luca. Pompa ti prego pompa che sono tutta una voglia”.
“Si zia. Ti trombo, ti chiavo tutta, te lo faccio uscire dalla bocca” disse Luca che afferrate le tettone abbracciava la zia in tutta la sua stazza pompandole il cazzo nella fica fino ai cogliuoni.

“Godo Luca godo” ululava la vecchia porcona e lui instancabile glielo faceva muovere in tutta la lunghezza su e giù per l’utero regalandole un piacere dietro l’altro.
Ma quello che più lo eccitava erano quelle grosse chiappone che ballonzolavano ritmicamente sotto ai colpi del suo cazzo.
Certo di averle regalato abbastanza piacere alla fica di botto glielo sfilò fuori bello umido dei suoi orgasmi e senza dire nulla glielo infilò in mezzo alla chiappe.

“Luca ma che fai?”. ù
“Ti apro il culo zia perchè ti dispiace?”.
“No no figurati fai pure a te mica posso dire di no. Poi però lo voglio ancora davanti va bene?”.
“Te lo metto dove vuoi vecchia porcona” disse lui mentre già il cazzo si perdeva tra quei due chiapponi grossi e molli.
“Aaaaa mi spacchi il culo. Me lo spacchi!” gemette lei.
“Si troiona te lo sfondo tutto” annuì Luca che ormai sentiva il cazzo scivolare nell’accogliente buco del culo della vecchia.

Eccitato iniziò a pompare per farlo entrare fino ai coglioni.
Era un martello pneumatico deciso a sfondarla per benino.
La cappella cominciò a gonfiarsi e poco dopo aprì i coglioni ad una fantastica sborrata che inondò il culo della vecchia.
Stava ancora dando un paio di colpi per svuotarsi tutta la sborra dal cazzo quando si accorse che non erano più soli.
Sfilò di botto il cazzo dal culo di sua zia e con l’uccello che ancora colava sperma fissò sua madre che lo studiava seduta su una sedia lì accanto chiedendosi da quanto tempo fosse lì a guardarlo scopare.

Restò a fissarla, in fondo era sempre sua madre e la cosa gli creava non poco imbarazzo.
Certo negli ultimi giorni l’aveva anche vista leccare la fica a sua sorella e farsela leccare da sua nonna e questo certo modificava molte cose ma ancora non riusciva con lei ad avere la stessa prontezza di riflessi che aveva appena avuto con zia Giuseppina a cui lo aveva appena sfilato dal culo.
La madre si avvicinò e lo studiò per bene “Certo che ti è davvero venuto un bel cazzone Luca”.

Senza dire altro glielo prese con una mano e sfiorandolo appena ammiccò lasciva “Ho fatto davvero un bel lavoro”.
“Si mamma, grazie mamma” disse lui meccanicamente.
Intanto lì accanto c’era ancora zia Giuseppina completamente nuda a guardarli.
La sborra di Luca colava ancora dal suo culo e lei tappava il flusso con uno scottex.
Maria non voleva saperne di lasciare la presa. Solo a stringerglielo fra le mani a Luca cominciò a tornar duro nonostante la sborrata appena fatta.

Dopo poco era già una trave ritta e gonfia.
Maria con indosso solo un costume da bagno azzurro a due pezzi aveva i tettoni gonfi che pulsavano di prepotenza pronti ad esplodere. Luca non poteva non notare che i suoi capezzoli erano belli duri ed eccitati.
“E così finalmente hai scoperto tutto? Bhe è giusto che tu lo sappia ormai sei grandicello. Aveva ragione la nonna bisognava dirtelo era giusto farti partecipe”.

“Mamma io… non capisco?”.
“Non capisci cosa? Che siamo una famiglia dedita al sesso, che ci piace farlo tra parenti, che tuo padre si scopa tua sorella, che io vado a letto con tua nonna, che tua zia Giuseppina è bisessuale… Che cosa ti manca per capire?”.
Lui con uno shitto le afferrò le mammelle facendogliele sgusciare fuori dal reggipetto.
Erano stupende. Le stesse grosse bocce cariche di latte che aveva succhiato molti anni prima e che ora erano lì a soddisfare la sua libidine.

Senza dire altro ficcò la faccia fra i suoi seni e prese a leccarli a tutto spiano succhiando i capezzoli sempre più duri.
“Mamma voglio scopare, voglio scoparti” le sussurrò avvinghiato fra le sue tettone.
Maria fece un sorriso compiaciuto “Bhe era ora che trovassi il coraggio di farlo. Era ora che la smettessi di segarti mentre mi spii. Ci voleva tanto a trovare il coraggio”.
“Io non avrei mai osato..” confessò Luca.

