Sverginata a 17 anni in barca…(Parte 2)

Premessa: raccomando a chi si imbatta in questo racconto senza aver letto la parte 1, di leggerla…solo così ciò che segue (non racconto di fantasia ma esperienza reale e vivida) potrà esssere compreso. Alcuni penseranno che io scriva per eccitare ( se avviene mi fa solo piacere), ma è invece una necessità: i ricordi mi sono piombati come un uragano dopo aver trovato le foto di quei giorni (vedi galleria) e tutto mi torna alla memoria con forte desiderio di essere condiviso.

Primi di agosto allora, ormai era da inizio luglio che dopo la prima gita in barca mettevo calze per mio zio (ricordo, non zio parente ma amico di famiglia che chiamavo appunto zio fin da piccolo). Ed era da almeno 15 giormi che mi veniva in bocca se non quotidianamente, almeno 4-5 volte a settimana e già avevo perso il conto delle sborrate che gli avevo ingoiato. Adoravo il rito, adoravo il momento che capivo che dovevo mettere calze, e che lui non avrebbbe avuto occhi e pensieri che per me; non posso dire che mi piacesse succhiarlo a farmi venire in bocca, ma per lui era così bello evidentemente farlo e io lo amavo così devotamente che godevo a sapere che lui scaricava la sua estasi solo in me.

Avrei fatto tutto pur di non vedere una faccia delusa da parte sua.
Ero sempre io e non posso dire che ero cambiato (uso sempre maschile per questo racconto) né che mi sentissi più donna; vero è che sentii esigenza di eliminare anche i pochi peli che avevo sul pube e sul sederino per essere ancora più liscio per lui, e una volta che dovetti andare a Roma per ritirare dei documenti per mio padre andai prima in una merceria e comprai 2 paia di Omsa Prestige colore Lola, le prime che mi fece indossare, e un pacchetto di HB, le sigarette che fumava zio Roberto e che mi faceva fumare.

Non gli dissi che mi ero comprato delle calze, avevo sensazione che volesse il monopolio e le mettessi solo per lui. Così la notte mettevo calze per dormire, e spesso verso l’1 di notte (nottambulo fin da allora), uscivo in giardino mentre tutti dormivano e mi sdraiavo sull’amaca con le calze indossate, nuda/o, e lì fumavo ammirandomi e sognando gli occhi spiritati e trasformati dello zio quando le mettevo.
Questo è un rimprovero che sento di fargli: essendo un feticista perso mi fece diventare una fumatrice (qui uso il femmminile).

Sopratutto perché, insieme alle calze, mi trasmise la strana idea che la sigaretta fosse parte integrante della seduzione, cosa vera per lui ma non per tutti. Quado mettevo le calze per lui , mi faceva fumare continuamente, tranne quando…. occupava la bocca con altro.

Se comunque misi calze prima volta in barca, se presi sua sborra in bocca prima volta in barca, anche il seguito avvenne prima volta in barca, era destino.

Ormai scendevo sottocoperta appena arrivata, prima che lui uscisse dal porto,indossavo le calze, mi spogliavo e mi sdraiavo a fumare pensando alle occhiate che mi avrebbe dato quando sarebbe sceso, e che avrebbbe goduto nella mia bocca.
Scese e mi disse: ” ma non hai più neanche un pelo, sei stupenda”. E io , finta di niente, sussulto emotivo perché mi parlò al femmminile. Poi mi disse:” mettiti a pancia sotto, fammmi vedere il tuo culetto divino”.

Lo feci subito, lui si sedette vicino a me e tirò fuori un tubetto dalla tasca laterale della cabina, dveva averlo preparato prima…Cominciò a massaggiarmi le natiche e mi disse veramente in modo convincente:”oggi ti faccio fare la cosa più bella del mondo, sarai felice e mi farai felice. Devo un po’ prepararti, tu fumati tranquilla la tua sigaretta”. E cominciò a mettermi una crema nel buchetto, ricordo che si chiamava Dilatan. Ne mise molta, con esperienza, prima fuori poi entrando con un dito dapprima penetrando poco, poi mi lubrificò bene fino in fondo.

Disse allora:”adesso sii paziente e dimmi se ti fa male, ma poi ti prometto che sarà un paradiso”. E lasciandomi a pancia sotto mi venne sopra e sentii una specie di bastone che spingeva sul mio buchino.
Nulla da fare, non entrava. Poi diede un piccolo colpetto, mi senti aprire e la cappella entrò dentro. Fu troppo improvviso: un male boia! Io:” zio zio mi fa malissimo esci esci!!!” Lui uscì subito, mi disse che era normale e di stare tranquilla (disse tranquillA!), poi: ” riproviamo, va bene?” E io:”…va bene…” e tenendolo con la mano per guidarlo infilò di nuovo la sola cappella del cazzo dentro.

