Un semplice annuncio – 2

L’annuncio è molto semplice
“Succhio, lecco e a volte ingoio. Bastano due requisiti. 1) Avere almeno 60 anni; 2) Proporre un posto pubblico…meglio se strano.
A queste condizioni avrai la mia bocca…la mia lingua e la mia gola a tua completa disposizione. Per fare quello che vuoi. Senza limiti”

La risposta è stata sorprendente. Questa città è piena di arzilli uomini maturi con tanta fantasia e la voglia di provare qualche brivido.

Perché questo è il senso del secondo requisito, il posto pubblico.
Il timore di essere comunque scoperti azzera le chiacchiere e ti fa passare subito al sodo: un cazzo che vuole godere e una bocca pronta a soddisfarlo…non servono altre parole.
Ed è questo che cerco tutte le volte…un’occasione per essere dominato, usato, sfruttato…e poi lasciato. Per tornare alla solita vita.

Queste sono le mie storie. Raccontate come le ho vissute.

La richiesta di D. mi aveva intrigato anche se all’inizio mi era sembrata strana.
Ma come? ti dico che con la mia bocca ci puoi fare quel che vuoi e tu mi dici che non vuoi un pompino?
Dovrei aspettare che tu ti masturbi da un altra parte per poi offrirti solo la faccia come luogo di atterraggio del tuo sperma?

Alla fine però la sua email mi aveva messo con le spalle al muro.

“Se è vero che ti piace essere dominato questa è la tua occasione: te ne stai li buono e zitto e quando ne ho voglia io entro e di sborro in faccia!!”

Ce ne è di gente strana in questa città.

Alla fine ho accettato.
Gli ho dato appuntamento al bar vicino al solito parcheggio interrato per prendere un caffé.
Il signore distinto e minuto con cui parlavo non sembrava minimamente lo stesso che mi aveva scritto nei giorni prima.

Dopo una quindicina di minuti, ci siamo diretti al luogo convenuto.

“Sicuro che non vuoi che te lo prenda un po’ in bocca?” – gli dissi poco prima di scendere le scale.
“No, davvero…” – mi rispose con estrema cortesia.

Entrati nella zona dei bagni, presi la porta del bagno degli uomini, mentre lui entrava in quello dei disabili. Chiusa la porta a chiave mi tolsi la camicia aspettando il suo arrivo a torso nudo seduto bordo del lavandino.

Il segnale convenuto erano due bussate veloci alla porta, ripetute tre volte.
Il tempo passava mentre mi domandavo che cosa ci stessi a fare li, seminudo in attesa di un tizio che magari poteva essersene anche andato.
Dopo un po’ decisi che avrei aspettato per altri dieci minuti, fino alle 17. 25, e poi mi sarei rivestito per bussare io alla sua porta e vedere se nel frattempo non mi aveva abbandonato.

toc-toc…toc-toc…toc toc

Aprii la porta e lo feci entrare.
Era perfettamente vestito.

Mentre richiudeva la porta mi misi in ginocchio davanti al lavandino, con gli occhi socchiusi e la bocca spalancata.
Non dissi nulla come lui del resto.
In fretta si slacciò la cintura e i pantaloni abbassandoli insieme alle mutande, fin sotto il ginocchio.

L’uccello in tiro gli spuntava da sotto la camicia e il maglioncino, che subito arrotolò sopra la pancia magra e senza peli.

Si afferrò il cazzo e prese a menarselo velocemente davanti al mio naso.
Dalla fessura degli occhi vidi la sua faccia concentrarsi su immagini lontane e iniziare a contrarsi per il godimento che arrivava.
Pochi istanti e mi appoggiò la cappella odorosa di sudore e urina poco sopra la punta del naso per poi iniziare ad eruttare sperma a ripetizione.
I primi schizzi mi costrinsero a chiudere gli occhi mentre i restanti vennero indirizzati sotto il naso e dentro la bocca.

Fu una sborrata notevole per un uomo della sua età.

Al buio non potevo capire se avesse davvero finito e fu solo quando la cappella inizio a spalmarsi sulla mia faccia che realizzai che D. aveva svuotato tutto il contenuto delle sue palle su di me.

Da terra presi uno dei fazzoletti per le mani che avevo preparato prima e mi ripulii la faccia mentre lui ancora ansimava dal godimento.

Non si oppose a che glielo prendessi in bocca un momento ma si ritrasse quasi subito, pulendosi a sua volta con dei fazzoletti.

Si rivestì alla velocità della luce mentre io mi stavo ancora alzando dalla posizione in cui mi trovavo

“Senti grazie di tutto…io…. io andrei” – riuscì a dire a malapena.
“Certo, vai…non c’è problema…io finisco di pulirmi” – gli dissi volgendomi verso il lavabo ed aprendo l’acqua per sciacquarmi la faccia.

“ok…grazie ancora…ciao” aprì la porta e se ne andò
La richiusi per essere tranquillo di poter fare le cose con calma.

Gente strana.

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