“Lo so Tesoro per questo zia Lina ci ha dato una mano coordinando tutta l’operazione.
Prima ti abbiamo irretito durante il viaggio, poi la nonna ti ha dato una prima botta, tua sorella ti ha svelato quello che ancora non sapevi ed ora sei pronto”.
“E zia Giuseppina -chiese Luca ammiccando verso la vecchia zia che se ne stava ancora nuda in disparte- lei che ruolo aveva?”.
“Nessuno, lei aveva solo una gran voglia di cazzo” sorrise la madre.

Meccanicamente la zia si avvicinò di fronte a Maria.
Ora Luca cinto fra due grosse paia di tettone che gli ondeggiavano davanti agli occhi non resistette oltre.
Sfilò il pezzo di sotto a sua madre denudando la sua bella fica di pelo nero e si chinò a baciarla e leccarla con affetto e piacere. “O si mamma -slap- o come ce l’hai dolce mamma- slap- fammi bere il tuo succo di fica mammina”.

In quel momente sentì la mano timida della zia strizzargli per bene i coglioni.
“E’ di nuovo pieno” commentò Giuseppina.
Detto fatto sua madre si sdraiò sul tavolo a gambe divaricate e offrì al figlio tutto il suo corpo.
Luca senza esitazioni le si sistemò sopra e lo guidò lentamente nella fica bagnata.
“O si mamma come sei calda”.
“o Luca quanto ce l hai duro”.
Prese a pompare nella fica di sua madre come un forsennato.

La troia se la spassava e lui sentiva delle scariche potenti di piacere ad ogni colpo.
Il piacere era ai massimi ma non era ancora finita.
Quando la zia lo sorprese e chinandosi dietro di lui gli infilò la lingua nel buco del culo il cazzo di Luca prese a fremere come mai prima di allora.
“Oddio ma quanto siete troie, troie…” ragliò il ragazzo e sparò nella fica di sua madre la miglior sborrata della sua vita.

Si placarono.
Sudati ma non sazi sedettero tutti e tre nudi sul divano a fissarsi l’un l’altro.
“Che gran goduta” disse Luca.
“Ed e’ solo l’inizio -ammiccò la madre- abbiamo ancora due settimane di vacanza da sfruttare per benino”.
Solo all’idea di cosa avrebbe potuto fare nei 15 giorni successivi a Luca ridivenne dritto.
In quell’istante entrarono nella stanza anche sua nonna Lina accompagnata da Loredana. Anche loro senza più censure sculettavano completamente nude lasciando i loro tettoni a dondolare al vento oscenamente.

Sua nonna Lina gli prese il cazzo in mano “Bisognerà fare i turni perchè basti per tutte” fece notare alle altre.
“Bhe sono certa che il mio bambino cercherà di non scontentare nessuna” disse Maria notando che la mano di Lina aveva già preso a segarlo.
“dagli almeno un po’ di tregua nonna” disse Loredana notando che Lina ci stava dando per farglielo venire di nuovo duro.
“Davvero hai bisogno di una pausa?” chiese la nonna senza smettere di masturbarlo.

Luca colto sul vivo reagì come la vecchia troia si aspettava.
“Ma non dirlo neanche per scherzo. Vi chiavo tutte e quattro assieme se volete”.
“E’ esattamente quello che vogliamo” annuì seria sua sorella Loredana.
“E allora cosa aspettate -intervenne zia Giuseppina- dai forza saliamo di sopra in camera da letto e vediamo quanto è bravo il nostro Luca”.
E detto fatto con quelle quattro troie nude e calde, quegli otto tettoni gigantesci in bella vista e quell’uccello duro come il marmo salirono a sfogare i loro più perversi pensieri.

Il cazzo di Luca sembrava un bazooka sempre carico.
Le quattro troie senza più ritegno facevano a gara per farsi impalare quelle fico bagnate. E mentre una se lo prendeva, un altra si prodigava a succhiarle i capezzoli, una terza a leccare il culo a Luca per farglielo venir più grosso e la quarta leccava e toccava dove meglio poteva.
Perse il conto di quante volte aveva ficcato il cazzo nella fica sfondata di nonna, in quella grigia della zia Giuseppina, in quella strettina di sua sorella e in quella rovente di mammina.