“Ancora male?” ” Un po’ meno ma male zio…” Tienilo dentro qualche minuto e rilassati, poi smetto. Rimanemmo lì quasi fermi, con la sola sua cappella dentro il mio culetto violato per la prima volta. Poi quasi all’improvviso uscì e disse:” beh per oggi basta”. Poi capii…perché gli dissi:” non vieni in bocca oggi?” Lui:” sono venuto eccome tesoro…”. Allora realizzai che anche con la sola cappella dentro, si era svuotato nel mio culo.

Qui una parentesi importante la apro: effettivamente lo zio fu l’unico maschio in tutta la mia vita, senza eccezioni, che entrò a pelle e mi sborrò nel culo, non è mai più successo. Tengo anche a dire che anni dopo (quando tutti parlavano di aids) per mia tranquillità feci 2-3 test a distanza di 6 mesi…. sano/a come un pesce!
E sono fiera, adesso che lo zio non c’è più (è morto di ictus nel 2007) di poter dire: zio, sei stato il solo e l’unico!
Comunque…lo zio era carico e voleva battere il ferro finché era caldo, quindi uscimmo in barca già il pomeriggio dopo.

Sul divanetto della cabina trovai: calze, sigarette e crema Dilatan, come a dire:” ci riproviamo non ti illudere”.
Pensai bene di fumare la sigaretta già a pancia sotto, tanto immaginavo, lui arrivò e senza dire nulla ( era molto loquace nella vita quotidiana ma parlava poco nell’eccitazione), mi venne vicino e lubrificò…più a fondo e anche con 2 dita, poi…. sopra a spingere.
La cappella entrò quasi subito, ma mi fece male di nuovo, lui rimase fermo e sentii sfintere rilassarsi, e il dolore quasi finì.

Lui “ancora male?” Io: “…no…”. Lui senza ancora dire nulla, molto dolcemente e lentamente scaricò il suo peso su quel punto ed affondò…dentro, dentro e si fermò quando le sue palle toccavano il mio sedere. Quando arrivò in fondo sospirò un:” aahhhhh…stupenda creatura…” (Queste parole non le posso dimenticare, dolce esssere chiamato “stupenda creatura”…)
Io:” mi fa male di nuovo zio…” Lui:” rilassati e resisti un minuto, ora passa”. Non fece su e giù stette fermo con tutto il cazzo in fondo a me.

Quello che mi dissse mi fece passare il dolore:” quanto mi fai felice, neanche puoi immaginarlo”, mi disse. E mi trovai improvvisamente a mio agio con culetto pieno fino all’ultimo centimetro disponibile. Restammmo così, quasi immobili, con il dondolare delle onde e il rumore dell’acqua sotto la barca. Sudatissimi, le calze appiccicate alle mie gambe. Io azzardai qualche movimento con il culetto e lui:”ma se ti muovi così mi fai…ahhhhhhh eccomi!” E venne dentro, in fondo.

Uscì facendomi anche male perché lo fece troppo velocemente e disse: sono sudatissmo, faccio un bel tuffo, salì e si tuffò in mare. Io mi accessi ennesima sigaretta e mi rilassai stesa. Quand mi alzai, trovai un bel laghetto di sperma che era colato da dentro di me sul divanetto… e per la prima volta, rischiando che qualche barca passasse, uscii sovraccoperta nuda/o, in calze e mi tuffai con lui facendo il bagno con tutte le calze.

Una sua caratteristica che mai riparlava del sesso, o di noi, o di cose erotiche quando la cosa era finita, mai chiesto:” piaciuto”? Mi parlava sempre come amico di famiglia chiedendomi tante cose, ma s**ttava quel momento quando voleva lui: mettevo calze e si taceva ed ero sua. Due mondi separati.
Quelle due volte, sembra strano, furono le uniche nelle quali mi scopò da dietro, mai più scopata da dietro o alla cosiddetta “pecorina”.

Da allora mi venne sempre dentro da davanti, credo amasse avere mia gambe e calze vicine al suo viso.
E, cosa strana , la mia bocca sembrò non interessarlo più (evidentemente…ubi maior, minor cessat…): da quel giorno scopammo praticamente ogni giorno con poche eccezioni, in barca molto, in macchina, a piedi in campagna, nel deposito del fieno della sua azienda nell’Agro Pontino (c’è una foto mia fatta lì nella galleria). Il rito si era arrichito, indossavo calze e mi lubrificavo senza dire nulla.

Lui fu ancora delicato le volte a seguire, mi penetrò da avanti, ma senza affondare subito, con molta dolcezza, ma ogni volta sbatteva più forte quando io a domanda:”male amore?”. Rispondevo: “no…”.
Mi ha sverginata/o ma assolutamente non violentata/o, è stato meraviglioso e mi considero molto fortunata che sia stato lui a farlo.
Ero sempre nuda/o quando mi scopava (eccezion fatta per le calze), ma lui non aveva -per fortuna- alcun interesse per il mio non grande membro, ma neanche lo disturbava.

