Una bella gita

Sono un ragazzo di 27 anni e questa è la mia prima storia. Voglio condividere storie vere che mi sono capitate nel corso degli anni, le più strane e le più coinvolgenti. Non troverete i****ti, storie dubbie di zie, madri o cugine scopate nei modi più disparati, ma solo storie che mi sono capitate.

Non sono un fisicato, non ho un corpo perfetto, non sono superdotato: sono un ragazzo normale. Ho però alcune particolarità.

Il mio pene è comunque sopra la media e soprattutto “soffro” di eiaculazione ritardata: durante il sesso vengo molto raramente, ci riesco solo tramite masturbazione. Se questo problema può essere ostico in una storia seria, ai tempi in cui frequentavo il liceo questa particolarità mi dava una certa buona nomea tra le ragazze della mia scuola e quelle che conoscevo in altri momenti. Mi è capitato più volte di fare sesso con mie compagne di classe e la storia parte da qui.

Avevo fatto sesso con Giada un paio di volte, circa due anni prima. Sono banali storie di sesso, niente di importante, ma è tramite lei che ho avuto una delle esperienze più piacevoli della mia vita. Eravamo in gita a Barcellona, la mia classe e altre due dell’istituto. Frequentavamo l’ultimo anno. Una sera, appena ritornati in albergo, Giada viene a parlarmi
“Senti Cla, devo dirti una cosa. Sono in camera con Elisabetta e lei sta molto male perché si è lasciata da poco con il ragazzo.

La vedo spenta, triste, non è nemmeno uscita stasera. Vieni un secondo da noi per tirarla su?”
A tutto pensavo, meno a quello che stava per succedere.
Elisabetta era una ragazza molto carina, ma abbastanza lontana dal mio ideale di donna: altezza normale, molto magra, seno piccolo, ma un bel culetto. Entro nella stanza e la trovo seduta sul letto, con un espressione sconfortata. Ci sediamo anche io e Giada e iniziamo a parlare, scherzare.

Lei dopo un po’ abbozza dei sorrisi, comincia a ridere. “Dai, la stiamo tirando su”, pensavo io.

A un certo punto però Giada tende a deviare il discorso sul sesso e se ne esce con qualche frase che mi lascia un po’ sbigottito. “Sì sì, scopava da dio. Come Claudio ahahah” “Quella volta non smetteva mai” “Betty, avresti proprio bisogno di farti una scopata”. A un certo punto si alza e fa “Senti Betty, io vi lascio.

Tu sei triste e hai bisogno di scopare, lui è bravo e ha un cazzo fantastico. Divertitevi”.

La porta si chiude e io rimango lì nell’imbarazzo più completo. Cosa si saranno dette? Elisabetta lo sapeva? Cosa faccio adesso? Ero ammutolito, non sapevo che dire. Passò qualche interminabile secondo, finché Elisabetta si gira, mi guarda, sorride e mi fa “Allora? Questo cazzo fantastico?”. Lo sento esplodere nei pantaloni. Quella frase mi aveva tolto ogni dubbio: voleva essere scopata.

Mi alzo in piedi e le faccio “Scoprilo da te”. Lei mi toglie la cintura, mi sbottona i jeans e lo tira fuori dalle mutande, duro e pronto all’azione. Dopo averlo massaggiato per qualche secondo alza lo sguardo e fa “Mmm… complimenti!”. A quel punto l’adrenalina si impossessò di me. Mi avvicinai, le presi la testa e iniziai a farmelo succhiare. Lei lo prese in bocca e cominciò a spompinarmi. Non era il miglior pompino della mia vita, ma se la cavava bene e tutto ciò la fece sciogliere.

Ma la serata era soprattutto per lei. Iniziai allora a baciarla, la limonai duro, scesi sul collo, le tolsi la maglietta e iniziai a leccarle i capezzoli, turgidi e molto erotici, nonostante la sua prima di reggiseno. Scesi e le tolsi i pantaloni del pigiama. Le leccai le gambe fino ad arrivare alle cosce, poi sempre più vicino alla figa. La sentivo sulla mia faccia, caldissima e vogliosa. Piano piano le tolsi le mutandine e lei aprì le gambe, spalancandola davanti a me.

Era rasata, ma con qualche ciuffo ben tenuto. Iniziai a leccarle l’esterno, poi passai alle labbra, divaricandole ed entrandole dentro piano piano con la lingua. Ogni tanto, una leccata al clitoride, a cui lei rispondeva con sussulti e gemiti di piacere. Allora cominciai a succhiarle il clitoride, aumentando di intensità, finché non lo sentii turgido abbastanza.

Era il suo turno. Presi il cazzo e glielo appoggiai alla figa per masturbarla, ma era talmente fradicia di piacere che quasi me lo risucchiò dentro.

Cominciò una scopata che ricorderò per tutta la vita: lei era pronta a divertirsi, voleva dimenticare, voleva sextenarsi e lasciarsi andare. Mai avrei pensato che una ragazza così dolce e tranquilla all’apparenza potesse scopare così bene e così selvaggiamente. Andammo avanti un’ora, cambiando posizione, finché la misi sopra di me e lei iniziò a governare il ritmo. Io le tenevo stretto quel culo sodo e la mandavo su e giù continuamente, assecondando il suo ritmo.

Sentivo chiaramente che stava per venire. Aumentai volutamente e la iniziai a colpire con più forza finché lei ebbe un bellissimo orgasmo, eccitantissimo, ma soffocato in soli ansimi per non farsi sentire dalle altre camere o dal corridoio. La sua mano davanti alla bocca a tappare ogni gemito e i suoi occhi chiusi a godersi il piacere sono una delle immagini più eccitanti che abbia mai visto.

Stremati ci guardammo. Lei riprese fiato e mi disse “E tu?”.

Io la tranquillizzai “Sei stata fantastica, non preoccuparti non è colpa tua, mi succede continuamente”. “Lo so. Giada me ne ha parlato”. “Ma allora tu sapevi?”. “No, è stata una sorpresa anche per me. Non pensavo che Giada potesse fare questo, ma la ringrazierò domani” e iniziò a ridere. A quel punto mi prese il cazzo in mano e iniziò a masturbarmi. Dopo un po’ la fermai “Aspetta, faccio io. Tu stupiscimi, fai qualcosa per farmi venire in fretta”.

Con somma sorpresa, lei si abbasso, mi divaricò le gambe e iniziò a succhiarmi delicatamente le palle. Una delle cose che più mi eccitano. C’era lo zampino di Giada, ne ero sicuro. Non ci misi molto a venire copiosamente, trattenendo a mia volta i gemiti di piacere. Ci lavammo e lei mi diede un lungo bacio. “A questo punto torno nella mia camera… non so cosa dire, cosa si dice in questi casi?” “Io ti dico grazie, mi ci voleva proprio” “Sono io che ringrazio te, sei stata una bomba”.

Ridemmo e ci salutammo. La mattina dopo, a colazione, il suo sguardo era illuminato e il suo viso rifiorito. Io e Giada ci scambiammo due occhiate di complicità interrotte da una risata. Una notte che mi porterò dietro per tutta la vita.

Ho tante altre esperienze da scrivervi. Spero che vi piacciano. A presto!

(Finita la scuola, incontrai Betty un paio d’anni dopo. Ricordammo quell’esperienza con grande piacere).

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