Se lo passavano come un oggetto di desiderio, lo eccitavano con le loro tettone enormi, gli stuzzicavano il palato ficcandogli in bocca i loro grossi capezzoli.
Tutto quel giorno era permesso. E anche di più.
Quando dopo l’ennesima sborrata sulle tette di nonna Lina Luca disse di dover fare una pisciata lesta la zia Giuseppina gli mise la liungua vicino alla cappella “O si tesoro dissetami…”.
Luca restò basito “Cioè vuoi che ti pisci in bocca zia?”.

“A lei piace il pissing” dichiarò nonna Lina ammiccando con l’occhietto.
Luca perplesso fissò sua sorella e lei gli sorrise “Ha bevuto anche la mia stai tranquillo”.
Così lo fece. Pisciò in faccia a sua zia, lasciò che il suo liquido le colasse dalla bocca fino al seno e che lei vi sguazzasse dentro mentre già glielo leccava a tutta forza.
Tornato duro inculò sua sorella mentre sua nonna gli solleticava l’ano.

Di fronte aveva sua madre a gambe larghe che se la faceva leccare da Giuseppina.
Che bello vedere la troia farsela leccare e venire con uno spruzzo a fontana dritto in bocca della zia.
Sfilò il cazzo dal culo martoriato di sua sorella e disse “Mamma tu sei l’unica a cui non l’ho ancora messo nel culo?”.
“O tesoro mio hai ragione cosa aspetti” disse la madre mettendosi buona buona a pecorina.

Era stretta la signora Maria, ancora più piacevole da sfondare a colpi di cazzo sentendo il suo buco del culo fracassarsi a colpi di mazza.
Godeva la troiona e godette ancor di più quando le riempì il culo di altra sborra calda.
Lo porse a sua nonna ancora sporco del culo della madre e lei glielo succhiò senza problemi.
Quindi le fece mettere in fila una accanto all’altra e prese a monarle a turno come un toro con le sue vacche.

Si sentiva un dio del sesso e le quattro troie non facevano altro che accontentarlo.
Un paradiso.
Quando smisero di chiavare la nonna fece notare che non potevano certo passare le giornate a fare orge. Qualcuno doveva pur pulire la casa, cucinare, fare la spesa.
E così fece un vero e proprio calendario.
Calcolò nove ore di sonno, due per mangiare e una per la merenda e disse le restanti 12 in turni da due ore ciascuna.

Dalle dieci del mattino alle dodici per la mamma, dalle 14 alle sedici la zia, dalle sedici alle diciotto sua sorella e dalle diciannove alle ventidue per lei”.
“E basta?” sbottò zia Giuseppina quasi delusa.
“Bhe dalle undici alle due del mattino facciamo una cosetta assieme se va bene a tutte” propose la vecchia vaccona.
Andava bene, andava benissimo.
“O guarda guarda -disse sua sorella Loredana fingendo di guardare un immaginario orologio- sono giusto le diciotto e trenta.

Sono ancora nel mio turno”.
“Che puttanella che sei” disse Maria fissando la figlia.
“Tale madre tale figlia” rise la figlia.
“Su questo ha ragione” ammise sua nonna.
“Su adesso forza vecchie troie toglietevi dal cazzo che Luca è mio ancora per una mezz’ora” ridacchiò la ragazza che già si era sdraiata sul letto e si palpava i grossi tettoni per eccitare il cazzo del fratello.
Lui le si sdraiò accanto, le prese un seno e lo succhiò avidamente mentre la sorella gli pacioccava il cazzo con una mano.

“Dimmi un po’ ma ce la fai a chiavare ancora?” chiese Loredana.
“Non hai nemmeno da chiedermelo” dichiarò Luca e preso dalla libidine la fece girare ben bene sul fianco e in un sol colpo glielo piantò tutto nel culo.
Dopo una settimana da cavallo da monta Luca credeva di non averne ancora abbastanza. Se le tette di sua madre, sua pro zia, sua nonna e sua sorella erano come mele sempre invitanti e pronte le 4 troie dimostrarono anche di avere un innato istinto per eccitare i maschi.

Così una sera non si presentarono per la solita orgia completamente nude come al solito ma bensì vestite di tutto punto.
Ma erano poi veri vestiti?
Sua madre Maria aveva una camicetta di nylon che non nascondeva nulla del suo petto, una minigonna così corta che gli poteva tranquillamente vedere la fichetta, calze autoreggenti chiare e alti stivaloni di pelle col tacco da maitresse di bordello. Solo a vederla già il cazzo si stava rizzando.