Scopandomi sempre da davanti, però, le nostre pance si toccavano e spesso il mio cazzo era stimolato, così diverse volte sborrai anche io. Ricordo perfettamente la prima volta che successe, vidi lui dopo che mi era venuto dentro che si puliva pancia con fazzoletto perché c’era la mia sborra, e io con un po’ di imbarazzo gli dissi come cosa naturale:” scusa, sono venuta…” VenutA dissi! E mi sorpresi di me e di aver parlato al femmminile senza neanche pensarci su.

E’ stato l’uomo più virile che io abbia mai conosciuto, non cercava preliminari prima, baci o bocca, quando mettevo calze ed ero pronta mi veniva sopra, ed era durissimo. Alle prime scopate ero molto muta per la tensione, quando davvero non sentii più alcun fastidio cominciai a mugolare ad ogni colpo e man mano che mi andavo sensibilizzando e rilassando, arrivai a strillare. Alla fine del mese, abbandonai il Dilatan, mi bastava un po’ di saliva, lui montava sopra e alla fine scopava subito selvaggiamente, senza fermarsi fino alla sborrata in culo.

Una volta verso la fine (triste) delle vacanze mi guardai allo specchio posteriormente e allargando culetto (“etto” non più…) con le mani, mi prese un colpo a vedere come lo avevo aperto. Ero sempre un ragazzo carinissimo e fine, andavo alle feste ed ero considerato un ragazzo speciale e intellettuale, ma pensavo sempre “se sapessero che culo che ho…”.
Fra quelle numerose scopate in tutti i posti possibili (credo di aver ricevuto non meno di 15-20 sborrate nel culo solo ad agosto), mi ricordo 2 episodi: una volta a casa sua, chiamò mia madre per dirle se potevo andare da lui per montare un dondolo che era rotto, invece mi portò in camera da letto (moglie e figli a Roma), e mi disse:”guarda che ho per te?” E io come una ragazzina:” che bello , un reggicalze!” E cominciai a spogliarmi (ci voleva poco al mare).

Messe calze e reggicalze , mi fece mettere deliziosi sandalini dorati e un mini vestito della figlia, mi stavano perfetti! Mi fece la foto in b/n che è nella galleria, pessima foto stampata frettolosamente da lui…. e mi scopò per terra, lui proprio il letto non lo vedeva, in realtà…mai stata a letto con lui!
Altra volta era 16 agosto e c’era grande festa in un elegante stabilimento balneare…c’erano tutti, i miei, la sua famiglia e tutti gli amici.

A un certo punto lo vidi allontanarsi e poi venne da me come per fare un brindisi e disse: “vai al bagno, poi ultima cabina in fondo”. Andai, entrai e trovai le Omsa sulla cassetta del wc con tubetto di Dilatan, mi spogliai e le indossai, passai crema dietro, arrivò pochi secondi dopo e velocemente mi prese per le anche, da dietro, mi fece abbassare la testa e -cosa strana come detto- mi inculò da dietro con una foga che lo portò a sborrare dentro dopo pochi secondi.

Venuto, andò via dicendo “tieni pure le calze addosso in sala”. Fui ben felice di obbedire, tanto era talmente sudata/o che le calze erano incollate alle cosce e stavano su benissimo da sole (sotto pantaloni). E tornammo alla vita sociale con le famiglie come nulla fosse. Mia madre:” ma che hai, sei tutto rosso…” Io:” nulla mamma, solo troppo caldo…” E avevo calze e sborra dello zio nel culo….
Fu la più bella estate della mia vita, anche se allora non volevo ammetterlo.

Lui ebbe problemi cardiaci l’inverno dopo (colpa mia?) e problemi economici con la sua azienda, e non fu più lo stesso, tutto finì insomma anche se rimase molto amico dei miei e molto affettuoso con me. Ma figuriamoci se con la mia timidezza avrei avuto il coraggio di andare da lui e dirgli: “non vuoi più calze zio?”. Ma forse fu meglio così: non sarebbbe stato lo stesso se ripetuto…ma aspettai tutta l’estate successiva una sua “convocazione” che mai arrivò…e pian piano, con la famiglia, la scuola, le ragazze, il moralismo, tutto si allontanò e purtroppo per circa 13-15 anni, il mio culetto ebbe tutto il tempo di tornare “vergine”.

Ma il vulcano doveva riesplodere e, come narro altrove, doveva nascere l’Angelica definitiva. Ma -come scrivono alla fine di molti film- “questa è un’altra storia”. La mia di adesso.
Hope you did enjoy it!.

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