Tripla verginità colta

Uscivo con lei come amico, non mi interessava minimamente per altre cose. Magra, troppo magra, alta e con un seno minuscolo, bianchissima di carnagione, capelli lunghi neri. In pratica, Morticia Addams ma senza fascino, perchè portava pure gli occhiali.

Oltre ad essere poco attraente, si vestiva sempre troppo coperta, sempre pantaloni e camicie, oppure felpe. Insomma, poco da apprezzare. Però, nel mio essere un buon samaritano, mi faceva in qualche modo simpatia, e quindi, a volte, la portavo fuori con me.

Pizza, due chiacchiere, e poi la riportavo a casa. Due bacini casti sulle guance, e via.

Con il passare del tempo, però, cominciò ad irritarmi il suo carattere schivo e totalmente asessuato. Se non parlavo io lei era piuttosto silenziosa, e se accennavo ad argomenti sessuali, si infiammava in volto e non apriva più bocca. Cominciai a dubitare che fosse ancora vergine. Ai tempi io avevo 40 anni suonati, un fisico ancora tonico, un discreto fascino.

Insomma, avevo le mie carte da giocare. Lei si avvicinava ai 30, ma senza averli ancora compiuti. Trovavo impossibile che non avesse mai avuto rapporti sessuali, ma il suo atteggiamento me lo faceva pensare.

Così, una sera, feci in modo di farla bere, sapendo che non reggeva l’alcool, così, mentre la riportavo a casa, dopo la solita pizza, ma con quasi una birra media in corpo, le si sciolse la lingua e continuò a ridere per tutto il tragitto.

Dapprima mi confessò di avere avuto un fidanzato che, però, non avevano consumato perchè lui voleva aspettare dopo le nozze. Dopo era uscita con altri ragazzi ma non aveva combinato nulla. Così, era ancora vergine. Nell’apprenderlo, ogni centimetro del mio corpo, ogni pelo, ogni goccia di sangue, tutte le ossa ed i muscoli, andarono in fibrillazione. Mi partì un erezione gigantesca, facevo fatica a tenerlo nei pantaloni, mi scoppiava. Allora, in un unico movimento, mi slacciai il primo bottone dei jeans e me li calai a mezza coscia insieme alle mutande.

Lei stava ridendo di una mia battuta precedente, e non si accorse di nulla. Nel buio della notte, la strada buia, il cruscotto completamente oscurato (regolabile dal volante) il mio cazzo in erezione rimase nascosto. Invece che portarla a casa, deviai su una strada ancor meno battuta, dove sapevo esserci un posto dopo poterci appartare in tutta tranquillità.

Lei non si accorse subito del cambio di tragitto, solo dopo qualche minuto, mentre ancora ridacchiava, si rese conto che stavo fermando la macchina nel parcheggio di una zona industriale isolata.

Mi guardò stranita, io le presi la mano e me la portai al cazzo. Quando lo senti così enorme e vigoroso, avvampò violentemente, e dopo un secondo ritrasse di s**tto la mano.
“Che stai facendo?” mi chiese
“Mi hai fatto venire il cazzo duro, non si vede? Sarebbe ora di perdere la tua verginità” risposi
Lei scosse la testa.
“Ho paura, tante mie amiche mi hanno detto che fa male, ed io ho paura del dolore”
Le sorrisi, comprensivo.

“Se è solo quello il problema, io sono stato con molte donne, e so essere molto delicato” mentii.
Mentivo sul fatto di essere molto delicato, avevo avuto davvero molte donne.
“Però mi prometti che se facciamo sesso, poi diventi il mio ragazzo?” mi chiese arrossendo.
“Ovviamente! Te l’ho proposto perchè sono cotto di te, fanciulla!” mentii di nuovo.
“Anche io, da tanto tempo”
Ormai il suo volto era violaceo.

La presi per mano, di nuovo, e glielo feci accarezzare. Sentivo la sua mano inesperta accarezzarmi a strattoni, senza esperienza, così la feci smettere, perchè invece di eccitarmi, mi faceva passare la voglia. Scesi dalla macchina, andai dalla sua parte, e la feci scendere a sua volta. Dopo averla limonata un pò, per farla scaldare, le dissi di mettersi in ginocchio. Appena arrivò con il viso all’altezza del cazzo, le feci aprire la bocca e me lo feci succhiare e leccare per bene, sacca delle palle compresa.

Mi confessò che era la prima volta che succhiava e pompava un cazzo. Mi sorprese, per essere una novellina, non se la cavava per niente male. Un paio di volte le spinsi i miei 22 cm dritti in gola, e lei reagì con conati e colpi di tosse. Una volta umido e ben lubrificato dalla sua saliva, la presi sotto le ascelle e la sollevai di peso.
“Ora spogliati, voglio vedere come sei fatta”
Lei obbedì mentre io mi liberavo dei jeans e della camicia che aveva indosso.