Sua sorella era anche peggio. Una t-shirt scollatissima con le tettone che ciondolavano un vedo non vedo da farlo rizzare ai morti, collant neri velatissimi e mini pantaloncini di jeans con la cerniera già ben aperta per mostrare la fichetta. Una porno campagnola da monta.
La pro-zia Giuseppina era andata sul classico. Abito nero lungo di seta, scollatura vertiginosa tanto da vedere i capezzoli, scarpe col tacco e calze nere con la riga.

Appena sedette lo spacco del vestito rivelò che non aveva le mutande.
Ma la più troia era di certo la nonna Lina.
Una vera tuta da troiaggine.
In pratica si trattava di un abitino nero tutto in rete che aveva apposite aperture ben segnate su fica e culo e che per il resto la avvolgeva tutta pur non nascondendo assolutamente nulla. Non era un vestito normale infatti venne fuori che lì’aveva comprato per posta ad un porno shop.

Quegli abiti da puttane solleticarono tutte le più infime fantasie di Luca che approfittò dell’occasione per chiavare le quattro vaccone con i vestiti addosso.
Trovata nuova linfa vitale, eccitato dal nylon delle loro calze, dai loro tacchi, dai loro pizzi riprese a chiavrle in gruppo con una tecnica pormai più che calibrata.
Si metteva al centro del letto matrimoniale con l’uccello bello dritto al vento e invitava la prima vacca a sedersi sul suo cazzo per cavalcarlo, quindi invitava la seconda a mettergli la fica in faccia per dissetarlo a quel punto allargava le braccia e con ogni mano afferrava le tette o a volte la fica delle due restanti giocando col loro cliotoride piuttosto che tintillando i loro capezzoli.

Quando una troia era stanca di cavalcarlo passava il turno e a rotazione tutte venivano chiavate fino a farlo sborrare nella fica della più fortunata.
L’unica incertezza era se calcolare quella come una chiavata o se ogni volta dovesse contarne 4.
Dopo una notte tanto intensa il mattino era sempre piuttosto rincoglionito. Stava facendo colazione in cortile riprendendosi un po’ dalle fatiche di scopatore incallito quando vide una macchina fermarsi nel loro giardino.

Ebbe appena il tempo di riconoscerla che già la donna alla guida era scesa e stava andando verso di lui ancheggiando sui suoi vertiginosi tacchi a spillo.
Era così preso a fissare quella deliziosa quarantenne coi capelli rossastri, a fissare le sue tettone che ciondolavano sotto al vestito, le sue gambe deliziose appena celate dalla minigonna che dimenticò di essere completamente nudo.
La rossa gli si avvicinò e proprio in quel momento sua madre e sua sorella si materializzarono sbucando dalla cucina anchesse prive di ogni vestito.

La rossa si fermò a fissarli.
Luca si mise una mano davanti al cazzo con un gesto di pudicizia.
“Ciao zia Francesca” salutò Loredana rompendo quell’imbarazzante silenzio.
“Ciao sorellana” la salutò Maria.
“Ciao ragazze, ciao Luca” salutò lei.
“Oggi fa un caldo” disse Maria come se nulla fosse.
“Si davvero caldo, la vostra idea non mi dispiace affatto” ammiccò la rossa e in un secondo si sfilò l’abitino bianco rivelando il suo enorme seno.

Poi come se non bastasse, si notò anche che sotto non indossava ne reggiseno ne mutande.
La sua fica ben rasata era lì a far capolino per il piacere di Luca e del suo cazzo che di prepotenza prese a sollevarsi.
Come se non bastasse l’unica cosa che le era rimasta addosso erano le calze autoreggenti velate che anziché nasconderle sottolineavano le splendide gambe da troia…
Il cazzo di Luca si era completamente eretto e nonostante la mano era impossibile non notarlo.

“E quello? Lo devo prendere come un complimento” ridacchiò zia Francesca passandosi le mani sulle grosse tettone”.
“Prendilo come un regalo di benvenuto zia” disse provocatoriamente Loredana.
E lei, senza esitare, si avvicinò al nipote arrapato…
Francesca con gli occhioni da troia allupata si avvicinò ondeggiando quelle due perone galattiche.
Luca gliele afferrò una per mano iniziando a saggiarne la consistenza.
La mano della zia gli afferrò il cazzo.

“Hei ci sai fare” sussurrò Luca sentendo la mano dolce della zia che lo masturbava per benino.
“La zia è la miglior segaiola della famiglia” commentò sua sorella Loredana che si gustava la scena sgrilletandosi dolcemente.
“Sii lo sento” annuì Luca mentre Francesca gli si chinava davanti e iniziava a segarlo alla spagnola muovendo per bene le sue grosse tettone.
Poco dopo glielo stava ficcando in bocca.
Una bocca calda e arroventata che instancabile prese a succhiargli il pisello fino a consumarglielo.

La voglia di ficcarglielo nella fica era tanta ma Francesca era così troia che non ce la fece a resistere.
“ooooo” mormorò e le venne in bocca.
Lei ancora non mollò la presa. Bevve ogni goccia della sborra di Luca ingoiandola tutta come se fosse nettare.
Svuotato Luca si sedette sulla sdraio accanto alla sorella “Zia dammi cinque minuti e poi te la spacco tutta” ridacchiò.
Ma fu in quel momento che Loredana cogliendo la sua temporanea sosta si avvicinò alla zia.

Con la malizia di chi non lo faceva per la prima volta zia e nipote presero a baciarsi e a toccarsi vogliose.
Tutto quel tettame, tutta quella ciccia sudata che si strusciava un corpo sull’altro. Una libidine.
Sdraiate sul bordo della pisciana le due avevano iniziato a farsi un sessantanove. Si lappavano le fiche l’una con l’altra, si sgrillettavano con gusto.
Luca stava per alzarsi per partecipare a quell’orgia quando qualcuno glielo impedì “Aspetta” disse la voce di sua madre.

“Lascia il suo spazio a tua sorella. Tu dedicati a questo bel culo che ne dici?”.
E così dicendo si chinò in avanti con le mani attaccate alle ginocchia e il culone burroso teso di fronte a lui.
Non aveva mai inculato all’impiedi e l’idea gli solleticò subito strane voglie.
Così con lo spettacolo di sua sorella che consumava la fica a sua zia e la concreta certezza che quella sera avrebbe spaccato fica e culo anche a quella porcona sfogò la sua voglia nel culo di sua madre pompando come un tono arrapato.

La sera come previsto ebbe sua zia Francesca tutta per lui.
Aperta in ogni buco e, come se non bastasse, dopo che a questultima era già venuto per bene in fica si agggiunse ai giochi Loredana.
Cosicchè aiutato da quest’ultima che gli leccava per bene l’anello del culo rendendoglielo ancora più duro riuscì ad infilare nel culo di sua zia un missile duro come acciaio.

Nei giorni successivi continuò a scopare sua madre, sua sorella, le zie e la nonna fino alla fine della vacanza.

Separatamente, a due per volta, davanti, di dietro, fra le tette… Ovunque.
La mattina in cui partirono per tornare in città doveva essersi fatto almeno 500 scopate in due mesi..forse di più.

Le zie e la nonna per salutarlo si misero tutte in fila nude e in tiro con calze autoreggenti e sfavillanti bustini di pizzo. Tutte con scarpe dal tacco alto e truccatissime. “Un salutino ad ogni buco” disse la nonna prendendoglielo in bocca.

E così dopo averlo sbocchinato per ciqnue minuti buoni lo invitò a prenderle la fica bagnata e il culone ciccione.
Lo stesso pretesero le altre.
Lui si impegnò infilandolo in bocca, fica e culo ad ognuna provocando orgasmi che le tre avrebbero ricordato fino alla prossima vacanza.
Quindi concluse con una mega sborrata che le tre chinate davanti a lui bevvero avidamente mentre lo sperma gli colava sui seni.
“Ci vediamo alle vacanze di natale” strizzò l’occhio sua nonna.

E così si avviarono per tornare a casa.
Luca era un po’ malinconico. Le perversioni i****tuose riservate a quella casa parevano finite ora si tornava alla normale vita in città.
“Immagino che stasera dormirai con papà” disse fissando sua madre in cerca di conferme.
Lei per tutta risposta divaricò le gambe lasciando che la sua peluria facesse capolino mostrando che anche quel giorno non aveva messo le mutande.
Un secondo dopo gli aveva già messo la mano sui pantaloni e gli aveva tirato fuori il cazzo.

Anche sua sorella seduta dietro aveva spalancato le gambe e mostrava la fichetta umida che si accarezzava con piacere.
“Stasera con papà ci dormo io -disse Loredana- tu e la mamma avete molto da fare” ridacchiò mentre la madre era passata dalla mano alla bocca iniziando a spompinarlo mentre guidava.
“Forza -propose Loredana. Trova un posto tranquillo che non ce la facciamo ad arrivare a casa senza un supplemento di cazzo”.

Mai prima di allora era stato tanto felice di compiacere sua sorella….

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