Il suo corpo magro, esile, pallido, i suoi minuscoli seni, non mi eccitarono. Ma quando la presi per mano, e farla voltare, l’erezione fu così potente da farmi quasi male. Sotto quel profilo dimesso nascondeva un culo spettacolare. Sodo, tondo, dalle forme quasi perfette. La abbracciai da dietro, facendole sentire la mia prepotente erezione sulle natiche, le strinsi i capezzoli tra le dita facendola gemere, mi chinai e la baciai sul collo, mordicchiando nelle vicinanze.

La girai nuovamente, aprii la portiera dietro, la stesi sui sedili posteriori, e mi chinai sopra di lei. Le portai indietro le gambe, e puntai il mio pistone davanti alla sua figa.
“Fai piano, ti prego” mi implorò, rubizza in viso.
Per farla contenta, entrai lentamente per i primi centimetri, fino a trovare l’imene. Cazzo, era davvero vergine, quella piccola fiammiferaia! Allora arretrai e le diedi un colpo secco, sentii un breve grugnito di dolore ed un rumore di qualcosa che si rompeva, e mi fermai.

Ritrassi il cazzo, e lo trovai sporco di sangue. Lo pulii con alcuni fazzoletti, mettendo un cuscino sotto il suo culo, nel caso ne uscisse dell’altro. Di nuovo, fui dentro di lei, che si strinse forte a me, mentre cominciavo a penetrarla a ritmo sempre maggiore. Sentivo i grugniti di dolore misti a piacere, mentre accelleravo sempre di più. Pensavo che mi si sarebbe aperta tra le mani, fragile come era. Invece accoglieva il mio cazzo per intero, avida di piacere.

La sentii esplodere nel suo primo, fragoroso, orgasmo, e poco dopo la riempii della mia sborra calda. Lei si strinse ancora più forte a me, come un koala. Sentii gli spasmi del mio cazzo mentre ritornava normale, e rilasciava dentro la troietta la sborra rimasta nel fusto. Lei mi riempì di baci, dopo di che disse che mi amava. Io le lasciai l’illusione, ricambiando.

L’odore della sua pelle sudata mi fece l’effetto di un afrodisiaco, il pensiero del suo splendido culo quello di una pillola di viagra.

La baciai sul viso, sul collo, sul seno, scesi alla figa appena deflorata, e ci giocai un pò con le dita, fino a farla diventare nuovamente bollente. Allora gli feci prendere in bocca il mio cazzo, tornato nuovamente fiero, e lasciai che se lo godesse un pò. Quando fu diventato una trave di carne, la feci girare a pecorina, mi insinuai in mezzo alle sue gambe, così che non potesse muoverle, tenendole larghe, e puntai il cazzo sulla figa.

Entrai dentro come un coltello nel burro, lo lubrificai per bene con i suoi umori, poi uscii, le afferrai le mani, per impedirle ogni movimento, le sputai sul buco del culo, ci appoggiai il cazzo, e cominciai a spingere.
“Li no, ti prego! Nel culo no!”
Ma io non sentii ragioni. Tenendola ferma, mi feci strada nel suo culo, deflorandolo senza pietà. Questa volta i suoi gemiti erano di solo dolore, perchè una volta fattomi strada, avevo cominciato a spingere come un dannato.

Il suo ano era così stretto, stringeva così bene… era un piacere spaccarglielo. Proseguii a sfondarla per molto tempo, mentre lei piangeva di dolore. Ho sempre avuto il primo orgasmo veloce ed il secondo lentissimo. Andai avanti per venti minuti buoni a sfondarle il culo, fino a quando sentii una marea montare nei miei coglioni. Uscii da lei, la girai, le misi il cazzo in bocca. Due colpi e partì una fiumana di sborra dritta dritta nella sua gola.

Qualcosa ingoiò, qualcosa sputò, ma la maggior parte fini giù.
Lei mi guardò con gli occhi rossi di lacrime, ingoiando l’ultimo sorso di sborra. Gli feci succhiare per bene ancora il cazzo, poi la baciai con foga. Alternai il succhiare il cazzo con baci focosi. Alla fine lo fece così bene che ero di nuovo pronto. Mi segai sul suo volto e gli feci una maschera di sborra, facendole poi una foto con lo smartphone, da condividere con gli amici.

La feci rivestire alla svelta, e la riportai a casa, mezza spettinata, mezza ricoperta di sborra, sanguinante dalla figa e dal culo sfondato. Le promisi di chiamarla il giorno dopo. L’ho fatto? Ve lo dirò la prossima volta… 😉

FINE.

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